Vicenza, luci e ombre del mercato: un percorso a due velocità con rush finale
giovedì 3 Settembre 2026 - Ore 18:01 - Autore: Giulio Pavan
Il mercato è finalmente concluso e ora la parola passa al campo e il Vicenza lo farà a Chiavari, un luogo che Gallo conosce bene per aver vinto il campionato di C due anni. Ma com’è stata questa sessione dei biancorossi? La promozione conquistata a marzo avrebbe dovuto rappresentare un vantaggio enorme per il Vicenza nella costruzione della squadra poiché avere con largo anticipo la certezza di disputare la Serie B significava poter programmare, individuare i profili necessari e muoversi con largo anticipo rispetto a chi avrebbe dovuto aspettare la fine della stagione. Eppure, arrivati alla chiusura del mercato, il quadro restituisce una sensazione diversa: quella di una squadra costruita in parte con criterio, ma costretta poi a rincorrere alcune necessità fino agli ultimi giorni, quando sarebbe stato possibile intervenire con maggiore calma e con un ventaglio di opportunità più ampio. L’inizio, va detto, era stato convincente: il Vicenza aveva puntato su giovani di prospettiva come Pietrelli e Corazza per le fasce, aggiungendo esperienza a parametro zero in difesa con Brighenti e Marchizza e assicurandosi Moncini in attacco, anche lui senza dover affrontare un esborso per il cartellino. Una strategia che sembrava rispondere a una logica precisa: valorizzare i giovani, affiancandoli a giocatori esperti e già abituati alla categoria. Poi è arrivata la scommessa Tsadjout, che per ora non ha pagato. L’attaccante aveva alle spalle stagioni condizionate da diversi problemi fisici e il suo immediato infortunio dopo appena venti minuti nella prima amichevole ha inevitabilmente complicato i piani. Un rischio che il Vicenza aveva deciso di assumersi e che, almeno per il momento, si è trasformato in un problema da gestire. Il vero interrogativo riguarda però il finale. Gli ultimi giorni sono diventati frenetici, con diversi profili valutati e una ricerca che ha coinvolto numerosi giocatori, soprattutto per colmare le lacune emerse nella rosa. È inevitabile chiedersi perché, con la promozione ottenuta a marzo, non si sia riusciti a individuare prima alcune delle soluzioni poi ricercate a fine agosto. La necessità di contenere il budget è certamente un elemento da considerare, ma proprio per questo diventa ancora più importante una programmazione anticipata e precisa. E qui si apre una domanda che va oltre il singolo mercato: la limitata disponibilità economica è una scelta legata a questo campionato oppure rappresenta la linea che il Vicenza intende seguire anche nei prossimi anni (compresa la cessione di giovani talenti come accaduto con Broggian)? Perché una cosa è costruire una rosa sostenibile, altra è arrivare sistematicamente alle battute finali dovendo cercare soluzioni d’emergenza. Anche l’elevato numero di profili vagliati negli ultimi giorni può essere letto in due modi: da una parte dimostra la volontà di intervenire, dall’altra restituisce l’impressione di una pianificazione che non sempre è riuscita a stare al passo con le esigenze della squadra. A complicare ulteriormente il quadro ci sono state poi le uscite. Le situazioni legate a Della Morte e Cavion hanno inevitabilmente rallentato alcune operazioni, perché in un mercato con risorse limitate ogni movimento in entrata finisce per essere collegato a quello in uscita. Il risultato è stato un effetto domino che ha portato il Vicenza a dover accelerare proprio quando il margine di errore era ormai ridotto. Alla fine, però, il club è riuscito a intervenire nei reparti che avevano mostrato le maggiori necessità. Merkaj, Bellemo e Papetti rappresentano tre innesti importanti per completare la rosa e, soprattutto, vanno nella direzione indicata da Fabio Gallo, che aveva manifestato esigenze precise per affrontare una categoria decisamente più impegnativa rispetto alla Serie C. Non sono quindi soltanto nomi aggiunti alla rosa, ma giocatori arrivati per rispondere a lacune concrete emerse nel lavoro estivo e nelle prime partite. Il bilancio, dunque, non può essere né completamente negativo né celebrativo. Il Vicenza ha costruito una rosa con diversi elementi interessanti e ha saputo correggere in corsa alcuni problemi, ma resta la sensazione che, con una promozione conquistata già a marzo, si sarebbe potuto arrivare alla fine del mercato con meno affanno ma molto probabilmente c’è stata una precisa scelta societaria di mantenere il mercato entro determinati limiti economici.
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