Hellas Verona, chi erano giocatori della formazione campione d’Italia
martedì 10 Ottobre 2023 - Ore 08:48 - Autore: Staff Trivenetogoal
Il nostro calcio è uno dei più importanti e longevi in circolazione. Ogni anno vi arrivano giocatori che si vogliono mettere in evidenza in un contesto competitivo come il nostro e i tifosi possono soltanto ringraziarli per il contributo che poi danno in campo.
Certo non a tutti va bene, ma a parecchi altri sì. È così, d’altronde, che si creano squadre forti in grado di lottare per la vittoria dello Scudetto. Non sempre il nome d’eccezione fa la differenza ma in una stagione lunga come quelle che si disputano oggi conta di più l’organico. L’affiatamento di gruppo è una chiave fondamentale per i club che ambiscono al titolo e in questo un ruolo fondamentale ce lo ha l’allenatore, che deve riuscire a mettere insieme una formazione affiatata e competitiva per rivaleggiare anche contro le squadre più forti del campionato.
Ne consegue, quindi, che nella storia della Serie A in alcune occasioni vengono rispettati i pronostici della vigilia. In altre, invece, vengono completamente ribaltati, superando persino le aspettative degli esperti di scommesse calcistiche, anche di nicchia, come quelli di Betway Sports.
Tra le squadre che hanno saputo compiere una vera e proprio impresa c’è l’Hellas Verona, tra i club più importanti del nostro calcio e con una lunga tradizione alle spalle. Fondata nel 1903, la società conta diversi successi, compreso, che è quello più importante ad oggi, dello Scudetto vinto nella stagione 1984-1985. Artefice di quel successo il grande Osvaldo Bagnoli, alla guida della squadra dal 1981 al 1990, seguito da una compagine fatta di ottimi giocatori che riuscirono ad arrivare all’obiettivo massimo grazie ad una cavalcata che superò anche la Juventus di Platini e il Napoli di Maradona, all’epoca appena arrivato all’ombra del Vesuvio dal Barcellona.
La formazione del Verona campione d’Italia
Quella che si prefigurava alla vigilia della stagione 1984-1985 era una stagione caratterizzata da tanti trasferimenti e cambi in panchina che rivoluzionarono un po’ quelle che erano le gerarchie del campionato di allora. Al Milan arrivò l’allenatore svedese Niels Liedholm dalla Roma e con lui portò anche il compianto Agostino Di Bartolomei. Poi, arrivò, come detto, Maradona al Napoli, ma la prima stagione in azzurro terminò soltanto con un ottavo posto in classifica. Inoltre, arrivarono anche Rummenigge, che si legò all’Inter, Socrates alla Fiorentina insieme a Claudio Gentile e Junior al Torino. E ancora, Souness alla Sampdoria, Stromberg all’Atalanta e Hateley e Wilkins al Milan di Liedholm. Questi erano tuttavia soltanto una parte dei trasferimenti e tra i giocatori che si rivelarono decisivi fin da subito ci furono anche due nuovi acquisti del Verona, fondamentali per quella che sarebbe stata poi la cavalcata verso lo Scudetto.
In porta, giocava Claudio Garella, famoso per le sue parate di piedi, tanto che una volta l’Avvocato Gianni Agnelli lo definì “il più forte portiere del mondo. Senza mani, però”. Una battuta, vero, ma che ben rappresentava quelle che erano le doti del portierone torinese, scomparso a 67 anni appena l’anno scorso. Dopo il titolo con il Verona, vincerà anche il primo Scudetto della storia del Napoli da titolare insieme a Maradona.
In difesa, spiccava Roberto Tricella, libero e capitano del Verona di Bagnoli. Classe ’59 cresciuto nelle giovanili dell’Inter, legherà quasi tutta la sua carriera alla causa gialloblù, vincendo un campionato da leader della difesa.
Insieme a lui, c’era poi Silvano Fontolan, lo stopper della squadra. Dopo aver passato la prima parte di carriera al Como, con un’esperienza nel mezzo tra le fila dell’Inter, il difensore lombardo seppe ricoprire al meglio il suo ruolo, con quell’anno, quello della vittoria dello Scudetto, che fu l’apice della sua carriera.
C’è da aggiungere poi un altro difensore che, pur non partendo negli 11 titolari, si fece trovare sempre pronto in quel reparto che a fine campionato fu quello meno battuto della stagione. Stiamo parlando di Mauro Ferroni, uomo chiave di quella difesa alla pari dei titolari.
Poi troviamo un esterno, Luciano Marangon, grande terzino che si impose come uno dei migliori nel suo ruolo in quella stagione. Un altro esterno ma più offensivo è poi Pierino Fanna, ancora oggi ricordato con tanto affetto dalla tifoseria e votato come uno dei migliori giocatori della storia del club. Un esterno instancabile che in carriera ha vinto altri due scudetti con Juve e Inter.
Se la difesa del Verona di allora era forte, allora il centrocampo era, forse, fenomenale. C’erano infatti Antonio Di Gennaro, oggi noto opinionista e commentatore, ma allora metronomo di centrocampo con tanti assist nei piedi. Chiuse la stagione giocando 38 partite su 39 rivelandosi un elemento fondamentale dello scacchiere di mister Bagnoli.
Con lui in mezzo al campo c’erano poi Domenico Volpati, giocatore di grande corsa, e il tedesco, neoarrivato, Hans-Peter Briegel, subito determinante ai fini della vittoria del campionato.
In attacco c’erano invece Giuseppe Galderisi, capocannoniere di quella squadra con 11 gol. Veloce, dinamico e anche colpitore di testa. Un bomber a tutti gli effetti che insieme all’altro straniero arrivato nell’estate dell’84, Preben Larsen Elkjaer, fecero faville nelle aree di rigore avversarie. Il danese, peraltro, può anche fregiarsi del titolo di vicecampione del Pallone d’Oro dell’85, arrivato appena dietro Michel Platini.
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