Trento-Ospitaletto, Tabbiani: “Difficile essere felici dopo l’infortunio di Capone: non perdiamo solo un rigorista, ha dato tanto a questa squadra”
sabato 15 Agosto 2026 - Ore 10:59 - Autore: Staff Trivenetogoal
Il tecnico del Trento, Luca Tabbiani, ha commentato in conferenza stampa la vittoria sull’Ospitaletto in Coppa Italia, partendo dalle condizioni di Cristian Capone e passando in rassegna la prestazione della squadra: “Oggi è difficile un po’ per me essere felice a pieno, perché per Cristian Capone, che è un ragazzo che ha dato tanto a me, al Trento e alla squadra, vederlo ieri uscire piangendo dal campo è stata sicuramente un’immagine che mi ha dato noia umanamente, al di là di quello che noi perdiamo come giocatore. Lo reputo uno dei giocatori più importanti della categoria, e anche sotto l’aspetto umano era diventato una sorta di leader nel suo modo di fare. Gli ho detto che dobbiamo cercare di crearci delle opportunità verso fine campionato per giocare partite importanti, e che lui deve cercare di recuperare in fretta per poter esserci nella fase determinante. Per quanto riguarda la partita sono contento: in questa fase della stagione è più facile ripartire piuttosto che costruire, perché magari si fanno degli errori con poca lucidità, sia all’inizio di un percorso come il nostro sia sotto pressione. Ho fatto i complimenti ai ragazzi perché per 90 minuti hanno giocato la partita che vogliamo giocare, sempre aggressivi, sempre propositivi, sbagliando qualcosa ma è proprio questo l’aspetto che mi piace. Dobbiamo sapere che nelle prime partite qualche difficoltà nella gestione dei ritmi ci può essere, ma preferisco una squadra che esagera nell’andare in avanti e nell’essere propositiva piuttosto che una squadra che gestisce la gara, perché sono sicuro che a lungo andare nel campionato questo porta grandi benefici. Abbiamo giocato la maggior parte della gara nella metà campo offensiva, concedendoci tanto spazio alle spalle, ma i difensori hanno lavorato bene e abbiamo avuto le occasioni per andare avanti. Siamo stati fortunati a non subire il 2-0 in una ripartenza. Poi chi è entrato dalla panchina ha determinato, ed è l’altro aspetto veramente positivo della giornata: in una squadra che inizia un percorso è fondamentale, perché saranno tante partite, tanti infrasettimanali – siamo andati avanti in Coppa e ne abbiamo un’altra – quindi dobbiamo credere che tutti siamo utili, e sta a me dimostrare fiducia nei loro confronti cercando di dare spazio al maggior numero possibile di giocatori”.
Sulla prestazione dei singoli e l’impatto dei subentrati: “In generale dietro hanno fatto una partita veramente importante, hanno retto l’uno contro uno, hanno rubato tanti palloni. In quelle situazioni – parlavo di occasioni nel primo tempo – ci sono state tre volte in cui abbiamo trovato tanta strada aperta, perché loro aprivano molto i centrali in costruzione; in certe situazioni ci hanno messo in difficoltà ed è stato bravo il loro mister a prepararla. Il vantaggio che abbiamo avuto noi in quelle situazioni, quando abbiamo rubato palla, è che abbiamo trovato grandi buchi centrali, e secondo me lì dovevamo sfruttare un po’ meglio quelle occasioni venute a crearsi nel primo tempo – le occasioni da gol non sono soltanto i tiri, ma anche quelle potenziali, dove manca poco. Chi è entrato ha fatto veramente bene: siamo, come sempre, una squadra sul giovane andante, perché mi piace avere brillantezza ed energia. Oggi c’è anche da dire che Santer ha fatto il suo esordio tra i professionisti, e l’ha fatto di grande livello: sentivo che comunicava. Deve crescere ovviamente, ma sono partite che gli serviranno per la carriera”.
Il Trento è ormai una delle big del campionato e, nel corso della stagione, si ritroverà ad affrontare spesso squadre che impostano un blocco basso “Sicuramente sappiamo, anche in trasferta, che l’anno scorso sono state quelle le partite più complicate: quelle contro i blocchi bassi, squadre che magari ti aspettano nella loro metà campo piuttosto che venirti a prendere. Sappiamo lavorarci; quello che con il tempo si affinerà meglio è la lucidità, ed è per questo che dico che in questa fase del campionato i ragazzi hanno fatto uno sforzo continuando a voler costruire, ad aggredire, perché in questo momento della stagione è più facile aspettare e ripartire. Loro non hanno accettato di soffrire, ed è un aspetto positivo. Si possono comunque variare delle cose: oggi nella fase finale abbiamo fatto tanti cross un po’ sbagliati, abbiamo avuto delle situazioni che per poco non sono andate a buon fine. Paradossalmente non abbiamo creato tantissime occasioni nette, anche se secondo me siamo arrivati tante volte nella loro area, quindi vanno contate anche quelle potenziali. Negli ultimi minuti abbiamo messo dentro Sartori per provare a buttare palla in area, perché abbiamo la possibilità di avere struttura. Poi c’è stata una giocata individuale di D’Intino a portare la partita sui binari giusti, e il 2-1 è arrivato quasi per una fatalità – sinceramente, quando c’era il ragazzo dell’Ospitaletto a terra, stavo preparando i rigori, mai mi aspettavo che potessimo vincere la partita in quel modo. Ma anche lì hanno buttato la palla dentro cercando di entrare in area con più giocatori: sono cose che considero positive. C’è comunque da lavorare, perché siamo all’inizio e certe dinamiche vanno ancora sistemate, ma le partite ufficiali, quelle da 90 minuti, sono quello che ti dà motivo di lavorare nella settimana successiva”.
Tabbiani trae indicazioni in vista della prima di campionato: “Sicuramente abbiamo spirito, atteggiamento e un’identità importante, perché ripeto: oggi per 90 minuti hanno continuato a spingere, anche andando a volte fuori giri, e questo col tempo migliorerà, perché in questo modo di aggredire basta un tempo di gioco in meno. Loro erano bravi – lo sappiamo, è una squadra organizzata, l’Ospitaletto ci ha messo in difficoltà l’anno scorso e lo farà anche quest’anno perché sa giocare a calcio, ti apre molti spazi – ma i ragazzi hanno continuato ad andare, non hanno deciso di lasciarli costruire. Hanno sofferto in alcune situazioni, ma abbiamo recuperato tanti palloni che avremmo dovuto concretizzare, perché prende valore tutto quello che consumi in avanti. Questo mi ha dato la consapevolezza che siamo sulla strada giusta – ma quella, secondo me, è una consapevolezza che portiamo avanti da un anno – e anche la consapevolezza che dobbiamo accettare di soffrire, come abbiamo fatto oggi, e la certezza che in Serie C ogni partita va esultata. Non vorrei che si ricreasse quello che è successo a volte l’anno scorso, quando sembrava obbligatorio vincere: non c’è nessuna squadra, a parte il Brescia, che in questo campionato ha l’obbligo di vincere. Noi siamo come tante altre, e dobbiamo soffrire ogni volta per fare i tre punti, e ogni volta dobbiamo esultare come dei dannati”.
Tabbiani spiega anche cosa non gli è piaciuto della prestazione: “Dico la verità: sono cose secondo me fisiologiche. Siamo arrivati qualche volta in ritardo nelle pressioni, soprattutto quando loro facevano il pendolo a centrocampo – non l’avevamo lavorato in settimana, perché avevamo lavorato di più su un’altra cosa che di solito facevano, cioè sulla diagonale sulla palla al centrale molto aperto che trovava la punta lontana. Potevamo fare un po’ più diagonale; nel secondo tempo l’abbiamo fatta, abbiamo intercettato diversi palloni. Abbiamo visto un video a fine primo tempo, abbiamo fatto vedere come avremmo potuto lavorare, e siamo riusciti a farlo meglio. Abbiamo preso qualche ripartenza, ma è fisiologico per il momento, perché non riesci ancora ad avere i rientri sempre forti – anche se i ragazzi li hanno fatti benissimo, magari con un secondo di ritardo. Se continua ad andare così, con il tempo lo eliminiamo. Quello che mi rende felice è che il risultato per me è sempre relativo: oggi, se avessimo perso, avrei detto le stesse identiche cose, ve lo assicuro, come è già capitato in questa sala. Ho sempre cercato di analizzare la prestazione: se non fossi stato contento, avrei detto che avremmo potuto fare meglio, al di là della vittoria. Sinceramente penso che dobbiamo continuare così e cercare di mettere dentro più minuti in quello che sappiamo fare bene”.
L’infortunio di Capone priva la squadra anche di un rigorista: “Con Capone abbiamo perso molto di più che un rigorista, sinceramente. Però è chiaro che lui era una certezza. Oggi l’abbiamo fatto battere a Molina, anche se ci fosse stato in campo Fossati: se la punta segna è sempre più contenta, e lui li calcia bene. È un guerriero, ha già fatto capire che tipo di giocatore è: si è creato due o tre occasioni, su una gli hanno fatto una parata, su un’altra poteva fare un po’ meglio ma ha tirato alto. Però ha rincorso tutti, ha dato una mano, è un giocatore che ci servirà, ci darà una mano. Quindi in questo momento dico che è Molina, più che altro perché mi piace l’idea che segni l’attaccante: so che è più contento quando torna ad allenarsi durante la settimana”.
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