Editoriale | Triveneto Goal https://www.trivenetogoal.it Il meglio del calcio e dello sport triveneto in un unico imperdibile sito Thu, 15 Oct 2026 18:38:22 +0000 it-IT hourly 1 Venezia, tocca allo specialista in missioni impossibili: Nicola al timone per salvare una stagione. Verona, Vicenza, Padova: weekend horror, cosa non va. Musso a tutto gas. Trento, manca poco. Triestina, la discesa non si ferma più https://www.trivenetogoal.it/2026/10/15/venezia-tocca-allo-specialista-in-missioni-impossibili-nicola-al-timone-per-salvare-una-stagione-verona-vicenza-padova-weekend-horror-cosa-non-va-musso-a-tutto-gas-trento-manca-poco-triesti/266959/ https://www.trivenetogoal.it/2026/10/15/venezia-tocca-allo-specialista-in-missioni-impossibili-nicola-al-timone-per-salvare-una-stagione-verona-vicenza-padova-weekend-horror-cosa-non-va-musso-a-tutto-gas-trento-manca-poco-triesti/266959/#respond Wed, 14 Oct 2026 22:50:18 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=266959 Questo editoriale esce con un paio di giorni di ritardo, perché sarebbe stato “monco” in assenza di un punto fermo a Venezia. Tre settimane di pausa non hanno prodotto alcun risultato: in trenta minuti lunedì sera  Bergamo c’erano già tre gol al passivo, la facilità con cui l’Atalanta ha infilato le proprie lame nel burro […]

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Questo editoriale esce con un paio di giorni di ritardo, perché sarebbe stato “monco” in assenza di un punto fermo a Venezia. Tre settimane di pausa non hanno prodotto alcun risultato: in trenta minuti lunedì sera  Bergamo c’erano già tre gol al passivo, la facilità con cui l’Atalanta ha infilato le proprie lame nel burro arancioneroverde è stata imbarazzante. E sinceramente non può bastare l’ottimo secondo tempo di una squadra pure sfortunata: due legni, un gol annullato per una questione di centimetri, un paio di occasioni nitide buttate via. Se Giovanni Stroppa non accetta compromessi e insiste nel non voler adattare il suo calcio alla Serie A il risultato purtroppo per lui è sempre lo stesso. Si discuterà a lungo se le maggiori responsabilità le abbia qualcun altro (in questo caso il direttore sportivo Filippo Antonelli). Noi siamo dell’idea che il valore della squadra, oggi ultima in classifica con zero punti, non sia così avvilente come si vorrebbe pensare e possa ancora emergere, mettendosi dietro tre avversarie a fine anno. In questo momento sembra tutto da buttare, sembrano sbagliati gli acquisti, sembrano sbagliati gli interpreti, sembrano tardive alcune mosse. Noi siamo convinti che Davide Nicola sia la migliore scelta possibile su piazza. Il successore di Stroppa è l’uomo delle imprese impossibili. La sua carriera è legata soprattutto a una specialità: prendere squadre in difficoltà, spesso considerate spacciate, e condurle alla salvezza in Serie A. L’allenatore piemontese ha costruito la propria reputazione attraverso diverse rimonte, alcune delle quali diventate autentici capolavori sportivi, soprattutto a Crotone, Salerno e Cagliari, senza dimenticare Empoli, Genoa e Torino. Un ruolino appena sporcato dall’esonero dello scorso anno a Cremona dove, dopo un girone d’andata entusiasmante, incappò in una serie nera che lo condusse ad essere sollevato dall’incarico con la squadra terzultima in classifica. Stroppa saluta dopo una promozione entusiasmante e con la sincera gratitudine dei tifosi veneziani e anche di chi ama il calcio. E’ un sognatore, un uomo per bene, una faccia pulita e un tecnico che vuole arrivare al risultato attraverso il gioco. Ci riesce in B, dove gli hanno affidato spesso buone squadre, di cui lui esalta le caratteristiche migliori, minimizzandone i difetti. Secondo noi vincerà ancora, più presto di quanto si immagini e siamo convinti che presto avrà una nuova missione da compiere, perché nel campionato cadetto ha dimostrato di essere un top assoluto.. Persone e allenatori come lui fanno bene al calcio, dove però alla fine i risultati sono tutto. Si vive per arrivare a un obiettivo, non per dimostrare di essere belli o affascinanti e un certo schema quando il 70-80% degli avversari sulla carta sono più forti purtroppo il sistema non funziona. Cambiare adesso era giusto e anche doveroso, perché il Venezia deve provare a salvare la categoria, con uno stadio nuovo in arrivo e con un tesoro da preservare. E ce la può ancora fare nonostante un calendario tutto in salita, a cominciare da sabato, quando al Penzo arriverà il Napoli.

E’ stato un weekend orribile per quasi tutte le squadre trivenete. Ha perso il Venezia, ha perso male il Padova, ha perso il Vicenza, ha perso il Verona, ha perso l’Udinese, ha perso il Treviso, ha perso la Dolomiti Bellunesi, ha perso la Triestina. A tenere alto il vessillo del Nord Est il Cittadella, che si è rialzato subito dopo essere scivolato rimanendo saldo al comando del girone A. Roberto Musso è arrivato fra lo scetticismo generale, ha messo insieme otto vittorie in nove partite e ha mandato ko anche il suo predecessore Manuel Iori. Ma c’è anche il Trento, che ha scacciato l’incubo Folgore Caratese sfruttando la beata forza della gioventù che sgomita. Senza gli infortuni di Dalmonte e Capone, probabilmente Marco Ladisa non sarebbe mai riuscito a emergere in questa fase, segnando, cantando e portando la croce. Invece ecco un altro esempio di cosa significhi puntare sui giovani. Senza dimenticare lo scatenato Arzignano, quarto in classifica ben oltre le attese dopo il mercato estivo. O il  Südtirol, che continua a fare punti e a veleggiare nei quartieri alti nonostante sia falcidiato da infortuni a raffica e abbia una squadra tutta nuova. Ma la competenza e la capacità di lavorare dietro la scrivania (leggi Matteo Lovisa) e in panchina (Davide Possanzini) possono portare lontano. Va in tal senso sottolineato anche il lavoro dello scouting, perché pescare dal mazzo Vasco Lopes o Mixtur equivale a portare dentro la squadra due prospetti di assoluto valore. 

Un occhio alle vicende della Serie B, al weekend horror appena trasxcorso e ai guai di Verona, Vicenza e Padova. L’Hellas a Modena ancora una volta ha dimostrato e messo a nudo tutti i difetti di questa squadra. Che singolarmente ha pochi rivali, ma negli interpreti (il rosso a Edmundsson è solo uno degli esempi), non ha ancora capito cosa significa essere in  B. L’impressione è che molti dei protagonisti immaginassero un altro presente per loro stessi e che questo si traduca poi in problemi sul campo che viene difficile minimizzare. Non per caso salgono alla ribalta giocatori che hanno bisogno di dimostrare tanto, come ad esempio Mosquera. Non per caso la squadra alterna prestazioni e ruggiti da fuoriclasse a rovinose cadute che lasciano pensare. La chiave è lavorare sulla testa dei giocatori, riuscire a farli adattare al nuovo contesto, sfruttando l’onda lunga di chi ha già capito la categoria. Il Vicenza ha perso male col Pisa, ha confermato tutti i problemi di un centrocampo che ha grossi problemi, di velocità di esecuzione, di copertura e di qualità. Questo si ripercuote su una difesa che viene messa costantemente sotto pressione che va in affanno, contrariamente allo scorso anno quando il filtro di chi stava qualche metro avanti riduceva al massimo gli spifferi. Uno potrebbe anche pensare che una sconfitta col Pisa non sia una tragedia, ma in un campionato in cui le discrepanze sono sottilissime e dove una Virtus Entella ha vinto all’Arena Garibaldi per 4-1, non esistono partite dove ammainare bandiera rassegnandosi al peggio. Il Vicenza, lo dico e lo scrivo con grande onestà, dovrà sgomitare parecchio per salvarsi. Ce la può fare, ma ha diversi problemi che stanno emergendo. Detto che basta una vittoria per cancellare quella sensazione di boccheggiamento a pelo sull’acqua, serve un cambio di passo notevole sotto tutti i punti di vista. Gli infortuni sono un problema che per ora non ha contorni allarmanti, ma che non aiuta di certo. Per il resto sarà un anno durissimo, dove l’unico obiettivo può essere il galleggiamento in quota sopravvivenza. Quanto al Padova, sono rimasto sinceramente spiazzato da quanto visto domenica. Dove la Carrarese ultima in classifica ha strameritato la vittoria contro una squadra troppo brutta per essere vera. Se si guarda con attenzione ai risultati, si nota che nelle ultime quattro partite il Padova ha perso tre volte, vincendo solo con l’Ascoli, peraltro in un pomeriggio dove se avesse perso o pareggiato ci sarebbe stato ben poco da dire. Ma se a Palermo la prestazione era stata assolutamente all’altezza del blasone e della forza della capolista, con la Carrarese non è funzionato  nulla. La squadra è parsa lenta, prevedibile, sfilacciata, incapace di alzare il ritmo, imprecisa sottoporta. I fischi a Moro onestamente mi dispiacciono, perché si chiede sempre senso di appartenenza e identità e poi non si perdona nulla a uno che ha i colori della sua maglia nel cuore. Sono ancora convinto che Moro stia pagando una preparazione non fatta nel modo migliore e una lunga naftalina, giocando poco, pochissimo a Sassuolo, dove a forza di stare a guardare perdi l’abitudine a fare quello che un tempo ti riusciva benissimo: ossia segnare. Ma se dopo sei giornate nessun attaccante l’ha ancora buttata dentro una volta, è evidente che ci sia un problema, anche piuttosto serio. Toccherà in primis ad Artistico provare a risolvere qualcuno dei problemi emersi sinora. Ma anche qui, dopo due mesi di stop, uno col suo fisico ha bisogno di tempo. Sabato con l’Entella è già un bivio importante. Se il Padova riuscirà a vincere, allora la parentesi pessima con la Carrarese sarà appunto tale. Altrimenti suoneranno all’impazzata tutti gli allarmi, con conseguenze davvero imprevedibili. 

Appunti sparsi per chiudere questo editoriale. Al Trento manca davvero poco per poter competere per il traguardo massimo. C’è una squadra che gioca bene, che è compatta, ci sono giocatori che crescono, altri che maturano, altri che si confermano, altri ancora che si riscattano. Non ci stupiremmo se prima o poi arrivasse l’ultimo gradino su cui salire. L’impressione è che quel momento non sia così lontano. Il Treviso ha un problema, il gol, emerso in modo piuttosto chiaro nelle ultime partite. Una sola rete in 360 minuti fa pensare, gli infortuni anche qui sono un problema, per il resto toccherà a Gorini mettere mano all’organico. Va piuttosto male anche all’Udinese, con quattro sconfitte consecutive e Kosta Runjaic improvvisamente in bilico, oltre che senza attacco. Anche qui, fanno riflettere certi picchi verso il basso, ma ormai non fanno più notizia le amnesia di Okoye, che personalmente continua a non convincermi proprio per quanto ciclicamente gli succede. Come a Torino, dove un suo errore è costato la partita. Anche la Dolomiti Bellunesi è entrata in crisi, boccheggia e palesa problemi evidenti, sia tattici che di qualità realizzativa. Col Trento lunedì è già un esame importante ed è un peccato perché nelle prime giornate si era visto qualcosa di molto positivo. Oggi sembra calato il buio, all’improvviso. Pillola finale per la Triestina. Fa male, malissimo, vedere l’Alabarda in lotta per la salvezza in Serie D. La lenta discesa agli inferi di un club che in Serie B porterebbe 15mila spettatori al Rocco è un colpo al cuore per tutti gli appassionati di calcio di questo spicchio di paese. Anziché il derby con l’Udinese, bisogna accontentarsi di quello con l’LME, per poi vedere in campo una squadra imbarazzante, che pare non aver capito in quale dimensione si trova. Le partite non si vincono perché ti chiami Triestina, gli avversari non si scansano se ti chiami Triestina, se poi ci aggiungiamo alcune trovate tattiche non certo ispirate, sia a bocce ferme che a partita in corso, ecco che il quadro diventa veramente preoccupante. Ben oltre il rodaggio che si poteva immaginare.

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Venezia, dentro una scelta: perché non è tutto da buttare. Verona-Vicenza, cosa ha detto il derby. Padova, ora metti il turbo. Südtirol, Cittadella e Trento, quando il mercato paga. Triestina, perché continuare con Fontana https://www.trivenetogoal.it/2026/09/23/venezia-dentro-una-scelta-perche-non-e-tutto-da-buttare-verona-vicenza-cosa-ha-detto-il-derby-padova-ora-metti-il-turbo-sudtirol-cittadella-e-trento-quando-il-mercato-paga-triestina-perche/265760/ https://www.trivenetogoal.it/2026/09/23/venezia-dentro-una-scelta-perche-non-e-tutto-da-buttare-verona-vicenza-cosa-ha-detto-il-derby-padova-ora-metti-il-turbo-sudtirol-cittadella-e-trento-quando-il-mercato-paga-triestina-perche/265760/#respond Wed, 23 Sep 2026 05:30:22 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=265760 Quasi settantadue ore di riflessione, se così vogliamo chiamarla e poi il dietrofront: Giovanni Stroppa rimane sulla panchina del Venezia. Una scelta sofferta, arrivata dopo aver sentito e incontrato anche altri allenatori, dopo aver accarezzato seriamente l’idea di cambiare strada. Dentro una scelta: non è tutto da buttare, anche se la tentazione forte sarebbe quella […]

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Quasi settantadue ore di riflessione, se così vogliamo chiamarla e poi il dietrofront: Giovanni Stroppa rimane sulla panchina del Venezia. Una scelta sofferta, arrivata dopo aver sentito e incontrato anche altri allenatori, dopo aver accarezzato seriamente l’idea di cambiare strada. Dentro una scelta: non è tutto da buttare, anche se la tentazione forte sarebbe quella di mettere in discussione tutto, dalla A alla Z. Chi ci legge sa che abbiamo promosso il mercato estivo arancioneroverde. Crediamo in molte delle scelte compiute, da Akor Adams a Basic, da Mazzocchi a Juan Jesus, da Correia a Toni Fernandez. Certo, non tutto magari sarà stato azzeccato, perché è impossibile indovinare tutto. Bella Kotchap, ad esempio, non lo avremmo preso, tantomeno a 10 milioni di euro. Troppi infortuni, troppe fragilità, troppi ondeggiamenti alla Leao anche nelle giornate migliori. Non è un leader come lo era Svoboda, come potrebbe esserlo Juan Jesus. Ma c’è tanto altro di buono, a dispetto di quanto dica la classifica. Zero punti sono una sentenza, se Stroppa fosse stato esonerato ci sarebbe stato poco da dire. Gli sono state concesse le attenuanti: gli infortuni di Busio e Basic, quello di Dagasso, la condizione imperfetta di Mazzocchi e Juan Jesus, arrivati sul gong, la necessità di capire la Serie A di tanti protagonisti. Se sia giusta o sbagliata questa decisione lo capiremo molto presto, probabilmente già a Bergamo. Perché di responsabilità il tecnico ne ha, in questo inizio alla rovescia come altre volte gli era capitato. Stroppa ha un’idea di calcio bellissima, un’idea che gli ha permesso di vincere campionati, un’idea affascinante, che però necessità di interpreti all’altezza e che non si può pensare di traslare pedissequamente dalla B alla A. Servono alcune accortezze, quelle che abbiamo visto con la Lazio, finalmente, almeno in parte, nonostante la sconfitta. Dove sono stati commessi alcuni errori gravi, ad esempio sul rigore procurato da Correia nel primo tempo: Akor Adams si era preso il pallone e voleva battere quel penalty, gli occhi erano quelli giusti, ma è andato in scena un imbarazzante balletto che si era già visto lo scorso anno. Yeboah gli ha conteso quel penalty, ricevendo la benedizione finale di Stroppa. Perché? Perché mandare sul dischetto un giocatore che aveva sbagliato già due rigori l’anno scorso e non ha certo dimostrato di essere infallibile dagli undici metri? Oltretutto nel calcio a volte ci vuole un po’ di furbizia. Far battere quel rigore ad Adams poteva permettere un clic al nigeriano, dopo il gol segnato alla Fiorentina. Gli avrebbe permesso di galvanizzarsi e siamo convinti che dagli undici metri non avrebbe fallito. E quel 5 in pagella contro la Lazio sarebbe stato un voto ben diverso. Perché neppure quel gol alla Fiorentina è bastato a vincere lo scetticismo imperante che lo circonda. Adams non è scarso, non è un fenomeno, ma ha numeri e caratteristiche che possono funzionare in Italia. Adams è titolare nella Nazionale nigeriana, gioca insieme a Lookman  e a Osimhen, che in Italia hanno fatto sfracelli. Chi ha visto l’ultima Coppa Africa più ancora del campionato fatto a Siviglia, capisce perché il Venezia abbia deciso di puntarci. E di spendere. Sinora ha segnato tre gol, due in Coppa Italia, uno in campionato. Non molto, ma neppure possiamo definirlo un bilancio disastroso. Siamo convinti che il suo valore emergerà, senza pensare che possa segnare 20 gol, ma una decina li può fare. E può diventare il terminale di un Venezia che cerca di trovare una strada per evitare una retrocessione che sarebbe rovinosa. Si è deciso di dare fiducia a Stroppa, che avrà tre settimane di tempo per rimettere insieme i cocci. Recupererà Basic e Dagasso, avrà Mazzocchi e Juan Jesus finalmente pronti per giocare senza zavorre, potrà lavorare su un gruppo che ne ha difeso il lavoro. Ma il calcio non aspetta nessuno e di errori Stroppa ne ha fatti. Se perdi tre partite in casa su tre, se con la Fiorentina concedi 20 occasioni da gol, se a ogni ripartenza la squadra si apre in due, se a Frosinone recuperi due gol e non riesci a difendere quel tesoretto nemmeno per pochi minuti, in A farai poca strada. Poi, con la Lazio, sono emerse quelle accortezze tattiche che sarebbero servite ben prima. Quelle accortezze che avrebbero permesso magari di pareggiare allo Stirpe, o magari di muovere la classifica con Lazio e Lecce. Insomma, il Venezia ha le spalle al muro, a Bergamo dovrà per forza di cose cominciare a fare punti e poi si vedrà. Dovesse andare ancora male, a quel punto forse toccherebbe a Zanetti, ma adesso Stroppa ha una chance importante e il Venezia può provare a risorgere. La salvezza oggi dista quattro punti, che dopo cinque giornate non sono pochi, ma neppure una voragine incolmabile, anche se il calendario fa paura. Atalanta in trasferta, Napoli in casa, Genoa in trasferta, Inter in casa, Como in trasferta.

E’ stata la settimana del derby Verona-Vicenza. L’ha spuntata l’Hellas, grazie a due meraviglie dell’ultimo che ci si sarebbe aspettati diventasse l’eroe della settimana. Quel Mosquera che mai aveva convinto fino in fondo e che era scivolato quasi nel dimenticatoio. Sin lì si era visto un primo tempo mediocre, dove nulla di significativo era emerso. Poi, nei primi 15 minuti della ripresa, lampi accecanti di Vicenza avevano portato i biancorossi al meritato vantaggio. Prima sprecato da Merkaj, poi infilato da Rauti. A quel punto il Verona aveva le spalle al muro, lo stadio fischiava, tutto sembrava remare in direzione Lane. Ma i cambi, stavolta, hanno dato ragione a Baroni. Cerbone, Livramento, Mosquera. I meriti sono da distribuire fra questi tre, non in maniera equa, ma senza dubbio tenendo presente che ognuno di loro ha dato un contributo. Cerbone, pur non nella sua giornata più scintillante, ha portato un po’ di imprevedibilità, Livramento ha servito un assist, Mosquera ha messo in tavola il piatto forte. Non altrettanto si può dire di chi è entrato per il Vicenza, soprattutto quel Leverbe che si era lamentato in settimana per il mancato rinnovo. Finché c’è stato in campo Brighenti, l’attacco gialloblù non ha praticamente visto palla, quando è andato in scena l’avvicendamento fra i due, il Vicenza ha perso riferimenti e sicurezza. E non è un caso che siano arrivati due gol. Il Vicenza, lo diciamo da tempi non sospetti, dovrà lottare per salvarsi. La vittoria all’esordio col Catanzaro ha un po’ mitigato gli effetti di questo primo scorcio di campionato, il resto è in linea con quello che traspare valutando la rosa nel suo complesso. L’acquisto di Merkaj ha alzato il livello, ma non ci si aspetti valanghe di gol perché l’ex Südtirol non fa sfracelli sotto questo punto di vista. Segna, sì, garantisce soprattutto peso offensivo ed è capace di far reparto da solo, ma non è l’Adorante di turno, tanto per essere chiari.

Il Padova visto a Palermo avrebbe sicuramente meritato il pareggio. E’ passato in vantaggio, ha continuato a tenere impegnato l’ex Fortin, ha subito il pari, ha lottato ad armi pari per tutta la ripresa, e poi ha subito la seconda gemma di Vavassori che ha dimostrato quanto possano e debbano fare la differenza gli attaccanti. C’è chi ha criticato i cambi di Calabro. Ricordando che, proprio grazie ai cambi, il Padova aveva battuto l’Ascoli la settimana precedente, stavolta non è andata allo stesso modo. Ma l’unica sostituzione che forse poteva essere diversa, è quella che ha visto Di Mariano in posizione offensiva a supportare Moro. Calabro ha puntato sulle motivazioni dell’ex, nella sua Palermo, anziché mettere in campo Caprari, che forse avrebbe meritato maggiore considerazione. Ma nel complesso il piano gara di Calabro mi è piaciuto e trovo sempre un senso anche nelle sostituzioni, checché se ne dica. Il Padova aveva il calendario peggiore di tutti: Pisa, Verona, Cremonese, Ascoli, Palermo. Quattro delle favorite, più la rivelazione di queste prime giornate. Ha fatto 7 punti, che non sono pochi e adesso avrà un calendario meno proibitivo. Moro va aspettato, perché si vede lontano un miglio che è arrivato senza aver fatto una preparazione coi fiocchi. Queste tre settimane gli serviranno, come serviranno per recuperare Artistico, l’uomo più atteso, fermato per ora da una lesione al soleo. Il Padova, a mio modo di vedere, deve puntare a playoff, parlare di salvezza dopo quello che si è speso onestamente non si può sentire. Giusto dire che si vuole prima di tutto mettersi al riparo da sorprese, altrettanto giusto non nascondersi troppo, perché l’upgrade tecnico rispetto allo scorso anno è evidente. Alla ripresa ci sarà la Carrarese ultima in classifica e che non dovrebbe cambiare allenatore. Un impegno alla portata, che il Padova dovrà trasformare in terreno di caccia per provare a mettere il turbo.

Il Südtirol sta stupendo solo quei pochi che continuano a non capire quanto sia bravo Matteo Lovisa. Con 16 operazioni in entrata e 18 in uscita, ci si poteva immaginare un inizio affannoso, a rilento, senza certezze. In vece il Südtirol vola nonostante gli infortuni, ad Arezzo ne ha fatti quattro segnando con quattro uomini diversi. Ha mostrato cosa significhi avere uno scouting all’altezza, viste le meraviglie di Vasco Lopes e Mixtur, ha mandato in gol difensori (Giorgini), centrocampisti (Rispoli), esterni (Vasco Lopes) e attaccanti (Mixtur). Davide Possanzini sta ripetendo quanto fatto a Mantova il primo anno, quando ereditò una squadra completamente rifatta e, nonostante le difficoltà evidenti di assemblaggio per chi deve forgiare un gruppo totalmente nuovo, partì subito a mille. Non sappiamo dovrà potrà arrivare il Südtirol oggi secondo e che meriterebbe più seguito in una provincia dove l’hockey domina la scena e dove il calcio non riesce ancora a sfondare come potrebbe e meriterebbe. Quello che sappiamo è che, con un budget all’altezza ma non certo esorbitante, è stata costruita una squadra che ha un senso preciso. Dove ci sono uomini tecnici, gente che corre, centrocampisti che cantano e portano la croce, altri che fanno bollicine, dove davanti le soluzioni sono innumerevoli e dove dietro la porta di Plizzari è ben custodita da una coppia centrale coi fiocchi e da due esterni che sanno sia attaccare che difendere.

Il mercato paga anche a Cittadella e a Trento. Lo abbiamo già scritto e ci ripetiamo. Già è strano vedere Marchetti sbagliare una stagione, figuriamoci due. Quest’anno, secondo noi, le cose sono state fatte tutte nella maniera migliore. Ogni protagonista ha il suo perché e anche l’ultimo che mancava all’appello, Frisenna, ha deciso la trasferta di Ospitaletto, contro un avversario tutt’altro che improvvisato, costruito con altrettanto criterio, sia pure con minor qualità. Il Cittadella ha fatto sei su sei e non si nasconde più. Vuole vincere il campionato e tornare in B, vuole battere il Brescia, che sembra schiacciato dalla responsabilità nonostante la vittoria con l’Alcione. Il mercato paga perché la squadra va, perché ha lo spirito giusto e mette in mostra quel gioco che negli ultimi due anni era stato dimenticato. Presto per spacciare certezze granitiche e assolute, ma i granata se la giocheranno sicuramente fino in fondo. Il Trento ha passato giorni turbolenti, dopo aver frenato a Gorgonzola a causa di una papera di Sergio Barlocco. Non è la prima volta che accade ed è il motivo per cui il portiere gialloblù non è salito al piano superiore. Nessuno intende crocifiggere per un errore, ma quando la cosa si ripete è giusto fare valutazioni diverse. Barlocco, poi, ha messo i guantoni e tenuto la porta inviolata con la Pro Vercelli, dimostrando di aver imparato la lezione e di aver reagito. Tabbiani lo ha difeso in conferenza stampa ed è normale che sia così. Un allenatore deve farlo, perché il campionato è lungo e il tecnico ha bisogno del miglior Barlocco se vuole bussare al podio. Lunedì sera è stato uno spettacolo. Personalmente mi chiedo come sia possibile che nessuna squadra di B si sia venuta a prendere Aucelli, perché di mezzali così in C ce ne sono sulla punta delle dita di una mano. Aucelli ha tutto, incursioni, senso della posizione, coperture, tagli. Molina sta segnando con continuità e probabilmente per quanto visto il Trento, imbattuto, avrebbe meritato almeno due punti in più di quelli che ha. Mentre il Treviso conferma la sua dimensione stagionale che vale un piazzamento dignitoso nelle zone medio-alte della classifica, vanno fatti i complimenti all’Arzignano che ha fatto sei punti in quattro giorni trascinato dalla vecchia guardia (Nanni) e che è salito quasi in cielo: la Dolomiti, invece, ha frenato, perdendo la sua prima partita in extremis col Lumezzane. Lo Zugni Tauro continua ad essere stregato e non si può certo dire, casa dolce casa…

Postilla finale per la Triestina. L’ho vista ad Abano Terme dal vivo con il Campodarsego e non mi è piaciuta, così come non mi è piaciuta troppo neppure col Bassano. Il problema in Serie D è che ne vince solo una, ma quando parti in ritardo, cambi tutta la squadra, cambi allenatore, non sai fino all’ultimo se puoi giocare nel tuo stadio, sei sempre costretto a rincorrere, era lecito attendersi una partenza difficile. La speranza per l’Alabarda è che non si perda più tempo. Fontana non rischia l’esonero, come circolato sul web, perché la squadra a quanto pare lo segue. Col Cjarlins Muzane si gioca molto, perché vincere darebbe tutto un altro senso a questo spicchio di stagione. Sulla carta l’avversario è il peggiore possibile, ma quando sei con le spalle al muro, a volte trovi risorse impensabili. 

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Venezia, perché funziona poco o nulla e cosa fare. Verona-Vicenza, un derby dopo nove anni che darà già sentenze importanti. Padova, 7 punti per immaginare il futuro. Südtirol e Cittadella, che partenza! Trento, c’è tanto di buono. Trieste rinasce e c’è: è già una vittoria https://www.trivenetogoal.it/2026/09/15/venezia-perche-funziona-poco-o-nulla-e-cosa-fare-verona-vicenza-un-derby-dopo-nove-anni-che-dara-gia-sentenze-importanti-padova-7-punti-per-immaginare-il-futuro-sudtirol-e-cittadella-che-parte/265201/ https://www.trivenetogoal.it/2026/09/15/venezia-perche-funziona-poco-o-nulla-e-cosa-fare-verona-vicenza-un-derby-dopo-nove-anni-che-dara-gia-sentenze-importanti-padova-7-punti-per-immaginare-il-futuro-sudtirol-e-cittadella-che-parte/265201/#respond Mon, 14 Sep 2026 22:42:50 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=265201 Quattro partite, quattro sconfitte, un numero di gol incassati davvero abnorme: 11, una media di quasi tre ogni novanta minuti. Nessuno poteva immaginare una partenza simile a Venezia, neppure il più inguaribile pessimista. Nonostante un calendario meno complicato di altre concorrenti, con due scontri diretti e una partita in casa contro un avversario ancora a […]

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Quattro partite, quattro sconfitte, un numero di gol incassati davvero abnorme: 11, una media di quasi tre ogni novanta minuti. Nessuno poteva immaginare una partenza simile a Venezia, neppure il più inguaribile pessimista. Nonostante un calendario meno complicato di altre concorrenti, con due scontri diretti e una partita in casa contro un avversario ancora a quota zero, il Venezia affonda, prigioniero di una squadra senza equilibrio, con tanti, troppi infortuni e dove tutto improvvisamente viene messo in discussione. A partire dall’allenatore, Giovanni Stroppa, la cui popolarità fra i tifosi è ai minimi storici da quando è arrivato in laguna. Il calcio, purtroppo, è questo. Fino all’altro giorno sei un eroe o un capopopolo, in tre settimane diventi un tecnico da cacciare se i risultati non ci sono. Il Venezia, per ora, ha deciso di tenerlo. Niente esonero, nonostante la squadra faccia acqua da tutte le parti. Il direttore sportivo Filippo Antonelli lo ha difeso anche dopo il 2-4 con la Fiorentina, forse il punto più basso di queste quattro giornate, perché il gol di Hainaut nel finale ha parzialmente nascosto una disfatta sotto tutti i punti di vista. Perché quando piove, a volte non solo non smette, ma l’intensità aumenta. Se ti trovi, il ragionamento della società, senza Basic e Busio, ossia i 2/3 del tuo centrocampo titolare, tutto viene trascinato al ribasso. Anche perché forse per la prima volta da quando è direttore sportivo del Venezia, Antonelli affronta il vento contrario di una piazza che, in larga maggioranza, ne contesta l’operato sul mercato. Ma, ne siamo convinti, non è tutto da buttare. E’ presto per le sentenze definitive, ma Adams si è sbloccato e resta un investimento destinato a dare frutti, molti dei nuovi acquisti non sono ancora in condizione e daranno il loro contributo, soprattutto Mazzocchi, Juan Jesus e Toni Fernandez. Certo, oggi sono molte di più le cose che non vanno:  la difesa non funziona, il gioco fatto in B con la retroguardia così alta lascia praterie agli avversari, sugli esterni le falle si aprono spesso, in mezzo chi entra non garantisce lo stesso rendimento di chi non c’è. E per fortuna che Akor Adams ha segnato, altrimenti le sentenze negative su di lui avrebbero dominato la scena, ancor più di quanto non succeda oggi dove viene ugualmente messo sotto accusa. Un quadro decisamente allarmante ma Stroppa al momento resiste, almeno fino alla partita con la Lazio di sabato 19 settembre, quando un altro ko prima della pausa potrebbe essere fatale al tecnico lodigiano. La società prova a mettersi di traverso, concedendogli le attenuanti, soprattutto gli infortuni, con Busio che rimarrà fuori a lungo e con un centrocampo da ridisegnare senza il suo faro. La Serie A non aspetta nessuno, serve una svolta subito o potrebbe essere troppo tardi anche tenendo presente che le squadre di Stroppa non hanno quasi mai brillato quando si è ai nastri di partenza.

E’ la settimana del derby Verona-Vicenza, che arriva al momento giusto per tastare il polso alle due rivali. Sulla carta l’Hellas è nettamente superiore, ma poi i n B capita di vedere l’Entella che travolge il Pisa 4-1 sul suo campo e, per questo e per tanti altri esempi, al Bentegodi il verdetto sarà tutt’altro che scontato. Il Verona è ancora indecifrabile: ancora non è chiaro se la maggior parte dei reduci della scorsa stagione si sia davvero adeguato alla B. Vedendo giocare Edmundsson, uno dei migliori nella fase finale della stagione scorsa, il dubbio che di testa non ci sia è più che lecito. Altri (Suslov, Bradaric) sono attesi al varco, il tutto mentre il secondo tempo debordante con l’Arezzo è stato spazzato via dalla figuraccia di Benevento, dove prima di tutto la squadra ha pagato la supponenza e la superficialità. Ha dominato a tratti, ma in B bisogna pedalare altrimenti il rischio di deragliare è altissimo. C’è ancora troppa nebbia sopra Verona per capire che tipo di stagione ci si può attendere. Una prima risposta arriverà domenica attorno alle 17. Dall’altra parte del fiume c’è un Vicenza barricadero, con la voglia di andare oltre i propri limiti. In un derby qualsiasi risultato è possibile, anche se i limiti tecnici ci sono. Come ho già avuto modo di sottolineare, l’acquisto di Merkaj ha risollevato in extremis un campagna acquisti in cui, con un budget tutt’altro che entusiasmante, si è stati costretti a fare di necessità virtù. A parte il riscatto obbligatorio di Rauti, per il resto si è speso poco o nulla e quanto si è incassato con la contestatissima cessione di Broggian al Como, lo si è reinvestito saggiamente su un giocatore che offriva ampie garanzie: Merkaj appunto. Continuo a nutrire qualche perplessità sul centrocampo, dove mi pare manchi un po’ di velocità, dove Bellemo non può certo essere colui che ti sposta gli equilibri e dove Carraro fatica a imporsi al piano superiore. Sulla carta il Vicenza dovrà lottare per la salvezza e proverà a sfruttare i propri punti di forza: un gruppo che in C ha strabiliato, una difesa all’altezza della missione le è stata affidata, un attacco che offre garanzie nei due titolari, Moncini e Merkaj, più che negli altri interpreti. Personalmente mi auguro che ai tifosi del Vicenza venga permesso di andare al Bentegodi, i derby sono il sale del calcio e una partita che manca da 9 anni sarebbe bello fosse giocato in una cornice com’è stata Padova-Verona, uno spettacolo sugli spalti prima che in campo.

E, a proposito di Padova, credo che qualsiasi tifoso, se gli fosse stato chiesto una volta conosciuto il calendario, se sarebbe stato soddisfatto di avere 7 punti dopo quattro giornate, avrebbe firmato a occhi chiusi. Non è stato un Padova brillante, quello visto con l’Ascoli e non avrebbe meritato la vittoria. Tomei, un tecnico preparatissimo, ha impostato una partita davvero apprezzabile e per lunghi tratti ha messo sotto i biancoscudati. C’è chi ha criticato la formazione iniziale di Calabro e invece io capisco benissimo il perché di certe scelte. Qualcuno a Cremona non ha avuto il solito atteggiamento e un allenatore ha il dovere di alzare la competitività interna, per cui Di Mariano, Lasagna e Varas erano scelte che potevano starci eccome. Il problema è che nessuno dei tre ha fornito le risposte che ci si attendeva, con i primi due largamente insufficienti. Bravo è stato Calabro con i cambi nella ripresa a correggere il tiro, soprattutto nel timing degli stessi. Chi è subentrato lo ha fatto al momento giusto e non a caso il gol è arrivato dai due nuovi ingressi, Cocchi e Galazzi. Il primo, come giustamente sottolineato, è un patrimonio del calcio italiano e, nonostante qualche peccato di gioventù, sono pronto a scommettere che presto giocherà in Serie A. I giovani vanno cresciuti e, nel caso, lasciati anche sbagliare. Si può e si deve imparare anche dagli errori e Cocchi lo ha fatto. Al Padova mancano tremendamente i gol degli attaccanti. Per ora non ha segnato nessuno, Moro sul campo si muove bene, ma è un po’ legnoso sottoporta. Ha bisogno di giocare e di ritrovare smalto, perché un giocatore che sa di doversene andare e lo fa nella fase finale di mercato, paga inevitabilmente dazio quando deve mettersi al pari dei compagni. Quanto ad Artistico, inutile forzare a tutti i costi per fargli fare uno spezzone a Palermo. Più saggio aspettare la sosta per poi averlo a pieno regime, perché col soleo non si scherza e le lesioni vanno curate fino in fondo.

Se pensiamo che il  Südtirol ha preso 16 giocatori nuovi e ne ha venduti 18, gli otto punti conquistati in queste prime quattro giornate sono un bottino eccellente. L’ombra di Merkaj è stata spazzata via nello spazio di settimane. Prima ci hanno pensato Burnete e Mixtur, a risolvere la questione col Catanzaro, poi si è messo in vetrina Okoro, al suo primo gol con la nuova maglia. Lovisa, come spesso gli accade, ha fatto un ottimo lavoro sul mercato e la squadra è rapida, pungente, equilibrata fra i reparti. Possanzini personalmente l’ho sempre apprezzato e penso che una coppia come questa possa fare il bene di Bolzano. L’obiettivo prima di tutto resta la salvezza, ma c’è terreno fertile per costruire qualcosa d’importante negli anni. Col Modena il pari è stato giusto: il  Südtirol non avrebbe probabilmente meritato di vincere, ma neppure di perdere. Certo, se pensiamo che ancora una volta, come a Benevento, la squadra ha accarezzato il sogno di fare  bottino pieno contro un avversario davvero importante, ci rendiamo conto di cosa stia facendo sinora il  Südtirol. Con una squadra stravolta nei principi e negli uomini, ci si poteva aspettare una partenza difficile e invece è successo esattamente il contrario. Quando la squadra raggiungerà i suoi standard ottimali, magari recuperando Vasic e Pyyhtia, ne potremo vedere delle belle.

In Serie C brillano Cittadella e Trento. I granata sono partiti a razzo e non sono sorpreso di questo exploit. Il mercato di Marchetti mi ha convinto molto di più degli ultimi due anni e sul campo sono arrivate puntuali conferme. La squadra mi pare completa in tutti i reparti, alcuni uomini come Mensah, Frisella, Anastasia, devono ancora dare il meglio di sé, sono certo che Barberis farà una grande stagione e mi aspetto parecchio anche da Paolucci e Ndrecka. Non so se il Cittadella riuscirà a tornare in Serie b, ma sono straconvinto che se la giocherà fino in fondo, anche perchè Roberto Musso sembra aver restituito quell’identità di squadra che con Iori era spesso mancata. Il Trento continua a stupire favorevolmente e, a parte il passaggio a vuoto di Coppa Italia, risulta davvero inspiegabile una certa negatività che sembra sempre far capolino nell’ambiente alla prima difficoltà. Vero, probabilmente con un centravanti coi fiocchi a quest’ora i gialloblù potrebbero lottare per il primato, ma anche così possono fare un campionato di livello. Molina è uno di quei giocatori che se non segna magari lo vedi poco per molti tratti di partita, ma sta dimostrando di avere margini di miglioramento importanti. Sodero lascia intravedere sprazzi di giocate di qualità, Ladisa mi sembra notevolmente cresciuto e la coppia centrale Kassama-Benassai (senza dimenticare il buon Frison visto quando è stato chiamato all’opera) offre notevoli garanzie. Insomma, per un posto ai confini del podio o sul podio stesso, il Trento c’è. Da evidenziare anche la grande partenza della Dolomiti Bellunesi, considerate le condizioni in cui è stato costretto a lavorare Andrea Bonatti. Tanti infortuni e altrettanti acciacchi, qualche nuovo arrivato ancora non pienamente in condizione, partite vinte in inferiorità numerica, una solidità difensiva importante. Per la salvezza gli ingredienti ci sono tutti.

Chiusura di sipario, la Triestina. Anche qui le difficoltà non mancano, ma già esserci, viste le premesse, è un trionfo. Il budget è stato importante, ma non sul livello di altre protagoniste del girone C, Cjarlins Muzane su tutte. L’organico è stato completamente rivoluzionato, la squadra è tutta nuova e c’è bisogno di tempo perché Fontana riesca a trovare l’amalgama. Mercoledì ad Abano l’Alabarda deve vincere, per non allontanarsi troppo dal treno di testa. In Serie D, purtroppo, ne vince solo una e non ci sono neppure i playoff a concedere un’altra chance. La formula resta piuttosto discutibile, ma questa è e bisogna fare di necessità virtù. La Triestina ha qualità in organico che, prima o dopo, emergeranno, ma restare in dieci come accaduto contro la CalviNoale non è certo un buon biglietto da visita per chi deve provare a riportare Trieste dove merita di stare. Abbiamo visto ancora una volta cosa può dare la città:  il pubblico, umiliato da anni di disastri gestionali senza eguali e senza precedenti, è stato eccezionale. Sul campo, l’impressione è che Fontana non abbia ancora trovato l’assetto migliore e, forse, più offensivo rispetto a quanto si è visto sinora. C’è tempo, ma se si vuole vincere neppure poi troppo.

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Una lunghissima sessione di mercato è terminata e il marasma mediatico dei social che rende difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non è vero finalmente avrà un po’ di freno. Tempo di chiusura di sipario, tempo di voti, per capire cosa è andato e cosa no. Una precisazione doverosa: i nostri voti tengono conto anche del budget impiegato, delle prospettive di classifica, degli obiettivi. Insomma, nel calderone ci finisce un po’ tutto.

Udinese (voto 6,5) – un mercato decisamente convincente, sia in uscita, dove la cessione di Atta è stata capitalizzata al massimo e quella di Kristensen pure, sia per le conferme (tenere Zaniolo, Davis e Solet non era certo scontato). In entrata Jovanovic è un talento puro, Vojvoda è l’usato sicuro, Unai Gomez potrebbe essere la sorpresa. I più: Una squadra in larga parte confermata e un impianto di gioco solido e con buone individualità. L’incognita: gli alti e bassi di Okoye, che deve trovare maggiore continuità. L’imprevedibilità, anche in negativo, di Zaniolo

Venezia (voto 7,5) – Una cessione stratosferica, quella di Doumbia allo Sporting Lisbona, un attaccante sulla carta da Serie A (Adams). E tante operazioni interessanti. Sulla carta tanti investimenti e un buon mercato, quello di Antonelli, che punta a tenere il Venezia in Serie A in quello che dovrebbe essere l’ultimo anno al Penzo della squadra. I più: il centrocampo, che ha doti indiscutibili di palleggio, di tiro e di inserimento. L’incognita: la ricerca di una leadership mancante in difesa dopo la partenza di Svoboda. Può esserlo Juan Jesus, può esserlo Halhal ma solo dopo aver capito l’ambiente e imparato la lingua, non può esserlo Bella Kotchap. Le partenze lente di Stroppa, perché la Serie A non aspetta. Bisogna virare in fretta

Verona (voto 6) – Tante scommesse, qualche certezza, tante cessioni, la vera incognita legata alle motivazioni di chi è rimasto. Ekuban è una toppa, che può funzionare come no, Le Borgne è partito bene, Edmundsson sembra spaesato. I più: Compagnon ha una marcia da Serie B, Mulattieri sulla carta è ok, ma reggerà Verona? Zappa, senza alcun dubbio un innesto di spessore. L’incognita: le motivazioni di chi rimane. Su tutti Suslov, se non andrà via in questi giorni di mercati esteri aperti, ma anche Serdar, Sarr, Edmundsson, Bradaric. Tutti dovranno dimostrare di essersi calati nella nuova categoria

Padova (voto 7,5) – Un mercato pirotecnico, con investimenti pesantissimi (su tutti Artistico), quasi al livello dei top club di categoria. Tante buone operazioni, ma anche diversi i no incassati (Shpendi, Zanon, Leone, Rispoli, Zeroli) e il solito problema degli esuberi. Non si può sempre andare al muro contro muro. I più: Il centrocampo, che sembra fornito sia sugli esterni che in mezzo. L’identità di squadra, già sulla buona strada dopo pochissime partite. E’ già un merito di Calabro. L’incognita: i giocatori fuori lista, tre, con contratti molto pesanti. Una vecchia abitudine che non approviamo e che può creare problemi

Vicenza (voto 6,5) – L’operazione Merkaj alza il giudizio complessivo. Non è un cecchino sottoporta, ma è un attaccante che fa reparto, che ha sempre l’elmetto addosso e che darà una grossa mano anche a Moncini. Qualche dubbio in più in mezzo. I più: la continuità con lo scorso anno, l’equilibrio fra i reparti, Gallo. L’incognita: il centrocampo, dove forse sarebbe servita un po’ più di qualità

Südtirol (voto 7) – 18 operazioni in entrata, 16 in uscita. E’ stata una rivoluzione, convincente in tutti i reparti. La scommessa Okoro può orientare il campionato, in senso buono o cattivo: se funziona fa dimenticare Merkaj, altrimenti… I più: Il centrocampo, che ha qualità, corsa, dinamismo, palleggio. Un reparto deluxe, anche con buoni ricambi. L’incognita: davanti ci sono tre scommesse: Okoro (in cui personalmente credo), Burnete e Mixtur. Forse una di queste tre avrebbe dovuto essere una certezza

Trento (voto 7) – resta un unico rammarico: con un attaccante di spessore, un altro Di Carmine giusto per capirci, avrebbe potuto competere per la promozione diretta. Così battaglierà per il podio, perché tutto il resto è di spessore. I più: Tabbiani, il centrocampo, la coppia centrale difensiva, gli esterni alti. L’incognita: tre centravanti, zero certezze. Se esplode uno fra Molina e Caia ci si diverte, altrimenti rimarrebbe una mezza incompiuta

Cittadella (voto 7,5) – già è strano vedere Marchetti sbagliare un anno, figuriamoci due… Quest’anno, però, la squadra è completa in tutti i reparti e sulla carta ha pochi punti deboli. I più: Antonucci e Mensah alzano tantissimo il livello in attacco. In cabina di regia ci aspettiamo una super stagione di Barberis. L’incognita: qualche scricchiolio in difesa potrebbe esserci, Musso dovrà dimostrare di essere da Cittadella dopo una buona partenza

Treviso (voto 7) – una buona campagna acquisti, con diversi nomi e con operazioni che hanno un senso preciso. Sulla carta la squadra è esperta e completa e può ambire a un buon piazzamento. I più: giocatori che in categoria possono fare la differenza (Odogwu, Vita se starà bene, Gucher, Nobile, Liotti). L’incognita: la tenuta fisica di alcuni giocatori avanti con gli anni. La fiducia nei confronti di Gorini. Le voci di inizio estate (fondate) qualche dubbio ce lo lasciano

Dolomiti Bellunesi (voto 6,5) – Obiettivo salvezza e missione che può essere compiuta, sia pure con risorse limitate. Di certo non è una corazzata, ma diversi innesti sono interessanti e sugli esterni le qualità ci sono. I più: Mignanelli, la freschezza di Sia e Kowalski potrebbe sorprendere. I meno: una certezza leggerezza in zona gol, il mancato arrivo di un difensore esperto che dietro sarebbe servito

Arzignano (voto 5,5) – La perdita di Boffelli è un duro colpo per la difesa e la sua assenza si farà sentire. La base era già buona, ma ci si sarebbe aspettati qualche innesto di esperienza in più. I più: i giovani (Castegnaro, Penta), il centrocampo. L’incognita: nonostante la buona partenza, il reparto difensivo risentirà della perdita di quello che era il suo leader

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Venezia, Doumbia, il grande colpo: a tutta velocità verso il futuro. Padova, una scelta campale per essere protagonista. Vicenza, budget, ambizioni e programmi. Verona, il dilemma di Sogliano e i silenzi di Presidio. Südtirol, si apre una nuova era. Cittadella-Treviso-Trento, ecco perché il futuro può cambiare. Triestina-D’Aniello , chi ben comincia… https://www.trivenetogoal.it/2026/06/02/venezia-doumbia-il-grande-colpo-a-tutta-velocita-verso-il-futuro-padova-una-scelta-campale-per-essere-protagonista-vicenza-budget-ambizioni-e-programmi-verona-il-dilemma-di-sogliano-e-i-sile/258924/ Tue, 02 Jun 2026 20:57:56 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=258924 I campionati stanno terminando con gli ultimi fuochi di una stagione di fatto già in archivio e già impazza il calciomercato. Fermo, al momento, principalmente su direttori sportivi e allenatori. Se l’Udinese avanza con il consueto organigramma nonostante diverse sirene abbiano cantato per Kosta Runjaic, il Venezia ha già cominciato a muoversi in anticipo rispetto […]

The post Venezia, Doumbia, il grande colpo: a tutta velocità verso il futuro. Padova, una scelta campale per essere protagonista. Vicenza, budget, ambizioni e programmi. Verona, il dilemma di Sogliano e i silenzi di Presidio. Südtirol, si apre una nuova era. Cittadella-Treviso-Trento, ecco perché il futuro può cambiare. Triestina-D’Aniello , chi ben comincia… first appeared on Triveneto Goal.]]>
I campionati stanno terminando con gli ultimi fuochi di una stagione di fatto già in archivio e già impazza il calciomercato. Fermo, al momento, principalmente su direttori sportivi e allenatori. Se l’Udinese avanza con il consueto organigramma nonostante diverse sirene abbiano cantato per Kosta Runjaic, il Venezia ha già cominciato a muoversi in anticipo rispetto alla concorrenza. Fantastica la plusvalenza record di Issa Doumbia centrata dal ds Filippo Antonelli: comprato per un milione dall’Albinoleffe (al tempo in molti, me compreso, ritennero eccessivamente costosa quell’operazione, ma in realtà sbagliavamo un po’ tutti), viene oggi rivenduto per 23 bonus compresi. La cifra potrebbe ulteriormente aumentare con ulteriori tre di bonus più difficili, il 10% della futura rivendita, la clausola di 80 milioni messa sul piatto dallo Sporting Lisbona. Il calcio italiano, sempre più in ritardo su tutti i fronti, perde una grandissima occasione per blindare uno dei suoi gioielli futuri e la scarsa lungimiranza delle big del nostro campionato si vede anche in situazioni come questa. È un Venezia che si avvicina alla Serie A con la voglia di rimanerci e con l’intenzione di regalare un grande colpo in avanti. Füllkrug è un segnale lanciato al mercato, nel senso che si cerca un profilo di alto livello per presentarsi ai nastri di partenza della Serie A. Si era provato con Saint-Maximin, si insegue El Shaarawy pur con tanta concorrenza, si monitora Vojvoda, si guarda al futuro con Berardi del Pescara, ma l’impressione è che ne vedremo delle belle e che Antonelli abbia in canna un colpo davvero importante per accendere ulteriormente la tifoseria. Da un lato la cessione record della storia del club, dall’altro la voglia di investire e di consolidarsi. Sono passato ieri davanti al nuovo stadio, che comincia già a prendere forma, un altro segnale del futuro che aspetta Venezia.

Un futuro radioso che attende pure Padova, con Alessandro Banzato che scalpita per aprire un nuovo ciclo. Oggi all’ora in cui vi stiamo scrivendo sembrano essere rimasti in lizza in due, Antonio Calabro e Giorgio Gorgone, per la panchina biancoscudata. Ora, con tutto il rispetto per Gorgone che a Pescara non ha fatto male ma che è pur sempre retrocesso, l’attesa che dura da quasi un mese per prendere un tecnico che sarebbe potuto arrivare un mese fa non si spiega se non con i tanti rifiuti che ha dovuto incassare il ds Mirabelli da allenatori top come Zanetti, Gilardino, Nicola. Ma Calabro, lo diciamo a scanso di equivoci, sarebbe un’ottima scelta: un allenatore preparato, equilibrato, frizzante il giusto, con ampi margini di miglioramento dopo le imprese di Carrara. Non ha praticamente mai fallito sinora e Padova potrebbe essere il suo trampolino. Ma c’è un “ma”, in questa lunga rincorsa al nuovo allenatore. Se la tempistica con Calabro sembra coincidere, la telefonata di ieri a Nicola di Mirabelli indica che il ds spera ancora nel sì di un allenatore top, di altissimo profilo. Magari sgancerà la sorpresa, ma per chi scrive Calabro non sarebbe certo un ripiego.

Il Vicenza un allenatore ce l’ha già, Fabio Gallo, che dopo due anni leggendari si misurerà con la Serie B. Gli metteranno a disposizione una buona squadra perché il budget (per la prima squadra, sottolineiamo) sarà fra i 10 e gli 11 milioni e perché dietro la scrivania c’è un ds capace come Giorgio Zamuner. I primi due ingressi dovrebbero essere Corazza e Amey, due ottimi prospetti, poi si passerà ai carichi pesanti. Sulla carta e sul campo Padova e Vicenza saranno rivali con eguali possibilità di buona riuscita. La differenza la faranno soprattutto gli allenatori, il vero valore aggiunto in un campionato così complesso come la Serie B.

Un campionato che vedrà ai nastri di partenza anche un Hellas per ora indecifrabile. Sean Sogliano ha fatto di tutto per trovare una sistemazione diversa, ha sperato in qualche chiamata dalla Serie A che non è arrivata. Ha dubbi importanti perché i 25 milioni di paracadute sono già stati utilizzati per pagare gli stipendi, sa di dover vendere Bowie, Edmundsson e Belghali e poi potrà fare la squadra, vorrebbe che Presidio Investors parlasse chiaro alla città e alla tifoseria e questo non avverrà. Così si troverà a dover costruire nuovamente una squadra sulla base di quelle intuizioni che nell’anno appena trascorso sono mancate. Dovrà indovinare l’allenatore (un settore dove non ha dimostrato di eccellere mentre sui giocatori ha spesso avuto ragione) e Gilardino indubbiamente sarebbe un ottimo modo di ricominciare. A proposito, se D’Aversa aveva detto no in Serie A e con ancora qualche chance di salvezza, dopo aver condotto fuori dalle secche il Torino, in quale realtà parallela potrebbe accettare di scendere in B a Verona? Difficilmente Marco Baroni prenderebbe in considerazione di scendere di categoria. Dopotutto ha avuto una disavventura solo a Torino mentre prima aveva fatto assai bene, quanto basta forse per mettersi alla finestra ad aspettare una chiamata a campionato in corso, valutando semmai la B più avanti.

C’è poi il Südtirol, che ha sul piatto tre direttori sportivi, che incontra o incontrerà a stretto giro di posta: Matteo Lovisa, Christian Botturi e Giuseppe Magalini, tutti dirigenti bravi e capaci che avranno il compito di far dimenticare la brutta stagione orchestrata da Paolo Bravo e conclusa con un’affannosa salvezza da un vecchio ma ancora quotato allenatore come Fabrizio Castori. A Bolzano si cercano aria e idee nuove e la scelta che sta per arrivare certificherà una nuova era.

In Serie C occhio a Cittadella, Treviso e Trento. Se il Brescia dovesse vincere la finale playoff con l’Ascoli, per la prima volta dopo tanti anni mancherebbe una vera big nel girone A. Una ragione sufficiente per spingere per esempio Alessandro Botter ad alzare il budget al ritorno fra i professionisti per provare la grande scalata, e un pensierino potrebbero farlo anche Mauro Giacca e Andrea Gabrielli. A Cittadella non è chiaro perché si stia aspettando tutto questo tempo per confermare Manuel Iori. Se si è convinti che sia lui l’uomo giusto si proceda, altrimenti i tentennamenti sono già un indizio preciso e questo spiegherebbe le voci su Perticone uscito da Mestre con uno spiffero assai concreto che lo voleva a Cittadella. A Treviso qualche dubbio sul proseguire con Gorini c’era e c’è stato, ma al momento non sono segnalati ribaltoni , a Trento è arrivata la conferma di Tabbiani al terzo anno sulla stessa panchina. Non capita spesso, anche questo è un indizio chiaro di programmazione e di lungimiranza nell’epoca in cui gli allenatori saltano non appena sbagliano tre partite. Per il resto sul mercato arriveranno un esterno sinistro, un centrale difensivo, forse due, un regista, forse due, due centravanti e vedremo cosa accadrà fra i pali. A Belluno la Dolomiti Bellunesi ha confermato Bonatti in panchina e Giugliarelli in cabina di regia, ha leggermente ridotto il budget, potrebbe far uscire qualche giocatore come Gobetti e Clemenza e cercherà un consolidamento della categoria dopo una salvezza non scontata.

Dulcis in fundo, la Triestina. Miglior scelta di un uomo macchina come Giuseppe D’Aniello non si sarebbe potuta fare, il giusto collante fra una città delusa e una proprietà che vuole rilanciare dopo i disastri di chi l’ha preceduta. Il nuovo ds, salvo sorprese, sarà Claudio Ferrarese, in Margiotta, insieme ad altri, ma in qualità di maggiore finanziatore, fa rinascere l’hockey a Milano. Iscritto ieri alla ICE Hockey League. Questo non si significa un disimpegno in Triestina, ma anzi l’idea è quella aumentare gli investimenti nello sport di vertice italiani riportando subito la Triestina in terza serie con un ottimo budget. Le premesse stavolta sono buone, sbagliare ancora dopo quello che è successo non è un’opzione possibile.

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Venezia, in A per restarci (e con un grande colpo in vista). Padova: salvezza e rilancio, Banzato guarda in alto. Trento, delusione cocente: futuro senza Tabbiani? Vicenza, un altro strappo per una stagione da sogno https://www.trivenetogoal.it/2026/05/05/venezia-in-a-per-restarci-e-con-un-grande-colpo-in-vista-padova-salvezza-e-rilancio-banzato-guarda-in-alto-trento-delusione-cocente-futuro-senza-tabbiani-vicenza-un-altro-strappo-per-una-st/257675/ https://www.trivenetogoal.it/2026/05/05/venezia-in-a-per-restarci-e-con-un-grande-colpo-in-vista-padova-salvezza-e-rilancio-banzato-guarda-in-alto-trento-delusione-cocente-futuro-senza-tabbiani-vicenza-un-altro-strappo-per-una-st/257675/#respond Mon, 04 May 2026 22:19:47 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=257675 Il Venezia festeggia la promozione in Serie A, una promozione in discussione fino all’ultimo per via di una scriteriata gestione dei minuti finali in undici contro dieci a La Spezia. Se non fosse che è arrivato finalmente il risultato tanto sperato, ci sarebbe da arrabbiarsi e non poco per quell’assurdo spezzone che ha rischiato di […]

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Il Venezia festeggia la promozione in Serie A, una promozione in discussione fino all’ultimo per via di una scriteriata gestione dei minuti finali in undici contro dieci a La Spezia. Se non fosse che è arrivato finalmente il risultato tanto sperato, ci sarebbe da arrabbiarsi e non poco per quell’assurdo spezzone che ha rischiato di rovinare tutto. Ma il risultato tanto agognato è arrivato, con pieno merito, dopo una stagione straordinaria. Giovanni Stroppa centra la quinta promozione della sua carriera e si prepara a dare l’assalto alla massima serie. Verrà confermato, anche se entro il 15 giugno può liberarsi per una clausola inserita da contratto, ma il tecnico non ha alcuna intenzione di tentare un’altra avventura da specialista della B. Ritiene di essersi meritato una chance importante in Serie A e perché non finisca come in passato la società ha intenzione di tendergli la mano. L’obiettivo, infatti, è quello di costruire una squadra competitiva, perché stavolta il Venezia è in Serie A per rimanerci. Il direttore sportivo Filippo Antonelli, l’altro demiurgo di una scalata straordinaria, è pronto a metterci anima e corpo per costruire una squadra all’altezza. Cosa importante, stavolta la proprietà sembra proprio che gli metterà a disposizione un budget all’altezza e c’è di più. C’è la volontà di un grande colpo, un big da portare in laguna, un grande nome per la campagna abbonamenti. Insomma, Venezia può sognare, con un nuovo stadio che lentamente (ma non troppo) prende forma, con una squadra che arriva molto più pronta per il salto e con giocatori che sul mercato valgono milioni. Il caso più eclatante è quello di Issa Doumbia: pagato appena un milione, oggi il Venezia per cederlo ne chiede venticinque (!). Magari quella cifra non la prenderà, ma non ci andrà molto distante. Doumbia potenzialmente è un giocatore che può finire in Nazionale nello spazio di due anni, ha tutto, ma proprio tutto, per spiccare il volo. L’altro gioiello è Stankovic e anche qui, se mai si dovesse procedere a una cessione, arriverà un lauto compenso che poi verrà reinvestito. Ma anche il valore di Adorante si è impennato, così come quelli di Busio e Kike Perez, senza parlare di Hainaut. Ora c’è un ultimo tassello che deve andare al proprio posto: il Venezia vuole battere il Palermo al Penzo perché vuole concludere la stagione davanti a tutti. Vedendo quello che ha fatto nel corso del campionato, lo merita pienamente.

Ride Venezia, ma ride anche Padova. La salvezza è arrivata con una giornata da film all’Euganeo contro il Pescara. E’ successo veramente di tutto e, se alla squadra vanno fatti i complimenti per le tre vittorie che significano permanenza in Serie B, chi ha visto le ultime partite non potrà che concordare che gli dei del calcio stavolta hanno deciso in modo chiaro da che parte stare. Fra Empoli, Reggiana e Pescara, tutti gli episodi sono andati a favore, portando in dote nove punti di platino che, sommati ai 34 conquistati da Andreoletti, hanno reso onore alla missione che Roberto Breda ha completato. Non era affatto scontato riuscirci e Breda ha fatto ampiamente il suo dovere. Non aveva e non ha un’opzione di rinnovo in caso di salvezza e probabilmente non sarà lui il prescelto. Fra le opzioni più calde per il futuro della panchina biancoscudata ci sono Ignazio Abate e Guido Pagliuca, anche se su quest’ultimo c’è da verificare che effetto ha lasciato il rifiuto recapitato al momento dell’esonero di Andreoletti. Il resto è un tributo doveroso alla nuova curva, perché se all’Euganeo è cambiata completamente l’atmosfera è grazie alla nuova struttura che il sindaco di Padova  Sergio Giordani e l’assessore allo sport Diego Bonavina sono riusciti a regalare, sia pure in fortissimo ritardo, alla città. Una fetta di salvezza, lo diciamo senza timore di smentita, è stata favorita anche dall’inaugurazione del nuovo settore. E in quel gol di Pastina al 94′ (mentre Insigne dovrà convivere d’ora in avanti con una macchia indelebile della sua carriera per non aver calciato il rigore del possibile 1-0) c’è probabilmente una generazione di tifosi guadagnata, con un’affluenza allo stadio che si annuncia sempre più massiccia. Banzato ha intenzione di costruire una squadra almeno da playoff, in attesa di dare l’assalto alla Serie A quando i tempi saranno maturi e si affiderà ancora una volta al contestatissimo direttore sportivo Massimiliano Mirabelli. Un dirigente divisivo che ha spaccato la piazza e che è inviso a molte persone in città, ma che può portare dalla sua parte i risultati. Prima la promozione in Serie B, poi la salvezza, sia pure in mezzo a diversi errori, ma anche a qualche buona intuizione. Ci sarebbe molto da dire e da discutere se davvero possa contare solo quello nella conferma o meno di un dirigente, ma di fronte a un contratto elevatissimo lasciato in eredità dalla vecchia proprietà, possiamo capire la scelta di Banzato di andare avanti con l’ex Milan. Già c’è sulle spalle il contratto ad Andreoletti e al suo staff che rimarrà a bilancio per i prossimi due anni, aggiungere un altro maxi contratto alle casse del club evidentemente al patron è parso troppo.

Il weekend ha portato una delusione cocente a Trento, con la bruciante eliminazione dei gialloblù per mano della Giana Erminio. Per il terzo anno consecutivo il Trento esce ai playoff al primo turno, evidentemente qualcosa che non funziona e che va rivisto c’è per forza. D’accordo il quinto posto e pochi dubbi su un’ottima regular season, tuttavia il finale lascia un retrogusto amaro su cui sarà il caso di riflettere. Tabbiani ha un contratto in scadenza e, se qualche big busserà davvero alla sua porta, il Trento non si opporrà alla sua partenza, lasciando che il tecnico rincorra giustamente le sue ambizioni. Detto questo, non si può non sottolineare che nelle ultime settimane il Trento è parso boccheggiare, che almeno da tre partite raccoglieva più di quanto meritasse, che con la Giana Erminio ha subito una sconfitta sacrosanta, che non si può non parlare di delusione di fronte a un ko così netto, nella sostanza più che nel punteggio. Dal punto di vista dirigenziale si andrà avanti con Luca Piazzi e Moreno Zocchi, dal punto di vista societario a breve ci saranno nuovi ingressi che permetteranno di ritoccare un po’ verso l’alto il budget stagionale. La base di squadra è buona, qualche giocatore chiederà sicuramente di andarsene dopo una stagione scintillante, altri ne arriveranno. Ma Trento meritava un altro finale, su questo pochi dubbi.

Il Cittadella ha strappato il pass per il secondo turno dei playoff con le unghie e con i denti, ma di certo non mi ha fatto una grande impressione. Ancora una volta ha mostrato tutti i limiti già evidenziati nel corso della stagione, è partito a razzo e aveva la partita in mano, ma si è seduto troppo presto, convinto di averla spuntata. L’Arzignano esce di scena a testa altissima, dopo aver fallito per tre volte nel finale (incredibile la chance buttata da Minesso) il gol del clamoroso 3-2. Che, viste la tenacia, la rimonta e la qualità del gioco offerto, probabilmente i giallocelesti avrebbero meritato. Il Cittadella avanza e mercoledì affronterà il Lumezzane in un’altra partita alla portata, ma onestamente non sono molto ottimista sui granata per questa appendice stagionale. Mancano troppe cose, almeno per quanto visto sinora, per poter immaginare un rush finale da urlo. Se è vero che nel calcio tutto può accadere, non ci sono grandi segnali che inducano alla fiducia, soprattutto quando ci sarà da affrontare squadre più attrezzate e più forti del pur lodevole Arzignano.

Il Vicenza ha bastonato l’Arezzo, regalando un’altra gioia ai propri tifosi. Potrebbe vincere la Supercoppa, in attesa dell’ultima uscita stagionale col Benevento e un altro trofeo non dispiacerebbe affatto a una piazza che ha fame di vittorie e di lasciarsi alle spalle quattro anni  bui. Ci sono giocatori, come Armand Rada, che hanno capito perfettamente l’occasione che viene offerta in questo finale di stagione. Dopo aver giocato poco nel corso della regular season, l’allenatore ha concesso adesso spazio e io un giocatore come Rada me lo terrei eccome nella batteria di centrocampisti in Serie B. Ha qualità per giocare da regista e pure da mezzala, ha i mezzi per salire di categoria e l’unico vero freno al suo decollo è rappresentato dai frequenti infortuni, che ne disturbano l’ascesa. Guardando in prospettiva futura, l’attacco è il reparto che cambierà di più. David Stückler si allontana molto dalla conferma, perché la Cremonese in B punterebbe su di lui, mentre il ds Giorgio Zamuner sta cominciando a imbastire le prime bozze di trattative. Anche il Vicenza, come il Padova, avrà un budget adeguato alla categoria, sia pure non faraonico e questo lascia ben sperare per un campionato di livello.

Nel frattempo il Verona ha giocato un brutto scherzo alla Juventus, andando a togliere due punti molto pesanti alla Vecchia Signora in chiave Champions League. L’1-1 dello Stadium, con il terzo gol in trasferta segnato da Kieron Bowie, è un segnale di grande correttezza da parte della squadra in una stagione balorda. Per quanto riguarda il futuro, è probabile che Sean Sogliano dica sì al prolungamento di contratto, ma da quello che ci risulta il ds è tutt’altro che convinto della scelta. In realtà spera in una chiamata da una piazza di A, dove andrebbe di corsa, pur essendo legato a Verona. L’anno prossimo non sarà semplice, perché i soldi del paracadute sono già stati usati per pagare gli stipendi, il budget sarà condizionato dalla vendita di almeno due o tre gioielli di famiglia e Presidio Investors non sembra aver intenzione di fare quello che il suo nome suggerirebbe, ossia investire. L’Udinese ha giocato un’altra grande partita col Torino, dimostrando anche nel suo caso di onorare il campionato. Difficile aspettarsi qualcosa di diverso il prossimo anno, ma anche qui il futuro di Runjaic è in bilico perché cantano diverse sirene, non solo in Italia per il tecnico che ha dimostrato qualità e carisma non indifferenti. A Trieste il primo tassello è Giuseppe D’Aniello nel ruolo di dg, ma gli accordi verbali vanno sottoscritti e messi nero su bianco, altrimenti rimangono chiacchiere, anche perché il diretto interessato deve pure rescindere il contratto con la Ternana. Per il direttore sportivo sembra che si possa andare verso una soluzione interna, da capire però con chi, per il budget, il canone del Rocco, il centro sportivo e i programmi ancora non c’è sufficiente chiarezza. A Treviso il budget per la C sarà di circa 2,5 milioni, si aspetta di capire cosa farà Gorini e poi si deciderà sull’eventuale sostituto (i nomi sono sempre quelli di Tesser e Buscè). Il Pordenone si gioca la promozione in D al Bottecchia in un’ultima partita da brividi, il Südtirol si è messo nei guai con le sue mani e adesso dovrà evitare una catastrofe prendendo almeno un punto con la Juve Stabia, che potrebbe bastare per evitare i playout. Impensabile, fino a qualche settimana fa, immaginare un tracollo del genere. Se davvero si andasse ai playout, i biancorossi, per motivi psicologici, rischierebbero grosso, anche se a nostro avviso la salvezza arriverà, perché di fronte ci sarà una squadra che non ha obiettivi percorribili, nel bene e nel male. E questo conterà sicuramente, nell’ultimo atto della stagione regolare.

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Arbitri: 1 maggio 2024. Venezia, a tre punti dal traguardo: ecco come. Padova e Südtirol, a 40 non si sta poi così male. Trento, i rimpianti ci sono (ed è giusto che ci siano). Vicenza, un budget per non soffrire. Triestina, forse doveva andare così https://www.trivenetogoal.it/2026/04/29/arbitri-1-maggio-2024-venezia-a-tre-punti-dal-traguardo-ecco-come-padova-e-sudtirol-a-40-non-si-sta-poi-cosi-male-trento-i-rimpianti-ci-sono-ed-e-giusto-che-ci-siano-vicenza-un-budget-per/257391/ https://www.trivenetogoal.it/2026/04/29/arbitri-1-maggio-2024-venezia-a-tre-punti-dal-traguardo-ecco-come-padova-e-sudtirol-a-40-non-si-sta-poi-cosi-male-trento-i-rimpianti-ci-sono-ed-e-giusto-che-ci-siano-vicenza-un-budget-per/257391/#respond Wed, 29 Apr 2026 05:54:13 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=257391 Il Vicenza. Il Treviso. Manca solo il Venezia per completare il capolavoro del calcio veneto in un’annata da ricordare. E’ incredibile, a ben guardare, che con 78 punti Giovanni Stroppa non possa ancora alzare le braccia al cielo. Ma nemmeno dodici mesi dopo il trionfo alla guida con la Cremonese quando nessuno se lo aspettava […]

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Il Vicenza. Il Treviso. Manca solo il Venezia per completare il capolavoro del calcio veneto in un’annata da ricordare. E’ incredibile, a ben guardare, che con 78 punti Giovanni Stroppa non possa ancora alzare le braccia al cielo. Ma nemmeno dodici mesi dopo il trionfo alla guida con la Cremonese quando nessuno se lo aspettava più, il tecnico lodigiano venerdì potrebbe festeggiare al Picco la seconda promozione consecutiva di una carriera sfavillante. Prima Foggia, poi Crotone, poi Monza, poi Cremona, adesso Venezia. Non è ancora fatto, ma all’appello mancano appena tre punti, indipendentemente dai risultati di Monza e Frosinone. Contro quello Spezia che Stroppa condannò un anno fa, la storia può ripetersi. E vien da chiedersi quanto crudele possa essere, a volte, il calcio. Luca D’Angelo era a un passo dal portare la squadra in Serie A, si è visto sfilare dalle mani il boccone da sotto il naso. E un anno dopo si ritrova a un passo dalla C e ben difficilmente potrà evitare il baratro. Stroppa era stato esonerato a Cremona e poi richiamato, ma nessuno sembrava crederci poi troppo, a quella promozione. Fu lui a trascinare tutto l’ambiente fino alla fine e, se il Venezia taglierà il traguardo il primo maggio, lo dovrà soprattutto al suo allenatore che sta per compiere un autentico. Era partito a rilento, come da tradizione delle sue squadre, stava scivolando addirittura fuori dai playoff, ma la società, anziché cadere nella solita trappola di scaricare sull’allenatore tutto quello che non va, gli ha dato forza e lo ha aiutato. E quando semini bene, il raccolto è sempre copioso. Del Venezia tatticamente oggi non si scopre nulla: 3-5-2 d’attacco, quanto di più lontano dai moduli difensivi interpretati da alcuni allenatori nostrani, una sorta di evoluzione ibrida del 4-3-3 d’ispirazione zemaniana. Due moduli distanti anni luce nelle movenze e nello sviluppo del gioco, eppure simili per interpretazione nei concetti di calcio di Stroppa che sta mostrando a tratti qualcosa di sublime. Una squadra fisica soprattutto dietro, con tre energumeni come Schingtienne, Svoboda e Sverko, un portiere saracinesca (Stankovic), un esterno intoccabile (Hainaut, forse il migliore in assoluto), un altro che quando vuole sa essere spumeggiante e concreto allo stesso tempo (Haps), una mente pensante che da regista ha regalato meraviglie (Busio), una mezzala estrosa e geniale (Kike Perez), l’astro nascente Doumbia pronto a spiccare il volo. Davanti una punta che si è confermato (Adorante), una seconda punta unica come caratteristica in rosa (Yeboah). Tutto funziona a meraviglia e adesso manca solo l’ultimo passaggio. Visto che Frosinone e Monza sono sempre lì col fiato sul collo a soffiare dietro le spalle, giusto usare tutta la prudenza del mondo, perché il traguardo è tale solo quando viene tagliato, più che mai in una stagione dove le prime quattro della classe hanno scavato un solco profondo su tutte le altre. 

Trentotto punti più in basso, alla stessa quota 40, navigano Padova e Südtirol, che vivono momenti opposti. Entrambe hanno perso male l’ultima partita. Il Padova a Chiavari, con una produzione offensiva ridotta come spesso accade ai minimi termini, XG a quote bassissime, errori tecnici preoccupanti, il  Südtirol col Mantova, subendo nove gol in due partite e rischiando di buttare via una stagione in cui la salvezza sembrava quasi una formalità ed è tornata in discussione, almeno virtualmente. Cos’è successo al Padova con l’Entella? Che sul sintetico le avversarie della Virtus faticano tutte, che Breda aveva annunciato di non aver preparato la partita per il pareggio ma nei fatti la squadra ha dimostrato esattamente l’opposto. Baricentro basso, timidezza nella proposta di gioco, poca cattiveria nei duelli. Chiappella ha meritato di vincere e il risultato non fa una grinza. Anche Castori ha di che preoccuparsi. Se la squadra fosse quella vista nelle ultime due partite la salvezza rimarrebbe una chimera. Ma siccome il calendario offre una trasferta a Genova con una Sampdoria già salva, ecco che a entrambe potrebbe bastare un punto per salvare la categoria. Missione più che possibile, ma il Padova se la vedrà col Pescara che giocherà il tutto per tutto sapendo di poter solo vincere, appoggiandosi tutto sulle larghe spalle di Lorenzo Insigne e il Südtirol dovrà affrontare la trasferta di Marassi con tutto un altro atteggiamento rispetto a La Spezia e alla partita col Mantova. A 43 si è matematicamente salvi, a 42 ci si salva sicuramente, a 41 si ha ottime chance di salvare la pelle, a 40 c’è la possibilità di fare i playout. Questo dice oggi la classifica, questo raccontano le infinite combinazioni possibili in una lotta che vede Padova e Südtirol vicine al traguardo, ma non ancora in salvo.

E’ finita la regular season della Serie C e sono arrivati i verdetti tanto attesi. Il Vicenza ha vinto il campionato con 89 punti e 20 di vantaggio sul Brescia, quasi un desiderio esaudito dalla lampada di Aladino a distanza di anni da quando Renzo Rosso fece quella battuta che gli cosò mesi e mesi di veleni. Di questa promozione abbiamo già detto tutto e adesso che arriverà la Supercoppa calerà il sipario su quello che è stato un anno forse irripetibile. In settimana la società ha incontrato Fabio Gallo e c’è l’indicazione chiara che si proseguirà insieme. Il budget, che ancora non è stato deciso al centesimo, potrebbe superare i 9 milioni di euro, sicuramente ben al di sopra di quello dei club più parsimoniosi. Non aspettavi conferme o smentite, perché in 30 anni di professione non ho mai sentito una società dire quanto spendeva nel dettaglio. In ogni caso l’indicazione è quella di non soffrire le pene dell’inferno e di dare i mezzi a Giorgio Zamuner per costruire una squadra che ambisca prima di tutto a conservare la categoria e poi, magari a qualcosa di più. Questo nelle intenzioni attuali. Presto si parlerà e di arrivi e spunteranno i primi nomi, non subito perché siamo ancora a fine aprile e parlare di mercato in entrata è decisamente prematuro. Ma l’anomalia è tutta in quelle sei giornate di anticipo con cui si è festeggiata la promozione, davvero qualcosa di anomalo, a qualsiasi latitudine lo si voglia vedere. Verdetti, si diceva. Trento quinto, non terzo e non quarto, un peccato davvero perché vincere a Feltre si poteva. La stizza di Tabbiani in conferenza “Datevi tutti una calmata”, in realtà, era uno sfogo a caldo in cui anche il tecnico doveva metabolizzare la delusione, perché il Lecco era davvero scivolato  e vincendo il Trento sarebbe arrivato terzo, un risultato straordinario. Fermo restando che la stagione gialloblù per ora è assolutamente positiva, così come lo è la quinta piazza, la vita e la professione sono fatte di momenti. Il Trento aveva un traguardo storico alla portata, che gli avrebbe permesso addirittura di saltare due turni playoff. Il tempo dirà se non averlo fatto sarà un bene o un male, perché trovare continuità e non fermarsi a volte può essere un vantaggio e non uno svantaggio. Bruno Tedino, un ex che ne ha viste tante, ha definito il Trento la mina vagante dei playoff. Una volta tanto crediamo che quella che a volte può essere una fastidiosa frase fatta, contenga un buon fondo di verità. Per com’è stata strutturata la stagione regolare, il Trento ha perso appena sette volte, con la Giana Erminio avrà due risultati su tre e ha tutte le caratteristiche di squadra per fare bella figura. L’eliminazione con l’Atalanta dello scorso anno è un monito, alla squadra il compito di scrivere un’altra storia. E, a proposito di Dolomiti Bellunesi, se Bonatti dovesse andarsene, un’opzione porterebbe a Vinicio Espinal, un tecnico particolarmente apprezzato per quanto fatto vedere proprio alla Giana. Verdetti, si diceva: Arzignano ai playoff, con una bella progressione e altrettanti applausi per Di Donato, che ha saputo ribaltare una stagione quando si pensava che l’Arzignano potesse essere una delle retrocesse e invece oggi si trova a contendere la qualificazione al Cittadella. I granata arrivano al primo turno degli spareggi promozione nel peggiore dei modi. Hanno perso al Tombolato l’ultima partita e di segnali che possano far pensare a una cavalcata da oggi a giugno non ce ne sono poi tanti. Al punto che i toni cupi di Stefano Marchetti confermano che non tutto funziona a meraviglia nella squadra di Manuel Iori. Verdetti, sempre. Triestina e Virtus Verona retrocesse. Al di là della penalizzazione, l’Alabarda sarebbe finita comunque ai playout e sarebbe stata la terza volta negli ultimi anni. Evidentemente la D doveva per forza di cose arrivare. Ognuno, poi, cerca di salvare se stesso e di nobilitare il suo lavoro, ma non mi pare che ci possano essere troppi elementi per salvare anche la componente tecnica. I risultati, in un contesto particolarmente complesso, sono stati comunque modesti. Si è salvato l’onore, quantomeno evitando di deragliare, ma poco altro di più. La Virtus Verona finisce dritta in Serie D, con una retrocessione strameritata. Tanti, troppi gli errori in fase di costruzione della squadra e anche la gestione ha lasciato molto a desiderare. Riammissione? La scorciatoia esiste, vedremo cosa accadrà.

Chiusura di sipario con la Serie A. Difficile dire qualcosa sull’Udinese, che da settimane gioca senza obiettivi. La trasferta all’Olimpico con la Lazio è stata la classica partita di fine stagione. Sei gol, difese allegre, errori, cancellazioni, qualche lampo di classe. Atta è un vero crac e secondo noi il prossimo anno esploderà definitivamente, uno Zaniolo così sembra restituire il tempo perduto a un talento che ne ha buttato sin troppo lungo il percorso. Per il Verona discorso analogo. Col Lecce una partita di rara bruttezza, uno spot di quello che è oggi la Serie A, dove 20 squadre non hanno senso e bisognerebbe ridurre il numero delle contendenti ma non lo si fa perché ci sono troppi interessi in ballo. A breve arriverà la scelta di Sogliano, che potrebbe restare, ma c’è anche il nome del sostituto, se dovesse essere addio. Infine gli arbitri. Tenuti per ultimi, volutamente. Rispondo e commento solo con un link: 1 maggio 2024, date un’occhiata qui: forse qualcosa avevamo capito…

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Verona, Vicenza, Treviso e Triestina: i piani per il futuro. Venezia, c’è ancora da soffrire (ma con un vantaggio). Padova, sei spallate per salvarsi. Trento, sei la vera mina vagante dei playoff https://www.trivenetogoal.it/2026/04/22/verona-vicenza-treviso-e-triestina-i-piani-per-il-futuro-venezia-ce-ancora-da-soffrire-ma-con-un-vantaggio-padova-sei-spallate-per-salvarsi-trento-sei-la-vera-mina-vagante-dei-play/257025/ Wed, 22 Apr 2026 19:44:07 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=257025 L’anomalia di una stagione la vedi attraverso quello che succede in quattro categorie diverse. Dove ci sono squadre che con largo anticipo (forse sin troppo) hanno già deciso il proprio futuro: sono settimane che il Verona sa che retrocederà in Serie B anche se manca ancora la matematica, così come sono settimane che il Vicenza […]

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L’anomalia di una stagione la vedi attraverso quello che succede in quattro categorie diverse. Dove ci sono squadre che con largo anticipo (forse sin troppo) hanno già deciso il proprio futuro: sono settimane che il Verona sa che retrocederà in Serie B anche se manca ancora la matematica, così come sono settimane che il Vicenza ha festeggiato la promozione, al pari della certezza della Triestina di dover ripartire dalla D, senza dimenticare il Treviso già certo della Serie C o l’Udinese che viaggia a fari spenti senza obiettivi ormai da due mesi abbondanti. Anomalie vere quando devi costruire un futuro ma nel frattempo devi chiudere la stagione cercando di tenere la barra dritta senza deragliare. A Verona, dove tocca ad assistere a spettacoli deprimenti come quello di Orban che si scaglia contro un tifoso, si deciderà entro fine mese il futuro di Sean Sogliano, che sta riflettendo su cosa fare. Oggi il suo nome è stato accostato a Roma, Lazio e Napoli ma da nessuno di questi tre club è arrivata una vera e propria offerta. Il problema è quali stimoli possa avere il dirigente piemontese a rimanere in Serie B in quello che non è certo il suo habitat ottimale. Presidio ha già individuato la prima scelta in una rosa di tre nomi e, in caso di addio, non si farà trovare impreparata. A Vicenza Gallo e la società discutono di programmi: il vero nodo è quello, non è certo economico, perché il tecnico vorrebbe un progetto ambizioso e non tirare a campare sopravvalutando la pur buona squadra che ha appena vinto il campionato. La partita si gioca su budget e linee guida per il futuro e presto si saprà se le parti proseguiranno assieme oppure se salterà il banco. A Treviso Alessandro Botter deve decidere cosa fare nella prossima stagione. Il budget, certo, ma non solo. Se l’obiettivo può essere quello di rilanciare in modo pesante, allora hanno un senso le voci che danno la Triestina interessata a Edoardo Gorini e Attilio Tesser papabile per un’eventuale successione nella Marca. Se l’obiettivo è quello di consolidare la categoria, ecco che Gorini, che ha un altro anno di contratto, potrebbe decidere di declinare le lusinghe triestine. Perché bisogna capire innanzitutto se i programmi della proprietà alabardata saranno quelli ventilati, ossia risalire subito con budget importante dopo aver risanato. Giuseppe D’Aniello non ha ancora firmato, ma sembra l’uomo scelto come dg e come collante fra città e club. Poi ci sono le trattative sul Rocco, ma bisognerebbe prima capire chi è il Mister X scelto per ricoprire il ruolo di direttore sportivo della ripartenza. Insomma, tanti pezzi di un puzzle complesso devono ancora andare al proprio posto. La notizia della settimana è che la Virtus Verona saluta la Serie C. Difficile negare che Gigi Fresco negli ultimi anni abbia compiuto un vero capolavoro a portare i rossoblù fra le prime posizioni del girone A, ma evidentemente anche le storie belle, prima o dopo, finiscono. Giusto pochi minuti dopo il verdetto della matematica retrocessione, Fresco ha già parlato di riammissione, evidentemente sapendo di avere possibilità concrete di ottenerla. Staremo a vedere.

Ma ci sono ancora tanti verdetti da scrivere. Il primo è quello della volata per la A. A Venezia un altro passo è stato compiuto. Perché vincere a Bari non era affatto scontato, così come non sarà scontato battere l’Empoli. Stroppa ruggisce, la concorrenza non molla nonostante un Haps versione locomotiva sulla fascia sinistra e una squadra che gioca a memoria. Vincono tutte, nessuno molla di un un centimetro e tocca a stringere i denti e sbagliando praticamente nulla. Incredibile che con 75 punti all’attivo e un campionato possibile sopra gli 80 per la promozione si debba ancora sudare fino alla fine. Anche nel prossimo turno non sarebbe sorprendente vedere Frosinone e Monza ancora vincitrici, ragion per cui il Venezia deve vincere ancora per mettersi al riparo da sorprese. Può steccare una volta perché ha tre preziosissimi punti di vantaggio e lo scontro diretto a favore con le due rivali, ma è meglio non scherzare con il fuoco perché la promozione si gioca sul filo e Stroppa lo sa benissimo: e sa come si fa. Il tecnico ha saputo gestire situazioni difficilissime in passato, dove una promozione si è giocata in una manciata di minuti con una pressione sulle spalle enorme. Anche stavolta la nave può arrivare in porto, ma c’è ancora da soffrire.

Altri verdetti in zona salvezza. Il Padova ha messo altri tre punti in cassaforte battendo anche la Reggiana. Ha giocato peggio che con l’Empoli, ma ancora una volta ha segnato nei minuti finali, ancora una volta sotto la Curva Sud. Ha saputo difendersi, è stato assistito da un pizzico di buona sorte, ma oggi è davvero a un passo dalla salvezza. Per la seconda settimana consecutiva 7/11 della rosa dello scorso campionato hanno iniziato la partita. I cambi di Breda sotto stati indovinati, ma piano col trasformare Di Maggio, Caprari e Seghetti in acquisti indovinati. Tutti e tre hanno inciso domenica scorsa, innegabile che sia così, ma c’è tutto il pregresso che va messo nel calderone dei giudizi di fine anno. Nel frattempo dei spallate alla zona calda in sette giorni dovrebbero essere un’ottima base per evitare cataclismi. Dovesse pareggiare sabato a Chiavari il Padovasarebbe quasi in porto, una vittoria chiuderebbe tutti i giochi, mentre una sconfitta rimetterebbe tutto in gioco. Per salvarsi potrebbero bastare 42 punti, forse 41 se dietro correranno meno, staremo a vedere. S’è messo nei guai pure il Südtirol, perdendo addirittura 6-1 a La Spezia e facendo infuriare il suo direttore sportivo Paolo Bravo, che bene ha fatto a cancellare il giorno di riposo strigliando la squadra: “Se giochiamo così punti non ne facciamo più e non ci salviamo”. Parole forti, ma più che giustificate per evitare pericolosi tracolli proprio a un passo dal traguardo.

Cosa resta? Il Trento che guerreggia pareggiando 3-3 col Renate in una delle partite più belle dell’anno. Probabilmente meritava di perdere, ma è rimasto aggrappato alla partita pur essendo andato sotto due volte. Le note liete sono tante: Chinetti è uno degli astri nascenti della categoria, Rigione sta arrivando e oggi rappresenta una certezza in più, Sangalli doveva andarsene l’estate scorsa ma è diventato quasi un punto fermo, Capone sta vivendo forse la sua stagione migliore da professionista. Ai playoff il Trento, già certo del quinto posto, può essere una mina vagante e non è la solita frase fatta ma una vera e propria realtà con cui fare i conti. Il Cittadella viaggia sull’altalena ma ad oggi non ha dato alcuna garanzia in chiave playoff ed è difficile essere ottimisti sulle chance dei granata per quell’unico posto fra le elette. L’Arzignano può agguantare i playoff all’ultimo tuffo, là Dolomiti Bellunesi dopo la salvezza matematica ha mollato la presa e non sta chiudendo la stagione bene. Nonostante il traguardo raggiunto, tre sconfitte consecutive lascerebbero l’amaro in bocca e sporcherebbero un po’ una salvezza che tutto era fuorché scontata.

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Padova, una curva per salvarsi e sognare. Venezia e l’ultimo rettilineo. Trento epico, Cittadella giù. Dolomiti salva (e Giugliarelli a Reggio?), una big su Runjaic. Verona, per Sogliano tempo di scelte. Vicenza, ecco il budget. Triestina, c’è il progetto per risalire https://www.trivenetogoal.it/2026/04/14/padova-una-curva-per-salvarsi-e-sognare-venezia-e-lultimo-rettilineo-trento-epico-cittadella-giu-dolomiti-salva-e-giugliarelli-a-reggio-una-big-su-runjaic-verona-per-sogliano-tempo/256635/ Tue, 14 Apr 2026 21:01:19 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=256635 La notizia della settimana alle nostre latitudini è stata senza dubbio l’apertura della nuova Curva Sud allo stadio Euganeo di Padova. Una svolta storica per una tifoseria che per 30 anni non ha avuto un settore dedicato degno di tal nome e che ha scoperto in 90 minuti davvero emozionanti come possa cambiare la percezione […]

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La notizia della settimana alle nostre latitudini è stata senza dubbio l’apertura della nuova Curva Sud allo stadio Euganeo di Padova. Una svolta storica per una tifoseria che per 30 anni non ha avuto un settore dedicato degno di tal nome e che ha scoperto in 90 minuti davvero emozionanti come possa cambiare la percezione di uno stadio con una semplice modifica della prospettiva. Quel muro di 3mila persone dietro la porta offre una prospettiva completamente diversa ed è sembrato quasi un incastro del destino che Bortolussi abbia firmato il suo decimo gol stagionale, quello più pesante, proprio sotto la Sud in festa. In un calcio che ha bisogno di romanticismo e di messaggi belli, quello che arriva da Padova è sicuramente potente. C’è chi ha pianto di gioia dopo anni trascorsi senza una vera casa, in un settore “ibrido”, mai davvero sentito come tale. E la squadra si è disincagliata da una serie lunga cinque sconfitte anche grazie alla spinta del suo pubblico. Ad ennesima dimostrazione che Padova, se adeguatamente stimolata, risponde eccome. A quota 37 il Padova non è ancora salvo, ma ha compiuto un balzo importantissimo, avvicinandosi sensibilmente all’obiettivo. Dovesse battere anche la Reggiana domenica prossima, avrebbe un piede e mezzo nella prossima Serie B. Sul campo si è dimostrata ancora una volta l’importanza di Crisetig e non per caso l’ultima volta che il Padova aveva vinto a Modena, a calcare l’erba del Braglia dirigendo il traffico c’era sempre lui, Lorenzo Crisetig. Troppo spesso bistrattato “perché va lento” eppure unico come capacità di dare geometrie e respiro alla squadra. Breda ha puntato sul gruppo storico per 7/11 nella formazione iniziale, indovinando anche i cambi e ricevendo in cambio finalmente qualcosa anche da Caprari e Di Maggio, che sinora avevano lasciato ben poche tracce di sé. Il resto è un futuro tutto da scrivere, a cominciare da quella sfida amarcord contro l’ex Bisoli che rappresenta un ostacolo durissimo da superare. Se davvero sarà salvezza, Banzato potrà scatenarsi. Ha in mente un  progetto per rifare l’Euganeo, ha in mente un nuovo centro sportivo, vuole provare a programmare la Serie A. Insomma, si pensa in grande, ma prima c’è da portare la nave in porto. E se Padova oggi ha una curva vera, sia pure in clamoroso ritardo e in mezzo a tanti errori, comunicativi e non, deve ringraziare il sindaco Sergio Giordani e la sua amministrazione, tanto vituperata, ma l’unica che in 30 anni ha fatto qualcosa di tangibile a livello strutturale per la tifoseria.

Se il Padova riuscirà a salvarsi, nella Serie B del prossimo anno ci sarà da divertirsi, con Verona e Vicenza già certe (o quasi per quanto riguarda i gialloblu) di esserci e col Venezia che sta facendo di tutto per evitare di essere la quarta sorella. Il pareggio di Chiavari con la Virtus Entella non sorprende più di tanto, visto che nessuna delle prime quattro della classifica di B è riuscita ad espugnare il Comunale. È un Venezia sempre sul pezzo, ma che da qualche settimana a questa parte non sembra più particolarmente brillante. Ci sono due letture possibili: o la squadra ha perso effettivamente un po’ brillantezza, oppure è una questione mentale, per chi è arrivato a un passo dal traguardo ma non lo ha ancora tagliato. Sabato a Chiavari ci sarebbe molto da dire sull’arbitraggio: passi dal fuorigioco per un’unghia di Adorante, ma lungo il percorso manca un rigore che sembra solare e c’è pure l’assurda espulsione di Schingtienne a far arrabbiare un po’ tutti. Un premio ai simulatori, quel richiamo del Var che punisce un ridicolo buffetto premiando Marconi che si rotola a terra quasi fosse stato investito da un gancio di Mike Tyson. Uno spettacolo indecoroso che getta ancora una volta pesanti ombre sulla classe arbitrale. Quest’anno troppe cose non sono funzionate e sono davvero tanti gli episodi dubbi che sollevano grandi perplessità.

C’è anche un’altra grande notizia dal fine settimana. Riguarda il Trento, un Trento eroico che espugna Cittadella giocando in 10 contro 11 per quasi novanta minuti dopo l’espulsione di Miranda. Un Trento che infligge una severa lezione di calcio a Manuel Iori, un Trento che dimostra come il gruppo, il sacrificio e l’organizzazione valgano più dei singoli. Il Cittadella oggi spende il doppio del Trento come monte ingaggi eppure i gialloblù sono meglio allenati e hanno costruito qualcosa che sembra poter durare. La stanchezza di Stefano Marchetti dietro le quinte, a tratti, sembra trasportata sul campo e i granata non hanno mai dato veramente l’impressione di essersi lasciati alle spalle la retrocessione della scorsa estate. Quando sembrava lo avessero fatto, sono sempre caduti. Poi si sono rialzati e poi sono ricaduti. Non certo un bel segnale per i playoff. Dove può arrivare il Trento? Il calendario dice Renate in casa e Dolomiti Bellunesi fuori. Il terzo posto è difficile, ma non è impossibile e arrivare quarti sembra un obiettivo alla portata. Note di merito in ordine sparso: Pellegrini ha fatto un girone di ritorno esaltante dopo un girone d’andata a dir poco deficitario sotto il profilo realizzativo, Dalmonte quando è in forma in questa categoria fa la differenza, Capone è una certezza, Aucelli è un primattore, Corradi un’altra certezza.

A Vicenza tutto ruota al budget che Rosso metterà nella prossima stagione per la B. Come ho già avuto modo di scrivere, non bisogna ripetere gli errori dell’ultimo campionato cadetto disputato. Quando il budget era basso e gli ultimi rumors lasciano diversi dubbi: fanno propendere a un Rosso che metta circa 8 milioni per fare la squadra della prossima stagione. A scanso di equivoci, ce ne vorrebbero almeno 10, per poter programmare un campionato senza troppi rischi e c’è da augurarsi per i tifosi del Vicenza che il patron lo capisca e non si faccia abbagliare dalla vittoria del campionato di C e da chi sostiene che ci si può salvare tranquillamente già con la squadra attuale o comunque buona parte di essa. Se la base (Gagno, Sandon, Leverbe, Cuomo, Caferri, Pellizzari, Zonta, Costa e Carraro, Stückler se mai dovesse restare) può essere relativamente buona, a mio parere va rifatto quasi completamene l’attacco, servono due esterni, un regista e una mezzala, e almeno due difensori. Questo per avere le spalle larghe e per non essere costretti a soffrire le pene dell’inferno per blindare la categoria. Spendere un po’ di più oggi significa evitarsi un bagno di sangue in caso di retrocessione che sarebbe ben peggiore dei soldi risparmiati. Rosso pensi a tutta la fatica che ha fatto per conquistare la B, guardi a quei 30mila che hanno festeggiato la promozione e cerchi di conservarla il meglio possibile.

Qualche rumors di mercato: complimenti sinceri ad Andrea Bonatti e a Jacopo Giugliarelli per aver salvato la Dolomiti Bellunesi, un obiettivo tutt’altro che scontato. Proprio Giugliarelli è finito nel mirino della Reggiana sia in caso di B che in caso di C. E, se dovesse trasferirsi in Emilia, l’attuale ds rosanero potrebbe anche pensare di portarsi dietro Bonatti. Lo stesso Bonatti è un candidato all’Inter Under 23 se Vecchi decidesse di lasciare. A Verona, dove si aspetta soltanto la matematica per sancire la retrocessione in B, Presidio Investors ha dato tempo fino a fine aprile a Sogliano per far sapere le sue intenzioni. Oggi Sogliano non ha una squadra pronta in A per lui: c’è stato qualche sondaggio di Napoli, Lazio e Roma, ma non c’è stato alcuno sviluppo concreto. Il dirigente piemontese sembra alla fine della sua esperienza all’Hellas, a meno che non riesca a trovare gli stimoli per riportare la squadra in Serie A subito. Ci sarebbe una big di A sulle tracce di Kosta Runjaic, che sabato a San Siro ha sverniciato il Milan con una prestazione strepitosa. Il tecnico merita una grande chance e spero proprio che ce l’abbia perché ha dimostrato di avere idee, di sapere gestire il gruppo, di saper leggere le partite. A Trieste si deve attendere ancora un po’ per capire se dietro l’angolo c’è davvero il rilancio. Tutti i pezzi del mosaico stanno andando al proprio posto, la nuova proprietà sta pagando una miriade di debitucci che tutti insieme fanno un debitone e ha già messo sul piatto 2,5 milioni per provare a risalire immediatamente il prossimo anno dalla D. Insomma, dovessimo scommettere sul rilancio, lo faremmo senza troppe esitazioni. Edoardo Gorini è qualcosa più di un’idea, ma prima c’è da sistemare l’organigramma societario, a cominciare da quel Giuseppe D’Aniello in cabina di regia che sembrerebbe essere l’uomo giusto nel posto giusto, per conoscenza della città e dell’ambiente, oltre che per esperienza maturata. Treviso, di conseguenza, aspetta, dopo aver vinto il campionato ed essere tornata fra i professionisti e per costruire la C prima deve definire la questione allenatore. 

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Che bella notizia: il Treviso è tornato! E ora tocca al Venezia… Marchetti, segnali di stanchezza a Cittadella. Padova, c’è la nuova curva ma la tensione è altissima, Trento: occasione sprecata. Vicenza e Triestina, gli errori da non ripetere. Südtirol-Red Bull: perché sì e perché no https://www.trivenetogoal.it/2026/04/08/che-bella-notizia-il-treviso-e-tornato-e-ora-tocca-al-venezia-marchetti-segnali-di-stanchezza-a-cittadella-padova-ce-la-nuova-curva-ma-la-tensione-e-altissima-trento-occasione-sprecata-vi/256299/ https://www.trivenetogoal.it/2026/04/08/che-bella-notizia-il-treviso-e-tornato-e-ora-tocca-al-venezia-marchetti-segnali-di-stanchezza-a-cittadella-padova-ce-la-nuova-curva-ma-la-tensione-e-altissima-trento-occasione-sprecata-vi/256299/#respond Wed, 08 Apr 2026 21:26:53 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=256299 Sono passati alcuni giorni, ma adesso che è arrivata anche la matematica a sancire il trionfo, a Treviso si può finalmente festeggiare. Il calcio triveneto e anche quello italiano accolgono con grande piacere il ritorno di una piazza che vent’anni fa faceva la Serie A e che poi si è persa nei meandri dei bassifondi […]

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Sono passati alcuni giorni, ma adesso che è arrivata anche la matematica a sancire il trionfo, a Treviso si può finalmente festeggiare. Il calcio triveneto e anche quello italiano accolgono con grande piacere il ritorno di una piazza che vent’anni fa faceva la Serie A e che poi si è persa nei meandri dei bassifondi che più bassi non si può prima di risorgere. Ci ha messo 13 anni, Treviso, a tornare fra i professionisti ed è stato necessario un presidente ambizioso e un po’ sfrontato come Alessandro Botter per restituire alla Marca quel sorriso che mancava da tanto, troppo tempo. Nel frattempo si sono perse due generazioni di tifosi e ci vorrà tempo per tornare a riempire il Tenni come ai bei tempi, in una terra dove rugby, basket e volley sono concorrenti a dir poco temibili. C’è una fetta di merito in ognuno dei protagonisti, in questo bel traguardo raggiunto. Oltre a Botter, merito a un dirigente giovane ma molto capace come Pierfrancesco Strano, che il prossimo anno sarà ancora al suo posto dopo il rinnovo automatico scattato in seguito alla promozione. Diverso il discorso per Edoardo Gorini, un altro protagonista assoluto. Vincere non è facile in nessuna categoria, neppure con un budget importante e per informazioni si può rivolgersi a Carlino, dove Vincenzo Zanutta continua a investire vagonate di soldi senza avere il benché minimo ritorno in termini di risultati. O a San Martino di Lupari, dove Stefano Zarattini nel calcio a cinque ha vinto tutto e nel calcio ancora non ci è riuscito nonostante le risorse impegnate. Ora si è affidato ad Attilio Gementi e a Nicola Zanini e la strada sembra quella giusta per dimenticare anni difficili. Dicevamo di Gorini. L’estate scorsa firmò un contratto biennale, dopo aver accettato di scendere di due categorie. A Gorini pensa da qualche settimana la Triestina, che deve ancora scegliere il nuovo ds (o forse lo ha già scelto e viene tenuto coperto, per ora solo smentite su Giandomenico Costi) e che dietro le quinte sta programmando la risalita. Il budget per provare a tornare subito in C è pronto: 2,5 milioni di euro. Per ora non è arrivata una proposta concreta per il tecnico, ma potrebbe arrivare presto. E a quel punto Gorini dovrebbe scegliere. In quel caso, se Gorini dovesse decidere di provare il bis alla guida dell’Alabarda, è già pronto il piano B: Attilio Tesser (prima scelta) o Antonio Buscè. Una prospettiva che torneremo a esplorare nei prossimi giorni.

Il mese di aprile, peraltro, è quello in cui si cominciano a muovere le pedine sui vari scacchieri. A Cittadella si colgono segnali di stanchezza da parte di Stefano Marchetti. Al dg granata, nonostante l’amore per una piazza a cui è legato visceralmente così come alla famiglia Gabrielli, forse cominciano a mancare gli stimoli. E lo si può capire molto bene, perché non è facile trovare sempre nuovi spazi rigenerativi quando sai che quella dimensione, bene o male, sarà difficile da mutare. Fuori dal campo la proprietà continua a programmare, a migliorare uno stadio che, passo dopo passo, sta diventando un piccolo gioiellino considerato il punto di partenza. Marchetti sta riflettendo. C’è addirittura chi dice che sia pronto a rimanere fermo, ma non ce lo vediamo Marchetti fuori dal calcio. Di sicuro le offerte non gli mancherebbero, vista la bravura. Il suo successore sarebbe già pronto in casa, Andrea Paolucci, indicato da più parte come il successore più vicino alle idee del dirigente granata. Marchetti avrebbe meritato altri palcoscenici, quantomeno di confrontarsi con realtà diverse che ne esaltassero l’enorme competenza calcistica. Che il Cittadella possa tornare subito in Serie B francamente non ci sembra una prospettiva così vicina, ma nel calcio non si sa mai e vedremo come si chiuderanno la stagione regolare ed eventuali playoff per capire cosa accadrà.

Il Veneto ha già festeggiato due promozioni (Vicenza e Treviso), adesso manca solo quella del Venezia. Nonostante 71 punti e un andamento da leader della categoria, la squadra di Giovanni Stroppa non ha ancora tagliato il traguardo e deve sempre guardarsi le spalle. Cinque punti di vantaggio considerando lo scontro diretto a favore col Monza sono tanti, ma quel gol al 96′ di Pessina su rigore tiene ancora uno spiraglio aperto. Un altro indizio lo darà Frosinone – Palermo, uno scontro diretto destinato a a scuotere gli equilibri in cima alla classifica. I rosanero inseguono, sono indietro ma non sono ancora tagliati fuori e avranno anche Venezia-Palermo all’ultima giornata da poter sfruttare per recuperare punti. Certo il Venezia è abbagliante, quando palleggia è dominante come nessun’altra squadra, ha un centrocampo che splende ad ogni tocco, il quinto di centrocampo migliore della B (Hainaut), un allenatore che ha trovato il suo El Dorado in laguna e un direttore sportivo che sta continuano a seminare per il futuro. Il Venezia deve ringraziare di avere Filippo Antonelli, arrivato quando il club era un passo dal fallimento e, ora che i conti sono stati risanati e che il nuovo stadio è una prospettiva sempre più vicina, si può pensare alla Serie A e a rimanerci. Il Venezia vuole investire ancora a 360 gradi, sulle strutture, sul settore giovanile, sulla prima squadra, vuole salire di categoria e fare un mercato a briglie sciolte, non solo fatto di ristrettezze, magari anche con un grande nome per lanciare la campagna abbonamenti e accompagnare il progetto. Se ne abusa tanto, di questa parola, ma in questo caso mi sbilancio: in laguna c’è un progetto vero e il Venezia potrebbe diventare una realtà del calcio italiano se dovesse riuscire a salire di categoria per la terza volta in cinque anni. Stavolta salirebbe per restarci, potendo contare su una rosa molto più pronta di quella di due anni fa e con potenziali plusvalenze da favola (Doumbia) pronte a finanziare parte del mercato.

Il bello è che, nonostante Padova stia vivendo un momento complicatissimo, la nuova proprietà guidata da Alessandro Banzato, è pronta a rilanciare in modo roboante in caso di salvezza. E’ giusto dire che Banzato non si tirerebbe indietro neppure in caso di  una retrocessione che sarebbe catastrofica, ma abbiamo visto a Vicenza con Renzo Rosso quanto dannoso possa essere uno scivolone in C. Risalire è difficilissimo, c’è un solo posto disponibile, non bisogna sbagliare nulla. Oggi è giusto rinviare il tempo dei processi e delle analisi, ma siamo convinti che ci siano tutti gli elementi per decidere come proseguire in tutti e due i casi. Oggi il Padova si è bruciato otto punti di vantaggio sulla zona playout, è reduce da cinque sconfitte consecutive, ha l’infermeria piena e a Frosinone non si è visto proprio nessun progresso rispetto all’era Andreoletti. Un quadro allarmante. Ovviamente Roberto Breda non può essere giudicato da una partita, ma quando si accetta di salire su un treno in corsa e sai che ci sono 450 minuti per toglierti dalle sabbie mobili accetti anche il rischio che il tempo delle sentenze arrivi molto presto. La buona notizia è che la nuova Curva Sud, già esaurita, aprirà domenica sul serio dopo anni di ritardi, polemiche ed errori e il Padova (che ha l’ultimo rendimento casalingo della categoria) avrà un alleato in più nel primo di quattro scontri diretti: prima l’Empoli, appunto, poi la Reggiana dell’ex Bisoli sempre in casa, poi la Virtus Entella in trasferta, poi il Pescara di Insigne all’Euganeo e infine la chiusura di sipario a Cesena. Per essere sicuri di salvarsi bastano (si fa per dire) nove punti. Otto potrebbero non essere sufficienti, sei o sette forse porterebbero la squadra ai playout.

Il Trento oggi aveva un’occasione irripetibile per salire sul terzo gradino del podio del girone A. Ha giocato male, davvero male, ha prodotto pochissimo in attacco, è stato lento e impacciato. Sinceramente non capiamo proprio il regolamento che consente alle squadre B di rinviare i propri impegni in caso di convocazione in Nazionale dei propri giocatori. Il campionato, dispiace dirlo, è falsato, perché un conto è giocare a distanza di sette giorni, un altro e avere tre partite in una settimana. E’ una delle tante storture del calcio italiano che cerca soluzioni, ma che dovrebbe interrogarsi sul senso delle squadre B così come sono pensate. Non riesco a dare torto a Tabbiani che oggi ha fatto turnover. Con le temperature improvvisamente ben al di sopra dei 20 gradi quando il calendario dice che siamo appena a inizio aprile, la prospettiva cambia e aveva senso ruotare la rosa. Non è andata bene, per nulla, adesso ci sarà il Cittadella per provare a far rialzare nuovamente le quotazioni della squadra nella volata finale. 

Il Vicenza vive una situazione quasi surreale, perché a fine marzo praticamente ha già chiuso la stagione e ora c’è tempo di programmare. A Renzo Rosso arriva un monito forte e chiaro. Tre delle quattro neopromosse in B quest’anno sono nelle ultime posizioni, solo l’Avellino è certo di salvarsi. Per questo motivo non si deve ripetere l’errore dell’ultima volta lesinando risorse. Il problema è che, rileggendo le dichiarazioni del patron, non è chiaro se davvero Rosso voglia rilanciare, o se quando parla di nuovi ingressi in società stia mettendo le mani avanti o pensando a cambi di scenari. Giorgio Zamuner ha lavorato in C on un budget ridotto del 30% e, nonostante questo, ha portato a casa la promozione grazie all’eccellente lavoro di Fabio Gallo, alla seconda promozione consecutiva. La rosa offre buone basi per il prossimo anno, ma a nostro giudizio dovrà essere rinforzata in modo robusto. Altrimenti si rischierebbe di tornare a vecchie epoche (ma non troppo) in cui il Vicenza saliva in B, ma ci rimaneva appena due anni, retrocedendo troppo presto. A nostro giudizio Rosso ha tutte le potenzialità per provare a salire di un altro gradino e, se mai un domani dovesse essere Serie A, lì si potrebbe progettare un futuro a cinque stelle con una gestione virtuosa in tutto e per tutto. Tirare a campare, a nostro avviso, non è un’opzione dopo tutta la fatica fatta per tornare in B.

Pillole finali. Il Verona cambierà direttore sportivo dopo la retrocessione e saluterà Sean Sogliano, che sta tentando di riposizionarsi. Gli estimatori non mancano, ma il calcio è un mondo complesso e non sempre 1+1 fa 2. L’Udinese, per sua stessa natura, ormai veleggia in una navigazione di medio cabotaggio in Serie A, facendo storcere il naso a qualche tifoso che ormai si è abituato troppo bene. 30 anni di Serie A sono un lusso per una città di 100mila abitanti, questo sarebbe bene non dimenticarselo mai e la famiglia Pozzo meriterebbe un monumento per quello che ha fatto e che continua a fare. Dulcis in fundo, la Red Bull e il  Südtirol. Se davvero il colosso austriaco deciderà di puntare su Bolzano, per l’Alto Adige potrebbero aprirsi scenari inimmaginabili. E il  Südtirol potrebbe diventare una realtà da Serie A, senza “se” e senza “ma”. Per ora nessuno ha smentito le indiscrezioni circolate, ma accanto alle prospettive di crescita, emergono però anche alcune zone d’ombra. Il più rilevante riguarda l’impianto: lo Stadio Druso, nelle condizioni attuali, rischia di non essere dimensionato rispetto a eventuali ambizioni di salto di categoria e sviluppo strutturale del progetto. Sul piano strategico, il sistema Red Bull GmbH rappresenta da anni un benchmark nel calcio internazionale: una piattaforma integrata che combina marketing, identità visiva e soprattutto un modello di reclutamento e valorizzazione dei talenti estremamente efficiente. I risultati sono evidenti nelle esperienze di Red Bull Salzburg, RB Leipzig, New York Red Bulls e Red Bull Bragantino, club che hanno saputo coniugare sostenibilità economica e competitività sportiva. Da questo ecosistema sono emersi profili di altissimo livello come Erling Haaland, Sadio Mané e Dominik Szoboszlai, a conferma della solidità del modello. A guidare e armonizzare questa rete globale è oggi Jürgen Klopp, chiamato a garantire coerenza tecnica e visione strategica all’intero progetto sportivo.

 

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Uccisi i sogni di un’intera generazione: Gravina, l’Italia e un fallimento epocale con un’unica via d’uscita https://www.trivenetogoal.it/2026/04/01/uccisi-i-sogni-di-unintera-generazione-gravina-e-un-fallimento-epocale-con-ununica-via-duscita/255889/ https://www.trivenetogoal.it/2026/04/01/uccisi-i-sogni-di-unintera-generazione-gravina-e-un-fallimento-epocale-con-ununica-via-duscita/255889/#respond Wed, 01 Apr 2026 09:30:25 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=255889 Un’intera generazione non ha ancora visto (e non vedrà) l’Italia ai Mondiali. Non per poterli vincere, perché in queste condizioni pensarlo sarebbe stato e sarebbe ancora fantascienza, ma soltanto per parteciparci. Basterebbe solo questo per far arrossire di vergogna chi guida il nostro calcio malandato, umiliato, a cui è stata tolta persino la speranza. Perdere, […]

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Un’intera generazione non ha ancora visto (e non vedrà) l’Italia ai Mondiali. Non per poterli vincere, perché in queste condizioni pensarlo sarebbe stato e sarebbe ancora fantascienza, ma soltanto per parteciparci. Basterebbe solo questo per far arrossire di vergogna chi guida il nostro calcio malandato, umiliato, a cui è stata tolta persino la speranza. Perdere, uscire di scena, non qualificarsi, è diventato la normalità. Sono passati 20 anni dal 2006, ma in questi vent’anni è stato distrutto tutto. I problemi partono da lontano, perché anche nel 2010 e nel 2014 ai Mondiali ci andammo ma uscimmo in entrambe le occasioni al primo turno. Insomma, i segnali della crisi c’erano, ma quello sgangherato carrozzone autoreferenziale chiamato calcio italiano ha preferito mettere la testa sotto la sabbia. Carlo Tavecchio, quantomeno, ebbe la dignità di dimettersi dopo aver fallito la prima qualificazione ai Mondiali del 2018. Gabriele Gravina, invece, non si dimette. Sembra assurdo dirlo e prenderne atto, ma dopo l’ennesima disfatta l’ineffabile presidente federale è andato in conferenza stampa a dire cose che definire surreali è poco. Ha ringraziato Gennaro Gattuso e la squadra (per cosa, per essere stati eliminati per la terza volta dal Mondiale, stavolta dalla Bosnia?), ha confermato il tecnico, facendo chiaramente intendere che lui a dimettersi non ci pensa nemmeno, ha rinviato ogni decisione al Consiglio federale, ha liquidato i grandi risultati degli altri sport in cui l’Azzurro eccelle ancora con un tempismo che definire imbarazzante è dire poco, ha ridicolizzato le richieste di dimissioni che ovviamente stanno arrivando da più parti. Evidentemente si sente intoccabile, evidentemente non gli è bastato far piombare nel baratro il calcio italiano, non gli interessa nulla se il progetto delle squadre B oggi non ha senso di esistere così com’è congeniato, non gli importa se ogni anno assistiamo a penosi teatrini di squadre che falliscono o deragliano in terza serie, se il sistema non può reggere tutte queste squadre, se le nostre squadre in Champions League non raggiungono i quarti di finale. Roberto Baggio nel 2010, insieme ad Adriano Bacconi, da presidente del settore tecnico di Coverciano, mise sul piatto un piano di 900 pagine per rifondare la FIGC. Era un piano ampio, dettagliato, studiato nei minimi dettagli. Comprendeva scouting, centri federali, dati, giovani e talento al centro. Ma era un piano che avrebbe fatto saltare diverse teste, che avrebbe significato sradicare certi meccanismi che hanno portato il calcio italiano ai suoi minimi storici. E fu bocciato, con Baggio che presentò le sue dimissioni e uscì di scena. Certo, Gabriele Gravina non è l’unico responsabile di questo sfacelo, ma ne è il principale fautore. Gli Europei del 2021 non possono bastare a tenere in piedi questo disastroso e disastrato governo pallonaro e, in tutta evidenza, sono stati un’abbagliante e clamorosa eccezione in un quadro che definire allarmante e avvilente è poco. Oggi Gravina deve giustificare agli occhi di un’intera generazione di essere fautore di una mediocrità che ha appiattito tutto e ce ne accorgiamo ogni volta che presunti campioni pompati dai nostri media in campo internazionale si trasformano in sbiaditi e mediocri figuranti. Il fallimento odierno è anche in quell’istantanea che ritrae Dimarco e compagni che esultano per dover affrontare la Bosnia. Uno spettacolo indecoroso e se, all’inizio nutrivo dei dubbi sull’opportunità di mostrare quelle immagini, a distanza di qualche giorno penso che sia giusto capire in che mani siamo. Quando la smetteremo di svalutare Bosnia, Irlanda del Nord e campi come Zenica, allora, forse, il vento potrà cambiare. Se il sistema non sarà in grado di espellere colui che ci ha portato a scavare il fondo in una stanza buia e senza uscita, allora rassegniamoci all’anonimato per altri lunghi anni. Se neppure tre qualificazioni mancate ai Mondiali bastano per voltare pagina, allora significa che il sistema non ha più nemmeno gli anticorpi al suo interno per autopreservarsi. Tutto questo senza tacere sul fatto che la Svezia va ai Mondiali dopo aver conquistato 2  (DUE) punti nel gruppo B nel girone eliminatorio. E’ evidente che questo sistema porti a storture inaccettabili, ma questo non giustifica lo spettacolo indecoroso a cui abbiamo assistito e a cui continuiamo ad assistere. Inermi e quasi più senza speranza.

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Padova, il momento più difficile e la via d’uscita. Triestina, nel futuro c’è Gorini? Vicenza, i primi nomi per la B. Venezia, c’è ancora da sudare. Udinese, Runjaic merita una big https://www.trivenetogoal.it/2026/03/25/padova-il-momento-piu-difficile-e-la-via-duscita-triestina-nel-futuro-ce-gorini-vicenza-i-primi-nomi-per-la-b-venezia-ce-ancora-da-sudare-udinese-runjaic-merita-una-big/255597/ https://www.trivenetogoal.it/2026/03/25/padova-il-momento-piu-difficile-e-la-via-duscita-triestina-nel-futuro-ce-gorini-vicenza-i-primi-nomi-per-la-b-venezia-ce-ancora-da-sudare-udinese-runjaic-merita-una-big/255597/#respond Wed, 25 Mar 2026 22:22:18 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=255597 E’ il momento più difficile della stagione del Padova. Che mai, dopo un inizio stentato, si era trovato nella zona calda, spingendosi fino al decimo posto, a ridosso dei playoff, a +8 sui playout. Poi, un girone di ritorno al ribasso, con una caduta sempre più evidente, fino alla striscia di quattro sconfitte consecutive che […]

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E’ il momento più difficile della stagione del Padova. Che mai, dopo un inizio stentato, si era trovato nella zona calda, spingendosi fino al decimo posto, a ridosso dei playoff, a +8 sui playout. Poi, un girone di ritorno al ribasso, con una caduta sempre più evidente, fino alla striscia di quattro sconfitte consecutive che ha convinto il club a cambiare e a esonerare Matteo Andreoletti. Parliamoci chiaro: nel mondo del calcio si sa come funziona, se il rendimento di una squadra è in picchiata la soluzione più semplice è sempre quella di esonerare l’allenatore. E qualche colpa Andreoletti ce l’ha sicuramente. Non ritengo, però, sia il primo, né tantomeno l’unico responsabile e ricordo in queste righe l’andamento delle sue stagioni da allenatore. Alla guida della Pro Sesto chiuse il girone d’andata al primo posto, per poi accusare un evidente calo scendendo fino al sesto posto, ma con un colpo di coda finale risalendo al quarto. L’anno scorso, nell’anno della promozione, chiuse il girone d’andata al comando con 10 punti di vantaggio, per poi crollare fino a perdere tutto il vantaggio e facendosi scavalcare dal Vicenza, per poi con un colpo di coda effettuare il controsorpasso e mettere la freccia sul rettilineo finale conquistando il primato. Nessuno saprà mai se anche stavolta sarebbe andata così, ossia un colpo di coda finale dopo la crisi, ma se i precedenti contano qualcosa forse anche questo si sarebbe dovuto mettere dentro il calderone al momento delle scelte. Non è tempo adesso di sollevare polveroni, ma se si deve analizzare il perchè il Padova è in difficoltà basterebbe analizzare il rendimento degli acquisti estivi e di quelli invernali. Di certo Mirabelli non ha avuto un grande budget per lavorare, ma i bravi direttori sportivi si vedono soprattutto in questi casi. Gli esempi virtuosi ci sono: osservate la classifica, guardate chi ha speso poco e ha raccolto tanto e poi tirate le somme. Poi, certo, Andreoletti i suoi errori li ha commessi: lascia perplessi la gestione dei portieri, di certo non ottimale, non si può non aver notato una certa confusione tattica e un nervosismo latente nelle ultime giornate. Ma la vera domanda è: è veramente stato aiutato? Perché non basta saper vendere giocatori e mercanteggiare fra i banconi della frutta per fare un buon lavoro. C’è tutta un’altra parte, la quotidianità. Ora Roberto Breda. Fino a qualche tempo fa era lo specialista dei subentri, era l’uomo chiamato al capezzale di squadre in crisi in grado di trovare soluzioni tampone immediate. Arriva con un contratto di tre mesi, senza opzioni di rinnovo automatiche in caso di salvezza. Anche questo dice molto. Il suo curriculum, tutt’altro che disprezzabile, è stato un po’ “sporcato” dalla retrocessione alla Ternana, dove aveva fatto inizialmente bene, risollevando la squadra, ma scivolando sul rettilineo finale e perdendo lo spareggio playout col Bari con la conseguente retrocessione. A Salerno, l’anno dopo, per sua stessa ammissione non ha dato quello che poteva. Ora gli tocca una missione difficile, ma non disperata, perché la classifica non è certo solida, ma neppure drammatica e il calendario, dopo Frosinone, offre alcune opportunità interessanti per togliersi dai guai. Per cui sì, Breda ce la può fare, perché è troppo importante per Padova non perdere quella categoria così faticosamente conquistata dopo anni di tentativi a vuoto. 

La Triestina vista a Trento è una squadra che ha deciso di chiudere con dignità e che ha messo in seria difficoltà Tabbiani, anche per qualche decisione cervellotica (Sangalli centrale difensivo con tre difensori di ruolo in panchina) accantonata  dopo 45 minuti dal pur bravo tecnico gialloblù. Ora si guarda al futuro e ci potrebbe essere un colpo di scena importante all’orizzonte. Si parla con insistenza in queste ore di Edoardo Gorini sulla panchina alabardata il prossimo anno, con Giuseppe D’Aniello direttore generale e un direttore sportivo già individuato (non sarebbe Pierfrancesco Strano) già pronti a ripartire. Perché le conferme arrivano, la Triestina vuole ripartire e vuole farlo con un budget importante, superiore ai 2 milioni, per riguadagnare subito il professionismo dopo il crollo in Serie D. Presto si saprà, ma oggi tutti gli occhi sono puntati al futuro. Il Trento ha rallentato proprio quando avrebbe dovuto allungare, guardando il calendario. Invece c’è ancora un rettilineo finale da percorrere e non aiuta il rinvio della partita con l’Inter Under 23. Occhio anche a quello che accade fra i pali, perché non si parla abbastanza del dualismo Barlocco-Tommasi: con tutto il rispetto parlando, a me sembra che numeri alla mano Tommasi abbia fatto meglio e che meriterebbe la maglia da titolare.  Barlocco è attenzionato da diversi club, ma ha troppi alti e bassi di rendimento e, se davvero vuole fare il salto, servirebbe più continuità. Riesce davvero difficile capire cosa stia accadendo alla Virtus Verona, con i ribaltoni all’ordine del giorno e con un destino che indica una sola strada, la Serie D. C’è ancora spazio per i colpi di coda, ma lo spazio si sta restringendo sempre più. Il Cittadella è davvero una delusione, perché ogni volta che potrebbe svoltare, finisce con l’incartarsi su se stesso. Incommentabile il primo tempo di Arzignano, con una squadra che pareva da un’altra parte con la testa. Con queste premesse, inutile immaginare voli pindarici ai playoff. Onore e merito ad Andrea Bonatti, che sta tirando fuori la Dolomiti Bellunesi dalla zona calda, con un rendimento al rialzo nonostante le difficoltà e gli infortuni e una svolta arrivata proprio nel momento topico dell’anno. Date un’occhiata alla rosa rosanero, guardate il numero di giovani impiegati anche a causa degli infortuni e tirate le somme, per capire la portata di quello che si sta facendo.

A Vicenza si stanno già gettando le basi per il prossimo campionato. Qualcuno mi ha chiesto chi confermerei dell’attuale rosa nella prossima stagione. Faccio qualche nome, in ordine sparso: Gagno, Cuomo, Leverbe, Sandon, Caferri e Stückler senza alcun dubbio, poi nella rosa ci possono stare anche Costa, Carraro, Zonta, magari non come titolari inamovibili. Su Rauti, che sembra sempre sul punto di esplodere, sospendo il giudizio, visto il rendimento altalenante della stagione in corso. Con un picco clamoroso iniziale, ma con un calo successivo che andrebbe analizzato per comprenderne le ragioni. Qualche nome per il futuro: Giorgio Zamuner ha visionato recentemente Patrick Nuamah, suo vecchio pallino dai tempi di Trento, in Padova-Catanzaro. Per la difesa piace Saverio Domanico del Monza, ma resta tutta da capire la fattibilità dell’operazione, soprattutto se il Monza dovesse rimanere in B. Sono tutte idee embrionali, il mercato non è neanche iniziato e non potrebbe essere altrimenti visto che i campionati non sono ancora finiti. Nel frattempo la squadra ha vinto anche a Meda e vorrebbe fare lo stesso col Brescia, per chiudere la stagione in trionfo.

Il Venezia ha pareggiato a Monza prima della pausa, giocando un’ottima partita e facendosi solo su un rigore molto dubbio che, vedendo e rivedendo, onestamente non ho compreso. Ma le proteste non sono state fragorose, ragion per cui mi viene da pensare che ci possa essere qualcosa che, per qualche motivo, le immagini non mostrano. La volata promozione è ancora incertissima, anche perché il Palermo e soprattutto il Frosinone hanno recuperato due punti. Con appena tre lunghezze di vantaggio sulle seconde, Stroppa non può certo rilassarsi e anche il calendario non è esattamente dei più semplici. Per quanto fatto vedere sinora il Venezia merita la Serie A. Ma il verdetto finale è ancora tutto da scrivere e, a voler trovare il peso nell’uovo, in attacco manca un giocatore dalle caratteristiche simili a quelle di Yeboah che potesse sparigliare ulteriormente le carte, permettendo anche un cambio di modulo. Stiamo parlando di sottigliezze, ma quando devi arrivare primo o secondo dev’essere pressoché tutto perfetto e anche le virgole possono fare la differenza, figuriamoci un giocatore. Il Venezia ha una possibilità enorme, davanti a sé, se arriva in Serie A per la terza volta in cinque anni. Stavolta ci arriverebbe molto più solido come conti e molto più preparato a livello tecnico, con una squadra che andrebbe rinforzata, ma non stravolta. Con il nuovo stadio ormai alle porte, per i colori arancioneroverdi si può aprire un periodo storico d’oro, anche grazie alla bravura del suo direttore sportivo e a un allenatore che sembra pronto per tentare la consacrazione definitiva nella sua carriera.

Pillole finali. Il Verona perdendo a Bergamo ha pressoché dato l’addio alla Serie A, pur con una prestazione dignitosa, ora che ha recuperato Orban dopo la squalifica, Belghali dopo i guai alla caviglia e con Suslov in procinto di essere rilanciato fra i titolari. C’è un problema portiere e il prossimo anno si dovrà intervenire perché oggi Montipò non dà più le garanzie necessarie per dormire sonni tranquilli. L’Udinese ha vinto a Genova con una prestazione eccellente e dimostra di esserci con la testa nonostante una stagione ormai senza obiettivi, visto che quello minimo è stato brillantemente raggiunto. Menzione speciale per Kosta Runjaic, un tecnico che spero abbia presto una possibilità in una big. La stoffa c’è, la gestione del gruppo pure, la lettura delle partite in corsa non manca di certo e la sua Udinese spesso ha dato sfoggio di grandi qualità complessive anche contro avversarie molto più forti. Il Südtirol sta un po’ rallentando, vuoi per qualche assenza di troppo, vuoi per qualche protagonista che avrebbe bisogno di tirare il fiato e non lo può fare. C’è da chiudere una stagione bene, anche perché la zona calda è tornata pericolosamente vicina e non ci si può distrarre. Stupisce la sconfitta fragorosa del Treviso con la Luparense. Difficile immaginare uno 0-4 per una capolista che sta solo aspettando quando verrà il momento di festeggiare. C’è da pazientare ancora un po’ e, possibilmente, evitare certe debacle che non fanno bene neanche se sei pressoché certo di essere promosso

 

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Vicenza, una promozione strameritata con tanti volti vincenti: ora tocca a Venezia e Treviso. Triestina, perché ripartire non sarà facile. Padova, il momento più duro. Dolomiti Bellunesi a Cittadella con nove under: la salvezza un’impresa https://www.trivenetogoal.it/2026/03/18/vicenza-lalba-di-una-nuova-era-e-una-promozione-strameritata-ora-tocca-a-venezia-e-treviso-triestina-perche-ripartire-non-sara-facile-padova-il-momento-piu-duro-dolomiti-bellunesi-a-cittadell/255167/ https://www.trivenetogoal.it/2026/03/18/vicenza-lalba-di-una-nuova-era-e-una-promozione-strameritata-ora-tocca-a-venezia-e-treviso-triestina-perche-ripartire-non-sara-facile-padova-il-momento-piu-duro-dolomiti-bellunesi-a-cittadell/255167/#respond Wed, 18 Mar 2026 22:08:25 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=255167 E’ stato un weekend da ricordare, quello appena trascorso. Con due notizie, di segno diametralmente opposto: la matematica promozione del Vicenza con sei giornate di anticipo, la matematica retrocessione della Triestina, con tempistica identica. Il Vicenza ha alzato le braccia al cielo in un bellissimo abbraccio collettivo al Menti, di fronte a quasi 13mila spettatori. […]

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E’ stato un weekend da ricordare, quello appena trascorso. Con due notizie, di segno diametralmente opposto: la matematica promozione del Vicenza con sei giornate di anticipo, la matematica retrocessione della Triestina, con tempistica identica. Il Vicenza ha alzato le braccia al cielo in un bellissimo abbraccio collettivo al Menti, di fronte a quasi 13mila spettatori. Una partita vera, quella contro l’Inter Under23 dell’ex Stefano Vecchi, vinta con le unghie e con i denti e soffrendo fino all’ultimo. Il marchio di fabbrica di Fabio Gallo, che ha vinto due campionati esattamente così. Con le unghie e con i denti, curando con perfezione maniacale i dettagli apparentemente più insignificanti per fare qualcosa di grande. E’ stato il trionfo del pieno coinvolgimento del gruppo, un gruppo allargato di giocatori che, presi uno ad uno, hanno dato un contributo determinante. Non a caso il top player realizzativo è stato David Stuckler, con 11 gol e un minutaggio non molto dissimile da quelli di Morra, Rauti e Capello, quattro attaccanti ruotati quasi alla perfezione per arrivare al traguardo. Venti punti di vantaggio: era una battuta di Renzo Rosso, è stato il riscontro numerico del giorno in cui la promozione è arrivata. Quasi un segno del destino. Non a caso uno dei gol l’ha segnato Alessandro Capello, uno dei meno reclamizzati, ma un uomo che ha lasciato il segno in diverse promozioni, a testimonianza di un valore assoluto assai apprezzato dai vari allenatori che lo hanno avuto. Ma è una promozione che ha tanti volti, quello di Gagno portiere bravissimo con i piedi e affidabile fra i pali come pochi altri in categorie e pronto a riprendersi la B. Quello di Leverbe, leader vero che ha dovuto sudare per sostituire nei cuori biancorossi un primattore come Golemic ma alla fine c’è riuscito eccome. Quello di Cuomo, un altro pronto per fare un passo al piano di sopra. Quello di Pellizzari, un astro nascente di cui sentiremo parlare. Quello di Caferri, il manovale della provincia divenuto un piccolo gioiello di praticità. Quello incostante di Rauti, prima abbagliante, poi smarrito, ma sempre col colpo in canna. E’ la promozione di Fabio Gallo, che ha compiuto due capolavori e che è riuscito a formare una sintonia perfetta col gruppo. E’ la promozione di Giorgio Zamuner, uno dei dirigenti più bravi su piazza, che si è ripreso dopo un lungo purgatorio a cui è stato costretto per colpe non sue quanto meritava. E’ anche la promozione della famiglia Rosso, che voleva mollare e adesso si ritrova in pista. Andrà avanti da sola o si farà affiancare? Arriveranno gli americani anche a Vicenza? Si creerà una sinergia come a Bergamo? Gli sviluppi sono imprevedibili, ma Vicenza ha compiuto un passo decisivo, abbandonando l’inferno della C. Ora serve una presa di coscienza e la capacità di fare un passo senza tirare troppo la corda, perché in B non si scherza e serve programmazione, coesione e serve anche un budget adeguato per evitare sgradite sorprese.

Nello stesso weekend, quasi una nemesi dopo quanto accaduto negli ultimi anni, Trieste affonda in Serie D. Un insulto vero, dopo i soldi buttati letteralmente dalla finestra, ma a pensarci bene un epilogo non troppo distante dai traguardi raggiunti negli ultimi anni, in cui due volte ci si è salvati ai playout e oggi si crolla fragorosamente, stritolati da quella maxi penalizzazione di -23, ma anche e non solo da quello. Se puliamo la classifica da quella penalità, si scopre che comunque la Triestina sarebbe stata al terzultimo posto, con la prospettiva concreta di finire ancora una volta ai playout. Il futuro è un gigantesco punto interrogativo, perché la gente, giustamente, non si fida più. Basta cambiali in bianco, basta promesse non  mantenute. Risalire dalla D non sarà facile, soprattutto se la filosofia sarà quella applicata al Sabadel. Basta carneadi improvvisati nei posti di comando, basta incompetenti o incapaci. Servono figure chiare, mansioni certe in società e qualche persona che faccia da collegamento con la città. L’aspetto più triste di quest’anno è il Rocco desolatamente vuoto, numeri tristi, umilianti per una piazza come Trieste. L’aspetto più difficile sarà ricucire con la piazza, perché questo crollo avrà conseguenze durissime da sopportare. Il disamore di chi segue è evidente, la Triestina vive una recessione completa e solo volti nuovi e riconosciuti, certezze e non scommesse, dirigenti capaci e non figuranti, potranno aiutare una piazza che da troppo tempo non è nel calcio che conta a rialzarsi. Non sarà facile.  Riprendere Giuseppe D’Aniello sarebbe un’ottima idea, se il direttore sportivo è quello che si dice in giro potrebbe essere un buon cavallo su cui puntare (a tempo debito, diremo), poi servirà un allenatore che conosca la categoria e serviranno giocatori adatti. I grandi nomi servono fino a un certo punto, servono ambizioni, umiltà e capacità di adattamento, serve chi conosce la categoria. Fino a quando chi governa non capirà che per raccogliere bisogna seminare e lasciare i bassifondi del calcio italiano, non ci sarà mai pace.

Una promozione e una retrocessione in un weekend per il Triveneto. Ora, di promozioni, se ne aspettano altre due nel mondo e, di retrocessioni, purtroppo ce n’è un’altra pressoché annunciata. Partiamo dal Venezia che, nonostante il derby vinto col Padova, non può permettersi di distrarsi neppure per un attimo. I punti di vantaggio sul Frosinone terzo sono solo cinque, non sono pochi ma neppure tanti  e sabato si va a Monza, per una partita determinante. Se il Venezia dovesse vincere, non dico che sarebbe fatta, ma di sicuro sarebbe un passo quasi fondamentale. Qualsiasi altro risultato terrebbe tutto in bilico. Come ho visto il derby: la sproporzione di valori in campo era evidente, Andreoletti se l’è giocata con il 5-4-1 e per quasi un tempo gli era andata anche bene. Poi la serata horror di Sorrentino ha spianato la strada agli avversari. Sulla coscienza del portiere biancoscudato, che da dopo Modena non sembra più quell’estremo difensore eccellente ammirato in precedenza, ha tutti e tre i gol avversari. Sorrentino ha inanellato una serie di prestazioni da dimenticare. Prima con lo Spezia, poi ad Avellino, poi a Catanzaro e infine al Penzo. Un problema in più per Andreoletti, mentre il Venezia è stato straripante come al solito, ma deve convivere con una caratteristica che accomuna diversi giocatori. Si specchiano e si piacciono troppo, per quanto sono belli. E quella bellezza è talmente evidente che nessuno può permettersi di non riconoscerla. Il Venezia, fino a questo momento, stramerita il primo posto, ha il miglior attacco e la seconda miglior difesa, ha un centrocampo spaziale e un giocatore come Yeboah che, se avesse un carattere meno bizzoso, non sarebbe certo in Serie B. Poi c’è Giovanni Stroppa, osannato e amatissimo dal pubblico, per quel suo essere condottiero, per la carica che trasmette, per la ricerca del risultato attraverso il gioco, aspetto non comune.

Il Padova vive forse il momento più difficile della stagione. La classifica è cortissima. Il vantaggio sui playout è di appena tre punti, gli scontri diretti conteranno e non tutti sorridono al Biancoscudo. Dopo la vittoria del Pescara sulla Virtus Entella il distacco dall’ultimo posto è di soli cinque punti, il segnale che tutti sono in gioco. In sala stampa si è presentato Massimiliano Mirabelli, che a parole ha sostenuto Matteo Andreoletti. Cosa accadrebbe, però, se dovesse andare male anche col Palermo? Un nuovo ko duro potrebbe avere delle conseguenze, anche perché alle porte c’è la sosta e il momento per cambiare allenatore, nell’eventualità, sarebbe propizio. Andreoletti sabato si gioca molto. Sta pagando i tanti infortuni (tutti potenziali titolari, da Sgarbi, a Barreca, a Gomez, a Harder e nel derby mancava pure Di Mariano squalificato), sta gestendo una rosa che ha molti limiti e che deve fare i conti con le tante, troppe scommesse perse in sede di mercato. Insomma, se è vero che le quotazioni biancoscudate sono in ribasso e se è vero che lo storico di Andreoletti dice che nel girone di ritorno le sue squadre calano, è altrettanto che il tecnico ha tutte le potenzialità per farcela, magari col fiatone come si ipotizzava a inizio anno, ma pur sempre per portare la nave in porto. Lo diciamo a scanso di equivoci: siamo contrari a un cambio di guida tecnica, perché non riteniamo che Andreoletti sia la causa dei problemi del Padova. Del resto basta parla con gli addetti ai lavori, per farsi un’idea sul valore di questa rosa. La volontà del patron Alessandro Banzato è quella di investire il prossimo anno per provare a immaginare un futuro radioso, ma una retrocessione complicherebbe tutto. Perché si sa che risalire dalla C è un’autentica via crucis.

C’è ancora un’altra promozione da festeggiare, quella del Treviso. Gorini ha messo da parte un altro mattoncino e conta i giorni che mancano alla chiusura di sipario. Ormai non è più questione di sapere se si tornerà in C, ma quando questo accadrà. Poi ci sarà da mettere mano in modo robusto alla rosa. In molti sono convinti che il patron Alessandro Botter giocherà i carichi pesanti, ma forse non sarà così, almeno il primo anno. Dire oggi che budget metterà Botter (si parla di 2,5 milioni, ma sono solo ipotesi) è assolutamente prematuro, ma non c’è da aspettarsi spese pazze e fuori controllo. Di sicuro il Treviso non si accontenterà della C, ma il vero obiettivo è risalire fino alla B. Quanto ci vorrà? Dipenderà da tanti fattori, dietro la scrivania e in campo. Avremo modo di riparlarne. Il Verona è sempre più vicino alla retrocessione. Sette punti non sono di per sé un gap insormontabile, ma bisognerebbe mettere dietro di sé tre squadre e oggi riesce difficile immaginare un simile exploit, più che mai dopo i due schiaffi presi al Bentegodi dal Genoa. La B è dietro l’angolo, salvo ribaltoni al momento poco probabili, poi anche qui servirà ripensare in modo sostanziale alla rosa, perché in B serve gente che abbia voglia di calarsi nella mentalità della categoria. E non tutti gli attuali attori pensiamo che siano disposti a farlo.

Pillole finali. Il Südtirol è caduto questa sera ad Avellino dopo una partita pazza e ha sprecato una grande chance per avvicinare i playoff. Ora tocca al Frosinone, una partita davvero complessa da giocare, ma abbiamo l’impressione che per Alvini sarà molto difficile passare al Druso. Il Trento è scivolato con l’Ospitaletto a sorpresa ma non troppo, perché ha perso uno dei suoi fari (Aucelli) e a ruota pure Giannotti, senza contare Dalmonte, Fiamozzi e Corradi. Troppo anche per chi, come Tabbiani, punta sul collettivo più che sul singolo. La Dolomiti Bellunesi si è presentata a Cittadella con nove under, il segnale di un’età media bassissima e di un gap esperienziale notevole. Ha perso in pieno recupero, Diaw si è ricordato che in passato era un grande attaccanti e il Cittadella ha conquistato un successo prezioso. Non sappiamo, in tutta onestà, quanto possa essere performante ai playoff, ma qualche segnale incoraggiante c’è. Bonatti si giocherà la salvezza fino alla fine e la meriterebbe per come sta gestendo una situazione davvero complessa, con tanti, troppi infortuni e una squadra al debutto assoluto fra i professionisti.

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Venezia, Vicenza e Treviso, perché il Triveneto può festeggiare presto tre promozioni. Verona, un segnale: basterà? Padova, il momento più difficile. Trento, il sogno continua. Triestina, in D forse a Muggia: già scelto il ds per la D https://www.trivenetogoal.it/2026/03/10/venezia-vicenza-e-treviso-il-triveneto-puo-festeggiare-presto-tre-promozioni-verona-un-segnale-bastera-padova-il-momento-piu-difficile-trento-il-sogno-continua-triestina-in-d-forse-a-muggia/254593/ https://www.trivenetogoal.it/2026/03/10/venezia-vicenza-e-treviso-il-triveneto-puo-festeggiare-presto-tre-promozioni-verona-un-segnale-bastera-padova-il-momento-piu-difficile-trento-il-sogno-continua-triestina-in-d-forse-a-muggia/254593/#respond Mon, 09 Mar 2026 23:35:23 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=254593 Quando il calendario segna martedì 10 marzo, la domanda è lecita: davvero il Triveneto potrebbe festeggiare tre promozioni? La possibilità c’è ed è molto concreta: quelle più vicine portano a Vicenza e a Treviso, quella più difficile porta a Venezia, dove ci sarà ancora parecchio da sudare. Partiamo dal Vicenza: a sette giornate dalla fine, […]

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Quando il calendario segna martedì 10 marzo, la domanda è lecita: davvero il Triveneto potrebbe festeggiare tre promozioni? La possibilità c’è ed è molto concreta: quelle più vicine portano a Vicenza e a Treviso, quella più difficile porta a Venezia, dove ci sarà ancora parecchio da sudare. Partiamo dal Vicenza: a sette giornate dalla fine, potrebbe essere già arrivato il momento di festeggiare. Se il Brescia, che viaggia  a -18 dal primo posto, non vince l’anticipo sul campo dell’Alcione Milano,  i biancorossi avranno il primo match – point lunedì 16 marzo contro l’Inter Under 23 dell’ex Stefano Vecchi. Che ci era andato vicinissimo due volte, alla Serie B, prima di salutare e cambiare aria perché il rapporto era logoro. Ci riuscirà, invece, Fabio Gallo, che ha compiuto un vero capolavoro e che potrebbe far diventare realtà quella battuta di Renzo Rosso pronunciata scherzosamente tre anni fa (“Voglio vincere il campionato con 20 punti di vantaggio”). Il patron se l’è trascinata dietro per anni, adesso il destino potrebbe restituirgli in buona parte quanto ha perso lungo il percorso. Con la Giana è arrivata un’altra vittoria, David Stückler ha toccato quota 10 in campionato dimostrando tutto quanto di buono si dice su di lui, il resto lo ha fatto una difesa superba che, a turno, manda in gol i vari protagonisti per completare l’opera. La concorrenza si è liquefatta strada facendo, ma nulla toglie ai meriti del Vicenza, perché i campionati vinti, soprattutto quelli di Serie C, sono sempre un’impresa. Dire che il campionato era di livello modesto significa fare un torto a quanto fatto da chi ha costruito la squadra (Zamuner, alla seconda promozione in carriera dopo quella di Padova) e da chi l’ha magistralmente allenata (Gallo, alla seconda promozione consecutiva dopo quella di Chiavari). Nonostante un budget ridotto rispetto al passato, Zamuner ha dimostrato che si possono costruire corazzate anche senza rincorrere per forza il nome di grido. Dietro al Vicenza c’è il Brescia, che ha pagato le incertezze estive e che ci riproverà ai playoff o, mal che vada, l’anno prossimo, ma c’è soprattutto il Trento, che sta compiendo un vero capolavoro. Nonostante l’espulsione di Corradi, ha battuto anche la Virtus Verona, aumentando ancora le quotazioni gialloblù al tavolo dei playoff, perché non solo Tabbiani vuole blindare il terzo posto, ma fa un pensierino anche al secondo. Magari è troppo, per qualcuno, ma vista la progressione irresistibile di una squadra che gioca un calcio eccellente per la categoria e che scopre sempre nuovi talenti, è bene non porsi troppi limiti. Forse il Trento non è ancora maturo per il salto in Serie B, ma ci si sta avvicinando passo dopo passo sempre più. E i sorrisi anche sui singoli non mancano: Triacca cresce, Corradi al di là dell’espulsione è diventato un signor centrale difensivo, Candelari è stato un acquisto perfetto di Zocchi (e chi mi legge ricorderà quanto ne avessi sottolineato il suo arrivo dopo il mercato di gennaio), Capone è maturato, Chinetti è esploso, Pellegrini ha svoltato, Giannotti è sempre una garanzia, Dalmonte pure. Insomma, sentiremo parlare ancora di questo Trento.

La seconda promozione che ormai aspetta solo l’ufficialità della matematica è quella del Treviso. Un presidente capiente che pensa e ragiona in grande come Alessandro Botter, un ds giovane e preparato come Pierfrancesco Strano, un allenatore umile e che ha saputo rimettersi in discussione come Edoardo Gorini e tante operazioni indovinate sul mercato hanno scavato un solco lungo 16 punti sulla seconda della classe, l’Union Clodiense caduta prima della pausa al Tenni. A otto giornate dalla fine bisogna solo capire quando sarà il momento di festeggiare, poi se davvero si vuole subito pensare in grande, bisognerà ristrutturare la squadra e forse anche qualcos’altro. Perché radio-mercato gracchia già i primi nomi, ma è vero che è molto presto per fare certi ragionamenti e non sarebbe neppure rispettoso in questo momento per chi ha costruito questo capolavoro gestionale. Non c’è nulla di banale né di scontato, nel vincere un campionato, neppure quando hai un budget importante, perché aiuta, ma non basta se non è sostenuto da competenza, coesione e strategia. Treviso merita il ritorno fra i professionisti, la curva con l’Union Clodiense era uno spettacolo e dà l’idea di quello che potrebbe diventare se le cose continueranno ad essere fatte così bene.

La terza promozione è quella più difficile ed è quella del Venezia. Primo in classifica, meritatamente elogiato, bello, anzi bellissimo da vedere, armonioso nello sviluppo della manovra, fantastico quando prende la squadra avversaria in campo aperto, tambureggiante quando attacca e segna a raffica, perfettibile in difesa, ma molto più solido del girone d’andata. Oggi il vantaggio sul terzo posto, perché è su quello che bisogna fare la corsa, è di cinque punti. Non sono molti, ma nemmeno pochissimi, tuttavia dietro si spinge come forsennati e né il Frosinone né il Palermo molleranno la presa, figuriamoci il Monza che è l’unico ad essere caduto nell’ultimo turno fra le prime quattro della classe. Per il resto c’è solo l’imbarazzo della scelta a indicare i primattori di un’orchestra che strabilia: Doumbia è pronto per il grande salto, Busio in B è uno dei top della categoria, Adorante si sta confermando anche cambiando obiettivo dopo la splendida stagione di Castellammare, Dagasso è già da vetrina e Hainaut è la vera arma vincente di Stroppa. E poi c’è lui, l’uomo delle quattro promozioni, che vuole mettersi in bacheca anche la quinta. Manca ancora tanto, troppo per alzare le braccia e questo lo sanno benissimo anche al quartier generale arancioneroverde. E’ in arrivo la trasferta di Marassi contro una Sampdoria di nuovo in affanno e che ha appena cambiato allenatore, ancora appesa a un destino troppo fragile, troppo ballerino. Poi ci sarà il derby col Padova. Oggi sulla carta non sembrerebbe esserci storia, anche perché i biancoscudati stanno vivendo un momento difficile dopo il ko di Avellino e il pari interno con lo Spezia, ma i derby sono imprevedibili e può accadere l’impensabile. Nelle prossime sei partite il Padova ne avrà quattro in casa e due fuori casa, ma il rendimento casalingo è il peggiore della categoria assieme a quello dello Spezia con appena 16 punti all’attivo. Una mano potrebbe darla la nuova curva in arrivo, sembra, il prossimo 12 aprile con l’Empoli dopo anni di attese e di ritardi imbarazzanti, ma il resto dovrà produrlo Matteo Andreoletti. Finito nell’occhio del ciclone per un gruppo che produce poco (quanto ad expected goals siamo ai minimi della categoria) e che ultimamente contiene troppo ed è poco pericolosa davanti. Ad Avellino ha meritato di perdere, il vantaggio sulla zona playout è di soli quattro punti, quello sulla zona retrocessione di cinque. Basta e avanza per preoccuparsi almeno un po’, ma anche l’anno scorso di questi tempi il Padova scricchiolava e poi con l’avanzare della primavera rifiorì quasi all’improvviso. C’è chi poi vorrebbe la testa dell’allenatore, che a nostro parere invece non va toccato. E anzi va sostenuto. E’ un tecnico giovane e capace, che ha in mano la squadra e che può condurla in porto, anche perché sinora si è tenuto ben al di sopra della zona calda. In estate i tifosi avrebbero firmato per trovarsi in una situazione come l’attuale, al decimo posto e tuttora in salvo. Il resto verrà, anche se il calendario mette i brividi: Catanzaro in casa, Venezia in trasferta, Palermo in casa, Frosinone in trasferta, più difficile di così si muore, eppure il Biancoscudo ha brillato di più contro le big piuttosto che con le dirette concorrenti.

Il Verona ha dato un segnale importante, quando tutto lasciava pensare a una resa definitiva. Mentre il Pisa ammainava bandiera e nel giorno in cui Sean Sogliano, per la prima volta, è stato contestato dalla curva gialloblù, la squadra ha offerto forse la miglior prestazione stagionale, andando a vincere a Bologna con pieno merito e addirittura in rimonta. Italiano non attraversa certo un  bel momento, ma al Dall’Ara ha segnato ancora Frese ed è sbocciato Bowie, l’ultimo arrivato a gennaio, autore del gol decisivo su assist strepitoso di Orban. Insomma, una vittoria che fa rumore, ma che ancora non basta per sperare di salvarsi, visto che il distacco dal quartultimo posto è di 7 punti. Si naviga a vista, ma quantomeno la squadra è viva e magari i rientri di Suslov e Belghali potranno aiutarla a giocarsi fino in fondo le pochissime chance di sopravvivenza, a cominciare dal prossimo weekend col Genoa.

All’estremo opposto del Nord Est del pallone sono giorni di grandi manovre a Trieste. Se non verrà trovato un accordo per il canone del Rocco, il prossimo anno in Serie D si potrebbe giocare addirittura a Muggia, in quello che potrebbe diventare un nuovo piccolo catino. La nuova proprietà vuole ripartire, sta faticosamente ripianando le perdite causate dalle deliranti operazioni di chi l’ha preceduta e sta muovendo le prime pedine. Potrebbe tornare Giuseppe D’Aniello in un ruolo operativo importante, mentre è già stato scelto il nuovo direttore sportivo, al momento nome top secret, che a sua volta sceglierà il nuovo allenatore. Michele Franco saluterà e così Giuseppe Marino, mentre la squadra nel prossimo weekend potrebbe salutare la Serie C matematicamente dopo un’annata da tregenda. Anche senza la penalizzazione, sarebbe terzultima e sarebbe potuta ugualmente retrocedere, ma serve un reset totale e recuperare un feeling con la piazza, magari piazzando qualche figura di raccordo in un momento in cui il tifo, ai minimi storici, fugge, disgustato da quanto ha visto. 

Pillole finali. La Dolomiti Bellunesi si sta tirando fuori dalle sabbie mobili e, con sei punti in  pochi giorni, Andrea Bonatti ha zittito tutti quelli che ne chiedevano la testa. Non è ancora finita, perché la strada è lunga, ma oggi retrocederebbero, oltre alla Triestina, anche Pro Patria e Virtus Verona. La mossa clamorosa di Gigi Fresco, che dopo 44 anni di panchina, ha deciso di lasciare spazio al suo vice Tommaso Chiecchi, mi sembra solo un colpo di teatro e non una vera svolta. La squadra boccheggia, ma ha ancora possibilità di agganciare quei playout che oggi distano quattro punti. L’Udinese continua a dimostrare di avere un allenatore preparatissimo, che meriterebbe grandi palcoscenici. Kosta Runjaic è un allenatore top e siamo convinti che ben figurerebbe anche in una big. Il Cittadella ha vinto bene a Vercelli, ma per ora ha dimostrato di essere troppo incostante per poter ambire al salto di categoria attraverso i playoff. A volte le sorprese capitano, ma per quello che vedo al momento, l’obiettivo non mi sembra così vicino e ci sarà ancora bisogno di ricostruire e di rinforzare il gruppo dopo aver potato i rami secchi, cosa che si è già cominciata a fare a gennaio. L’Union Clodiense ha deciso di proseguire con Vecchiato in panchina, una conferma meritata dopo quanto fatto vedere sinora, la Luparense pensa in grande con Gementi e Zanini, il Südtirol ha perso una partita. A sorpresa, in casa contro la Virtus Entella. Anche i caterpillar altoatesini a volte steccano, ma il lavoro fatto da Castori e le ultime scoperte (Kofler è da Serie A e Merkaj è diventato un signor centravanti) è al di sopra di ogni critica. Per il finale e i verdetti, pregasi ripassare, ma i biancorossi non vogliono smettere di sorprendere

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Vicenza-Verona: chi sale e chi scende (e sta per tornare il derby). Venezia, c’è tutto per decollare. Padova, ricordi l’anno scorso? Trento, più avanti c’è la B (con i giusti passi). Triestina: reset e basta (se si vuole tornare a splendere). Treviso, rieccoti https://www.trivenetogoal.it/2026/02/24/vicenza-verona-chi-sale-e-chi-scende-e-torna-il-derby-venezia-ce-tutto-per-decollare-padova-ricordi-lanno-scorso-trento-piu-avanti-ce-la-b-con-i-giusti-passi-triestina-reset-e-basta/253660/ https://www.trivenetogoal.it/2026/02/24/vicenza-verona-chi-sale-e-chi-scende-e-torna-il-derby-venezia-ce-tutto-per-decollare-padova-ricordi-lanno-scorso-trento-piu-avanti-ce-la-b-con-i-giusti-passi-triestina-reset-e-basta/253660/#respond Tue, 24 Feb 2026 22:00:47 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=253660 Apro questo editoriale col Verona, dopo aver ascoltato tutta la lunghissima conferenza stampa odierna  di Sean Sogliano. Il 3-0 di Sassuolo era scritto già prima di scendere in campo, soprattutto dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Paolo Sammarco. Presentarsi a una partita fondamentale per il destino gialloblù, snocciolando frasi sulla falsariga di chi è già […]

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Apro questo editoriale col Verona, dopo aver ascoltato tutta la lunghissima conferenza stampa odierna  di Sean Sogliano. Il 3-0 di Sassuolo era scritto già prima di scendere in campo, soprattutto dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Paolo Sammarco. Presentarsi a una partita fondamentale per il destino gialloblù, snocciolando frasi sulla falsariga di chi è già spacciato (“Onoreremo il campionato fino alla fine” e via di questo passo), equivaleva a consegnarsi praticamente all’avversario. Il Sassuolo praticamente non ha giocato per 35 minuti, poi Grosso ha sostituito Coulibaly ed è come se avesse acceso un interruttore. La squadra si è illuminata, Pinamonti (si lì nullo) ha segnato, poi Berardi ha fatto il bis, Niasse ha provocato un rigore da censura, il Verona è sparito e Berardi ha calato il tris su assist di Laurientè. Detto molto onestamente, l’Hellas oggi è pressoché spacciato: a -9 dalla salvezza e con il solo Pisa a fargli compagnia è già tempo di tracciare i primi bilanci. Lo ha fatto oggi Sogliano, a cui bisogna riconoscere soprattutto un pregio: quando infuria la tempesta non si nasconde mai. Detto questo, non tutto quello che ha detto è condivisibile, né si può attendere che in un anno in cui il Verona è ultimo e la gente non capisce la strategia del club, gli vengano stesi tappetini rossi. Sogliano, è giusto riconoscerlo, ha fatto miracoli negli ultimi anni. A forza di camminare sull’orlo del precipizio fra acrobazie di ogni tipo per restare in piedi, prima o poi ti fai male. Non puoi sempre pensare di vendere i migliori a ogni sessione di mercato e di scamparla costantemente. Capita anche l’anno in cui non indovini qualche mossa, in cui gli infortuni sono troppi, in cui perdi il faro (Suslov) e pure l’uomo che si stava dando l’illusione di potercela fare (Belghali). Oggi molti criticano Bowie e dicono di non capirne l’acquisto, ma se la squadra non fa arrivare palloni alle punte che colpa ne ha un centravanti appena sbarcato in un campionato nuovo e che di certo non può fare miracoli? Insomma, il Verona, da che mondo è mondo e salvo sorprese clamorose e al momento irrealistiche, retrocederà e il prossimo anno farà la B. Dovrà ripartire, rimettere insieme i cocci, fare quadrato. Avrà un ampio paracadute visti tutti gli anni di Serie A fatti grazie al tanto vituperato Setti, incredibilmente contestato nonostante i risultati ottenuti parlino per lui. E le cifre sono difficilmente contestabili.

Ma tant’è, il Verona scenderà al piano di sotto, dove salirà il Vicenza, che veleggia a +16 dal Brescia e che attende solo la matematica per festeggiare una promozione deluxe. Ieri sera il Lane ha assaggiato il clima di Verona, nel piccolo e inospitale Gavagnin, il prossimo anno tornerà in riva all’Adige, per il ben più stimolante derby contro i vecchi rivali dell’Hellas. L’ultimo derby tra Verona e Vicenza risale al 1° maggio 2017, quando le due squadre si affrontarono in Serie B allo stadio Bentegodi. In quella partita il Verona vinse 3-2 con la rete decisiva di Romulo nei minuti di recupero, in una gara combattuta e spettacolare, quanto drammatica perché di fatto condannò i biancorossi alla retrocessione. Tornerà il derby, dunque, fra due piazze che hanno fatto la storia della provincia che ha vinto, che ha stupito, che ha incantato. I tifosi dell’Hellas oggi sono infuriati, quelli del Lane finalmente si scrolleranno di dosso la pesantezza di quell’inferno chiamato Serie C. Al Gavagnin la squadra di Fabio Gallo si è immediatamente lasciata alle spalle il primo e per ora unico ko in campionato contro l’Alcione Milano, ha vinto di corto muso, non certo incantando in superiorità numerica per oltre un tempo, ma portando a casa quello che voleva alla vigilia. Un successo pieno contro un avversario che rischia seriamente di retrocedere dopo anni di meraviglie, miracoli e risultati straordinari in relazione ai soldi investiti. Oggi, al quartier generale biancorosso, si contano i giorni che separano dalla promozione e dal ritorno in B, proprio nell’anno in cui Renzo Rosso, esattamente come accadde a Bassano, voleva passare la mano e invece, ridimensionando e scegliendo il dirigente (Zamuner) e l’allenatore (Gallo) migliori possibili pur nella spending review, porta a casa il risultato tanto atteso.

Ci sarebbero anche altre due venete possibili nella prossima Serie B. La prima è il Venezia, che tuttavia ha ben altre mire. E’ prima in classifica, ha un nuovo stadio in arrivo, un centro sportivo all’avanguardia già operativo, un nuovo socio molto forte ( Timothy Joseph Leiweke) che annunciammo il 20 gennaio scorso e un percorso studiato nei dettagli verso la massima serie. Attenzione, però, perché nonostante risultati straordinari e vittorie continue, il vantaggio del Venezia sul terzo posto è di appena tre punti e dunque Stroppa e i suoi ragazzi non possono permettersi di abbassare neppure per un momento la guardia. Col Pescara è stato un pomeriggio da brivido, sembrava la classica buccia di banana, la prima contro l’ultima: cosa potrà mai andare storto? E di storte di cose ne stavano andando parecchie, ma insistendo e con pazienza e grazie a uno dei giocatori chiave di questo gruppo (quell’Hainaut strappato per soli 550mila euro al Parma e pronto già per la Serie A), Stroppa i tre punti li ha portati a casa. Sabato andrà a Bolzano per un impegno durissimo contro il Südtirol di Fabrizio Castori, che non fa sconti a nessuno. A Palermo ha perso 3-0, ma con un rigore assai dubbio che ha indirizzato la partita, dimostrando di essere un osso duro, più che mai in casa dove ha fermato pochi giorni fa il Monza. Insomma, la volata sarà lunga, i passaggi durissimi diversi e il Venezia la Serie A dovrà sudarsela. Sinora l’ha meritata, ma i conti  vanno fatti alla fine e questo lo sa Stroppa, lo sanno i giocatori, lo sa Antonelli, lo sa il club. L’altra veneta è il Padova, al momento a +4 sulla zona playout, ma in fase di regressione nel girone di ritorno, un po’ com’era successo lo scorso anno di questi tempi, quando il vantaggio sul Vicenza iniziò a ridursi. Dicevamo del girone di ritorno: 7 partite, 1 vittoria, 2 pareggi, 4 sconfitte, una media da retrocessione. Sabato col Bari ha battuto un rintocco uno dei nuovi acquisti di gennaio, quel Francesco Di Mariano che avevo già indicato come l’unico davvero pronto all’uso fra i tre innesti invernali. Giunti è un ottimo prospetto, ma ha e avrà bisogno di tempo per capire la nuova categoria, mentre gli ultimi mesi di Caprari dicono che è in fase discendente della carriera e toccherà a lui dimostrare il contrario. Il tribunale dei social sta già mettendo pressione ad Andreoletti, che improvvisamente sembra diventato un incapace, ma che anche l’anno scorso riuscì a ribellarsi a un destino da incubo quando la nave sembrava affondare. Il suggerimento, dunque: si vada avanti con lui fino alla fine, anche perché oggi il Padova sarebbe salvo e questo era l’obiettivo stagionale e perché resto convinto che il tecnico di Alzano Lombardo abbia le carte in mano per evitare il peggio. So bene come funziona nel calcio, se non arrivano i risultati alla fine paga sempre l’allenatore, ma ci sarebbero molte cose da dire sul mercato estivo e invernale e bisognerebbe forse bussare ad altre porte per comprendere le ragioni delle difficoltà. Per tutto il resto ogni altra valutazione andrà rimandata a fine stagione, perché siamo certi che Alessandro Banzato sappia quello che è giusto fare per progettare un futuro di primo livello.

Il Trento oggi è una meraviglia, brilla, lotta, vince, ha messo insieme quattro successi consecutivi, è quarto in classifica. Anche qui,  vale lo stesso discorso fatto per il Venezia. Nonostante un rendimento elevatissimo, la classifica resta corta, molto corta e tutto è in gioco. Il presidente Mauro Giacca dev’essere orgoglioso di quello che ha costruito, lui che ha il gialloblù nel sangue e che sta tentando di recuperare due decenni abbondanti senza il grande calcio in città. Oggi che volley e basket possono contare sui risultati che hanno avvicinato tanta gente al palazzetto, il calcio in città si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio, sostenuto dal lavoro di Luca Tabbiani, da quello di un ottimo preparatore atletico come Daniele Riganti, da quello di Luca Piazzi dietro la scrivania e dall’ispiratissimo costruttore di sogni di nome Moreno Zocchi. Con un budget squadra di 2,1 milioni di euro Zocchi ha messo in piedi una squadra dall’età media giovanissima (22,9 anni) che sta giocando probabilmente il miglior calcio della categoria. Se poi si sveglia dal letargo pure Pellegrini, ecco che si può davvero sperare di chiudere l’anno in bellezza. La B per adesso è un sogno, più avanti potrebbe diventare anche realtà, passo dopo passo, step by step, perché Giacca e i suoi soci non si accontentano e prima o dopo la scalata la proveranno davvero.

Trieste vive queste ultime settimane di agonia con angoscia e rassegnazione. Il Rocco è vuoto, è stata distrutta una passione, si sono persi qui 14mila spettatori che si videro prima di Natale poco più di due anni fa per il derby triveneto col Padova. Nel 2019 c’erano 22mila persone a vedere la finale playoff col Pisa, in sei anni è stato distrutto tutto, uccidendo l’entusiasmo di un popolo come i triestini, che meriterebbe infinitamente di più e che aspetterebbe solo la miccia giusta per accendersi. L’unico modo per ripartire dalla D, se l’attuale proprietà saprà far fronte ai debiti e al passivo gigantesco accumulato dalla precedente gestione, è quello di azzerare tutto. Serve un nuovo direttore generale, un nuovo direttore sportivo, serve un nuovo allenatore. In Serie D serve gente che conosca la categoria, non improvvisati carneadi che farebbero solo danni. Se oggi guardiamo la classifica al netto delle penalizzazioni  e in relazione a un monte ingaggi di oltre 5 milioni di euro, il terzo della categoria, ci accorgiamo che non è neppure vero che la gestione tecnica è stata al di sopra di ogni sospetto. Tutto parte dalla società e dalle premesse deliranti con cui è iniziato il campionato, ma c’è dell’altro. Si spera che chi di dovere lo capisca.

Pillole finali. Il Cittadella, fra qualche alto e basso, sta cercando di presentarsi ai playoff con la voglia di provarci fino in fondo. Rabbi sta sbocciando come la primavera in arrivo, i pezzi del mosaico si stanno rimettendo a posto. I granata avrebbero dovuto competere per il traguardo massimo visti i soldi investiti, ma potrebbero non essere fuori tempo per rientrare dalla finestra di servizio al tavolo delle big della categoria. La Dolomiti Bellunesi è in crisi, ma il presidente Paolo De Cian ha confermato la fiducia in Andrea Bonatti. Tocca al tecnico provare a tirare fuori i rosanero dalla bagarre playout. Il Chievo, da quando sono arrivati Baselli e Douglas Costa, anziché decollare, si è schiantato fragorosamente, a dimostrazione che con i grandi nomi non sempre si vincono i campionati e che in Serie D, se non si arriva col giusto spirito, si possono collezionare anche figuracce. Il Treviso è ormai a un passo dal traguardo e il calcio triveneto si prepara a riaccogliere un figlio che si era smarrito che finalmente si è ritrovato. Chi pronostica che il prossimo anno in C si possa lottare subito per il vertice credo che non  vada tanto lontano dalla realtà. Con un presidente come Alessandro Botter si può sognare per davvero. Sentiremo ancora parlare del Treviso, potete scommetterci…

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Venezia, Vicenza e Treviso, tre primati diversi per sognare ancora. Triestina, un reset per ripartire in D (se si riuscirà a pagare i debiti). Padova, salvezza e poi programmare. Verona, tante ombre e una luce: Edmundsson. Trento, il 3-4-3 e il lampo di Pellegrini https://www.trivenetogoal.it/2026/02/10/venezia-vicenza-e-treviso-tre-primati-diversi-per-sognare-ancora-triestina-un-reset-per-ripartire-in-d-se-si-riuscira-a-pagare-i-debiti-padova-salvezza-e-poi-programmare-verona-tante-ombre-e/252693/ https://www.trivenetogoal.it/2026/02/10/venezia-vicenza-e-treviso-tre-primati-diversi-per-sognare-ancora-triestina-un-reset-per-ripartire-in-d-se-si-riuscira-a-pagare-i-debiti-padova-salvezza-e-poi-programmare-verona-tante-ombre-e/252693/#respond Mon, 09 Feb 2026 23:25:42 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=252693 Tre categorie, tre primati. Il Veneto che ride porta con sé tre primi posti da vetrina. Ma sono tre storie diverse, da raccontare. Il Venezia in B è bello, anzi bellissimo. Straordinariamente luminoso anche quando la giornata è difficile, anche quando vai sotto nello scontro diretto per il primo posto a Frosinone, anche quando sembra […]

The post Venezia, Vicenza e Treviso, tre primati diversi per sognare ancora. Triestina, un reset per ripartire in D (se si riuscirà a pagare i debiti). Padova, salvezza e poi programmare. Verona, tante ombre e una luce: Edmundsson. Trento, il 3-4-3 e il lampo di Pellegrini first appeared on Triveneto Goal.]]>
Tre categorie, tre primati. Il Veneto che ride porta con sé tre primi posti da vetrina. Ma sono tre storie diverse, da raccontare. Il Venezia in B è bello, anzi bellissimo. Straordinariamente luminoso anche quando la giornata è difficile, anche quando vai sotto nello scontro diretto per il primo posto a Frosinone, anche quando sembra che il vento soffi in direzione contraria. Poi però basta una giocata di due primattori: Svoboda che cavalca e arriva fino al limite dell’area, per innescare Doumbia, uno che quando Antonelli spese (tanto) per portarlo via all’Albinoleffe tutti si chiedevano se avesse fatto la cosa giusta. Due anni dopo o giù di lì, si è arrivati (quasi) al raccolto. Doumbia probabilmente andrà via in estate e il Venezia metterà a segno una corposa plusvalenza, ma intanto Antonelli non ha nemmeno voluto ascoltare le offerte in arrivo a gennaio e ha chiuso tutte le porte. C’è la Serie A da riconquistare e Doumbia se ne andrà non prima di aver riportato i Leoni nel calcio dei giganti. Non è la sola cosa che funziona nel Venezia, perché quando hai un direttore che sa programmare e una proprietà che, passo dopo passo, lo sostiene, i risultati arrivano. Otto vittorie consecutive sono un ruolino di marcia mostruoso e, se non ci fossero avversarie che corrono come forsennate come Monza e Palermo, il vantaggio sulle inseguitrici sarebbe potuto essere ben più ampio. Oggi il Venezia deve ancora soffrire, la strada è ancora lunga, distrarsi non si può e con il Modena la squadra dovrà  dimostrare di poter fare a meno dell’infortunato Yeboah. Un’assenza pesantissima, perché non esiste in rosa un giocatore con le sue caratteristiche. Lo sa Stroppa, lo sa Antonelli, lo sanno i compagni, che dovranno rimboccarsi le maniche per far sì che tutto funzioni anche in sua assenza. Oggi il primato è strameritato, oggi il primato è il segnale che in estate si è lavorato bene e che certi confronti improbabili col campionato appena iniziato da parte di improvvisati giullari di corte facevano sorridere. Le somme si tirano alla fine, non quando la battaglia è appena cominciata. Oggi il Venezia è meritatamente primo, ma sa bene che non potrà distrarsi, che i concorrenti sono agguerriti e che la differenza fra primo e quarto posto potrebbe essere sottile.

Il Vicenza in C ha indovinato tutto, è riuscito persino a superare le insidie della cattiva sorte, che ha portato infortuni e squalifiche quando la società nel frattempo era corsa ai ripari. Oggi il vantaggio su Brescia e Lecco è una voragine, tutto è diventato luccicante e bello, a tal punto che , magari sottovoce, si può pensare già a che fare di questa squadra in B. Dipenderà dai programmi, dipenderà da cosa si vorrà fare dopo questa cavalcata straordinaria che sta riportando i biancorossi in B. Magari saranno discorsi prematuri, ma qualche ragionamento in prospettiva si può già tracciare. Ad esempio, tutta la terza linea (più il portiere) in B può ben figurare, Stückler in B sarebbe comunque un valore aggiunto, mentre il centrocampo è quello che avrebbe probabilmente più bisogno di cambiamenti e ristrutturazioni. Oggi sembra impensabile che il Vicenza possa perdere il campionato, oggi i biancorossi possono pure permettersi di sonnecchiare con la Dolomiti Bellunesi, che al Menti ha fatto l’unica partita possibile. Alzare le barricate e giocare a carte scoperte, ammettendo la propria inferiorità. Giocare più o meno a viso aperto contro il Vicenza come ha provato a fare la Pro Patria abbiamo visto che risultato ha dato, per questo è incomprensibile il diluvio di critiche che ha travolto Andrea Bonatti sui social. Ognuno lotta con le armi che ha, se la Dolomiti avesse giocato a viso aperto, probabilmente sarebbe tornata a casa con cinque gol al passivo, oggi invece ha un punto in più in classifica che a fine anno potrebbe essere determinante. Contava portare a casa qualcosa e Bonatti lo ha fatto. Il Vicenza dovrà sforzarsi di trovare le motivazioni migliori, anche perché la concorrenza, contrariamente a quanto accade in B, non sembra essere all’altezza.

Il Treviso in D ha costruito uno squadrone, ma ultimamente si è distratto un po’. Siccome l’Union Clodiense a inizio anno era una squadra indicata fra le favorite, tanto che si immaginavano pure scenari da ripescaggio, non stupisce più di tanto che improvvisamente i granata, con Roberto Vecchiato in panchina, abbiano messo la quinta. Sette vittorie nelle ultime otto partite, sei punti recuperati in tre giornate alla capolista. Che a Lignano ha rischiato di perdere e forse adesso si renderà conto che era troppo presto per tirare i remi in barca. Anche perché, è vero che dieci punti sono tanti a undici partite dalla fine, ma è meglio rimettersi a testa bassa e riprendere la marcia, per chiudere la pratica il prima possibile. Difficile che a Chioggia tengano questo ritmo infernale ancora per molto, ma nel calcio non si sa mai e, dopo aver fatto tanta fatica per conquistare questo primato, ora bisogna rialzare la guardia. Forse parlare di stadio e di scenari da professionisti lo si è fatto troppo presto, serve sgasare ancora un po’ prima di vedere il traguardo.

A Trieste di sicuro Marino e i giocatori stanno facendo tutto quanto è nelle loro possibilità per chiudere dignitosamente una stagione che riporterà, salvo cataclismi, l’Alabarda in Serie D. Uno scempio vero, considerati quanti soldi sono stati investiti in questi anni folli, che rappresentano il peggio, quanto a gestione, che si sia visto. Per guidare e tenere la barra dritta a Trieste serve gente navigata ed esperta, serve gente che sappia destreggiarsi anche di fronte alla stampa, non chi fa un’intervista per smentire una notizia poi avveratasi in tutto e per tutto collezionando figuracce. Le figuracce gestionali sono anche queste, dopo che sul mercato a gennaio non si è fatto pressoché nulla  di futuribile e, anzi, si è venduto tutto il possibile e anche di più. Abbiamo letto e sentito dell’inchiesta che sta facendo tremare la sede dell’Alabarda, un’inchiesta che va a caccia delle tante, troppe zone d’ombra che abbiamo visto in questi anni. Se qualcuno ha letto le carte di quanto uscito sinora, basta e avanza per capire tante cose. Vero è che non tutte le responsabilità e i responsabili sono uguali, ma se davvero l’attuale proprietà riuscirà a evitare il fallimento (cosa sulla quale nutro forti dubbi) bisogna ripartire prendendo dirigenti capaci, che conoscano la categoria, che sappiano maneggiare una grande piazza come Trieste. L’ho detto varie volte, questa tifoseria se stimolata adeguatamente è capace di portare 22mila persone allo stadio per una finale playoff (2019), è capace di numeri clamorosi e vien da pensare cosa potrebbe essere la Triestina almeno in B, con una società e dirigenti all’altezza e con una città che soffia assieme alla bora nella direzione giusta.

Il Padova sta boccheggiando, ma ha un cuore grande così. Rimontare due gol in dieci minuti a Castellammare, su un campo in cui non ha vinto nessuno, quando si era con le spalle al muro e sui social si cominciava a chiedere la testa di Andreoletti (sic!), è un segnale importantissimo. A volte un punto può fare tutta la differenza del mondo e il Padova ha deciso di cambiare il proprio destino. Stasera c’è la Carrarese e solo una vittoria piena darà il giusto seguito al punto del Menti. Poi, ad essere onesti, ho più di qualche perplessità sugli acquisti di gennaio. L’unico che mi sembra un giocatore pronto e che conosce già la categoria è Di Mariano, che pure con la Juve Stabia ha steccato. Caprari ha tanto da dimostrare, in primis di stare bene, poi di avere gli stimoli giusti per ricacciare indietro tutte quelle voci che da Monza lo indicavano come un calciatore in fase calante della carriera. Giunti è un ottimo profilo, ma la categoria non la conosce e a gennaio serve andare sul sicuro, con usati garantiti, pronti e funzionanti. Non è arrivato un difensore che poi era l’urgenza maggiore (perché?), mentre la squadra poggia sempre su quella vecchia guardia che non tradisce quasi mai. Con la nuova proprietà bisogna centrare la salvezza e poi cambiare tanto, il prossimo anno, se si vuole davvero tentare la scalata.

Pillole sparse, per chiudere. Il Verona ha cambiato allenatore, ma contro il Pisa  ho visto una partita orribile, una squadra che produce pochissimo, che non mette gli attaccanti in condizioni di segnare, che gioca con la paura e che oggi mi sembra la candidata più credibile alla retrocessione, proprio assieme al Pisa. Un’eccezione, in mezzo a tanta nebbia: se Bowie all’esordio mi ha onestamente deluso per quanto poco servito, non altrettanto posso dire di Edmundsson, che ha fatto una signora partita e che ha dimostrato di poter portare qualcosa di buono. E’ sembrato pronto, è sembrato un giocatore da mercato di gennaio. Solido, strutturato, capace di impostare, insomma una bella sorpresa. Basterà per salvarsi? Nonostante tutto la salvezza dista sei punti, non sono pochi ma neppure tantissimi. Ma stavolta ci vorrebbe un miracolo forse più degli anni scorsi per scamparla. L’Udinese è passata da un Monday Night da vetrina contro la Roma, battuta e ridotta ai minimi termini,  a una domenica pomeriggio da cancellare alla svelta. Mi sono parse risibili le lamentele di Runjaic sul campo del via del Mare. Quand’anche fosse vero, l’Udinese non ha perso per quello. Il problema principale restano le motivazioni, quando sai che non avrai problemi a salvarti, ma che arrivare in Europa è una missione troppo complicata, tutto diventa tremendamente difficile e la distrazione è sempre dietro l’angolo. Il Südtirol ha fatto un buon mercato a gennaio (molto buono l’acquisto di Cragno dopo l’infortunio) e sta dimostrando di potersi salvare senza patemi, magari bussando pure all’ultima porta dei playoff. A Carrara altra prestazione gagliarda e per poco non ci scappava un’altra vittoria. Il Cittadella ha vinto a Lumezzane, ha cambiato di nuovo tanto a gennaio, facendo tante scommesse, una delle quali (Perretta) ha già portato un gol da tre punti. Vedo molto difficile una scalata granata alla B anche tramite i playoff, ma il calcio è imprevedibile e certi equilibri potrebbero rivoltarsi nell’appendice stagionale. Il Trento visto a Crema è una signora squadra. Per la prima volta col 3-4-3 da quando Tabbiani allena vista l’emergenza sugli esterni (fuori Muca, Fiamozzi e Maffei), il gruppo ha risposto alla grande. L’ho criticato spesso perché oggettivamente è stato per lungo tempo indifendibile, ma con un colpo qua e uno là, Jacopo Pellegrini sta provando a recuperare il tempo perduto. Bellissimo il gol segnato al Voltini, splendido anche l’assist per un pomeriggio da ricordare. Pomeriggio da dimenticare per Virtus Verona e Arzignano: in casa rossoblù la magia sembra essere finita, ma siccome c’è chi fa peggio, probabilmente anche quest’anno in un modo o nell’altro si salverà la categoria. I giallocelesti alternano giornate da ricordare a passaggi a vuoto inquietanti. Con l’Alcione si può perdere, col Trento nell’infrasettimanale non si potrà sbagliare

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Padova, l’alba di una nuova era. Triestina, al peggio non c’è mai fine. Venezia, il board si rafforza e il futuro è roseo: ecco il nome. Vicenza, gli anni buoni si vedono da certe vittorie. Dolomiti Bellunesi, i due stadi e il ritorno da incubo a Feltre https://www.trivenetogoal.it/2026/01/20/padova-lalba-di-una-nuova-era-triestina-al-peggio-non-ce-mai-fine-venezia-il-board-si-rafforza-e-il-futuro-e-roseo-ecco-il-nome-vicenza-gli-anni-buoni-si-vedono-da-certe-vittorie/251013/ https://www.trivenetogoal.it/2026/01/20/padova-lalba-di-una-nuova-era-triestina-al-peggio-non-ce-mai-fine-venezia-il-board-si-rafforza-e-il-futuro-e-roseo-ecco-il-nome-vicenza-gli-anni-buoni-si-vedono-da-certe-vittorie/251013/#respond Tue, 20 Jan 2026 07:00:05 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=251013 I titoli di apertura questa volta sono per Padova. E per un’era nuova che si apre, una bella notizia non solo per il calcio padovano, ma anche per tutto il calcio triveneto. Il Padova passa al Re dell’acciaio, Alessandro Banzato, una proprietà forte, radicata sul territorio, fortemente ambiziosa. Per quello che l’ho conosciuto, un personaggio […]

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I titoli di apertura questa volta sono per Padova. E per un’era nuova che si apre, una bella notizia non solo per il calcio padovano, ma anche per tutto il calcio triveneto. Il Padova passa al Re dell’acciaio, Alessandro Banzato, una proprietà forte, radicata sul territorio, fortemente ambiziosa. Per quello che l’ho conosciuto, un personaggio che ha tutto per lasciare il segno su questa città. Imprenditori come lui sono un bene per il mondo del calcio, non solo per quello padovano, perchè, come Andrea Gabrielli, come Renzo Rosso, come Mauro Giacca, mescolano alla capacità manageriali per le proprie aziende, anche la passione. Componente fondamentale totalmente assente negli anni dell’era Oughourlian. Un calcio da burocrati, calcolato, ragionato, respirato, fatto di fredde cifre e basta, privo di tutto quello che fa innamorare il tifoso. E infatti Oughourlian se ne va senza avere rimpianti, al di là di quello che ha detto in conferenza stampa, perché la verità è che non vedeva l’ora di liberarsi del Padova da oltre tre anni e mezzo, da quella finale persa a Palermo che gli aveva fatto dire basta. Sì, anche quando in giro per messi si diceva che “la vendita del club era pura fantasia”, che il sottoscritto era il cazzaro di turno e si ipotizzavano mirabolanti scalate alla A con improbabili passerelle condite di imbeccate stucchevoli quanto imbarazzanti per chi sa leggere oltre le righe. Oggi a Banzato va augurato un sincero in bocca al lupo e per Padova potrebbe aprirsi una nuova era lucente, con l’auspicio che ci si possa liberare in fretta di quell’intollerabile tossicità che ha animato i rapporti fra le componenti che girano attorno al club per tanto, troppo tempo.

Quasi a fare da contraltare alle notizie che hanno animato il lunedì padovano, sono le pene di Trieste, una città che non ha pace da ormai troppo tempo. Il lunedì dell’Alabarda è stato l’ennesimo capitolo imbarazzante di un calvario che ha portato l’Alabarda a boccheggiare fra una figuraccia gestionale e l’altra ai confini della D. Cos’abbia mai fatto di male questa piazza per meritare questi scempi lo ignoro, ma il teatrino che ha accompagnato le ultime 48 ore è da mettersi le mani nei capelli. Domenica pomeriggio, dopo la sconfitta di Ospitaletto e dopo avergli venduto i migliori, ad Attilio Tesser viene comunicato verbalmente l’esonero. Solo che nessuna comunicazione ufficiale segue quella telefonata e, con Geppino Marino e staff in città, Tesser non riceve conferma scritta di quell’esonero e si presenta regolarmente ad allenare. Per tutta la giornata di lunedì si prosegue così, fra i silenzi imbarazzati, nessuna comunicazione e una tifoseria furiosa. Oggi è martedì, sono le 8 del mattino e attendiamo oggi cosa accadrà, ma basterebbe e avanzerebbe per smetterla di torturare inutilmente una città e una tifoseria che non sa vedere oggi la luce in fondo a un lunghissimo tunnel.

Novità in vista anche a Venezia. Sabato scorso al Penzo c’era Timothy Joseph Leiweke, avvistato sugli spalti assieme alla figlia. I rumors lo danno pronto a diventare uno dei soci forti della proprietà del Venezia. Leiweke è una delle figure più influenti dell’industria sportiva e dell’intrattenimento nordamericana. Nato nel 1957, ha costruito la propria carriera come manager di vertice guidando colossi globali del settore: prima Anschutz Entertainment Group, poi Maple Leaf Sports & Entertainment e infine Oak View Group, società da lui cofondata e diventata un riferimento mondiale nello sviluppo e nella gestione di grandi impianti per eventi dal vivo. Uomo chiave nella trasformazione di franchise e infrastrutture sportive, ha lasciato un’impronta profonda a Los Angeles, Toronto e Seattle, contribuendo alla nascita dei Seattle Kraken e a operazioni strategiche di alto profilo. Storicamente legato al miliardario Philip Anschutz, Leiweke è stato apprezzato per visione e capacità negoziale, ma la sua parabola recente è segnata dalla grazia ricevuta il 3 dicembre scorso da Donald Trump in seguito al contenzioso col Dipartimento di Giustizia per violazioni dello Sherman Act, con accuse legate a pratiche anticoncorrenziali e rapporti poco chiari con il sistema Live Nation–Ticketmaster. Leiweke, prima della grazia presidenziale, si era dichiarato a più riprese non colpevole delle accuse. Il suo ingresso rafforzerebbe ulteriormente il board del Venezia, con benefici anche nell’immediato per gli investimenti. Con il nuovo stadio alle porte, con la squadra che va a gonfie vele e che è a un punto dal primo posto, Venezia nei prossimi anni può diventare una bella realtà del calcio italiano. La semina continua e la strada è quella giusta, ci si struttura passo dopo passo e si cresce. Il resto lo fa un gruppo che gioca un calcio bellissimo e che ha ottenuto otto vittorie nelle ultime nove partite. Davvero tanta roba, con miglioramenti che si vedono settimana dopo settimana. Un paio di ritocchi chirurgici sul mercato per non lasciare nulla al caso e la strada può diventare in discesa, sia pure fra mille ostacoli.

Ci sono stagioni che nascono per il verso giusto e Vicenza ne sa qualcosa. Ad Arzignano si è vista forse la peggior versione stagionale della squadra di Gallo, ma se anche in una giornata del genere arrivano i tre punti, significa davvero che è l’anno buono. L’Arzignano ha protestato per un maxi recupero e per l’espulsione di Lakti, avrebbe senza dubbio meritato il pareggio, ma quando vinci tante partite nei minuti finali, come accadeva al Padova lo scorso anno, non può certo essere un caso. Sul mercato è arrivato Daniel Cappelletti, la riserva ideale che conosce bene l’ambiente e che può contribuire a tenere alta l’attenzione dei difensori titolari. Io credo che entro il 2 febbraio arriverà sicuramente un vice Costa e poi la squadra non avrà più falle da tappare. Con un vantaggio di 12 punti sul Lecco e di 13 sul Brescia dovrebbe veramente capovolgersi il mondo per gettare al vento questo campionato. Lo scorso anno di questi tempi il Padova veleggiava a +10 sul Vicenza, che rimontò fino al sorpasso, per poi deragliare alla terzultima tappa. Oggi che la squadra non ha ancora perso una partita e che sembra solida e al riparo da crolli fragorosi, la strada verso la B sembra spianata. Il Vicenza vuole lasciare la B e tornare nel calcio che conta davvero, perché fra le due categorie c’è un abisso di differenza, per tanti, troppi motivi.

Il Trento ha deciso di non intervenire più sul mercato, a meno che non si presentino occasioni clamorose lungo il percorso da qui al 2 febbraio. Eppure un centravanti servirebbe, perché Pellegrini sin qui ha dato segnali di risveglio ma non offre garanzie granitiche, un numero 9 sarebbe la ciliegina che completerebbe il valore di un gruppo che ha dimostrato di essere affidabile. Pollice alto per Candelari, un centrocampista davvero promettente che sono sicuro farà molto bene, mentre il nuovo vero acquisto di gennaio potrebbe essere Miranda, che per il momento non ha mai potuto dimostrare il suo valore e che, si spera, si sia lasciato definitivamente alle spalle gli infortuni. Il Cittadella continua nel suo laborioso tentativo di navigare nelle acque tempestose della C e anche con la Pergolettese ha gettato letteralmente alle ortiche una vittoria per colpa di un errore davvero grave del portiere Cardinali. Verrebbe da farsi una domanda: davvero Maniero non può fare neppure il vice, retrocesso addirittura a terzo portiere dopo l’infortunio di Zanellati? Il Treviso vola a +16 su Cjarlins Muzane e Union Clodiense. Un divario enorme, che significa solo una cosa: il girone di ritorno sarà quasi una formalità per i biancoblu, che hanno visto impennarsi le quotazioni di quasi tutti i giocatori della rosa, molti dei quali hanno mercato nelle categorie superiori. Il Verona visto a Cremona è una squadra viva, falcidiata dalle assenze ma ancora assolutamente sul pezzo. Certo, se si vuole guardare la situazione con occhio lucido e con spietato realismo, l’organico sembra fra i meno attrezzati della A, più che mai se dovesse partire il gioiello Giovane. Non si possono sempre fare i miracoli non spendendo, a volte bisogna mettere mani al portafoglio, nel proprio stesso interesse, perché preservare la categoria è sempre un affare economico. L’Udinese è finita in un limbo in cui non viene più apprezzato il lavoro svolto dalla società, perché si galleggia in una zona ibrida, senza possibilità di agganciare l’Europa, ma ben distanti dalla zona pericolo. Il rischio è l’assuefazione e l’assenza di stimoli nell’ambiente. 

Pillole finali: Il ritorno a Feltre della Dolomiti Bellunesi è stato un  incubo. E’ arrivata la sconfitta interna più pesante della stagione contro un Lecco che avrebbe potuto segnare altri gol. Un peccato per una provincia che a breve, con il completamento dei lavori al Polisportivo di Belluno, avrà ben due stadi a norma di professionismo e che in quel professionismo vuole restarci. Servono un centravanti, un esterno destro e un difensore per dormire sonni tranquilli. La società interverrà, presto altre novità. Il Südtirol, ancora una volta, ha dimostrato di avere una scorza durissima andando a vincere a Empoli. Oggi la classifica è decisamente migliorata e si punta a battere il Padova per aggiustarla ancora. Chiusura con la Virtus Verona: mai come quest’anno si rischia la retrocessione. Ma la strada è ancora lunga, la Triestina è spacciata e la Pro Patria sembra oggettivamente più debole. Basterà?

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Triestina, una stagione senza senso e un’agonia senza fine. Vicenza-Treviso-Venezia-Padova, i quattro volti del Veneto che ride. Trento, quel rigore no, Dolomiti Bellunesi: finalmente Feltre https://www.trivenetogoal.it/2026/01/13/triestina-una-stagione-senza-senso-e-unagonia-senza-fine-vicenza-treviso-venezia-padova-i-quattro-volti-del-veneto-che-ride-trento-quel-rigore-no-dolomiti-bellunesi-finalmente-feltre/250545/ https://www.trivenetogoal.it/2026/01/13/triestina-una-stagione-senza-senso-e-unagonia-senza-fine-vicenza-treviso-venezia-padova-i-quattro-volti-del-veneto-che-ride-trento-quel-rigore-no-dolomiti-bellunesi-finalmente-feltre/250545/#respond Tue, 13 Jan 2026 22:13:04 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=250545 Vedere la Triestina ridotta in questo modo fa venire veramente tutta la tristezza del mondo. Il girone di ritorno, in queste condizioni, sarà un’agonia senza fine in una stagione senza senso, visto l’esodo di gennaio che porterà i migliori giocatori ad accasarsi altrove. Giorni fa scrivemmo questo articolo: “Mercato Triestina, chi avrà richieste verrà lasciato […]

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Vedere la Triestina ridotta in questo modo fa venire veramente tutta la tristezza del mondo. Il girone di ritorno, in queste condizioni, sarà un’agonia senza fine in una stagione senza senso, visto l’esodo di gennaio che porterà i migliori giocatori ad accasarsi altrove. Giorni fa scrivemmo questo articolo: “Mercato Triestina, chi avrà richieste verrà lasciato andare: probabili gli addii di Ionita, Crnigoj e Gunduz”. Ricevemmo la stizzita reazione dirigenziale, come se avessimo raccontato una fantasia o come fossimo i cazzari di turno con tanto di intervista di smentita il giorno dopo su Il Piccolo. Siccome, però, tutti i nodi vengono al pettine, ecco che in rapida successione Ionita è passato all’Arezzo, Crnigoj al Südtirol e quando verrà trovata la soluzione giusta anche per Teoman Gündüz, se ne andrà pure lui. Manca solo il talento turco con passaporto tedesco e poi tutto quello che abbiamo scritto si avvererà. Certo, arriverà qualcuno, come Borna Knezovic in prestito dal Sassuolo, ma in questa situazione ben difficilmente ci potranno essere operazioni memorabili. La piazza meriterebbe chiarezza, meriterebbe dirigenti di spessore e non improvvisati carneadi senza arte né parte, meriterebbe già adesso che si programmasse la risalita dalla Serie D con uomini di comprovata esperienza e capacità di gestire anche le situazioni più difficili. In questo quadro abbiamo già scritto quello che pensiamo su Attilio Tesser: un tecnico così bravo e preparato meritava ben di meglio, avesse aspettato anche qualche settimana sarebbe finito al Brescia o altrove, non di certo in una sorta di girone infernale senza pubblico, senza certezze, con giocatori che se ne vanno tre mesi dopo essere arrivati e con uno smantellamento indegno. Una cosa è certa.  Trieste non può vivacchiare in Serie D, se l’attuale proprietà non è in grado di rilanciare, passi la mano a qualcun altro che lo possa fare.

A Vicenza regna una strana atmosfera secondo cui tutto quello che si sta facendo sarebbe scontato, come se la promozione fosse un atto dovuto, come se non ci fossero avversari. Per mettere le cose in chiaro gli avversari ci sono, il Brescia ad esempio ha pagato l’inizio in ritardo e una sfilza di infortuni, ma da quando è arrivato Corini ha vinto quattro volte su quattro e sta dimostrando tutto il suo valore. Non mollerà fino alla fine e appena lo scorso anno abbiamo visto i biancorossi recuperare 11 punti al Padova prima di perdere la volata promozione per cui è giusto non dare nulla per scontato. No, non è scontato guidare la classifica con 11 punti di vantaggio, non è scontato che Fabio Gallo non perda una partita di campionato da oltre un anno. Tutto va conquistato passo dopo passo e il Vicenza lo sta facendo per cui non bisogna sminuirne i meriti. Sul mercato ci saranno due ritocchi per completare la rosa dopo le partenze di Fantoni e Cester

Il Veneto che splende ha altre tre facce sorridenti oltre a quella del Vicenza. Quella del Treviso, che sta dominando il girone C in Serie D con risultati eccezionali e non scontati. Avrà pure un budget importante, avrà pure un presidente facoltoso come Alessandro Botter, un direttore sportivo giovane ed emergente come Pierfrancesco Strano, un allenatore garanzia come Edoardo Gorini, ma vincere un campionato non è facile per nessuno. Tutti aspettano il Treviso fra i professionisti, l’acquisto di Svidercoschi è mirato e intelligente e sembra che sia davvero la volta buona. Una buona notizia, se tutto andrà per il verso giusto, per tutto il movimento triveneto.

La terza faccia sorridente è quella del Venezia, che ha completato una lunga rincorsa vincendo la settima partita delle ultime otto e scavalcando il Monza al secondo posto, dietro soltanto la capolista Frosinone. Il Venezia scoppia di salute, è una meraviglia da vedere e da ammirare, oggi è la squadra che gioca il miglior calcio della B e ha giocatori in stato di grazia, come Svoboda, Busio, Doumbia, Yeboah. Ancora non si è fatto nulla, ma quanto visto negli ultimi due mesi è il miglior biglietto da visita al tavolo della promozione. Sul mercato si attende Ambrosino con gli accordi col Napoli e il giocatore già raggiunti per regalare altra imprevedibilità in attacco e soluzioni diverse con la possibilità di giocare anche col tridente e c’è grande curiosità per capire le potenzialità dell’iracheno Marko Farji, che potrebbe essere utilizzato come quinto di centrocampo.

La quarta faccia sorridente è quella del Padova, autore di un girone d’andata coi fiocchi e con 25 punti all’attivo. Non ho mai avuto particolari dubbi sulla salvezza biancoscudata, più che mai adesso che i punti di vantaggio sulla zona retrocessione sono ben otto. La variabile era Papu Gomez, con l’argentino almeno al 50% tutte le stime sarebbero dovute essere riviste al rialzo e così sta accadendo nelle ultime partite. Magari non dura 90 minuti, magari ha delle pause nel match, magari a volte esce dalla partita, ma quelle poche giocate che fa e come si muove sul campo sono una vera delizia anche per i palati più esigenti. Il vero valore aggiunto di questo club, però, alberga in panchina e si chiama Matteo Andreoletti, un allenatore che legge le partite come pochi altri, che è ben conscio dei limiti della rosa che gli è stata messa a disposizione, che riesce a tirare fuori il meglio da ogni singolo giocatore e che non ha paura a mettere in panchina nomi ingombranti (ogni riferimento non è puramente casuale) a favore di giocatori meno forti tecnicamente, ma più funzionali a quello che vuole proporre. Se poi la fortuna, come col Modena, è dalla sua parte, ecco che il quadro assume tonalità lucenti, barocche, abbaglianti.

Pillole dal resto del Triveneto. Il Trento perde a Brescia e manca almeno un rigore clamoroso. Ancora una volta Tabbiani ha dimostrato di avere una canovaccio tattico di primissimo livello, se la gioca alla pari anche con avversarie superiori, manca qualcosina ancora per competere per la promozione, ma se la strada sarà quella percorsa in questi anni prima o dopo arriverà. Per fare un vero salto di qualità servirebbe un altro centravanti che, a quanto pare, non arriverà. Il Verona è in difficoltà e, guardando i valori delle squadre nella zona bassa della classifica, la salvezza sembra un obiettivo davvero complesso da raggiungere, ma ogni volta che Zanetti scivola sul bordo del precipizio dovrà sempre il modo di evitare di cadere. Il recupero col Bologna sarà un passaggio fondamentale della stagione. L’Udinese non ha entusiasmato col Pisa e, cosa ben più grave, ha perso Zaniolo per un mese, una tegola non da poco perché era in forma smagliante e rappresentava la vera arma in più per Runjiaic.  Il  Südtirol torna alla vittoria dopo 105 giorni e sul mercato piazza un colpo interessante perché Crnigoj la categoria ha già dimostrato di reggerla alla grande. Per la Dolomiti Bellunesi arriva finalmente il ritorno allo Zugni Tauro, che vale come un acquisto sul calciomercato. Feltre non è Fontanafredda e tornare a respirare l’aria di casa vale in classifica 4-5 punti in più nella volata salvezza. Che brutto il Cittadella visto con l’Alcione Milano… Meglio pensare a una giornata storta perché altrimenti ci sarebbe davvero di che preoccuparsi…

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Il pagellone del Triveneto da 0 a 10 (senza eccezioni) https://www.trivenetogoal.it/2025/12/31/il-pagellone-del-triveneto-da-0-a-10-senza-eccezioni/249771/ https://www.trivenetogoal.it/2025/12/31/il-pagellone-del-triveneto-da-0-a-10-senza-eccezioni/249771/#respond Wed, 31 Dec 2025 16:30:11 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=249771 (d.c.) – Siamo arrivati alla fine del 2025 ed è tempo nuovamente di voti per il calcio triveneto. Ecco il nostro pagellone, da 0 a 10, senza eccezioni, perché c’è chi ha fatto bene e chi ha fatto male, chi merita elogi e chi proprio non ne merita 10 a Matteo Andreoletti e a Fabio […]

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(d.c.) – Siamo arrivati alla fine del 2025 ed è tempo nuovamente di voti per il calcio triveneto. Ecco il nostro pagellone, da 0 a 10, senza eccezioni, perché c’è chi ha fatto bene e chi ha fatto male, chi merita elogi e chi proprio non ne merita

10 a Matteo Andreoletti e a Fabio Gallo – Due allenatori in vetrina, due modi diversi di intendere calcio. Andreoletti, con il materiale che gli è stato messo in mano, ha fatto non uno, ma due miracoli. Avete presente Gasperini a Bergamo? Il valore di questo allenatore lo si capirà quando lascerà Padova. I numeri di Gallo fanno impallidire qualsiasi confronto. Promozione con la Virtus Entella, una sequenza interminabile di risultati utili per oltre un anno senza sconfitte, un girone intero a Vicenza senza perdere. Rosso ha trovato finalmente la chiave per svoltare?

9 a Matteo Lovisa e a Paolo De Cian – Un  dirigente bravissimo, che prima ha sfiorato la A e che anche nella seconda parte dell’anno continua a tenere la Juve Stabia ai piani altissimi pur con un budget risicatissimo e con i problemi societari che avrebbero potuto distruggere tutto. Anche nelle difficoltà si è dimostrato un gigante, nonostante la giovane età. Il presidente della Dolomiti Bellunesi ha vinto su tutto il fronte: in quattro anni ha portato i rosanero post fusione in Serie C e adesso vuole rimanerci. Auguri sinceri

8 a Giorgio Zamuner e a Sean Sogliano – Due direttori in vetrina, due modi diversi di intendere calcio. Uno (Zamuner) con una conoscenza innata dei talenti di casa propria, con la capacità di scegliere uomini e caporali, con la gestione di risorse sempre ottimale, dovunque è andato, quando lo hanno messo in condizione di lavorare, ha sempre fatto bene. L’altro (Sogliano) con un’attività di scouting estero straordinaria e con un fiuto che si era perso e che a Verona si è riscoperto adatto ai piani alti più che ai piani inferiori continua a sfornare giocatori deluxe: gli ultimi Belghali e Giovane, di cui sentiremo sicuramente parlare. E pensare che a Padova, con risorse in proporzione ampiamente superiori, le cose erano andate decisamente peggio…

7 a Giovanni Stroppa, a Mauro Giacca, Attilio Tesser e a Pierfrancesco Strano – Stroppa, reduce da una promozione con la Cremonese, meriterebbe anche di più, ma stiamo un gradino sotto perché se il campionato finisse oggi il Venezia sarebbe ai playoff e non sarebbe promosso direttamente in A. Ma è un signor allenatore che fa giocare divinamente la squadra e che, per ora, ha espresso il meglio sotto il profilo qualitativo dell’intera categoria. Il presidente del Trento continua nella sua brillante scalata, passo dopo passo, ai piani alti della categoria. In un futuro non molto lontano vediamo i gialloblù in Serie B: c’è tutto, ma davvero tutto, per progettare la scalata. Tesser compie un vero miracolo salvando la Triestina in condizioni tremende, ma sbaglia a tornare e la situazione complessiva gli presenta presto il conto. Nella Marca un giovane dirigente sta riuscendo nell’impresa dopo anni di tentativi non andati a buon fine. Ora manca l’ultimo sforzo, ma Treviso è lanciata verso il ritorno fra i professionisti e stavolta non vuole sbagliare.

6 a Stefano Vecchi – Compie una rimonta clamorosa sul Padova recuperando 11 punti, ma poi si sfalda sul più bello. Ha qualità, ma gli manca qualcosa per il definitivo salto. Alla guida dell’Inter galleggia sulla sufficienza.

5 a Stefano Marchetti – Anche i migliori sbagliano. Si assume in pieno la responsabilità della retrocessione, nell’anno più difficile da quando è direttore. Parte male pure in C, ma poi riesce a raddrizzare la barca. Il 2026 sarà l’anno della riscossa?

4 a Joseph Oughourlian – Perché mai un 4 a chi ha portato il Padova in Serie B? Perché  ha trattato il club con disprezzo, perché non ha rispettato i tifosi, perché ha messo la società in vendita senza dare un minimo di spiegazione, perché ha trattato il Biancoscudo come il brutto anatroccolo. Dal punto di vista comunicativo, poi, il voto è zero, con una totale mancanza di chiarezza in spregio a qualsiasi bon ton. Sarà pure ai vertici in Francia a Lens, ma Padova avrebbe meritato ben altro atteggiamento e considerazione. Se si litiga con tutti, rompendo prima o dopo con tutte le componenti ambientali, forse il problema non sono quelli con cui hai litigato, perlomeno non possono esserlo tutti…

3 ad Alex Menta – Questo voto per noi è stato sofferto, perché la nostra idea è che abbia qualità, ma purtroppo la realtà parla chiaro. Ha contribuito a una gestione schizofrenica, che ha portato il club a un millimetro e forse anche oltre dal default. Eppure siamo convinti che, se opportunamente guidato, fatto muovere entro certi confini e gestito da una figura di caratura superiore, potesse e possa essere ancora un valore aggiunto. Non lo è stato, perché a briglie sciolte si è smarrito e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

2 a Fabrizio Cacciatore e ad Alessandro Dal Canto – Esonerato dal Treviso, esonerato dal Chievo. Annata orribile, da dimenticare in fretta per il primo. Retrocessione senza scusanti per il secondo. Non avrebbe meritato di allenare il Cittadella in B, ma in certi casi, purtroppo, le amicizie contano più del curriculum e delle qualità oggettive.

1 a Sebastiano Stella – Uno dei volti della disfatta di Trieste, ha dimostrato di essere inadeguato al ruolo che ricopriva

0 a Ben Rosenzweig – Una gestione del genere tocca i punti più bassi della nostra esperienza nel settore da 30 anni a questa parte. Abbiamo visto faccendieri, avventurieri, disonesti, banditi in giacca e cravatta, ma almeno erano facilmente riconoscibili e censurabili. Qui c’è chi si era presentato promettendo mari e monti e pretendendo di insegnare calcio e ha sfasciato tutto. Non solo non è stato fatto nulla di quanto promesso, ma si è raso al suolo tutto, con uno spreco inimmaginabile di denaro andato in scena per mesi, fino al crac evitato non si sa bene come. Ma il destino, purtroppo per Trieste, è la Serie D, non si sa bene con quali prospettive

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Verona, Venezia, Padova, Vicenza, quattro successi e quattro storie da raccontare. Ma c’è del bello anche a Trieste, a Udine e a Treviso. Trento, ecco cosa serve a gennaio, Chievo: è allarme https://www.trivenetogoal.it/2025/12/14/verona-venezia-padova-vicenza-quattro-successi-e-quattro-storie-da-raccontare-ma-ce-del-bello-anche-a-trieste-a-udine-e-a-treviso-trento-ecco-cosa-serve-a-gennaio-chievo-e-allarme/248930/ https://www.trivenetogoal.it/2025/12/14/verona-venezia-padova-vicenza-quattro-successi-e-quattro-storie-da-raccontare-ma-ce-del-bello-anche-a-trieste-a-udine-e-a-treviso-trento-ecco-cosa-serve-a-gennaio-chievo-e-allarme/248930/#respond Sun, 14 Dec 2025 22:15:21 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=248930 Passano le giornate e la sensazione che qualcosa di bello stia succedendo aumenta e dilaga: Verona, Venezia, Padova, Vicenza, quattro storie, quattro sprazzi di cielo azzurro. Prendete l’Hellas. Sembrava spacciato, con le spalle al muro, come l’anno scorso Zanetti era sull’orlo dell’esonero, ma è stato difeso dal suo direttore sportivo. Una scelta rischiosa, difficile, persino […]

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Passano le giornate e la sensazione che qualcosa di bello stia succedendo aumenta e dilaga: Verona, Venezia, Padova, Vicenza, quattro storie, quattro sprazzi di cielo azzurro. Prendete l’Hellas. Sembrava spacciato, con le spalle al muro, come l’anno scorso Zanetti era sull’orlo dell’esonero, ma è stato difeso dal suo direttore sportivo. Una scelta rischiosa, difficile, persino azzardata. Eppure Sogliano ha visto che Zanetti aveva ancora qualcosa da dare al Verona. Perché, diciamo la verità, tante sconfitte gialloblù erano state immeritate, di chi stava dietro ad annaspare nella palude della zona calda l’Hellas era quella che giocava meglio e qualche barlume di speranza c’era ancora. In una settimana, sei punti. Pesantissimi, prima con l’Atalanta, battuta nettamente e con pieno merito, poi con la Fiorentina, ancor più pesanti in uno scontro diretto che ha affossato i viola. Sotto il segno di Giovane e Belghali prima, di Orban poi. Bene, anzi benissimo, anche se non è stato fatto ancora nulla perché ancora oggi il Verona sarebbe retrocesso. Eppure la squadra batte, pulsa, convince e lotta col coltello fra i denti. Insomma, ce la può fare, per l’ennesima impresa.

Venezia, quindi. Bello, anzi bellissimo. Abbagliante ad Avellino, dove ha preso a pallate un avversario che si è ritrovato in vantaggio senza neppure capire come, ha pareggiato, ha dominato, ma incredibilmente ha pareggiato. Ma il meglio doveva ancora venire. Col Monza la luce è stata purissima. Una prestazione magnifica, sontuosa, piena di “più” e con pochissimi meno. La vittoria certifica che per la promozione diretta il Venezia c’è ancora, nonostante un Frosinone straripante, che continua a vincere e a collezionare punti, a dimostrazione di quanto possa fare la differenza un allenatore, in questo caso Alvini. Ma anche in laguna c’è un cavallo di razza come Giovanni Stroppa. Che ci ha messo un po’ a ingranare, soprattutto fuori casa, dove la squadra ha stentato parecchio, non nel gioco, ma negli equilibri. Quell’impronta zemaniana sempre presente nonostante la metamorfosi tattica e la virata sul 3-5-2 avvenuta nel corso degli anni, ha portato il tecnico lodigiano a costruire la squadra più bella della B. Giocano tutti, corrono tutti, lottano tutti, a volte l’unico vero difetto è che il gruppo si sente troppo bravo. E tende a specchiarsi su se stesso. Ma passano le giornate gli spigoli si smussano, le ombre si dissipano e adesso la classifica autorizza di sognare in grande. Manca ancora qualcosa, come ha giustamente sottolineato Stroppa. Eppure quando vedi Hainaut fare le due fasi in modo egregio, Doumbia galoppare in mezzo, Kike Perez illuminare con lampi di classe, Adorante e Yeboah duettare e offrire certezze, Svoboda giganteggiare, Stankovic custodire, c’è molto di cui essere orgogliosi.

Padova, dunque. C’è un allenatore in vetrina: è Matteo Andreoletti, una bravura incredibile nonostante la giovane età. E’ il più giovane, ma legge le partite come pochi, indovina i cambi, ha coraggio, non si ferma neppure di fronte a mostri sacri dello spogliatoio, come quando a Pescara ha fatto scaldare Gomez senza metterlo in campo. O come quando tiene Baselli a minutaggio ultraridotto perché deve pensare al bene della squadra. E lo fa egregiamente. Il vero valore aggiunto di questo Padova è lui, perché le cose a queste latitudini sono cambiate quando è arrivato lui. Ha messo in fila una promozione e uno spicchio di campionato al di sopra di ogni sospetto. L’obiettivo resta la salvezza, ma quando galleggi in Serie B, basta poco, pochissimo, per arrampicarsi in alto, così come bastano un paio di onde anomale per sprofondare subito in acque agitate. Sinora ha tirato quasi sempre la vecchia guardia, ma ultimamente qualcosa sta cambiando. Sorrentino ha preso possesso della porta e merita in questo momento di giocare titolare. Sgarbi è una certezza, ma chi lo ha seguito negli anni non è certo sorpreso. Gomez sta mettendo minuti nelle gambe, se svolta lui svolta tutta la squadra e tutte le previsioni vanno riviste al rialzo. Crisetig, con gli opportuni accorgimenti, è ancora un signor regista e lo ha dimostrato anche a Reggio Emilia. Seghetti ha battuto un colpo, con un gol da rapace d’area. Insomma, c’è tanto di cui essere orgogliosi nella gestione di Andreoletti che, anche quando meriterebbe di perdere come contro il Cesena, è sempre lì, aggrappato alla partita e alla ricerca dell’episodio. Se poi la società gli desse, bontà sua, un po’ di chiarezza e qualche innesto a gennaio, tutto sarebbe estremamente più lineare e lucente allo stesso tempo.

Vicenza, in fondo a questo gruppo di elette, ma solo per una questione di categoria. Perché sul campo funziona tutto a meraviglia. Dodici punti di vantaggio sul Lecco, una squadra specchio del suo allenatore. Cattiva, sporca, determinata, si muove in simbiosi, soffre, segna, difende, si mette l’elmetto, poi improvvisamente colpisce. La rosa è profonda, con qualche difetto ben mascherato dalla bravura di Gallo, mentre Zamuner dietro la scrivania ancora una volta ha dimostrato di essere un signor dirigente. Dategli i mezzi e lui in questa categoria costruirà quanto necessario. A gennaio ecco gli ultimi ritocchi, per stare tranquilli, sicuri, al riparo da sorprese che oggi sembrano impossibili, o giù di lì. Un difensore e un vice Costa, mentre la crescita di Cavion, tornato su buoni livelli quando è stato impiegato, sembra escludere un intervento a centrocampo che era stato messo in cantiere a fine estate. In uscita ci sono sempre i soliti: Cester e Fantoni e un consiglio va dato, accettino un ridimensionamento, oppure la loro carriera imboccherà un vicolo cieco, se già non lo ha fatto. Tanti, per adesso, i promossi. Ne cito solo alcuni: Gagno, Cuomo, Leverbe, Pellizzari (futuro assicurato), Tribuzzi, Caferri, Stuckler, lo stesso Rauti nonostante la recente flessione. Siamo solo a dicembre, ma la strada verso la B pare spianata. Chi vivrà, vedrà.

Ma c’è del bello anche a Trieste, a Udine, a Treviso. A Trieste non ci si arrende, in settimana è arrivata finalmente l’incursione della proprietà, che ha provato a mettere ordine, a dare un futuro all’Alabarda. Quasi certamente il prossimo anno sarà Serie D, sinceramente del discorso di Rothstein non ho proprio capito la questione stadio. Se non al Rocco, dove altro giocare? Soluzioni estreme non ne vedo, neppure alla portata nelle vicinanze e quella ventilata di Muggia mi sembra un azzardo. Le promesse non ci sono state, del resto dopo quanto accaduto negli ultimi mesi nessuno ci avrebbe creduto. Si è scelto un profilo basso, rassicurando però sul fatto che il club non sparirà neppure in caso (assai probabile, diciamo un 98-99%) di retrocessione in D. Oggi la Triestina ha offerto il suo volto migliore con l’Albinoleffe, i punti di distacco dallo zero termico sono solo due. Ma la montagna da scalare è altissima, quasi impossibile. Salvarsi sarebbe come scalare l’Everest sotto una tormenta di neve e senza gli attrezzi giusti. Ci vorrebbe un miracolo sportivo, ben più eclatante di quello dello scorso anno, pure scintillante, gaudioso, da applaudire. Attilio Tesser ha rischiato seriamente di essere esonerato giusto poco tempo fa e lo sa anche lui, nonostante il veleno spruzzato in conferenza stampa. Del resto da che mondo è mondo se i risultati non arrivano a finire sulla graticola è l’allenatore. A guardare la classifica la conclusione non può che essere una, seguendo la logica, il buon senso, l’istinto. Se poi accadrà l’imponderabile, saremo qui a testimoniarlo con piacere, visto l’affetto che ci lega alla piazza.

A Udine oggi la prestazione contro il Napoli è stata forse la migliore stagionale. Di gol i bianconeri ne avevano segnati tre, a forza di insistere quello buono è stato quello di Ekkelenkamp, il resto è stata una fotografia di rara bellezza e pragmaticità. Udine ha rigenerato Zaniolo, ha scoperto Piotrowski, ha sganciato Atta, sta crescendo Davis, sta scoprendo un centrocampo coi fiocchi. Pozzo vive sotto perenne strisciante malcontento, se non proprio contestazione, ma a Udine ormai ci si è abituati bene e forse non si è ben consci di quello che si ha: basterebbe girarsi poco lontano per capire che l’oro scoperto da quelle parti è da custodire gelosamente.

Treviso, quindi. Un progetto perfetto, solido economicamente, con alle spalle una regia illuminata e un risultato che al momento non ammette obiezioni. Più dieci sul Cjarlins Muzane che non si arrende e prova a prendere un altro attaccante (Diaw), un Gorini ispiratissimo, un mercato che porterà ancora uno o due colpi per vivere tranquilli, una C che aspetta a braccia aperte una delle realtà che al Triveneto è mancata maggiormente negli ultimi anni. Non è ancora finita, ma la strada sembra tracciata e pensiamo che ben difficilmente si possa deragliare arrivati sin qui. Le idee sono chiare, la squadra è forte sia nei senatori, che nei giovani di serie. E può spingere ancora.

Pillole finali. Il Cittadella non molla mai, neppure quando è sotto di due gol e sembra spacciato. Oggi col Novara ha rischiato pure di vincere e sarebbe stato clamoroso. Il primo posto oggettivamente è andato, oggi ha segnato Falcinelli ed è una bella notizia, ci sono ancora i playoff come soluzione di riserva. Il Trento ha una squadra matura, che sta facendo un percorso molto interessante. A gennaio se arriva una punta tutto può essere rivisto al rialzo e, al di là della difesa d’ufficio di Pellegrini (che a Meda ha dato qualche piccolo segnale di risveglio) è del tutto evidente cosa manchi alla squadra per cambiare marcia. Nota e menzione di merito per l’ottimo Tommasi, che sabato aveva parato un rigore prima di arrendersi alla ribattuta. Merita il posto da titolare e il destino gli ha restituito quello che aveva perso lo scorso anno, quando il posto gli era stato soffiato dopo un infortunio, non esattamente il massimo della vita. Il Südtirol galleggia e sabato ha evitato l’affondamento nonostante l’ennesimo cartellino rosso. Attenzione perché sta succedendo troppe volte e questo non può essere un caso. Castori avanza a colpi di pareggi, ma la vittoria manca da troppo tempo. Salvarsi è più che possibile, ma quelle espulsioni che si ripetono sono un campanello d’allarme. La Dolomiti Bellunesi ha perso I casa col Brescia, ma Andrea Bonatti sta lavorando benissimo, riuscendo a ricavare il massimo dal gruppo nonostante infortuni pesantissimi. Le assenze sono state metabolizzate in modo eccellente e la squadra continua a esprimere un buon calcio in attesa di gennaio, dove c’è già la disponibilità del club a intervenire sul mercato e del ritorno allo Zugni Tauro, previsto per il 4 gennaio contro l’Albinoleffe. O al più tardi, con ulteriore ritardo rispetto alle previsioni, per la successiva partita casalinga col Lecco. Arzignano e Virtus Verona, alla fine, in un modo o nell’altro, probabilmente riusciranno a evitare la retrocessione, mentre in casa Chievo trema Cacciatore. Tre sconfitte consecutive ed esonero possibile. Occhio, perché si sta sprecando una grande occasione.

 

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