Vicenza, una promozione strameritata con tanti volti vincenti: ora tocca a Venezia e Treviso. Triestina, perché ripartire non sarà facile. Padova, il momento più duro. Dolomiti Bellunesi a Cittadella con nove under: la salvezza un’impresa
mercoledì 18 Marzo 2026 - Ore 23:08 - Autore: Dimitri Canello
E’ stato un weekend da ricordare, quello appena trascorso. Con due notizie, di segno diametralmente opposto: la matematica promozione del Vicenza con sei giornate di anticipo, la matematica retrocessione della Triestina, con tempistica identica. Il Vicenza ha alzato le braccia al cielo in un bellissimo abbraccio collettivo al Menti, di fronte a quasi 13mila spettatori. Una partita vera, quella contro l’Inter Under23 dell’ex Stefano Vecchi, vinta con le unghie e con i denti e soffrendo fino all’ultimo. Il marchio di fabbrica di Fabio Gallo, che ha vinto due campionati esattamente così. Con le unghie e con i denti, curando con perfezione maniacale i dettagli apparentemente più insignificanti per fare qualcosa di grande. E’ stato il trionfo del pieno coinvolgimento del gruppo, un gruppo allargato di giocatori che, presi uno ad uno, hanno dato un contributo determinante. Non a caso il top player realizzativo è stato David Stuckler, con 11 gol e un minutaggio non molto dissimile da quelli di Morra, Rauti e Capello, quattro attaccanti ruotati quasi alla perfezione per arrivare al traguardo. Venti punti di vantaggio: era una battuta di Renzo Rosso, è stato il riscontro numerico del giorno in cui la promozione è arrivata. Quasi un segno del destino. Non a caso uno dei gol l’ha segnato Alessandro Capello, uno dei meno reclamizzati, ma un uomo che ha lasciato il segno in diverse promozioni, a testimonianza di un valore assoluto assai apprezzato dai vari allenatori che lo hanno avuto. Ma è una promozione che ha tanti volti, quello di Gagno portiere bravissimo con i piedi e affidabile fra i pali come pochi altri in categorie e pronto a riprendersi la B. Quello di Leverbe, leader vero che ha dovuto sudare per sostituire nei cuori biancorossi un primattore come Golemic ma alla fine c’è riuscito eccome. Quello di Cuomo, un altro pronto per fare un passo al piano di sopra. Quello di Pellizzari, un astro nascente di cui sentiremo parlare. Quello di Caferri, il manovale della provincia divenuto un piccolo gioiello di praticità. Quello incostante di Rauti, prima abbagliante, poi smarrito, ma sempre col colpo in canna. E’ la promozione di Fabio Gallo, che ha compiuto due capolavori e che è riuscito a formare una sintonia perfetta col gruppo. E’ la promozione di Giorgio Zamuner, uno dei dirigenti più bravi su piazza, che si è ripreso dopo un lungo purgatorio a cui è stato costretto per colpe non sue quanto meritava. E’ anche la promozione della famiglia Rosso, che voleva mollare e adesso si ritrova in pista. Andrà avanti da sola o si farà affiancare? Arriveranno gli americani anche a Vicenza? Si creerà una sinergia come a Bergamo? Gli sviluppi sono imprevedibili, ma Vicenza ha compiuto un passo decisivo, abbandonando l’inferno della C. Ora serve una presa di coscienza e la capacità di fare un passo senza tirare troppo la corda, perché in B non si scherza e serve programmazione, coesione e serve anche un budget adeguato per evitare sgradite sorprese.
Nello stesso weekend, quasi una nemesi dopo quanto accaduto negli ultimi anni, Trieste affonda in Serie D. Un insulto vero, dopo i soldi buttati letteralmente dalla finestra, ma a pensarci bene un epilogo non troppo distante dai traguardi raggiunti negli ultimi anni, in cui due volte ci si è salvati ai playout e oggi si crolla fragorosamente, stritolati da quella maxi penalizzazione di -23, ma anche e non solo da quello. Se puliamo la classifica da quella penalità, si scopre che comunque la Triestina sarebbe stata al terzultimo posto, con la prospettiva concreta di finire ancora una volta ai playout. Il futuro è un gigantesco punto interrogativo, perché la gente, giustamente, non si fida più. Basta cambiali in bianco, basta promesse non mantenute. Risalire dalla D non sarà facile, soprattutto se la filosofia sarà quella applicata al Sabadel. Basta carneadi improvvisati nei posti di comando, basta incompetenti o incapaci. Servono figure chiare, mansioni certe in società e qualche persona che faccia da collegamento con la città. L’aspetto più triste di quest’anno è il Rocco desolatamente vuoto, numeri tristi, umilianti per una piazza come Trieste. L’aspetto più difficile sarà ricucire con la piazza, perché questo crollo avrà conseguenze durissime da sopportare. Il disamore di chi segue è evidente, la Triestina vive una recessione completa e solo volti nuovi e riconosciuti, certezze e non scommesse, dirigenti capaci e non figuranti, potranno aiutare una piazza che da troppo tempo non è nel calcio che conta a rialzarsi. Non sarà facile. Riprendere Giuseppe D’Aniello sarebbe un’ottima idea, se il direttore sportivo è quello che si dice in giro potrebbe essere un buon cavallo su cui puntare (a tempo debito, diremo), poi servirà un allenatore che conosca la categoria e serviranno giocatori adatti. I grandi nomi servono fino a un certo punto, servono ambizioni, umiltà e capacità di adattamento, serve chi conosce la categoria. Fino a quando chi governa non capirà che per raccogliere bisogna seminare e lasciare i bassifondi del calcio italiano, non ci sarà mai pace.
Una promozione e una retrocessione in un weekend per il Triveneto. Ora, di promozioni, se ne aspettano altre due nel mondo e, di retrocessioni, purtroppo ce n’è un’altra pressoché annunciata. Partiamo dal Venezia che, nonostante il derby vinto col Padova, non può permettersi di distrarsi neppure per un attimo. I punti di vantaggio sul Frosinone terzo sono solo cinque, non sono pochi ma neppure tanti e sabato si va a Monza, per una partita determinante. Se il Venezia dovesse vincere, non dico che sarebbe fatta, ma di sicuro sarebbe un passo quasi fondamentale. Qualsiasi altro risultato terrebbe tutto in bilico. Come ho visto il derby: la sproporzione di valori in campo era evidente, Andreoletti se l’è giocata con il 5-4-1 e per quasi un tempo gli era andata anche bene. Poi la serata horror di Sorrentino ha spianato la strada agli avversari. Sulla coscienza del portiere biancoscudato, che da dopo Modena non sembra più quell’estremo difensore eccellente ammirato in precedenza, ha tutti e tre i gol avversari. Sorrentino ha inanellato una serie di prestazioni da dimenticare. Prima con lo Spezia, poi ad Avellino, poi a Catanzaro e infine al Penzo. Un problema in più per Andreoletti, mentre il Venezia è stato straripante come al solito, ma deve convivere con una caratteristica che accomuna diversi giocatori. Si specchiano e si piacciono troppo, per quanto sono belli. E quella bellezza è talmente evidente che nessuno può permettersi di non riconoscerla. Il Venezia, fino a questo momento, stramerita il primo posto, ha il miglior attacco e la seconda miglior difesa, ha un centrocampo spaziale e un giocatore come Yeboah che, se avesse un carattere meno bizzoso, non sarebbe certo in Serie B. Poi c’è Giovanni Stroppa, osannato e amatissimo dal pubblico, per quel suo essere condottiero, per la carica che trasmette, per la ricerca del risultato attraverso il gioco, aspetto non comune.
Il Padova vive forse il momento più difficile della stagione. La classifica è cortissima. Il vantaggio sui playout è di appena tre punti, gli scontri diretti conteranno e non tutti sorridono al Biancoscudo. Dopo la vittoria del Pescara sulla Virtus Entella il distacco dall’ultimo posto è di soli cinque punti, il segnale che tutti sono in gioco. In sala stampa si è presentato Massimiliano Mirabelli, che a parole ha sostenuto Matteo Andreoletti. Cosa accadrebbe, però, se dovesse andare male anche col Palermo? Un nuovo ko duro potrebbe avere delle conseguenze, anche perché alle porte c’è la sosta e il momento per cambiare allenatore, nell’eventualità, sarebbe propizio. Andreoletti sabato si gioca molto. Sta pagando i tanti infortuni (tutti potenziali titolari, da Sgarbi, a Barreca, a Gomez, a Harder e nel derby mancava pure Di Mariano squalificato), sta gestendo una rosa che ha molti limiti e che deve fare i conti con le tante, troppe scommesse perse in sede di mercato. Insomma, se è vero che le quotazioni biancoscudate sono in ribasso e se è vero che lo storico di Andreoletti dice che nel girone di ritorno le sue squadre calano, è altrettanto che il tecnico ha tutte le potenzialità per farcela, magari col fiatone come si ipotizzava a inizio anno, ma pur sempre per portare la nave in porto. Lo diciamo a scanso di equivoci: siamo contrari a un cambio di guida tecnica, perché non riteniamo che Andreoletti sia la causa dei problemi del Padova. Del resto basta parla con gli addetti ai lavori, per farsi un’idea sul valore di questa rosa. La volontà del patron Alessandro Banzato è quella di investire il prossimo anno per provare a immaginare un futuro radioso, ma una retrocessione complicherebbe tutto. Perché si sa che risalire dalla C è un’autentica via crucis.
C’è ancora un’altra promozione da festeggiare, quella del Treviso. Gorini ha messo da parte un altro mattoncino e conta i giorni che mancano alla chiusura di sipario. Ormai non è più questione di sapere se si tornerà in C, ma quando questo accadrà. Poi ci sarà da mettere mano in modo robusto alla rosa. In molti sono convinti che il patron Alessandro Botter giocherà i carichi pesanti, ma forse non sarà così, almeno il primo anno. Dire oggi che budget metterà Botter (si parla di 2,5 milioni, ma sono solo ipotesi) è assolutamente prematuro, ma non c’è da aspettarsi spese pazze e fuori controllo. Di sicuro il Treviso non si accontenterà della C, ma il vero obiettivo è risalire fino alla B. Quanto ci vorrà? Dipenderà da tanti fattori, dietro la scrivania e in campo. Avremo modo di riparlarne. Il Verona è sempre più vicino alla retrocessione. Sette punti non sono di per sé un gap insormontabile, ma bisognerebbe mettere dietro di sé tre squadre e oggi riesce difficile immaginare un simile exploit, più che mai dopo i due schiaffi presi al Bentegodi dal Genoa. La B è dietro l’angolo, salvo ribaltoni al momento poco probabili, poi anche qui servirà ripensare in modo sostanziale alla rosa, perché in B serve gente che abbia voglia di calarsi nella mentalità della categoria. E non tutti gli attuali attori pensiamo che siano disposti a farlo.
Pillole finali. Il Südtirol è caduto questa sera ad Avellino dopo una partita pazza e ha sprecato una grande chance per avvicinare i playoff. Ora tocca al Frosinone, una partita davvero complessa da giocare, ma abbiamo l’impressione che per Alvini sarà molto difficile passare al Druso. Il Trento è scivolato con l’Ospitaletto a sorpresa ma non troppo, perché ha perso uno dei suoi fari (Aucelli) e a ruota pure Giannotti, senza contare Dalmonte, Fiamozzi e Corradi. Troppo anche per chi, come Tabbiani, punta sul collettivo più che sul singolo. La Dolomiti Bellunesi si è presentata a Cittadella con nove under, il segnale di un’età media bassissima e di un gap esperienziale notevole. Ha perso in pieno recupero, Diaw si è ricordato che in passato era un grande attaccanti e il Cittadella ha conquistato un successo prezioso. Non sappiamo, in tutta onestà, quanto possa essere performante ai playoff, ma qualche segnale incoraggiante c’è. Bonatti si giocherà la salvezza fino alla fine e la meriterebbe per come sta gestendo una situazione davvero complessa, con tanti, troppi infortuni e una squadra al debutto assoluto fra i professionisti.
Commenti
commenti