Padova, una curva per salvarsi e sognare. Venezia e l’ultimo rettilineo. Trento epico, Cittadella giù. Dolomiti salva (e Giugliarelli a Reggio?), una big su Runjaic. Verona, per Sogliano tempo di scelte. Vicenza, ecco il budget. Triestina, c’è il progetto per risalire
martedì 14 Aprile 2026 - Ore 23:01 - Autore: Dimitri Canello
La notizia della settimana alle nostre latitudini è stata senza dubbio l’apertura della nuova Curva Sud allo stadio Euganeo di Padova. Una svolta storica per una tifoseria che per 30 anni non ha avuto un settore dedicato degno di tal nome e che ha scoperto in 90 minuti davvero emozionanti come possa cambiare la percezione di uno stadio con una semplice modifica della prospettiva. Quel muro di 3mila persone dietro la porta offre una prospettiva completamente diversa ed è sembrato quasi un incastro del destino che Bortolussi abbia firmato il suo decimo gol stagionale, quello più pesante, proprio sotto la Sud in festa. In un calcio che ha bisogno di romanticismo e di messaggi belli, quello che arriva da Padova è sicuramente potente. C’è chi ha pianto di gioia dopo anni trascorsi senza una vera casa, in un settore “ibrido”, mai davvero sentito come tale. E la squadra si è disincagliata da una serie lunga cinque sconfitte anche grazie alla spinta del suo pubblico. Ad ennesima dimostrazione che Padova, se adeguatamente stimolata, risponde eccome. A quota 37 il Padova non è ancora salvo, ma ha compiuto un balzo importantissimo, avvicinandosi sensibilmente all’obiettivo. Dovesse battere anche la Reggiana domenica prossima, avrebbe un piede e mezzo nella prossima Serie B. Sul campo si è dimostrata ancora una volta l’importanza di Crisetig e non per caso l’ultima volta che il Padova aveva vinto a Modena, a calcare l’erba del Braglia dirigendo il traffico c’era sempre lui, Lorenzo Crisetig. Troppo spesso bistrattato “perché va lento” eppure unico come capacità di dare geometrie e respiro alla squadra. Breda ha puntato sul gruppo storico per 7/11 nella formazione iniziale, indovinando anche i cambi e ricevendo in cambio finalmente qualcosa anche da Caprari e Di Maggio, che sinora avevano lasciato ben poche tracce di sé. Il resto è un futuro tutto da scrivere, a cominciare da quella sfida amarcord contro l’ex Bisoli che rappresenta un ostacolo durissimo da superare. Se davvero sarà salvezza, Banzato potrà scatenarsi. Ha in mente un progetto per rifare l’Euganeo, ha in mente un nuovo centro sportivo, vuole provare a programmare la Serie A. Insomma, si pensa in grande, ma prima c’è da portare la nave in porto. E se Padova oggi ha una curva vera, sia pure in clamoroso ritardo e in mezzo a tanti errori, comunicativi e non, deve ringraziare il sindaco Sergio Giordani e la sua amministrazione, tanto vituperata, ma l’unica che in 30 anni ha fatto qualcosa di tangibile a livello strutturale per la tifoseria.
Se il Padova riuscirà a salvarsi, nella Serie B del prossimo anno ci sarà da divertirsi, con Verona e Vicenza già certe (o quasi per quanto riguarda i gialloblu) di esserci e col Venezia che sta facendo di tutto per evitare di essere la quarta sorella. Il pareggio di Chiavari con la Virtus Entella non sorprende più di tanto, visto che nessuna delle prime quattro della classifica di B è riuscita ad espugnare il Comunale. È un Venezia sempre sul pezzo, ma che da qualche settimana a questa parte non sembra più particolarmente brillante. Ci sono due letture possibili: o la squadra ha perso effettivamente un po’ brillantezza, oppure è una questione mentale, per chi è arrivato a un passo dal traguardo ma non lo ha ancora tagliato. Sabato a Chiavari ci sarebbe molto da dire sull’arbitraggio: passi dal fuorigioco per un’unghia di Adorante, ma lungo il percorso manca un rigore che sembra solare e c’è pure l’assurda espulsione di Schingtienne a far arrabbiare un po’ tutti. Un premio ai simulatori, quel richiamo del Var che punisce un ridicolo buffetto premiando Marconi che si rotola a terra quasi fosse stato investito da un gancio di Mike Tyson. Uno spettacolo indecoroso che getta ancora una volta pesanti ombre sulla classe arbitrale. Quest’anno troppe cose non sono funzionate e sono davvero tanti gli episodi dubbi che sollevano grandi perplessità.
C’è anche un’altra grande notizia dal fine settimana. Riguarda il Trento, un Trento eroico che espugna Cittadella giocando in 10 contro 11 per quasi novanta minuti dopo l’espulsione di Miranda. Un Trento che infligge una severa lezione di calcio a Manuel Iori, un Trento che dimostra come il gruppo, il sacrificio e l’organizzazione valgano più dei singoli. Il Cittadella oggi spende il doppio del Trento come monte ingaggi eppure i gialloblù sono meglio allenati e hanno costruito qualcosa che sembra poter durare. La stanchezza di Stefano Marchetti dietro le quinte, a tratti, sembra trasportata sul campo e i granata non hanno mai dato veramente l’impressione di essersi lasciati alle spalle la retrocessione della scorsa estate. Quando sembrava lo avessero fatto, sono sempre caduti. Poi si sono rialzati e poi sono ricaduti. Non certo un bel segnale per i playoff. Dove può arrivare il Trento? Il calendario dice Renate in casa e Dolomiti Bellunesi fuori. Il terzo posto è difficile, ma non è impossibile e arrivare quarti sembra un obiettivo alla portata. Note di merito in ordine sparso: Pellegrini ha fatto un girone di ritorno esaltante dopo un girone d’andata a dir poco deficitario sotto il profilo realizzativo, Dalmonte quando è in forma in questa categoria fa la differenza, Capone è una certezza, Aucelli è un primattore, Corradi un’altra certezza.
A Vicenza tutto ruota al budget che Rosso metterà nella prossima stagione per la B. Come ho già avuto modo di scrivere, non bisogna ripetere gli errori dell’ultimo campionato cadetto disputato. Quando il budget era basso e gli ultimi rumors lasciano diversi dubbi: fanno propendere a un Rosso che metta circa 8 milioni per fare la squadra della prossima stagione. A scanso di equivoci, ce ne vorrebbero almeno 10, per poter programmare un campionato senza troppi rischi e c’è da augurarsi per i tifosi del Vicenza che il patron lo capisca e non si faccia abbagliare dalla vittoria del campionato di C e da chi sostiene che ci si può salvare tranquillamente già con la squadra attuale o comunque buona parte di essa. Se la base (Gagno, Sandon, Leverbe, Cuomo, Caferri, Pellizzari, Zonta, Costa e Carraro, Stückler se mai dovesse restare) può essere relativamente buona, a mio parere va rifatto quasi completamene l’attacco, servono due esterni, un regista e una mezzala, e almeno due difensori. Questo per avere le spalle larghe e per non essere costretti a soffrire le pene dell’inferno per blindare la categoria. Spendere un po’ di più oggi significa evitarsi un bagno di sangue in caso di retrocessione che sarebbe ben peggiore dei soldi risparmiati. Rosso pensi a tutta la fatica che ha fatto per conquistare la B, guardi a quei 30mila che hanno festeggiato la promozione e cerchi di conservarla il meglio possibile.
Qualche rumors di mercato: complimenti sinceri ad Andrea Bonatti e a Jacopo Giugliarelli per aver salvato la Dolomiti Bellunesi, un obiettivo tutt’altro che scontato. Proprio Giugliarelli è finito nel mirino della Reggiana sia in caso di B che in caso di C. E, se dovesse trasferirsi in Emilia, l’attuale ds rosanero potrebbe anche pensare di portarsi dietro Bonatti. Lo stesso Bonatti è un candidato all’Inter Under 23 se Vecchi decidesse di lasciare. A Verona, dove si aspetta soltanto la matematica per sancire la retrocessione in B, Presidio Investors ha dato tempo fino a fine aprile a Sogliano per far sapere le sue intenzioni. Oggi Sogliano non ha una squadra pronta in A per lui: c’è stato qualche sondaggio di Napoli, Lazio e Roma, ma non c’è stato alcuno sviluppo concreto. Il dirigente piemontese sembra alla fine della sua esperienza all’Hellas, a meno che non riesca a trovare gli stimoli per riportare la squadra in Serie A subito. Ci sarebbe una big di A sulle tracce di Kosta Runjaic, che sabato a San Siro ha sverniciato il Milan con una prestazione strepitosa. Il tecnico merita una grande chance e spero proprio che ce l’abbia perché ha dimostrato di avere idee, di sapere gestire il gruppo, di saper leggere le partite. A Trieste si deve attendere ancora un po’ per capire se dietro l’angolo c’è davvero il rilancio. Tutti i pezzi del mosaico stanno andando al proprio posto, la nuova proprietà sta pagando una miriade di debitucci che tutti insieme fanno un debitone e ha già messo sul piatto 2,5 milioni per provare a risalire immediatamente il prossimo anno dalla D. Insomma, dovessimo scommettere sul rilancio, lo faremmo senza troppe esitazioni. Edoardo Gorini è qualcosa più di un’idea, ma prima c’è da sistemare l’organigramma societario, a cominciare da quel Giuseppe D’Aniello in cabina di regia che sembrerebbe essere l’uomo giusto nel posto giusto, per conoscenza della città e dell’ambiente, oltre che per esperienza maturata. Treviso, di conseguenza, aspetta, dopo aver vinto il campionato ed essere tornata fra i professionisti e per costruire la C prima deve definire la questione allenatore.
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