Virtus Verona, Fresco condannato dalla Corte dei Conti in primo grado a risarcire allo Stato 200mila euro: ci sarà appello
venerdì 9 Gennaio 2026 - Ore 16:53 - Autore: Staff Trivenetogoal
Secondo quanto riportato da Tggialloblù, Luigi Fresco, storico presidente e allenatore della Virtus Verona, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti del Veneto a risarcire allo Stato una somma prossima ai 200 mila euro. Una decisione che investe una delle figure più iconiche e longeve del calcio italiano, da decenni al centro del progetto Virtus e diventato celebre per il doppio ruolo di dirigente e tecnico, tanto da essere soprannominato il «Ferguson d’Italia».
La Corte ha ritenuto che Fresco abbia violato la normativa sulle incompatibilità, continuando a svolgere attività professionale nel calcio mentre era impiegato pubblico a tempo pieno come direttore dei servizi generali e amministrativi di un istituto scolastico del Veronese. Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, sempre secondo i giudici contabili, avrebbe percepito oltre 117 mila euro per l’attività di allenatore senza la necessaria autorizzazione, attraverso contratti qualificati come lavoro subordinato part-time.
Ulteriori contestazioni riguardano l’utilizzo di permessi e congedi retribuiti per l’assistenza a un familiare disabile. Tra il 2021 e il 2023, pur beneficiando del congedo straordinario, Fresco avrebbe continuato a guidare regolarmente la squadra, partecipando ad allenamenti quotidiani, ritiri e trasferte. Una condotta giudicata incompatibile con il regime di permesso, che ha portato la Corte a disporre la restituzione di oltre 56 mila euro all’Inps, oltre ai circa 136 mila euro destinati al Ministero dell’Istruzione.
Respinte le argomentazioni della difesa, che facevano leva su prescrizione, buona fede e su una presunta autorizzazione permanente concessa dall’istituto scolastico. Per i giudici, il comportamento tenuto non rispetta i principi di correttezza, trasparenza e lealtà richiesti a un dipendente pubblico. La sentenza, come ricordato da Tggialloblù, non è definitiva ed è appellabile davanti alla Corte dei Conti centrale di Roma.
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