Como-Venezia, Nicola: “Per indole sono sempre portato a privilegiare gli aspetti positivi: prevale la soddisfazione per quello che sto vedendo, i risultati continuando così arriveranno”
sabato 31 Ottobre 2026 - Ore 14:06 - Autore: Staff Trivenetogoal
Queste le dichiarazioni di Davide Nicola alla vigilia di Como-Venezia
LA PREPARAZIONE ALLA SFIDA CONTRO IL COMO
«Non direi che abbiamo avuto poco tempo, c’è sempre quello necessario. Quello che cambia è che magari non puoi ripetere più volte determinate situazioni, però abbiamo avuto il tempo per recuperare e preparare un’altra partita davvero affascinante, perché la qualità dell’avversario è elevata. Il Como sa fare tante cose bene, come l’Inter. Noi siamo partiti da quello che abbiamo fatto contro i nerazzurri, analizzando i passi avanti compiuti e cercando di capire che cosa possiamo migliorare ulteriormente nel breve periodo. Poi abbiamo preparato la sfida».
COSA MIGLIORARE NEGLI ULTIMI METRI
«Spesso si dice che bisogna essere più decisi, ed è un modo per rendere l’idea, ma non si tratta soltanto di decisione. A volte serve meno frenesia, altre volte bisogna scegliere il momento giusto per attaccare la linea, in altre circostanze occorre migliorare il sincronismo tra il servizio e il movimento. Sono aspetti che possono aiutarci a crescere. Contro l’Inter abbiamo segnato due gol, ma possiamo migliorare proprio nella coordinazione degli attacchi alla profondità e nella capacità di non essere frenetici quando abbiamo spazio per scegliere il momento giusto in cui muoverci».
LE SENSAZIONI DOPO LA PARTITA CON L’INTER
«Per indole sono sempre portato a vedere gli aspetti positivi. Mi piace concentrarmi sulle qualità delle persone, mai sui difetti, e su quello che stanno apprendendo attraverso le proposte che faccio. In questo momento prevale la soddisfazione per ciò che sto vedendo e per la velocità con cui i ragazzi stanno assimilando i concetti. C’è anche un po’ di frenesia, perché vorrebbero tradurre immediatamente tutto questo nella massima efficacia, ma sono contento del gruppo. Mi piace l’ambiente, mi trasmette qualcosa sotto pelle. Quando avverto questa sensazione divento un cannibale: vorrei soltanto lavorare, lavorare e lavorare. Naturalmente ci sono anche i momenti per recuperare, riposare e staccare, prima di riaccendere l’interruttore. Sono molto soddisfatto, ma soprattutto motivato a proseguire lungo una direzione che ho ben chiara in testa. Dobbiamo continuare a riprovare le cose più volte».
IL COMO DI FABREGAS E LA POSSIBILE CONFERMA DEL DOPPIO CENTRAVANTI
«Il Como è una grandissima squadra, ma ha un’interpretazione diversa dall’Inter. Lavora in maniera differente nelle due fasi, è molto abile a difendersi mantenendo i reparti vicini, sa riaggredire e creare pressione sul lato della palla. È una formazione che resta molto compatta, sia tra i reparti sia all’interno degli stessi reparti, e questo facilita anche il palleggio. Fabregas ha fatto e sta facendo un lavoro pazzesco, che ammiro da fuori da innamorato del calcio. Noi, però, abbiamo le nostre peculiarità e caratteristiche. Vogliamo verificare se il piano gara che abbiamo studiato possa funzionare. Non vedo l’ora di metterlo in pratica, per capire se il lavoro svolto possa creare situazioni di pericolo anche per loro. Bisogna sempre credere che, contro qualsiasi avversario e a qualunque livello, ci sia la possibilità di esprimere il proprio calcio. Più si alza la qualità dell’avversario, maggiore deve essere l’attenzione nei passaggi tra le diverse fasi. Conoscendo i ragazzi, mi vengono in mente diverse soluzioni che mi piacerebbe sperimentare nel tempo. Ogni avversario può richiedere caratteristiche differenti, che noi abbiamo in rosa. Al di là delle scelte iniziali, sarà fondamentale anche il contributo di chi entrerà: quando si gioca ogni tre giorni bisogna costruire la prestazione coinvolgendo più giocatori possibile».
IL CONTRIBUTO DI KIKE PEREZ
«Vedo che spesso analizzate le caratteristiche dei singoli giocatori che compongono la rosa del Venezia. È importante, perché permette anche a chi ci segue di conoscerli meglio. Credo però che il rendimento individuale dipenda anche dalla comprensione di ciò che viene richiesto e dal modo in cui si esprime la squadra. Kike Perez è un giocatore che non scopro certo io, ha già una discreta esperienza e possiede una peculiarità che considero particolarmente importante: al di là della qualità individuale, si mette a disposizione della squadra e fa quello che serve. Ma non c’è soltanto lui. Ho tanti giocatori che stanno facendo ciò che è necessario per il gruppo. La cosa fondamentale è riuscirci con continuità. In base alle caratteristiche, allo stato di forma e alle alternative che ho a disposizione, non considero un giocatore più importante di un altro. C’è chi in questo momento gioca meno e, quando avrà l’occasione, dovrà dimostrarmi di saper fare quello che serve alla squadra. Adesso non chiedo grandi cose, ma quelle che chiedo voglio che vengano fatte».
LE ROTAZIONI E LE SCELTE DI FORMAZIONE
«Ci sarà anche il giorno in cui vi dirò direttamente chi giocherà. Fa parte del gioco delle parti. Nel rispetto della continuità, devo però aspettare l’ultimo giorno per svolgere un’analisi approfondita sui recuperi. Abbiamo strumenti che permettono di oggettivare anche lo stato di forma dei giocatori e bisogna tenere conto di diversi aspetti. Sono valutazioni che si fanno proprio a ridosso della partita. Sicuramente ci sarà qualche cambiamento rispetto alle precedenti uscite, ma dobbiamo ancora capire in quale misura. Quando si gioca così ravvicinati non conta soltanto il recupero fisico: bisogna mantenere determinati comportamenti e proseguire lungo una linea precisa. Durante gli allenamenti sto cercando di coinvolgere tutti, anche dedicando più tempo, perché voglio che ciascuno comprenda bene gli atteggiamenti e i comportamenti che ricerco. È vero che un giocatore lo conosci fino in fondo soltanto quando gli dai la possibilità di giocare, ma dall’allenamento devo comunque ricavare indicazioni. Quando ho fatto dei cambiamenti è perché avevo avuto determinate sensazioni durante il lavoro quotidiano, e poi le risposte sono arrivate in campo».
IL RAPPORTO TRA PRESTAZIONI E RISULTATI
«I ragazzi hanno voglia di riconoscersi in quello che stiamo proponendo e vedo le risposte. Non è ancora il momento di guardare soltanto al risultato, ma allo stesso tempo noi vogliamo e desideriamo ottenere risultati. Le due cose devono procedere insieme. Dobbiamo continuare a spingere e a credere nel nostro lavoro, indipendentemente da quello che succede durante una partita. A noi interessa il campo, non saremo mai schiavi degli alibi. Mi piace la coesione che si sta creando e voglio andare avanti su questa strada».
LA REAZIONE MENTALE DOPO GLI EPISODI CONTRO L’INTER
«Se dovessi fare un lavoro specifico per motivare la squadra dopo quello che è successo, significherebbe che avremmo già fallito in partenza. Sono schietto e diretto: vedo i ragazzi motivati. Per me è fondamentale saper azzerare ogni partita, recuperare le energie e ripresentarsi alla successiva con la voglia di prepararla, con il desiderio di verificare se quello che stiamo facendo possa portarci al risultato. Mi circondo abitualmente di persone che hanno energia e, quando non trovo un livello in cui mi riconosco, cerco subito di alzarlo. Qui, al momento, non ho avuto questo problema e non sento il bisogno di motivare nessuno: ho bisogno di lavorare con questi ragazzi. Parto dal presupposto che, qualunque cosa accada durante una partita, avremmo sempre potuto trovare il modo di rimediare. Non mi interessa alimentare polemiche. Se mi viene chiesto un parere, dico quello che penso, ma poi accetto quanto accaduto. Non deve diventare una scusante: chi porta gli episodi come alibi difficilmente può andare d’accordo con me».
LE CONDIZIONI DI MAZZOCCHI E HELGASON E LA GESTIONE DEI MINUTI
«Mazzocchi e Helgason stanno bene. Le sostituzioni e i cambi in corso d’opera fanno parte di un piano gara nel quale cerchiamo di distribuire i minuti a disposizione di ciascun giocatore, mantenendo alta la qualità e l’intensità. Chi gioca un’ora deve dare tutto per quell’ora, chi gioca trenta minuti è importante quanto chi ne disputa sessanta, forse anche di più. Chi entra può aver già osservato l’andamento della partita e alcune dinamiche che magari non erano state previste e che emergono durante il gioco. Ognuno ha il proprio tempo a disposizione e deve sfruttarlo al massimo, sempre a duemila all’ora. Per quanto riguarda le condizioni dei ragazzi, stanno tutti bene rispetto alla partita precedente. Siamo giovani, abbiamo voglia e il tempo per recuperare tra una partita e l’altra c’è. Arrivare a certi livelli significa anche possedere queste abilità: sapersi spegnere e riaccendere quando serve, recuperare velocemente, lasciarsi alle spalle quello che è successo e concentrarsi su ciò che bisogna fare, perché sarà quello a determinare il futuro».
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