Olimpiadi, Davide Ghiotto a Trivenetogoal: “Sarò al Menti per Vicenza-Trento! Gli italiani emozionati per la nostra vittoria la cosa più bella”
mercoledì 25 Febbraio 2026 - Ore 21:31 - Autore: Giulio Pavan
Il campione olimpico vicentino Davide Ghiotto ha scambiato qualche battuta con noi di Trivenetogoal in merito alle emozioni provate dopo la vittoria dell’oro ai Giochi
Hai vinto un oro nell’Olimpiade di casa, qual è stata l’emozione più grande che hai provato?
“Il momento della vittoria, quando realizzi davvero di aver vinto. La cosa più bella, però, è stata vedere che l’emozione che ho provato io sul podio è stata la stessa delle persone che ho incontrato. Molti mi hanno raccontato come avevano vissuto la gara, ricordando momenti precisi, come il sorpasso sugli americani. Tutto questo fa capire che la gente si è emozionata insieme a noi.”
Cosa è significato per te fare il portabandiera alla cerimonia di chiusura all’Arena?
“È stato un grande onore, una cosa inaspettata. Una sorpresa a cui non ci pensavo nè prima dei Giochi nè durante. Quando mi è arrivata la notizia sono stato contentissimo perché ho condiviso il palcoscenico con numerosi atleti importantissimi. Sembra una cavolata ma in realtà mi sentivo in soggezione per la paura di sbagliare per non essere all’altezza”
Dopo la delusione nei 10.000 metri, dove hai trovato la forza mentale per reagire così velocemente?
“Nello sport le delusioni fanno parte del percorso. È un po’ come nel calcio: quando subisci un gol devi subito ripartire. Anche nelle nostre discipline bisogna capire dove si è sbagliato, analizzare la situazione e archiviare una prestazione negativa per concentrarsi sulla gara successiva. Un grande aiuto l’ho trovato nei compagni di squadra, che mi sono stati molto vicini e hanno capito il mio stato d’animo. Nei giorni precedenti mi hanno fatto sentire che credevano in me e nelle mie potenzialità. Questo ti dà forza, perché capisci di non essere solo in gara e senti anche una responsabilità verso la squadra.”
Durante le Olimpiadi si è parlato molto anche della tua famiglia. Quanto conta per raggiungere un traguardo così importante?
“Conta tantissimo. Ho sempre saputo di avere un paracadute: la mia famiglia mi è stata vicina e mi ha sempre sostenuto. Mio padre, da ex sportivo professionista, sa cosa significa affrontare gli aspetti fisici e mentali del nostro lavoro e conosce bene tutto ciò che c’è dietro alle prestazioni. Inoltre non potrei fare quello che faccio senza Susy, che in questi anni ha portato avanti la famiglia mentre io ero spesso via per allenamenti e gare. Si è fatta carico di molte responsabilità permettendomi di allenarmi serenamente. È stata fondamentale soprattutto in tutto ciò che precede una gara o un risultato importante.”
Se tornassi indietro, cosa diresti al Davide bambino che iniziava a pattinare?
“Gli direi di continuare a credere in quello che faceva e di crederci ancora più fortemente. Col senno di poi posso dire che le scelte fatte sono state giuste, dal passaggio dalle rotelle al ghiaccio fino ai sacrifici personali. È uno sport che richiede molto, ma mi sta dando anche tante soddisfazioni.”
Oltre al pattinaggio segui altri sport, ad esempio il calcio?
“Lo seguo un po’ per osmosi: mio suocero è molto tifoso e quando vado a pranzo da lui la domenica ci sono sempre le partite. Inoltre anche con i compagni di squadra si parla spesso di calcio”
Sei mai stato al Menti a vedere il Vicenza?
“Sì, ci sono stato spesso passati, soprattutto con amici molto tifosi. Era anche un momento per stare insieme e condividere la passione, quindi quando la squadra era in Serie B sono andato diverse volte allo stadio. Poi però quando sono diventato professionista è diventato più difficile perché sono sempre fuori città”
Ti piacerebbe condividere la gioia della vittoria della medaglia d’oro olimpica con il popolo biancorosso e magari anche con Renzo Rosso?
“Assolutamente sì, sono stato invitato dal club e martedì prossimo sarò al Menti per assistere alla partita contro il Trento”
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