Caos arbitri, Massimo De Santis attacca il Var: “Come puoi convincermi che il fotogramma del fuorigioco sia fatto al momento giusto?”
martedì 28 Aprile 2026 - Ore 13:55 - Autore: Staff Trivenetogoal
«Come puoi convincermi che il fotogramma del fuorigioco sia fatto al momento giusto?». È da questa domanda, diretta e tagliente, che riparte l’analisi di Massimo De Santis, ex arbitro simbolo di Calciopoli, oggi avvocato, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Un attacco frontale al sistema Var e, più in generale, alla gestione arbitrale contemporanea, che si intreccia con una rilettura critica del passato.
«Eh già: questa inchiesta, e tutte le altre dal 2006 in poi, dimostrano che Calciopoli è stata un’occasione persa», afferma De Santis, tornando su una vicenda che continua a far discutere. Nonostante le sentenze, la sua posizione resta netta: «Io sono stato condannato, ma quella fu un’inchiesta in cui non ci fu la voglia di cercare la verità, bisognava solo dimostrare un teorema». Un giudizio duro, che accompagna anche un auspicio per le indagini attuali: «Spero che chi è coinvolto trovi giudici che cerchino la verità, non colpevoli».
Nel mirino finisce anche l’attuale classe arbitrale. De Santis punta il dito contro il sistema e contro figure chiave come Gianluca Rocchi: «La Procura federale, per come è strutturata, è inutile. Rocchi doveva andar via da tempo, ma è stato protetto». Secondo l’ex direttore di gara, si è persa una generazione di alto livello, sostituita da arbitri meno preparati.
E poi c’è il nodo Var. Non tanto per l’esistenza dello strumento, quanto per il suo utilizzo: «Il Var, per come viene usato, fa sospettare. L’errore dovrebbe essere quasi azzerato. E invece continuiamo a vedere decisioni discutibili». Il riferimento più critico riguarda proprio il fuorigioco, diventato terreno di scontro tecnologico e interpretativo: «Come puoi convincermi che il momento scelto per il fotogramma sia quello corretto?».
Per De Santis, il problema non è nei contatti tra dirigenti e designatori – «siamo nel 2026, non ci vedo nulla di male» – ma nella mancanza di coerenza nelle spiegazioni pubbliche, spesso contraddittorie anche all’interno dello stesso sistema.
Sul finale, uno sguardo personale: «Nel 2006 ero diventato un riferimento che influenzava anche altri arbitri. Ho pagato per questo. Avrei dovuto farmi gli affari miei».
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