Triestina-Dolomiti Bellunesi, la serata eroica di Consiglio: “E’ andata bene, il rigore parato in pieno recupero mi rende davvero felice”
mercoledì 4 Marzo 2026 - Ore 15:11 - Autore: Staff Trivenetogoal
Il “Nereo Rocco” di Trieste, di notte, diventa palcoscenico. Luci alte, silenzio teso, respiri trattenuti. Minuto 96. La partita è ancora viva, sul filo, anche se il cronometro dice che dovrebbe essere finita. Sul dischetto c’è Vertainen. In porta, davanti a lui, Leonardo Consiglio. La Dolomiti Bellunesi conduce 3-2. Ma il destino ha una misura ben precisa: undici metri. Vertainen, attaccante finlandese in maglia alabardata, prende la rincorsa. Consiglio si distende alla sua sinistra. Non solo intercetta il pallone: lo blocca. Lo stringe. Lo protegge. Niente tap-in, niente ribattuta, niente “secondo tempo supplementare” dentro la stessa azione. Solo il boato dei compagni che gli corrono incontro.
IMMAGINE – È l’immagine che fotografa la serata di Trieste. È l’immagine che spezza una serie di quattro sconfitte e restituisce ossigeno alla classifica e alle certezze. «È andata bene, sono riuscito a parare il penalty in pieno recupero e questo mi rende felice – afferma il custode dei pali -. Ma sono soddisfatto soprattutto per la vittoria della squadra, in una gara complicata. Eravamo reduci da un periodo difficile, caratterizzato da quattro sconfitte. Ed era importante fare punti a Trieste, in un modo o nell’altro».
EPISODIO SFORTUNATO – Non parla da protagonista solitario, Leonardo. Parla da uomo di spogliatoio. Perché la Dolomiti Bellunesi, quella sfida, l’aveva indirizzata: avanti 2-0, prima di inciampare in una punizione deviata, che aveva riaperto tutto e rimesso in discussione equilibri e sicurezze. «Sul doppio vantaggio, siamo incappati in un episodio sfortunato. Tuttavia, il gruppo è sempre rimasto in partita, ha lottato su ogni pallone, con cattiveria agonistica».
GENITORI PRIMI TIFOSI – C’è una frase, però, che racconta qualcosa di più. Qualcosa che va oltre la tecnica, oltre la tattica. «Me la sentivo che avrei parato un rigore, l’ho detto pure ai compagni nei giorni scorsi». A volte il portiere vive di istinti. Altre volte di premonizioni. E quando le due cose coincidono, succede che un tuffo possa diventare decisivo. La dedica è semplice, quasi sussurrata: «Ai miei genitori, mi seguono sempre: sono i miei primi tifosi». Al “Rocco”, sotto le luci della sera, la Dolomiti Bellunesi ha ritrovato punti e fiducia. E in quella fotografia finale — un pallone stretto al petto, sei minuti oltre il novantesimo — c’è il senso di una vittoria che può cambiare il vento.
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