Uccisi i sogni di un’intera generazione: Gravina, l’Italia e un fallimento epocale con un’unica via d’uscita
mercoledì 1 Aprile 2026 - Ore 11:30 - Autore: Dimitri Canello
Un’intera generazione non ha ancora visto (e non vedrà) l’Italia ai Mondiali. Non per poterli vincere, perché in queste condizioni pensarlo sarebbe stato e sarebbe ancora fantascienza, ma soltanto per parteciparci. Basterebbe solo questo per far arrossire di vergogna chi guida il nostro calcio malandato, umiliato, a cui è stata tolta persino la speranza. Perdere, uscire di scena, non qualificarsi, è diventato la normalità. Sono passati 20 anni dal 2006, ma in questi vent’anni è stato distrutto tutto. I problemi partono da lontano, perché anche nel 2010 e nel 2014 ai Mondiali ci andammo ma uscimmo in entrambe le occasioni al primo turno. Insomma, i segnali della crisi c’erano, ma quello sgangherato carrozzone autoreferenziale chiamato calcio italiano ha preferito mettere la testa sotto la sabbia. Carlo Tavecchio, quantomeno, ebbe la dignità di dimettersi dopo aver fallito la prima qualificazione ai Mondiali del 2018. Gabriele Gravina, invece, non si dimette. Sembra fantascienza dirlo e prenderne atto, ma dopo l’ennesima disfatta l’ineffabile presidente federale è andato in conferenza stampa a dire cose che definire surreali è poco. Ha ringraziato Gennaro Gattuso e la squadra (per cosa, per essere stati eliminati per la terza volta dal Mondiale, stavolta dalla Bosnia?), ha confermato il tecnico, facendo chiaramente intendere che lui a dimettersi non ci pensa nemmeno, ha rinviato ogni decisione al Consiglio federale, ha liquidato i grandi risultati altri sport in cui l’Azzurro eccelle ancora con un tempismo che definire imbarazzante è dire poco, ha ridicolizzato le richieste di dimissioni che ovviamente stanno arrivando da più parti. Evidentemente si sente intoccabile, evidentemente non gli è bastato far piombare nel baratro il calcio italiano, non gli interessa nulla se il progetto delle squadre B oggi non ha senso di esistere così com’è congeniato, non gli importa se ogni anno assistiamo a penosi teatrini di squadre che falliscono o deragliano in terza serie, se il sistema non può reggere tutte queste squadre, se le nostre squadre in Champions League non raggiungono i quarti di finale. Roberto Baggio nel 2010, insieme ad Adriano Bacconi, da presidente del settore tecnico di Corverciano, mise sul piatto un piano di 900 pagine per rifondare la FIGC. Era un piano ampio, dettagliato, studiato nei minimi dettagli. Comprendeva scouting, centri federali, dati, giovani e talento al centro. Ma era un piano che avrebbe fatto saltare diverse teste, che avrebbe significato sradicare certi meccanismi che hanno portato il calcio italiano ai suoi minimi storici. E fu bocciato, con Baggio che presentò le sue dimissioni e uscì di scena. Certo, Gabriele Gravina non è l’unico responsabile di questo sfacelo, ma ne è il principale fautore. Gli Europei del 2021 non possono bastare a tenere in piedi questo disastroso e disastrato governo pallonaro e, in tutta evidenza, sono stati un’abbagliante e clamorosa eccezione in un quadro che definire allarmante e avvilente è poco. Oggi Gravina deve giustificare agli occhi di un’intera generazione di essere fautore di una mediocrità che ha appiattito tutto e ce ne accorgiamo ogni volta che presunti campioni pompati dai nostri media in campo internazionale si trasformano in sbiaditi e mediocri figuranti. Il fallimento odierno è anche in quelle immagini che ritraggono Dimarco e compagni che esultano per dover affrontare la Bosnia. Uno spettacolo indecoroso e se, all’inizio nutrivo dei dubbi sull’opportunità di mostrare quelle immagini, a distanza di qualche giorno penso che sia giusto capire in che mani siamo. Quando la smetteremo di svalutare Bosnia, Irlanda del Nord e campi come Zenica, allora, forse, il vento potrà cambiare. Se il sistema non sarà in grado di espellere colui che ci ha portato a scavare il fondo in una stanza buia e senza uscita, allora rassegniamoci all’anonimato per altri lunghi anni. Se neppure tre qualificazioni mancate ai Mondiali bastano per voltare pagina, allora significa che il sistema non ha più nemmeno gli anticorpi al suo interno per autopreservarsi. Tutto questo senza tacere sul fatto che la Svezia va ai Mondiali dopo aver conquistato 2 (DUE) punti nel gruppo B nel girone eliminatorio. E’ evidente che questo sistema porti a storture inaccettabili, ma questo non giustifica lo spettacolo indecoroso a cui abbiamo assistito e a cui continuiamo ad assistere. Inermi e quasi più senza speranza.
Commenti
commenti