Verona, la conferenza integrale di Sogliano: ecco tutti i punti toccati
martedì 24 Febbraio 2026 - Ore 13:05 - Autore: Staff Trivenetogoal
Verona – Le dichiarazioni integrali del Direttore sportivo Sean Sogliano, rilasciate nella conferenza stampa di oggi, martedì 24 febbraio.
“Sono abituato a metterci la faccia e continuo a farlo, ma non perché sono un eroe: fa parte del mio lavoro analizzare quello che sta succedendo. È un momento molto difficile dal punto di vista calcistico: la classifica è negativa, drammatica, impossibile; lascio a voi stabilire la definizione più appropriata. Da questo punto di vista, sono molto dispiaciuto, arrabbiato e deluso. Sono pienamente consapevole che svolgere questo lavoro implica anche accettare le critiche. Conosco bene il mondo del calcio, dove si vince in tanti e si perde in pochi, poiché esercito il ruolo di direttore sportivo da ventidue anni, non è quindi un incarico che ho intrapreso da poco. Conosco ciò che accade, ma sono anche in grado di riconoscere altri aspetti e altre realtà. Innanzitutto, desidero chiarire che qui non vi è alcuna mancanza di rispetto verso nessuno. Leggo dichiarazioni assurde e vergognose nei confronti di persone che per molti anni hanno lottato per i colori gialloblù, cercando sempre di ottenere il massimo e di raggiungere gli obiettivi prefissati. Affermare che tutti mancano di rispetto rappresenta, in realtà, una mancanza di rispetto nei confronti dei dipendenti del Verona e di tutte le persone che lavorano per la società, impegnandosi al massimo. Per quanto riguarda la mia posizione, avendo il ruolo più attaccabile, ed è giusto che sia così, ci tengo a sottolineare che sono legato al Verona da sette anni: questo è il mio settimo campionato. I dirigenti che stimo maggiormente e che hanno contribuito in maniera significativa al Club sono Emiliano Mascetti, che ha operato per nove anni, e Rino Foschi, che vi ha lavorato per sette anni. Successivamente sono passati numerosi dirigenti che hanno svolto il proprio lavoro e molti, appena ne hanno avuto l’opportunità, hanno scelto contesti più tranquilli. Io non ho agito in questo modo: negli ultimi tre anni in cui avrei potuto farlo, non l’ho fatto, proprio per il legame che ho con il Verona. Detto questo, accetto tutte le critiche, ma non posso accettare nessuna mancanza di rispetto. Proseguirò nel mio lavoro, rimanendo chiaro e trasparente nelle analisi, evitando confusione. In sei anni abbiamo raggiunto l’obiettivo massimo prefissato dalla società, sei anni su sette. Abbiamo vinto il campionato di Serie B, ottenuto cinque salvezze consecutive con quattro allenatori diversi e stabilito il record ancora presente di punti in Serie A. Quest’anno non sta andando come previsto: si tratta di un anno complesso, forse impossibile, per raggiungere la salvezza; vedremo come evolverà. Quanto realizzato da me, insieme alle persone che lavorano con me, è stato compiuto a testa alta. Ogni anno, non per scelta ma per necessità, abbiamo reso la società capace, con la proprietà precedente e con quella attuale, di iscriversi al campionato, di adempiere a tutti gli obblighi finanziari e di generare plusvalenze che hanno mantenuto la stabilità della società. Probabilmente ciò è stato possibile proprio grazie al mio legame con il Club, e anche perché non ho privilegiato interessi personali. Avrei forse voluto far giocare una squadra con qualche giocatore più forte, ma in questa realtà non è una questione di forza individuale: il problema è l’inserimento dei giocatori nella squadra. Abbiamo scelto, innanzitutto, di mantenere una società solida, e così ho fatto. Questo significa, lo ribadisco, che accetto le critiche senza problemi. Se desideriamo dimenticare quanto è stato fatto e parlare di altri temi, altri giocatori, e trascurare coloro che sono passati brevemente, scovati e venduti, possiamo farlo. Tuttavia, non posso accettare la mancanza di rispetto. Leggere o ascoltare certe dichiarazioni non lo ritengo corretto: lo considero molto sleale”.
Lei aveva promesso di lottare fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno. Perché quest’anno non sta avvenendo? “Io non penso che non stiamo lottando. Penso che la squadra abbia dimostrato dei limiti, questo sì. Una stagione così, negli ultimi anni, non c’è mai stata. Parliamo di dati oggettivi, la squadra sta lottando con dieci giocatori non disponibili. Una rosa senza dieci giocatori cambia completamente valore. Fino alle prime partite, tutti – compreso l’ex allenatore – diceva che non aveva mai allenato una squadra così forte. Questo significa che, singolarmente, i giocatori sono quasi tutti all’altezza. Il problema è che quando nascono stagioni di questo tipo, succedono tante cose insieme. Abbiamo avuto infortuni importanti: Suslov e Serdar al crociato, Gagliardini alle costole, Akpa Akpro al perone, Belghali alla caviglia. Tutte le squadre hanno infortuni, ma quando ne hai cinque, sei o sette di lunga durata il livello cambia. Nelle prime dieci partite non abbiamo raccolto quanto meritavano le prestazioni, e la squadra ha perso fiducia. Alcuni giocatori non hanno reso come dovevano, alcuni caratteri non sono stati quelli che pensavo. Negli anni passati, anche dopo sconfitte pesanti, la squadra reagiva. È successo anche quest’anno: penso alla partita di Parma, dove abbiamo lottato in dieci contro undici per 90 minuti e abbiamo perso al 93’. Non sono felice, sono arrabbiato e deluso. Ma bisogna mantenere lucidità nell’analisi”.
Tutti questi infortuni sono stati gestiti bene? Ci sono responsabilità dello staff medico? “Il nostro medico è una persona seria, è con noi da quattro anni. Negli anni scorsi non abbiamo avuto tutti questi infortuni. Quest’anno molti sono stati traumatici, non muscolari, e quindi difficili da prevenire. Alcuni sono stati curati bene, altri purtroppo hanno avuto ricadute. Il caso di Belghali è stato delicato: si è fatto male in Coppa d’Africa, è tornato infortunato e abbiamo cercato di recuperarlo, ma ha avuto una ricaduta. Bisogna ricordare che quando abbiamo preso Belghali non aveva mai giocato con la Nazionale algerina, quindi la sua convocazione non era nelle previsioni”.
La società ha un progetto? Oppure è costretta a vendere continuamente per restare in piedi? “Il Verona è da sette anni consecutivi in Serie A. Negli ultimi quattro anni abbiamo sempre detto chiaramente che il Club è obbligato a fare plusvalenze e vendere per mantenere la categoria. Non lo abbiamo mai nascosto. La presidenza Setti ha fatto un grande lavoro in questo senso. Nelle difficoltà economiche siamo riusciti a restare in Serie A. Sui giovani: abbiamo avuto l’intuizione di prestare Cisse in Serie B quando nessuno ne parlava, abbiamo ricevuto offerte importanti da due grandi Club, e il giocatore non vedeva l’ora di andare. In questi casi una società come il Verona non può dire no. Agbonifo gioca in Serie C, ed era in scadenza di contratto, quindi lo abbiamo ceduto. Abbiamo sempre lanciato giovani del Settore Giovanile, fatto esordire ragazzi e blindato un talento del 2010, Fortune Egharevba, con un contratto da professionista, nonostante l’interesse di importanti Club europei. Questo dimostra che un’attenzione al futuro c’è. Capisco le critiche, ma non accetto mancanze di rispetto. Si può criticare il lavoro, ma non mettere in discussione l’impegno. Io ho sempre dato il 100% per questo Club. Se non fosse così, non sarei qui. Non dimentichiamo quello che è stato fatto negli anni precedenti solo perché questa stagione è negativa. Se resterò il Direttore sportivo del Verona lo decideremo io e la società, non altri”.
Cosa ritiene di aver sbagliato in questa stagione? “Già alla terza partita, contro la Cremonese, dovevamo vincere 3-0 ed è finita 0-0. Ho avuto subito sensazioni negative: dopo tre stagioni in cui episodi e meriti andavano nella stessa direzione, quest’anno, nonostante l’ottimismo giustificato dalle prestazioni della squadra, gli episodi sono stati sempre contrari. A me, che faccio calcio da tanti anni, questo preoccupava. Abbiamo venduto Giovane, ma rifiutato offerte per altri quattro giocatori. Questo significa che singolarmente ci sono calciatori di valore, che vanno d’accordo e non hanno problemi tra di loro, ma l’inserimento nel calcio italiano per alcuni non è riuscito. Le prestazioni e il carattere sono stati troppo altalenanti. Forse abbiamo perso quella capacità di giocare partite “sporche” per fare punti, che in passato avevamo. Il mercato è sempre più difficile per una società come la nostra. Paradossalmente, a gennaio abbiamo preso Edmundsson, un giocatore sconosciuto ai più, che secondo me si è inserito benissimo. Questo significa che dal punto di vista mentale era predisposto al tipo di situazione che stiamo vivendo. Altri giocatori, invece, non sono riusciti a fare lo stesso percorso. Lo stesso Bowie, che magari non sta ancora segnando, per atteggiamento e spirito di lotta è completamente dentro questa squadra. Col senno di poi, probabilmente alcuni profili non erano adatti a una lotta salvezza, al di là delle qualità tecniche”.
Presidio le ha messo a disposizione un budget importante nell’ultima sessione di mercato. Forse è stato investito male? “A gennaio abbiamo preso Edmundsson e Bowie, due giocatori da Verona. L’attaccante è un classe 2002 e ha margini di crescita, mentre il difensore è un giocatore utile e sta dimostrando di avere l’atteggiamento e la mentalità giusta. Quest’estate è stato fatto un mercato diverso, sono arrivati giocatori in prestito e altri profili – penso a Belghali, Giovane o a Bella-Kotchap, e quest’ultimo lo abbiamo voluto riscattare sfruttando una condizione economica favorevole – che sono giocatori che hanno appeal e mercato. Detto ciò, non credo che il problema sia questo. La difficoltà è stata mettere insieme tanti giocatori nuovi in poco tempo, come successo anche in passato, ma quest’anno non siamo riusciti, attraverso episodi e punti, a migliorare la situazione e indirizzare il campionato in modo diverso. Questo è ciò che è successo. L’analisi di una stagione, in questo momento, può portare a tante interpretazioni. Sappiamo benissimo che, se avessimo vinto due partite, oggi avremmo avuto sei punti in più e staremmo parlando di un’altra classifica. Poi magari non ce l’avremmo fatta comunque, oppure sì, come accaduto negli altri anni. È giusto analizzare gli errori ma, senza essere fatalisti, bisogna anche avere l’onestà di dire che in alcune partite che avremmo meritato di vincere, non siamo riusciti a ottenere i tre punti. È una nostra responsabilità, però quegli episodi hanno cambiato le dinamiche della stagione”.
C’è confronto quotidiano con la nuova proprietà? “Sì. Mi confrontavo quotidianamente con Setti e mi confronto oggi con Zanzi e Presidio. Il mio modo di lavorare non è cambiato. È una proprietà nuova, al primo anno in Italia. Non è semplice entrare in questo contesto, lo hanno vissuto tutti i gruppi stranieri. Non vedo persone che non vogliono dare un futuro al Verona, con la loro mentalità e con le loro possibilità. Sicuramente quello che vedo e che mi dicono, è che vogliono un futuro per il Verona”.
In questa stagione c’è stato anche l’esonero di Zanetti. Come è nata questa decisione e la scelta di Sammarco? Cosa significa ‘ad interim’? Avevate contattato altri allenatori? “Fa parte del mio modo di lavorare cercare di risolvere i problemi insieme all’allenatore. A Verona ho sempre cercato continuità: sono stato due anni con Mandorlini senza cambiare, con Bocchetti e Zaffaroni senza cambiare, con Baroni senza cambiare, con Zanetti l’anno scorso senza cambiare, anche quando tutti chiedevano l’esonero. Quest’anno invece ho cambiato, con grande dispiacere, perché per me cambiare allenatore è una sconfitta. Abbiamo deciso di esonerare Paolo Zanetti perché l’ho visto stanco, scoraggiato. È sempre stato un professionista serio, un ragazzo che voleva dare il massimo e che rispetto molto, ma ho percepito una difficoltà emotiva dopo un anno e mezzo complicato. Non credo alle bacchette magiche. Abbiamo contattato un allenatore che ritenevamo adatto, ma non si è sentito di venire. L’idea di Sammarco nasce dal fatto che è un tecnico giovane che conosce bene l’ambiente, lavora da tre anni con la Primavera e sa quanto sia difficile questa impresa. La definizione di ‘ad interim’ è legata al momento: non volevamo caricarlo di responsabilità eccessive in una situazione già molto complicata. Sappiamo tutti come funziona: vinci una partita e hai trovato l’allenatore giusto, perdi e non sei adatto. La verità è che serve equilibrio e penso che allenare il Verona in questo momento sia difficile. Ora l’allenatore del Verona è Sammarco e lo stiamo sostenendo e aiutando, finché ci sarà lui sarà così”.
La proprietà ha dichiarato che, anche in caso di retrocessione, sarebbe pronta a puntare subito al ritorno in Serie A e in particolare di voler continuare a lungo con lei. Qual è la sua posizione sul suo futuro?“Quello che ho detto alla proprietà è che ci sono ancora dodici partite da giocare. Se ne mancassero tre o quattro sarebbe obbligatorio pensare già al futuro. In questo momento dobbiamo concentrarci sul presente. Negli ultimi quattro anni non abbiamo mai potuto programmare con largo anticipo, perché siamo sempre stati in lotta per la salvezza fino all’ultima giornata. Quest’anno non siamo in questa situazione, mancano ancora dodici partite. Oltre a pensare che può succedere di tutto, adesso bisogna salvare l’onore, entrare in campo per dare il massimo e giocarsi tutto. Io mi sono legato al Verona e sono rimasto qui proprio perché, anche se c’erano altre opportunità, non mi sono mai interessate. Poi, più avanti, parleremo del futuro con la proprietà”.
Ha inciso l’addio dello zoccolo duro? Col senno di poi sono stati sostituiti adeguatamente? “È un tema di cui abbiamo parlato molto e voglio fare chiarezza una volta per tutte. Quei giocatori hanno dato tanto al Club. Oggi trovare leader è difficilissimo, non solo per il Verona, probabilmente per noi di più perché siamo arrivati in un momento in cui il ciclo era alla fine. Negli ultimi anni c’è stato un leader, e non era italiano. Questo per farvi capire che io vorrei giocatori italiani, ma i leader non si decidono in base alla nazionalità. Duda era un leader vero, anche con i suoi difetti. Ha fatto una scelta personale e di vita. Abbiamo provato a trattenerlo, ma ha deciso diversamente. La vecchia guardia non c’è più, hanno dato tutto quello che avevano. Io ho avuto un bel rapporto con loro e li ho stimati, ma bisogna dire le cose come stanno. Dawidowicz voleva un contratto a cifre più alte. Abbiamo fatto un’offerta per farlo restare, ma cercava e voleva altro. Lazovic era in scadenza, gli abbiamo rinnovato un anno di contratto la scorsa stagione. Voleva ancora essere al centro del progetto dal punto di vista tecnico e di conseguenza, a 36 anni, ha fatto una scelta diversa insieme a noi. Gli abbiamo anche detto che, se la sua scelta è quella di vivere a Verona, può chiamarmi per capire quali prospettive avere per il dopo carriera da calciatore. Faraoni ha dato tanto, negli ultimi anni ha avuto dei problemi fisici e a dicembre è andato a giocare in un’altra categoria. Ha fatto questa scelta e se si è sentito di andare lì ha fatto bene”.
Con la nuova proprietà è cambiato qualcosa rispetto alla gestione precedente? Tu rimani un punto fermo del Verona, pronto a ricostruire dalla Serie B? “Sotto certi punti di vista non è cambiato tanto. Qualcuno può vederla in negativo o in positivo, ma quello che ho notato è che da parte della precedente gestione e di questa nuova, la volontà e la priorità sono quelle di avere situazioni economiche sotto controllo, di non fare il passo più lungo della gamba e di gestire sempre le dinamiche amministrative, che creano problemi a tante società. Qui c’è la voglia di far bene e di dare solidità al Club, tenendo presente che mantenere una società sana può permettere, speriamo quanto prima, e questa è la loro volontà, di poter investire anche su certi giocatori. Fino ad ora abbiamo fatto più cessioni che acquisti, o abbiamo preso giocatori sconosciuti. Voglio precisare: un conto è prendere e scoprire giocatori sconosciuti, cosa che probabilmente ci è riuscita, un altro conto è capire che per lottare per la salvezza e compiere queste imprese servono giocatori che non hanno già fatto tanto nella loro vita calcistica, ma che abbiano dentro qualcosa che permetta loro di fare una performance maggiore. Io lavoro tutto il giorno per il Verona, lo facevo tutti i giorni con Setti, lo faccio tutti i giorni con Presidio e con Zanzi. Ci sono momenti in cui devo fare delle scelte e momenti in cui le scelte vengono condivise. Per me, in questo momento, il futuro significa finire questo campionato e lottare in queste dodici partite. Nella mia vita professionale ho sempre dimostrato che non mi interessa la categoria, mi interessa legarmi a una società, costruire un rapporto vero. Qui l’ho fatto, l’ho dimostrato. Dal punto di vista del futuro, sicuramente con Presidio parleremo il prima possibile e poi prenderemo una decisione
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