Padova, il momento più difficile e la via d’uscita. Triestina, nel futuro c’è Gorini? Vicenza, i primi nomi per la B. Venezia, c’è ancora da sudare. Udinese, Runjaic merita una big
mercoledì 25 Marzo 2026 - Ore 23:22 - Autore: Dimitri Canello
E’ il momento più difficile della stagione del Padova. Che mai, dopo un inizio stentato, si era trovato nella zona calda, spingendosi fino al decimo posto, a ridosso dei playoff, a +8 sui playout. Poi, un girone di ritorno al ribasso, con una caduta sempre più evidente, fino alla striscia di quattro sconfitte consecutive che ha convinto il club a cambiare e a esonerare Matteo Andreoletti. Parliamoci chiaro: nel mondo del calcio si sa come funziona, se il rendimento di una squadra è in picchiata la soluzione più semplice è sempre quella di esonerare l’allenatore. E qualche colpa Andreoletti ce l’ha sicuramente. Non ritengo, però, sia il primo, né tantomeno l’unico responsabile e ricordo in queste righe l’andamento delle sue stagioni da allenatore. Alla guida della Pro Sesto chiuse il girone d’andata al primo posto, per poi accusare un evidente calo scendendo fino al sesto posto, ma con un colpo di coda finale risalendo al quarto. L’anno scorso, nell’anno della promozione, chiuse il girone d’andata al comando con 10 punti di vantaggio, per poi crollare fino a perdere tutto il vantaggio e facendosi scavalcare dal Vicenza, per poi con un colpo di coda effettuare il controsorpasso e mettere la freccia sul rettilineo finale conquistando il primato. Nessuno saprà mai se anche stavolta sarebbe andata così, ossia un colpo di coda finale dopo la crisi, ma se i precedenti contano qualcosa forse anche questo si sarebbe dovuto mettere dentro il calderone al momento delle scelte. Non è tempo adesso di sollevare polveroni, ma se si deve analizzare il perchè il Padova è in difficoltà basterebbe analizzare il rendimento degli acquisti estivi e di quelli invernali. Di certo Mirabelli non ha avuto un grande budget per lavorare, ma i bravi direttori sportivi si vedono soprattutto in questi casi. Gli esempi virtuosi ci sono: osservate la classifica, guardate chi ha speso poco e ha raccolto tanto e poi tirate le somme. Poi, certo, Andreoletti i suoi errori li ha commessi: lascia perplessi la gestione dei portieri, di certo non ottimale, non si può non aver notato una certa confusione tattica e un nervosismo latente nelle ultime giornate. Ma la vera domanda è: è veramente stato aiutato? Perché non basta saper vendere giocatori e mercanteggiare fra i banconi della frutta per fare un buon lavoro. C’è tutta un’altra parte, la quotidianità. Ora Roberto Breda. Fino a qualche tempo fa era lo specialista dei subentri, era l’uomo chiamato al capezzale di squadre in crisi in grado di trovare soluzioni tampone immediate. Arriva con un contratto di tre mesi, senza opzioni di rinnovo automatiche in caso di salvezza. Anche questo dice molto. Il suo curriculum, tutt’altro che disprezzabile, è stato un po’ “sporcato” dalla retrocessione alla Ternana, dove aveva fatto inizialmente bene, risollevando la squadra, ma scivolando sul rettilineo finale e perdendo lo spareggio playout col Bari con la conseguente retrocessione. A Salerno, l’anno dopo, per sua stessa ammissione non ha dato quello che poteva. Ora gli tocca una missione difficile, ma non disperata, perché la classifica non è certo solida, ma neppure drammatica e il calendario, dopo Frosinone, offre alcune opportunità interessanti per togliersi dai guai. Per cui sì, Breda ce la può fare, perché è troppo importante per Padova non perdere quella categoria così faticosamente conquistata dopo anni di tentativi a vuoto.
La Triestina vista a Trento è una squadra che ha deciso di chiudere con dignità e che ha messo in seria difficoltà Tabbiani, anche per qualche decisione cervellotica (Sangalli centrale difensivo con tre difensori di ruolo in panchina) accantonata dopo 45 minuti dal pur bravo tecnico gialloblù. Ora si guarda al futuro e ci potrebbe essere un colpo di scena importante all’orizzonte. Si parla con insistenza in queste ore di Edoardo Gorini sulla panchina alabardata il prossimo anno, con Giuseppe D’Aniello direttore generale e un direttore sportivo già individuato (non sarebbe Pierfrancesco Strano) già pronti a ripartire. Perché le conferme arrivano, la Triestina vuole ripartire e vuole farlo con un budget importante, superiore ai 2 milioni, per riguadagnare subito il professionismo dopo il crollo in Serie D. Presto si saprà, ma oggi tutti gli occhi sono puntati al futuro. Il Trento ha rallentato proprio quando avrebbe dovuto allungare, guardando il calendario. Invece c’è ancora un rettilineo finale da percorrere e non aiuta il rinvio della partita con l’Inter Under 23. Occhio anche a quello che accade fra i pali, perché non si parla abbastanza del dualismo Barlocco-Tommasi: con tutto il rispetto parlando, a me sembra che numeri alla mano Tommasi abbia fatto meglio e che meriterebbe la maglia da titolare. Barlocco è attenzionato da diversi club, ma ha troppi alti e bassi di rendimento e, se davvero vuole fare il salto, servirebbe più continuità. Riesce davvero difficile capire cosa stia accadendo alla Virtus Verona, con i ribaltoni all’ordine del giorno e con un destino che indica una sola strada, la Serie D. C’è ancora spazio per i colpi di coda, ma lo spazio si sta restringendo sempre più. Il Cittadella è davvero una delusione, perché ogni volta che potrebbe svoltare, finisce con l’incartarsi su se stesso. Incommentabile il primo tempo di Arzignano, con una squadra che pareva da un’altra parte con la testa. Con queste premesse, inutile immaginare voli pindarici ai playoff. Onore e merito ad Andrea Bonatti, che sta tirando fuori la Dolomiti Bellunesi dalla zona calda, con un rendimento al rialzo nonostante le difficoltà e gli infortuni e una svolta arrivata proprio nel momento topico dell’anno. Date un’occhiata alla rosa rosanero, guardate il numero di giovani impiegati anche a causa degli infortuni e tirate le somme, per capire la portata di quello che si sta facendo.
A Vicenza si stanno già gettando le basi per il prossimo campionato. Qualcuno mi ha chiesto chi confermerei dell’attuale rosa nella prossima stagione. Faccio qualche nome, in ordine sparso: Gagno, Cuomo, Leverbe, Sandon, Caferri e Stückler senza alcun dubbio, poi nella rosa ci possono stare anche Costa, Carraro, Zonta, magari non come titolari inamovibili. Su Rauti, che sembra sempre sul punto di esplodere, sospendo il giudizio, visto il rendimento altalenante della stagione in corso. Con un picco clamoroso iniziale, ma con un calo successivo che andrebbe analizzato per comprenderne le ragioni. Qualche nome per il futuro: Giorgio Zamuner ha visionato recentemente Patrick Nuamah, suo vecchio pallino dai tempi di Trento, in Padova-Catanzaro. Per la difesa piace Saverio Domanico del Monza, ma resta tutta da capire la fattibilità dell’operazione, soprattutto se il Monza dovesse rimanere in B. Sono tutte idee embrionali, il mercato non è neanche iniziato e non potrebbe essere altrimenti visto che i campionati non sono ancora finiti. Nel frattempo la squadra ha vinto anche a Meda e vorrebbe fare lo stesso col Brescia, per chiudere la stagione in trionfo.
Il Venezia ha pareggiato a Monza prima della pausa, giocando un’ottima partita e facendosi solo su un rigore molto dubbio che, vedendo e rivedendo, onestamente non ho compreso. Ma le proteste non sono state fragorose, ragion per cui mi viene da pensare che ci possa essere qualcosa che, per qualche motivo, le immagini non mostrano. La volata promozione è ancora incertissima, anche perché il Palermo e soprattutto il Frosinone hanno recuperato due punti. Con appena tre lunghezze di vantaggio sulle seconde, Stroppa non può certo rilassarsi e anche il calendario non è esattamente dei più semplici. Per quanto fatto vedere sinora il Venezia merita la Serie A. Ma il verdetto finale è ancora tutto da scrivere e, a voler trovare il peso nell’uovo, in attacco manca un giocatore dalle caratteristiche simili a quelle di Yeboah che potesse sparigliare ulteriormente le carte, permettendo anche un cambio di modulo. Stiamo parlando di sottigliezze, ma quando devi arrivare primo o secondo dev’essere pressoché tutto perfetto e anche le virgole possono fare la differenza, figuriamoci un giocatore. Il Venezia ha una possibilità enorme, davanti a sé, se arriva in Serie A per la terza volta in cinque anni. Stavolta ci arriverebbe molto più solido come conti e molto più preparato a livello tecnico, con una squadra che andrebbe rinforzata, ma non stravolta. Con il nuovo stadio ormai alle porte, per i colori arancioneroverdi si può aprire un periodo storico d’oro, anche grazie alla bravura del suo direttore sportivo e a un allenatore che sembra pronto per tentare la consacrazione definitiva nella sua carriera.
Pillole finali. Il Verona perdendo a Bergamo ha pressoché dato l’addio alla Serie A, pur con una prestazione dignitosa, ora che ha recuperato Orban dopo la squalifica, Belghali dopo i guai alla caviglia e con Suslov in procinto di essere rilanciato fra i titolari. C’è un problema portiere e il prossimo anno si dovrà intervenire perché oggi Montipò non dà più le garanzie necessarie per dormire sonni tranquilli. L’Udinese ha vinto a Genova con una prestazione eccellente e dimostra di esserci con la testa nonostante una stagione ormai senza obiettivi, visto che quello minimo è stato brillantemente raggiunto. Menzione speciale per Kosta Runjaic, un tecnico che spero abbia presto una possibilità in una big. La stoffa c’è, la gestione del gruppo pure, la lettura delle partite in corsa non manca di certo e la sua Udinese spesso ha dato sfoggio di grandi qualità complessive anche contro avversarie molto più forti. Il Südtirol sta un po’ rallentando, vuoi per qualche assenza di troppo, vuoi per qualche protagonista che avrebbe bisogno di tirare il fiato e non lo può fare. C’è da chiudere una stagione bene, anche perché la zona calda è tornata pericolosamente vicina e non ci si può distrarre. Stupisce la sconfitta fragorosa del Treviso con la Luparense. Difficile immaginare uno 0-4 per una capolista che sta solo aspettando quando verrà il momento di festeggiare. C’è da pazientare ancora un po’ e, possibilmente, evitare certe debacle che non fanno bene neanche se sei pressoché certo di essere promosso
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