Venezia, Mazzocchi: “Qui per il progetto e per l’ambiente. Stroppa? Ha idee chiare, usciremo da questo momento”
giovedì 1 Ottobre 2026 - Ore 14:53 - Autore: Andrea Busetto
Pasquale Mazzocchi torna a parlare da giocatore del Venezia a cinque anni dal suo addio. Il terzino, ancora alle prese con il recupero dall’infortunio, è vicino al rientro in gruppo e ha raccontato i motivi che lo hanno spinto a tornare in laguna, gli anni vissuti tra Salernitana e Napoli, lo Scudetto conquistato con gli azzurri e il momento delicato della squadra di Giovanni Stroppa.
Come stai a livello fisico? Quando potrai tornare in gruppo?
“Sto bene, sto recuperando. Penso che ancora pochi giorni e tornerò in gruppo”.
Sono trascorsi cinque anni dal tuo addio al Venezia. Sono stati anni molto intensi, tra Salernitana e Napoli. Come li hai vissuti?
“Sicuramente è stato un bel bagaglio di esperienza che cerco di portare oggi qui a Venezia. Sono stati anni emozionanti, sia a Salerno che a Napoli, e sicuramente mi porto l’emozione che ho vissuto qui a Venezia”.
Da dove è nata la decisione di tornare?
“Avevo varie soluzioni, però sia io che mia moglie ci siamo trovati veramente bene qui a Venezia. Il fatto che conoscessi bene l’ambiente ha fatto sì che io tornassi qua. Senza parlare, tra l’altro, del grande progetto che si sta creando qui a Venezia”.
Che differenze hai trovato rispetto alla tua prima esperienza?
“Ho trovato tutto nuovo. Hanno creato una cosa enorme che sicuramente serve a lavorare bene, sia per noi che per tutto quello che ci circonda”.
Hai vissuto diversi momenti delicati in carriera. Come si esce da un periodo come quello che sta attraversando il Venezia?
“La cosa positiva è che siamo a inizio campionato. Ovviamente è inutile dire che non dobbiamo essere contenti, però credo che ci siano tutte le condizioni per fare, secondo me, un grande campionato. Al di là del grande gruppo che ho trovato, siamo anche una grande squadra, dotata di ottimi calciatori. Su questo punto di vista sono tranquillissimo”.
Cinque sconfitte nelle prime cinque giornate. Cosa non sta funzionando secondo te?
“In alcune partite si poteva incastrare qualcosina anche per fortuna, è normale. Come ho detto prima, non dobbiamo essere contenti, ma siamo un grande gruppo. Dobbiamo ancora capire il concetto di squadra, soprattutto il fatto di aiutarci in fase difensiva. Credo che una squadra faccia più paura quando tende a non prendere gol piuttosto che a farne”.
Come ti stai trovando con Giovanni Stroppa? Che tipo di allenatore è?
“È un allenatore che ha le sue idee chiare, ha un concetto di gioco importante e ci fa capire tantissime cose per quanto riguarda la fase offensiva e il palleggio. In questo periodo stiamo lavorando soprattutto sulla fase difensiva, per cercare di avere un po’ più di equilibrio. Lo conosco da poco come allenatore, ma credo che sicuramente lavoreremo bene insieme”.
In rosa ci sono tanti giovani. Come li stai vedendo?
“Ci sono tantissimi ottimi calciatori. È normale che anche noi, quelli un po’ più vecchietti, dobbiamo far capire cosa significa il senso di appartenenza. Quando andiamo in campo non indossiamo solo una maglia, ma indossiamo la storia della città e quella, al di là del risultato, deve essere sempre rispettata”.
Che cosa ha significato per te vincere lo Scudetto con il Napoli?
“Per me è il sogno di una vita. Sono partito da un campetto in una periferia di Napoli. Quel sogno era talmente grande che non lo andavo neanche a immaginare. Sono quei sogni che non pensi mai di realizzare, però lo metti lì e dici: non si sa mai. Invece ci sono arrivato, sono stato uno dei napoletani che ha coronato questo sogno e lo porterò sicuramente sempre nel cassetto. Napoli è casa mia e lo sarà sempre”.
Come ti senti adesso? Quanto manca al tuo ritorno?
“Io sto bene, mi manca solamente un po’ di minutaggio in gara. Mi sento in forma. Quando sono stato a Napoli ho sempre fatto tutti gli allenamenti, sono sempre andato forte. Sono uno che non si risparmia, anche in condizioni di emergenza. Aspetto qualche giorno per ritornare in gruppo e poi sono disponibile”.
In questi cinque anni quanto sei cambiato come giocatore?
“Sicuramente il fattore tattico che all’epoca mi mancava un pochettino, perché pensavo sempre a spingere, a creare superiorità e accompagnavo sempre l’azione. In questi cinque anni ho capito anche cosa significa, in alcuni tratti della partita, risparmiarsi. Ero sempre uno che dava tutto e spesso arrivavo al settantesimo o settantacinquesimo minuto senza più energie. Il bagaglio di esperienza ti insegna anche a riservarsi un pochettino in alcuni tratti della partita”.
Hai giocato su entrambe le fasce. Dove ti trovi meglio e cosa cambia tra destra e sinistra?
“Giocare a destra o a sinistra cambia per le caratteristiche. A destra è un po’ più lineare, mentre a sinistra, essendo destro, vai maggiormente a ricercare il tiro e l’azione interna. Con il mister non ho ancora avuto modo di parlare di queste cose, ma sicuramente avremo un confronto a breve”.
Quindi sei pronto a giocare su entrambe le corsie?
“Mi sento di giocare da entrambi i lati. A destra ho fatto dei campionati importanti e a sinistra sono riuscito ad arrivare in Nazionale, quindi sono tranquillo da questo punto di vista”.
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