Trento-Giana Erminio, Tabbiani: “Grazie a tutta la città e alla tifoseria: stagione ottima, ma questa è una sconfitta pesante, passare il turno era alla nostra portata”
lunedì 4 Maggio 2026 - Ore 09:43 - Autore: Staff Trivenetogoal
L’amarezza è ancora viva, ma nelle parole di Luca Tabbiani c’è soprattutto orgoglio. Dopo l’eliminazione ai playoff contro la Giana Erminio, il tecnico del Trento analizza con lucidità una serata che chiude una stagione storica, senza però cancellarne il valore.
«La prima cosa che sento di dire è grazie a tutta Trento – esordisce –. Oggi lo stadio è stato straordinario, il pubblico ha sostenuto i ragazzi dall’inizio alla fine, anche nei momenti più difficili. Non era scontato, soprattutto dopo una sconfitta così pesante. Questa città ha dimostrato grande maturità, culturale e calcistica. Ci dispiace non aver regalato un’altra serata come questa».
La delusione per l’eliminazione è evidente, ma Tabbiani invita a guardare il percorso complessivo: «Abbiamo fatto il miglior risultato della storia del Trento in regular season. Oggi è difficile pensarci, perché l’ultima partita lascia il segno, però resta un traguardo importante. Io devo solo ringraziare i ragazzi: è stato un gruppo vero, con cui abbiamo condiviso tanto, crescendo insieme giorno dopo giorno».
Un pensiero va anche alla società, che ha garantito stabilità anche nei momenti complicati: «Non siamo partiti bene, ma non ho mai percepito tensioni o pressioni. Questo ci ha permesso di lavorare con serenità e arrivare dove siamo arrivati. Non è un dettaglio».
Poi l’analisi della partita e, più in generale, del limite emerso nei momenti decisivi: «Il calcio a volte è crudele. In due partite abbiamo compromesso quanto costruito in mesi. Nelle gare più importanti dobbiamo crescere: quando eravamo favoriti o dovevamo fare il salto, non siamo riusciti a esprimerci come sappiamo. Ho visto una squadra meno serena, più nervosa. E quando giochi di nervi, pensi meno».
Un aspetto mentale che, secondo il tecnico, ha inciso più della condizione fisica: «Non eravamo stanchi, anzi. I ragazzi hanno dato tutto fino all’ultimo. Ma in certe situazioni non siamo stati lucidi, soprattutto senza palla. Di solito siamo molto organizzati, invece oggi siamo stati lunghi, in ritardo sulle pressioni, meno attenti. E queste cose le paghi».
Tabbiani riconosce anche i meriti degli avversari: «La Giana ha fatto la partita che ci aspettavamo ed è stata brava. Ha meritato di passare. Noi abbiamo creato le nostre occasioni, ma senza palla non abbiamo lavorato bene e questo ha fatto la differenza».
Sulle scelte e sulle difficoltà legate agli infortuni: «Abbiamo gestito alcuni giocatori come potevamo. Chinetti non era al meglio, Dalmonte non si era mai allenato con noi. Abbiamo provato il tutto per tutto. Avere tutti al 100% avrebbe aiutato, ma non cerco alibi».
Colpisce anche la sua calma in panchina, diversa dal solito: «Ho percepito troppa tensione nei ragazzi. Il mio compito era trasmettere serenità, non aumentare il nervosismo. In quei momenti devi leggere la squadra e cercare di aiutarla anche con l’atteggiamento».
Infine, il rimpianto più grande: «Mi dispiace non tornare ad allenarmi domani. Questo è il colpo più duro. Non tanto per dove potevamo arrivare, ma perché penso che un turno in più fosse alla nostra portata. Il vero rammarico è non essere riusciti a giocare con serenità queste partite decisive».
Eppure, al di là dell’eliminazione, resta un percorso solido: «Abbiamo gestito bene i momenti difficili e anche quelli positivi durante la stagione. Ci è mancato qualcosa proprio alla fine. È su questo che dovremo riflettere. Ma porto a casa tanto: i ragazzi sono stati fantastici, sotto ogni aspetto, anche umano. È stata una stagione bella, intensa, che mi ha dato tanto. Purtroppo nel calcio, alla fine, vince solo uno. E a noi è toccato fermarci prima».
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