Verona, Sogliano: “E’ il mio ottavo campionato qui, non era giusto andare via in un momento molto problematico per il club”
sabato 11 Luglio 2026 - Ore 14:48 - Autore: Staff Trivenetogoal
Queste le dichiarazioni di Sean Sogliano rilasciate oggi in occasione della conferenza stampa di Marco Baron: “Buongiorno a tutti. Ci ritroviamo per un altro anno e sono contento di essere qui anche se il mio stato d’animo non è certo di felicità: penso che in questa fase sia necessario trovare forza ed entusiasmo per iniziare una stagione che sappiamo essere difficile. Ringrazio mister Baroni che ha accettato la mia chiamata in un momento in cui abbiamo bisogno di persone che mettono la professionalità prima di tutto. Il fatto che Marco sia tornato dopo due stagioni rappresenta per me una grande soddisfazione. Ogni stagione è diversa dalla precedente e anche questa sarà impegnativa. Il fatto che mister Baroni abbia accettato la nostra proposta è un punto importante da cui ripartire”.
Volevo fare una precisazione su Montipò. È stato ufficializzato Leali ma con Lorenzo e il suo entourage abbiamo già parlato da tempo: quest’anno dobbiamo fare delle scelte. Non mi piace rimandare le decisioni e credo che questo non sia nemmeno il momento di lasciare situazioni in sospeso. Quella presa su Lorenzo non è un’esclusione. Parliamo di un portiere di Serie A e che ha dato tanto al Verona. È una rinuncia perché per giocare in questo campionato dobbiamo fare anche delle valutazioni economiche. In Serie B non possiamo permetterci di mantenere un organico con determinati ingaggi. Abbiamo delle trattative di cui lui è a conoscenza e in questo momento ci sono alcune situazioni che stiamo valutando. Di comune accordo con il giocatore, con il suo entourage e con la società abbiamo deciso che questa è la soluzione migliore. Ripeto: non si tratta di una bocciatura. Sarebbe assurdo parlare di esclusione nei confronti di un portiere che è stato titolare per tanti anni in Serie A. Semplicemente, è una scelta condivisa e credo che con ogni probabilità Lorenzo giocherà in un’altra squadra nella prossima stagione.
Quale sarà la strategia del Verona sul mercato? Ci saranno alcuni punti fermi oppure tutti possono partire davanti a un’offerta importante? “Queste dinamiche, purtroppo, non le decide il Verona e non le decide quasi nessun Club. Quando arrivano offerte di un certo livello economico è difficile opporsi. A volte ci proviamo e in qualche occasione abbiamo anche detto di no, ma la realtà è che il Verona deve mantenere un equilibrio economico. Abbiamo obiettivi di bilancio da rispettare e dobbiamo continuare a garantire stabilità alla società. Per questo motivo, in alcune circostanze, siamo costretti a cedere dei giocatori. Vale per noi, ma vale anche per molte altre società. Oggi potrei dirvi che un determinato giocatore è un punto fermo, ma se tra un mese dovesse arrivare un’offerta irrinunciabile la situazione potrebbe cambiare completamente. Ci sono società che possono permettersi di trattenere tutti i propri migliori giocatori. Noi dobbiamo essere realisti e lavorare in un’altra maniera. Per questo motivo, come ha detto il mister, la cosa più importante è il campo e ripartiremo da quello”.
Ha rafforzato il rapporto con Verona, con la proprietà, puoi raccontarci questa tua scelta? “Questo è il mio ottavo campionato qui. Come ogni anno, finita una stagione, sono sempre molto stanco a livello mentali, quindi voglio sempre prendermi un po’ di tempo per capire se sono pronto ad affrontare un’altra stagione. A maggior ragione in un posto a cui sono legato, dove ho tanti ricordi e tanti amici come Verona, questo è quello che è successo. In più sai benissimo che ci sono squadre che ti chiamano e altre che non ti chiamano; a volte vai sui giornali, ma sai da solo quanto ci sia di vero. Ormai è diventato un mondo molto mediatico, lo sapete meglio di me. Devo onestamente ringraziare il presidente del Lecce, che mi ha fatto un’ottima impressione e hanno avuto un ottimo approccio nei miei confronti per portarmi da loro. Però penso che ci sia un momento per riflettere: la mia scelta è stata quella di rimanere, perché secondo me non è il momento di abbandonare una situazione difficile. Probabilmente sarei potuto andare via prima. Sono una persona che in questo momento ha ragionato e non ha voluto andarsene in un momento molto problematico. Io non mi nascondo nel dirlo: è un momento in cui una squadra che cambia categoria dopo tanti anni non ha la possibilità di mantenere lo stesso tipo di calcio e gli stessi investimenti. È un momento difficile per la società, però penso che questa decisione sia legata a quello che sentivo personalmente. Io penso che rimanere, in questo momento, sia stata la scelta giusta per me. Mi sono detto: resto con le persone che sono qui con me e daremo il 100% per affrontare questa situazione su tutti i campi. Emotivamente sentivo che quest’anno dovevo dare prima una risposta a me stesso e poi a una città, anche in un momento di difficoltà. Per me difficoltà significa lottare, lavorare, fare un mercato sul marciapiede e non negli hotel, perché è un mercato diverso. Però io l’ho sempre fatto e continuerò a farlo per il Verona. Questo è il motivo per cui ho scelto di rimanere. Da oggi, con la presentazione del mister, dobbiamo pensare a lavorare, perché abbiamo tante difficoltà, ma il campo è l’unico strumento che può aiutarci a risolvere questi problemi”.
Che campionato ci aspetta? “Ci aspetta un campionato molto difficile, perché non lo dico io: lo dicono le annate. Se guardiamo i campionati di Serie B, a differenza della Serie A, dove ogni anno ci sono 5 squadre che lottano per salvarsi e 3 retrocedono, noi siamo sempre stati coinvolti nella lotta salvezza fino a quest’anno, arrivando fino alla fine e combattendo per quello. In Serie B è diverso: togli 3-4 squadre, poi tutte le altre hanno grande energia, grandi sogni, grande volontà, ma non sai mai se durante la stagione lotteranno per arrivare ai play-off o per qualcosa di diverso. Posso dire che è un campionato molto equilibrato. Conta molto l’ambiente, la fame, l’organizzazione tecnica. Sono aspetti che in Serie A sono fondamentali, però lì a volte ti scontri con possibilità economiche e giocatori nettamente superiori. In Serie B non è così: i valori sono più livellati. Conta molto la voglia di arrivare, la voglia di lottare, la voglia di correre. Conta anche l’ambiente, perché in certe piazze può dare qualcosa in più. È normale che alcune squadre verranno a giocare al Bentegodi dando il 1.000 per 1.000. Quando andremo a giocare fuori casa saranno battaglie, quindi dobbiamo essere pronti a calarci nella realtà della Serie B e a battagliare dappertutto, non solo in campo”.
Dei ragazzi arrivati a gennaio, su quali pensate di poter puntare ancora? E poi avete ceduto un giovane veronese classe 2010 su cui aveva puntato molto: il giusto mix può essere quello tra i ragazzi arrivati a gennaio e i giovani? “Il giusto mix deve essere quello. I ragazzi arrivati a gennaio hanno meno scorie rispetto a una situazione negativa che c’era prima, e poi ci sono giovani con grande voglia. Per ottenere qualsiasi risultato il gruppo è fondamentale. Il problema del nostro gruppo non è una questione di stranieri o italiani: il problema è che noi ogni anno cambiamo tanti elementi. Creare un gruppo nuovo con giocatori che arrivano da tante parti d’Italia e del mondo non è facile. Però negli anni precedenti il problema del gruppo era stato lo stesso. Quest’anno, singolarmente, erano tutti ragazzi validi. Sicuramente qualcuno era un po’ più chiuso e faceva più fatica a socializzare, però non c’erano teste calde, al di là di Orban che è un ragazzo particolare. Il problema è avere tempo per mettere insieme una squadra, ma noi tempo non ne abbiamo mai avuto. Se guardiamo la seconda parte di stagione con Sammarco, duranti gli allenamenti c’era molta serenità, molta tranquillità, forse anche troppa. Però era un gruppo che aveva ancora capito fino in fondo cosa significava per noi un risultato negativo o una sconfitta. Questo lo sappiamo: quando vendiamo giovani che hanno performato e che sono entrati bene nel tessuto sociale della squadra, sostituirli e creare immediatamente un nuovo atteggiamento positivo non è facile”.
Sulla cessione di Egharevba alla Fiorentina? “Tu sai come ragioniamo noi. A un certo punto dobbiamo essere coerenti. Io so che vendere un ragazzo del 2010, dal punto di vista del percorso professionale, non è una cosa che mi fa piacere. Però devo anche dire che il 30 giugno c’è una scadenza, ci sono degli obiettivi di bilancio che dobbiamo raggiungere. Se possiamo raggiungerli con determinati giocatori, bene; altrimenti dobbiamo farlo con altri. Abbiamo ricevuto un’offerta veramente importante dalla Fiorentina. Dobbiamo andare avanti. Io la vedo così: il sogno di una società è portare un ragazzo fino in Prima squadra. Però bisogna anche essere realistici. Quest’inverno abbiamo bloccato lo stesso ragazzo e la sua famiglia, e se non lo avessimo fatto sarebbe stato già in Germania. Senza fare polemica con nessuna famiglia, il calcio è cambiato, ci sono poche persone che ragionano ancora con i sentimenti. Facciamo tutti parte di un calcio diverso e di una società che ha bisogno anche di vendere giocatori”.
Su Cerbone? “Il fatto che siamo andati in Serie B e che il mercato sia cambiato non significa per me andare a prendere giocatori all’estero a tutti i costi. Se riusciamo a trovare giovani italiani in grado di entrare nel nostro percorso, lo faremo. Cerbone è un ragazzo molto giovane, classe 2007, però ha fatto bene in una categoria come la Serie C, che è molto formativa. Al di là delle cifre, che non corrispondono a quelle di cui si parla, conta la volontà di prendere ragazzi che hanno fame e che non hanno paura. Poi sarà il mister a capire quanto è pronto, quanto deve lavorare e quanto potrà giocare. Però noi siamo una società che in questo momento non può non dare possibilità anche ai ragazzi giovani che hanno fame”.
Sui ragazzi arrivati a gennaio? “Questo è un altro aspetto difficile da analizzare, però per far capire il discorso del gruppo: quando prendi tanti giocatori stranieri che arrivano da fuori non è facile trovare subito il giusto spirito. A volte lo puoi capire prima, a volte lo capisci soltanto quando sono qui. Questi due ragazzi arrivati a gennaio hanno avuto un atteggiamento positivo con i compagni, hanno dimostrato fame e voglia di stare qui. È normale che siano piaciuti. Io spero che siano ragazzi che, tra virgolette, non si siano ancora “sporcati”, che non siano stati condizionati da tutto quello che succede intorno al mercato. Sappiamo che potrebbero avere delle proposte, però in questo momento, se potessi non metterli sul mercato, lo farei. E lo sto facendo. Poi se arrivano offerte che non possiamo rifiutare vedremo”.
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