Che bella notizia: il Treviso è tornato! E ora tocca al Venezia… Marchetti, segnali di stanchezza a Cittadella. Padova, c’è la nuova curva ma la tensione è altissima, Trento: occasione sprecata. Vicenza e Triestina, gli errori da non ripetere. Südtirol-Red Bull: perché sì e perché no
mercoledì 8 Aprile 2026 - Ore 23:26 - Autore: Dimitri Canello
Sono passati alcuni giorni, ma adesso che è arrivata anche la matematica a sancire il trionfo, a Treviso si può finalmente festeggiare. Il calcio triveneto e anche quello italiano accolgono con grande piacere il ritorno di una piazza che vent’anni fa faceva la Serie A e che poi si è persa nei meandri dei bassifondi che più bassi non si può prima di risorgere. Ci ha messo 13 anni, Treviso, a tornare fra i professionisti ed è stato necessario un presidente ambizioso e un po’ sfrontato come Alessandro Botter per restituire alla Marca quel sorriso che mancava da tanto, troppo tempo. Nel frattempo si sono perse due generazioni di tifosi e ci vorrà tempo per tornare a riempire il Tenni come ai bei tempi, in una terra dove rugby, basket e volley sono concorrenti a dir poco temibili. C’è una fetta di merito in ognuno dei protagonisti, in questo bel traguardo raggiunto. Oltre a Botter, merito a un dirigente giovane ma molto capace come Pierfrancesco Strano, che il prossimo anno sarà ancora al suo posto dopo il rinnovo automatico scattato in seguito alla promozione. Diverso il discorso per Edoardo Gorini, un altro protagonista assoluto. Vincere non è facile in nessuna categoria, neppure con un budget importante e per informazioni si può rivolgersi a Carlino, dove Vincenzo Zanutta continua a investire vagonate di soldi senza avere il benché minimo ritorno in termini di risultati. O a San Martino di Lupari, dove Stefano Zarattini nel calcio a cinque ha vinto tutto e nel calcio ancora non ci è riuscito nonostante le risorse impegnate. Ora si è affidato ad Attilio Gementi e a Nicola Zanini e la strada sembra quella giusta per dimenticare anni difficili. Dicevamo di Gorini. L’estate scorsa firmò un contratto biennale, dopo aver accettato di scendere di due categorie. A Gorini pensa da qualche settimana la Triestina, che deve ancora scegliere il nuovo ds (o forse lo ha già scelto e viene tenuto coperto, per ora solo smentite su Giandomenico Costi) e che dietro le quinte sta programmando la risalita. Il budget per provare a tornare subito in C è pronto: 2,5 milioni di euro. Per ora non è arrivata una proposta concreta per il tecnico, ma potrebbe arrivare presto. E a quel punto Gorini dovrebbe scegliere. In quel caso, se Gorini dovesse decidere di provare il bis alla guida dell’Alabarda, è già pronto il piano B: Attilio Tesser (prima scelta) o Antonio Buscè. Una prospettiva che torneremo a esplorare nei prossimi giorni.
Il mese di aprile, peraltro, è quello in cui si cominciano a muovere le pedine sui vari scacchieri. A Cittadella si colgono segnali di stanchezza da parte di Stefano Marchetti. Al dg granata, nonostante l’amore per una piazza a cui è legato visceralmente così come alla famiglia Gabrielli, forse cominciano a mancare gli stimoli. E lo si può capire molto bene, perché non è facile trovare sempre nuovi spazi rigenerativi quando sai che quella dimensione, bene o male, sarà difficile da mutare. Fuori dal campo la proprietà continua a programmare, a migliorare uno stadio che, passo dopo passo, sta diventando un piccolo gioiellino considerato il punto di partenza. Marchetti sta riflettendo. C’è addirittura chi dice che sia pronto a rimanere fermo, ma non ce lo vediamo Marchetti fuori dal calcio. Di sicuro le offerte non gli mancherebbero, vista la bravura. Il suo successore sarebbe già pronto in casa, Andrea Paolucci, indicato da più parte come il successore più vicino alle idee del dirigente granata. Marchetti avrebbe meritato altri palcoscenici, quantomeno di confrontarsi con realtà diverse che ne esaltassero l’enorme competenza calcistica. Che il Cittadella possa tornare subito in Serie B francamente non ci sembra una prospettiva così vicina, ma nel calcio non si sa mai e vedremo come si chiuderanno la stagione regolare ed eventuali playoff per capire cosa accadrà.
Il Veneto ha già festeggiato due promozioni (Vicenza e Treviso), adesso manca solo quella del Venezia. Nonostante 71 punti e un andamento da leader della categoria, la squadra di Giovanni Stroppa non ha ancora tagliato il traguardo e deve sempre guardarsi le spalle. Cinque punti di vantaggio considerando lo scontro diretto a favore col Monza sono tanti, ma quel gol al 96′ di Pessina su rigore tiene ancora uno spiraglio aperto. Un altro indizio lo darà Frosinone – Palermo, uno scontro diretto destinato a a scuotere gli equilibri in cima alla classifica. I rosanero inseguono, sono indietro ma non sono ancora tagliati fuori e avranno anche Venezia-Palermo all’ultima giornata da poter sfruttare per recuperare punti. Certo il Venezia è abbagliante, quando palleggia è dominante come nessun’altra squadra, ha un centrocampo che splende ad ogni tocco, il quinto di centrocampo migliore della B (Hainaut), un allenatore che ha trovato il suo El Dorado in laguna e un direttore sportivo che sta continuano a seminare per il futuro. Il Venezia deve ringraziare di avere Filippo Antonelli, arrivato quando il club era un passo dal fallimento e, ora che i conti sono stati risanati e che il nuovo stadio è una prospettiva sempre più vicina, si può pensare alla Serie A e a rimanerci. Il Venezia vuole investire ancora a 360 gradi, sulle strutture, sul settore giovanile, sulla prima squadra, vuole salire di categoria e fare un mercato a briglie sciolte, non solo fatto di ristrettezze, magari anche con un grande nome per lanciare la campagna abbonamenti e accompagnare il progetto. Se ne abusa tanto, di questa parola, ma in questo caso mi sbilancio: in laguna c’è un progetto vero e il Venezia potrebbe diventare una realtà del calcio italiano se dovesse riuscire a salire di categoria per la terza volta in cinque anni. Stavolta salirebbe per restarci, potendo contare su una rosa molto più pronta di quella di due anni fa e con potenziali plusvalenze da favola (Doumbia) pronte a finanziare parte del mercato.
Il bello è che, nonostante Padova stia vivendo un momento complicatissimo, la nuova proprietà guidata da Alessandro Banzato, è pronta a rilanciare in modo roboante in caso di salvezza. E’ giusto dire che Banzato non si tirerebbe indietro neppure in caso di una retrocessione che sarebbe catastrofica, ma abbiamo visto a Vicenza con Renzo Rosso quanto dannoso possa essere uno scivolone in C. Risalire è difficilissimo, c’è un solo posto disponibile, non bisogna sbagliare nulla. Oggi è giusto rinviare il tempo dei processi e delle analisi, ma siamo convinti che ci siano tutti gli elementi per decidere come proseguire in tutti e due i casi. Oggi il Padova si è bruciato otto punti di vantaggio sulla zona playout, è reduce da cinque sconfitte consecutive, ha l’infermeria piena e a Frosinone non si è visto proprio nessun progresso rispetto all’era Andreoletti. Un quadro allarmante. Ovviamente Roberto Breda non può essere giudicato da una partita, ma quando si accetta di salire su un treno in corsa e sai che ci sono 450 minuti per toglierti dalle sabbie mobili accetti anche il rischio che il tempo delle sentenze arrivi molto presto. La buona notizia è che la nuova Curva Sud, già esaurita, aprirà domenica sul serio dopo anni di ritardi, polemiche ed errori e il Padova (che ha l’ultimo rendimento casalingo della categoria) avrà un alleato in più nel primo di quattro scontri diretti: prima l’Empoli, appunto, poi la Reggiana dell’ex Bisoli sempre in casa, poi la Virtus Entella in trasferta, poi il Pescara di Insigne all’Euganeo e infine la chiusura di sipario a Cesena. Per essere sicuri di salvarsi bastano (si fa per dire) nove punti. Otto potrebbero non essere sufficienti, sei o sette forse porterebbero la squadra ai playout.
Il Trento oggi aveva un’occasione irripetibile per salire sul terzo gradino del podio del girone A. Ha giocato male, davvero male, ha prodotto pochissimo in attacco, è stato lento e impacciato. Sinceramente non capiamo proprio il regolamento che consente alle squadre B di rinviare i propri impegni in caso di convocazione in Nazionale dei propri giocatori. Il campionato, dispiace dirlo, è falsato, perché un conto è giocare a distanza di sette giorni, un altro e avere tre partite in una settimana. E’ una delle tante storture del calcio italiano che cerca soluzioni, ma che dovrebbe interrogarsi sul senso delle squadre B così come sono pensate. Non riesco a dare torto a Tabbiani che oggi ha fatto turnover. Con le temperature improvvisamente ben al di sopra dei 20 gradi quando il calendario dice che siamo appena a inizio aprile, la prospettiva cambia e aveva senso ruotare la rosa. Non è andata bene, per nulla, adesso ci sarà il Cittadella per provare a far rialzare nuovamente le quotazioni della squadra nella volata finale.
Il Vicenza vive una situazione quasi surreale, perché a fine marzo praticamente ha già chiuso la stagione e ora c’è tempo di programmare. A Renzo Rosso arriva un monito forte e chiaro. Tre delle quattro neopromosse in B quest’anno sono nelle ultime posizioni, solo l’Avellino è certo di salvarsi. Per questo motivo non si deve ripetere l’errore dell’ultima volta lesinando risorse. Il problema è che, rileggendo le dichiarazioni del patron, non è chiaro se davvero Rosso voglia rilanciare, o se quando parla di nuovi ingressi in società stia mettendo le mani avanti o pensando a cambi di scenari. Giorgio Zamuner ha lavorato in C on un budget ridotto del 30% e, nonostante questo, ha portato a casa la promozione grazie all’eccellente lavoro di Fabio Gallo, alla seconda promozione consecutiva. La rosa offre buone basi per il prossimo anno, ma a nostro giudizio dovrà essere rinforzata in modo robusto. Altrimenti si rischierebbe di tornare a vecchie epoche (ma non troppo) in cui il Vicenza saliva in B, ma ci rimaneva appena due anni, retrocedendo troppo presto. A nostro giudizio Rosso ha tutte le potenzialità per provare a salire di un altro gradino e, se mai un domani dovesse essere Serie A, lì si potrebbe progettare un futuro a cinque stelle con una gestione virtuosa in tutto e per tutto. Tirare a campare, a nostro avviso, non è un’opzione dopo tutta la fatica fatta per tornare in B.
Pillole finali. Il Verona cambierà direttore sportivo dopo la retrocessione e saluterà Sean Sogliano, che sta tentando di riposizionarsi. Gli estimatori non mancano, ma il calcio è un mondo complesso e non sempre 1+1 fa 2. L’Udinese, per sua stessa natura, ormai veleggia in una navigazione di medio cabotaggio in Serie A, facendo storcere il naso a qualche tifoso che ormai si è abituato troppo bene. 30 anni di Serie A sono un lusso per una città di 100mila abitanti, questo sarebbe bene non dimenticarselo mai e la famiglia Pozzo meriterebbe un monumento per quello che ha fatto e che continua a fare. Dulcis in fundo, la Red Bull e il Südtirol. Se davvero il colosso austriaco deciderà di puntare su Bolzano, per l’Alto Adige potrebbero aprirsi scenari inimmaginabili. E il Südtirol potrebbe diventare una realtà da Serie A, senza “se” e senza “ma”. Per ora nessuno ha smentito le indiscrezioni circolate, ma accanto alle prospettive di crescita, emergono però anche alcune zone d’ombra. Il più rilevante riguarda l’impianto: lo Stadio Druso, nelle condizioni attuali, rischia di non essere dimensionato rispetto a eventuali ambizioni di salto di categoria e sviluppo strutturale del progetto. Sul piano strategico, il sistema Red Bull GmbH rappresenta da anni un benchmark nel calcio internazionale: una piattaforma integrata che combina marketing, identità visiva e soprattutto un modello di reclutamento e valorizzazione dei talenti estremamente efficiente. I risultati sono evidenti nelle esperienze di Red Bull Salzburg, RB Leipzig, New York Red Bulls e Red Bull Bragantino, club che hanno saputo coniugare sostenibilità economica e competitività sportiva. Da questo ecosistema sono emersi profili di altissimo livello come Erling Haaland, Sadio Mané e Dominik Szoboszlai, a conferma della solidità del modello. A guidare e armonizzare questa rete globale è oggi Jürgen Klopp, chiamato a garantire coerenza tecnica e visione strategica all’intero progetto sportivo.
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