Südtirol, Lovisa: “In Italia è difficile emergere da giovani. Qui per fare un ulteriore step”
venerdì 31 Luglio 2026 - Ore 15:01 - Autore: Andrea Busetto
A soli 30 anni Matteo Lovisa è il direttore sportivo più giovane del calcio professionistico italiano. Dopo le esperienze maturate con Pordenone e Juve Stabia, il dirigente è approdato al Südtirol con l’obiettivo di aprire un nuovo ciclo e proseguire il proprio percorso di crescita in Serie B.
Intervenuto ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, Lovisa ha raccontato il suo modo di vivere il ruolo di direttore sportivo, partendo dalle difficoltà che spesso incontrano i giovani nel calcio italiano.
“L’Italia non è un Paese per giovani, è difficile a volte riuscire a emergere. È normale che servano qualità sia umane che tecniche, però a volte si fa fatica. Vedo tanti miei coetanei bravi che aspettano di avere un’occasione, ma a me sinceramente è sempre interessato poco: contano le competenze, come lavori e cercare di farlo con umiltà e grande passione. Poi è normale che non si possa stare simpatici a tutti”.
Nonostante la giovane età, Lovisa può già vantare una significativa esperienza in cadetteria: “Questo è il mio sesto anno in Serie B e sono contento. Non lo vedo come un punto d’arrivo, ma come un punto di partenza, e lo dico con la massima umiltà. Il mio percorso è iniziato a casa perché ho avuto questa possibilità tramite mio padre e lo ringrazierò sempre. Ho iniziato a vent’anni, circa dieci anni fa”.
Un percorso accompagnato dalla volontà di aggiornarsi continuamente e di confrontarsi con il proprio staff: “Il calcio cambia sempre, c’è un aggiornamento continuo e cerco di circondarmi di collaboratori che mi creino opinioni. So bene che quando si è giovani tutti aspettano magari il passo falso. Sono pronto a lavorare ogni giorno per cercare di fare il meglio per il club in cui lavoro, perché penso che ogni singolo centesimo percepito vada sudato”.
La scelta del Südtirol nasce anche dalla volontà di alzare ulteriormente l’asticella: “Mi sentivo di fare un ulteriore step in categoria. A me piace fare il passo più lungo della gamba e quindi ho cercato un club che avesse la mia stessa ambizione, ma che allo stesso tempo fosse solido. In questa categoria il lavoro del direttore sportivo è complicato ed è importante trovare una società che ti permetta di lavorare. Cerchiamo di fare un calcio moderno che faccia anche divertire i tifosi”.
Lovisa ha poi approfondito il lavoro quotidiano del direttore sportivo, sottolineando l’importanza della presenza sul campo e del rapporto con lo spogliatoio: “È normale che il direttore abbia in mano lo spogliatoio e questo è molto importante, perché si percepiscono gli umori giorno per giorno. Mi piacciono molto gli allenamenti perché cerco di capire ciò di cui hanno bisogno la squadra e l’allenatore. D’estate abbiamo tutti delle idee che poi non sono quasi mai quelle che restituisce il campo”.
Infine, spazio allo scouting e alla gestione dei calciatori, con un approccio che non si limita ai numeri: “Per quanto riguarda lo scouting, guardiamo molti video e molte partite dal vivo. I dati possono aiutare, ma non sono la parte preponderante del nostro lavoro. Ho la fortuna di avere molti ragazzi giovani che lavorano con me e che hanno voglia di crescere. Abbiamo tre ragazzi dedicati allo scouting e un mio collaboratore sempre a contatto con il mister e con la squadra. I calciatori non sono macchine, sono persone: hanno sentimenti e possono avere anche problematiche, a volte extracampo”.
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