Venezia, Vicenza e Treviso, tre primati diversi per sognare ancora. Triestina, un reset per ripartire in D (se si riuscirà a pagare i debiti). Padova, salvezza e poi programmare. Verona, tante ombre e una luce: Edmundsson. Trento, il 3-4-3 e il lampo di Pellegrini
martedì 10 Febbraio 2026 - Ore 00:25 - Autore: Dimitri Canello
Tre categorie, tre primati. Il Veneto che ride porta con sé tre primi posti da vetrina. Ma sono tre storie diverse, da raccontare. Il Venezia in B è bello, anzi bellissimo. Straordinariamente luminoso anche quando la giornata è difficile, anche quando vai sotto nello scontro diretto per il primo posto a Frosinone, anche quando sembra che il vento soffi in direzione contraria. Poi però basta una giocata di due primattori: Svoboda che cavalca e arriva fino al limite dell’area, per innescare Doumbia, uno che quando Antonelli spese (tanto) per portarlo via all’Albinoleffe tutti si chiedevano se avesse fatto la cosa giusta. Due anni dopo o giù di lì, si è arrivati (quasi) al raccolto. Doumbia probabilmente andrà via in estate e il Venezia metterà a segno una corposa plusvalenza, ma intanto Antonelli non ha nemmeno voluto ascoltare le offerte in arrivo a gennaio e ha chiuso tutte le porte. C’è la Serie A da riconquistare e Doumbia se ne andrà non prima di aver riportato i Leoni nel calcio dei giganti. Non è la sola cosa che funziona nel Venezia, perché quando hai un direttore che sa programmare e una proprietà che, passo dopo passo, lo sostiene, i risultati arrivano. Otto vittorie consecutive sono un ruolino di marcia mostruoso e, se non ci fossero avversarie che corrono come forsennate come Monza e Palermo, il vantaggio sulle inseguitrici sarebbe potuto essere ben più ampio. Oggi il Venezia deve ancora soffrire, la strada è ancora lunga, distrarsi non si può e con il Modena la squadra dovrà dimostrare di poter fare a meno dell’infortunato Yeboah. Un’assenza pesantissima, perché non esiste in rosa un giocatore con le sue caratteristiche. Lo sa Stroppa, lo sa Antonelli, lo sanno i compagni, che dovranno rimboccarsi le maniche per far sì che tutto funzioni anche in sua assenza. Oggi il primato è strameritato, oggi il primato è il segnale che in estate si è lavorato bene e che certi confronti improbabili col campionato appena iniziato da parte di improvvisati giullari di corte facevano sorridere. Le somme si tirano alla fine, non quando la battaglia è appena cominciata. Oggi il Venezia è meritatamente primo, ma sa bene che non potrà distrarsi, che i concorrenti sono agguerriti e che la differenza fra primo e quarto posto potrebbe essere sottile.
Il Vicenza in C ha indovinato tutto, è riuscito persino a superare le insidie della cattiva sorte, che ha portato infortuni e squalifiche quando la società nel frattempo era corsa ai ripari. Oggi il vantaggio su Brescia e Lecco è una voragine, tutto è diventato luccicante e bello, a tal punto che , magari sottovoce, si può pensare già a che fare di questa squadra in B. Dipenderà dai programmi, dipenderà da cosa si vorrà fare dopo questa cavalcata straordinaria che sta riportando i biancorossi in B. Magari saranno discorsi prematuri, ma qualche ragionamento in prospettiva si può già fare. Ad esempio, tutta la terza linea (più il portiere) in B può ben figurare, Stuckler in B sarebbe comunque un valore aggiunto, mentre il centrocampo è quello che avrebbe probabilmente più bisogno di cambiamenti e ristrutturazioni. Oggi sembra impensabile che il Vicenza possa perdere il campionato, oggi i biancorossi possono pure permettersi di sonnecchiare con la Dolomiti Bellunesi, che al Menti ha fatto l’unica partita possibile. Alzare le barricate e giocare a carte scoperte, ammettendo la propria inferiorità. Giocare più o meno a viso aperto contro il Vicenza come ha provato a fare la Pro Patria abbiamo visto che risultato ha dato, per questo è incomprensibile il diluvio di critiche che ha travolto Andrea Bonatti sui social. Ognuno lotta con le armi che ha, se la Dolomiti avesse giocato a viso aperto, probabilmente sarebbe tornata a casa con cinque gol al passivo, oggi invece ha un punto in più in classifica che a fine anno potrebbe essere determinante. Contava portare a casa qualcosa e Bonatti lo ha fatto. Il Vicenza dovrà sforzarsi di trovare le motivazioni migliori, anche perché la concorrenza, contrariamente a quanto accade in B, non sembra essere all’altezza.
Il Treviso in D ha costruito uno squadrone, ma ultimamente si è distratto un po’. Siccome l’Union Clodiense a inizio anno era una squadra indicata fra le favorite, tanto che si immaginavano pure scenari da ripescaggio, non stupisce più di tanto che improvvisamente i granata, con Roberto Vecchiato in panchina, abbiano messo la quinta. Sette vittorie nelle ultime otto partite, sei punti recuperati in tre giornate alla capolista. Che a Lignano ha rischiato di perdere e forse adesso si renderà conto che era troppo presto per tirare i remi in barca. Anche perché, è vero che dieci punti sono tanti a undici partite dalla fine, ma è meglio rimettersi a testa bassa e riprendere la marcia, per chiudere la pratica il prima possibile. Difficile che a Chioggia tengano questo ritmo infernale ancora per molto, ma nel calcio non si sa mai e, dopo aver fatto tanta fatica per conquistare questo primato, ora bisogna rialzare la guardia. Forse parlare di stadio e di scenari da professionisti lo si è fatto troppo presto, serve sgasare ancora un po’ prima di vedere il traguardo.
A Trieste di sicuro Marino e i giocatori stanno facendo tutto quanto è nelle loro possibilità per chiudere dignitosamente una stagione che riporterà, salvo cataclismi, l’Alabarda in Serie D. Uno scempio vero, considerati quanti soldi sono stati investiti in questi anni folli, che rappresentano il peggio, quanto a gestione, che si sia visto. Per guidare e tenere la barra dritta a Trieste serve gente navigata ed esperta, serve gente che sappia destreggiarsi anche di fronte alla stampa, non chi fa un’intervista per smentire una notizia poi avveratasi in tutto e per tutto collezionando figuracce. Le figuracce gestionali sono anche queste, dopo che sul mercato a gennaio non si è fatto pressoché nulla di futuribile e, anzi, si è venduto tutto il possibile e anche di più. Abbiamo letto e sentito dell’inchiesta che sta facendo tremare la sede dell’Alabarda, un’inchiesta che va a caccia delle tante, troppe zone d’ombra che abbiamo visto in questi anni. Se qualcuno ha letto le carte di quanto uscito sinora, basta e avanza per capire tante cose. Vero è che non tutte le responsabilità e i responsabili sono uguali, ma se davvero l’attuale proprietà riuscirà a evitare il fallimento (cosa sulla quale nutro forti dubbi) bisogna ripartire prendendo dirigenti capaci, che conoscano la categoria, che sappiano maneggiare una grande piazza come Trieste. L’ho detto varie volte, questa tifoseria se stimolata adeguatamente è capace di portare 22mila persone allo stadio per una finale playoff (2019), è capace di numeri clamorosi e vien da pensare cosa potrebbe essere la Triestina almeno in B, con una società e dirigenti all’altezza e con una città che soffia assieme alla bora nella direzione giusta.
Il Padova sta boccheggiando, ma ha un cuore grande così. Rimontare due gol in dieci minuti a Castellammare, su un campo in cui non ha vinto nessuno, quando si era con le spalle al muro e sui social si cominciava a chiedere la testa di Andreoletti (sic!), è un segnale importantissimo. A volte un punto può fare tutta la differenza del mondo e il Padova ha deciso di cambiare il proprio destino. Stasera c’è la Carrarese e solo una vittoria piena darà il giusto seguito al punto del Menti. Poi, ad essere onesti, ho più di qualche perplessità sugli acquisti di gennaio. L’unico che mi sembra un giocatore pronto e che conosce già la categoria è Di Mariano, che pure con la Juve Stabia ha steccato. Caprari ha tanto da dimostrare, in primis di stare bene, poi di avere gli stimoli giusti per ricacciare indietro tutte quelle voci che da Monza lo indicavano come un calciatore in fase calante della carriera. Giunti è un ottimo profilo, ma la categoria non la conosce e a gennaio serve andare sul sicuro, con usati garantiti, pronti e funzionanti. Non è arrivato un difensore che poi era l’urgenza maggiore (perché?), mentre la squadra poggia sempre su quella vecchia guardia che non tradisce quasi mai. Con la nuova proprietà bisogna centrare la salvezza e poi cambiare tanto, il prossimo anno, se si vuole davvero tentare la scalata.
Pillole sparse, per chiudere. Il Verona ha cambiato allenatore, ma contro il Pisa ho visto una partita orribile, una squadra che produce pochissimo, che non mette gli attaccanti in condizioni di segnare, che gioca con la paura e che oggi mi sembra la candidata più credibile alla retrocessione, proprio assieme al Pisa. Un’eccezione, in mezzo a tanta nebbia: se Bowie all’esordio mi ha onestamente deluso per quanto poco servito, non altrettanto posso dire di Edmundsson, che ha fatto una signora partita e che ha dimostrato di poter portare qualcosa di buono. E’ sembrato pronto, è sembrato un giocatore da mercato di gennaio. Solido, strutturato, capace di impostare, insomma una bella sorpresa. Basterà per salvarsi? Nonostante tutto la salvezza dista sei punti, non sono pochi ma neppure tantissimi. Ma stavolta ci vorrebbe un miracolo forse più degli anni scorsi per scamparla. L’Udinese è passata da un Monday Night da vetrina contro la Roma, battuta e ridotta ai minimi termini, a una domenica pomeriggio da cancellare alla svelta. Mi sono parse risibili le lamentele di Runjaic sul campo del via del Mare. Quand’anche fosse vero, l’Udinese non ha perso per quello. Il problema principale restano le motivazioni, quando sai che non avrai problemi a salvarti, ma che arrivare in Europa è una missione troppo complicata, tutto diventa tremendamente difficile e la distrazione è sempre dietro l’angolo. Il Südtirol ha fatto un buon mercato a gennaio (molto buono l’acquisto di Cragno dopo l’infortunio) e sta dimostrando di potersi salvare senza patemi, magari bussando pure all’ultima porta dei playoff. A Carrara altra prestazione gagliarda e per poco non ci scappava un’altra vittoria. Il Cittadella ha vinto a Lumezzane, ha cambiato di nuovo tanto a gennaio, facendo tante scommesse, una delle quali (Perretta) ha già portato un gol da tre punti. Vedo molto difficile una scalata granata alla B anche tramite i playoff, ma il calcio è imprevedibile e certi equilibri potrebbero rivoltarsi nell’appendice stagionale. Il Trento visto a Crema è una signora squadra. Per la prima volta col 3-4-3 da quando Tabbiani allena vista l’emergenza sugli esterni (fuori Muca, Fiamozzi e Maffei), il gruppo ha risposto alla grande. L’ho criticato spesso perché oggettivamente è stato per lungo tempo indifendibile, ma con un colpo qua e uno là, Jacopo Pellegrini sta provando a recuperare il tempo perduto. Bellissimo il gol segnato al Voltini, splendido anche l’assist per un pomeriggio da ricordare. Pomeriggio da dimenticare per Virtus Verona e Arzignano: in casa rossoblù la magia sembra essere finita, ma siccome c’è chi fa peggio, probabilmente anche quest’anno in un modo o nell’altro si salverà la categoria. I giallocelesti alternano giornate da ricordare a passaggi a vuoto inquietanti. Con l’Alcione si può perdere, col Trento nell’infrasettimanale non si potrà sbagliare
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