Editoriale | Triveneto Goal https://www.trivenetogoal.it Il meglio del calcio e dello sport triveneto in un unico imperdibile sito Sat, 24 Jan 2026 16:28:36 +0000 it-IT hourly 1 Padova, l’alba di una nuova era. Triestina, al peggio non c’è mai fine. Venezia, il board si rafforza e il futuro è roseo: ecco il nome. Vicenza, gli anni buoni si vedono da certe vittorie. Dolomiti Bellunesi, i due stadi e il ritorno da incubo a Feltre https://www.trivenetogoal.it/2026/01/20/padova-lalba-di-una-nuova-era-triestina-al-peggio-non-ce-mai-fine-venezia-il-board-si-rafforza-e-il-futuro-e-roseo-ecco-il-nome-vicenza-gli-anni-buoni-si-vedono-da-certe-vittorie/251013/ https://www.trivenetogoal.it/2026/01/20/padova-lalba-di-una-nuova-era-triestina-al-peggio-non-ce-mai-fine-venezia-il-board-si-rafforza-e-il-futuro-e-roseo-ecco-il-nome-vicenza-gli-anni-buoni-si-vedono-da-certe-vittorie/251013/#respond Tue, 20 Jan 2026 07:00:05 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=251013 I titoli di apertura questa volta sono per Padova. E per un’era nuova che si apre, una bella notizia non solo per il calcio padovano, ma anche per tutto il calcio triveneto. Il Padova passa al Re dell’acciaio, Alessandro Banzato, una proprietà forte, radicata sul territorio, fortemente ambiziosa. Per quello che l’ho conosciuto, un personaggio […]

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I titoli di apertura questa volta sono per Padova. E per un’era nuova che si apre, una bella notizia non solo per il calcio padovano, ma anche per tutto il calcio triveneto. Il Padova passa al Re dell’acciaio, Alessandro Banzato, una proprietà forte, radicata sul territorio, fortemente ambiziosa. Per quello che l’ho conosciuto, un personaggio che ha tutto per lasciare il segno su questa città. Imprenditori come lui sono un bene per il mondo del calcio, non solo per quello padovano, perchè, come Andrea Gabrielli, come Renzo Rosso, come Mauro Giacca, mescolano alla capacità manageriali per le proprie aziende, anche la passione. Componente fondamentale totalmente assente negli anni dell’era Oughourlian. Un calcio da burocrati, calcolato, ragionato, respirato, fatto di fredde cifre e basta, privo di tutto quello che fa innamorare il tifoso. E infatti Oughourlian se ne va senza avere rimpianti, al di là di quello che ha detto in conferenza stampa, perché la verità è che non vedeva l’ora di liberarsi del Padova da oltre tre anni e mezzo, da quella finale persa a Palermo che gli aveva fatto dire basta. Sì, anche quando in giro per messi si diceva che “la vendita del club era pura fantasia”, che il sottoscritto era il cazzaro di turno e si ipotizzavano mirabolanti scalate alla A con improbabili passerelle condite di imbeccate stucchevoli quanto imbarazzanti per chi sa leggere oltre le righe. Oggi a Banzato va augurato un sincero in bocca al lupo e per Padova potrebbe aprirsi una nuova era lucente, con l’auspicio che ci si possa liberare in fretta di quell’intollerabile tossicità che ha animato i rapporti fra le componenti che girano attorno al club per tanto, troppo tempo.

Quasi a fare da contraltare alle notizie che hanno animato il lunedì padovano, sono le pene di Trieste, una città che non ha pace da ormai troppo tempo. Il lunedì dell’Alabarda è stato l’ennesimo capitolo imbarazzante di un calvario che ha portato l’Alabarda a boccheggiare fra una figuraccia gestionale e l’altra ai confini della D. Cos’abbia mai fatto di male questa piazza per meritare questi scempi lo ignoro, ma il teatrino che ha accompagnato le ultime 48 ore è da mettersi le mani nei capelli. Domenica pomeriggio, dopo la sconfitta di Ospitaletto e dopo avergli venduto i migliori, ad Attilio Tesser viene comunicato verbalmente l’esonero. Solo che nessuna comunicazione ufficiale segue quella telefonata e, con Geppino Marino e staff in città, Tesser non riceve conferma scritta di quell’esonero e si presenta regolarmente ad allenare. Per tutta la giornata di lunedì si prosegue così, fra i silenzi imbarazzati, nessuna comunicazione e una tifoseria furiosa. Oggi è martedì, sono le 8 del mattino e attendiamo oggi cosa accadrà, ma basterebbe e avanzerebbe per smetterla di torturare inutilmente una città e una tifoseria che non sa vedere oggi la luce in fondo a un lunghissimo tunnel.

Novità in vista anche a Venezia. Sabato scorso al Penzo c’era Timothy Joseph Leiweke, avvistato sugli spalti assieme alla figlia. I rumors lo danno pronto a diventare uno dei soci forti della proprietà del Venezia. Leiweke è una delle figure più influenti dell’industria sportiva e dell’intrattenimento nordamericana. Nato nel 1957, ha costruito la propria carriera come manager di vertice guidando colossi globali del settore: prima Anschutz Entertainment Group, poi Maple Leaf Sports & Entertainment e infine Oak View Group, società da lui cofondata e diventata un riferimento mondiale nello sviluppo e nella gestione di grandi impianti per eventi dal vivo. Uomo chiave nella trasformazione di franchise e infrastrutture sportive, ha lasciato un’impronta profonda a Los Angeles, Toronto e Seattle, contribuendo alla nascita dei Seattle Kraken e a operazioni strategiche di alto profilo. Storicamente legato al miliardario Philip Anschutz, Leiweke è stato apprezzato per visione e capacità negoziale, ma la sua parabola recente è segnata dalla grazia ricevuta il 3 dicembre scorso da Donald Trump in seguito al contenzioso col Dipartimento di Giustizia per violazioni dello Sherman Act, con accuse legate a pratiche anticoncorrenziali e rapporti poco chiari con il sistema Live Nation–Ticketmaster. Leiweke, prima della grazia presidenziale, si era dichiarato a più riprese non colpevole delle accuse. Il suo ingresso rafforzerebbe ulteriormente il board del Venezia, con benefici anche nell’immediato per gli investimenti. Con il nuovo stadio alle porte, con la squadra che va a gonfie vele e che è a un punto dal primo posto, Venezia nei prossimi anni può diventare una bella realtà del calcio italiano. La semina continua e la strada è quella giusta, ci si struttura passo dopo passo e si cresce. Il resto lo fa un gruppo che gioca un calcio bellissimo e che ha ottenuto otto vittorie nelle ultime nove partite. Davvero tanta roba, con miglioramenti che si vedono settimana dopo settimana. Un paio di ritocchi chirurgici sul mercato per non lasciare nulla al caso e la strada può diventare in discesa, sia pure fra mille ostacoli.

Ci sono stagioni che nascono per il verso giusto e Vicenza ne sa qualcosa. Ad Arzignano si è vista forse la peggior versione stagionale della squadra di Gallo, ma se anche in una giornata del genere arrivano i tre punti, significa davvero che è l’anno buono. L’Arzignano ha protestato per un maxi recupero e per l’espulsione di Lakti, avrebbe senza dubbio meritato il pareggio, ma quando vinci tante partite nei minuti finali, come accadeva al Padova lo scorso anno, non può certo essere un caso. Sul mercato è arrivato Daniel Cappelletti, la riserva ideale che conosce bene l’ambiente e che può contribuire a tenere alta l’attenzione dei difensori titolari. Io credo che entro il 2 febbraio arriverà sicuramente un vice Costa e poi la squadra non avrà più falle da tappare. Con un vantaggio di 12 punti sul Lecco e di 13 sul Brescia dovrebbe veramente capovolgersi il mondo per gettare al vento questo campionato. Lo scorso anno di questi tempi il Padova veleggiava a +10 sul Vicenza, che rimontò fino al sorpasso, per poi deragliare alla terzultima tappa. Oggi che la squadra non ha ancora perso una partita e che sembra solida e al riparo da crolli fragorosi, la strada verso la B sembra spianata. Il Vicenza vuole lasciare la B e tornare nel calcio che conta davvero, perché fra le due categorie c’è un abisso di differenza, per tanti, troppi motivi.

Il Trento ha deciso di non intervenire più sul mercato, a meno che non si presentino occasioni clamorose lungo il percorso da qui al 2 febbraio. Eppure un centravanti servirebbe, perché Pellegrini sin qui ha dato segnali di risveglio ma non offre garanzie granitiche, un numero 9 sarebbe la ciliegina che completerebbe il valore di un gruppo che ha dimostrato di essere affidabile. Pollice alto per Candelari, un centrocampista davvero promettente che sono sicuro farà molto bene, mentre il nuovo vero acquisto di gennaio potrebbe essere Miranda, che per il momento non ha mai potuto dimostrare il suo valore e che, si spera, si sia lasciato definitivamente alle spalle gli infortuni. Il Cittadella continua nel suo laborioso tentativo di navigare nelle acque tempestose della C e anche con la Pergolettese ha gettato letteralmente alle ortiche una vittoria per colpa di un errore davvero grave del portiere Cardinali. Verrebbe da farsi una domanda: davvero Maniero non può fare neppure il vice, retrocesso addirittura a terzo portiere dopo l’infortunio di Zanellati? Il Treviso vola a +16 su Cjarlins Muzane e Union Clodiense. Un divario enorme, che significa solo una cosa: il girone di ritorno sarà quasi una formalità per i biancoblu, che hanno visto impennarsi le quotazioni di quasi tutti i giocatori della rosa, molti dei quali hanno mercato nelle categorie superiori. Il Verona visto a Cremona è una squadra viva, falcidiata dalle assenze ma ancora assolutamente sul pezzo. Certo, se si vuole guardare la situazione con occhio lucido e con spietato realismo, l’organico sembra fra i meno attrezzati della A, più che mai se dovesse partire il gioiello Giovane. Non si possono sempre fare i miracoli non spendendo, a volte bisogna mettere mani al portafoglio, nel proprio stesso interesse, perché preservare la categoria è sempre un affare economico. L’Udinese è finita in un limbo in cui non viene più apprezzato il lavoro svolto dalla società, perché si galleggia in una zona ibrida, senza possibilità di agganciare l’Europa, ma ben distanti dalla zona pericolo. Il rischio è l’assuefazione e l’assenza di stimoli nell’ambiente. 

Pillole finali: Il ritorno a Feltre della Dolomiti Bellunesi è stato un  incubo. E’ arrivata la sconfitta interna più pesante della stagione contro un Lecco che avrebbe potuto segnare altri gol. Un peccato per una provincia che a breve, con il completamento dei lavori al Polisportivo di Belluno, avrà ben due stadi a norma di professionismo e che in quel professionismo vuole restarci. Servono un centravanti, un esterno destro e un difensore per dormire sonni tranquilli. La società interverrà, presto altre novità. Il Südtirol, ancora una volta, ha dimostrato di avere una scorza durissima andando a vincere a Empoli. Oggi la classifica è decisamente migliorata e si punta a battere il Padova per aggiustarla ancora. Chiusura con la Virtus Verona: mai come quest’anno si rischia la retrocessione. Ma la strada è ancora lunga, la Triestina è spacciata e la Pro Patria sembra oggettivamente più debole. Basterà?

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Triestina, una stagione senza senso e un’agonia senza fine. Vicenza-Treviso-Venezia-Padova, i quattro volti del Veneto che ride. Trento, quel rigore no, Dolomiti Bellunesi: finalmente Feltre https://www.trivenetogoal.it/2026/01/13/triestina-una-stagione-senza-senso-e-unagonia-senza-fine-vicenza-treviso-venezia-padova-i-quattro-volti-del-veneto-che-ride-trento-quel-rigore-no-dolomiti-bellunesi-finalmente-feltre/250545/ https://www.trivenetogoal.it/2026/01/13/triestina-una-stagione-senza-senso-e-unagonia-senza-fine-vicenza-treviso-venezia-padova-i-quattro-volti-del-veneto-che-ride-trento-quel-rigore-no-dolomiti-bellunesi-finalmente-feltre/250545/#respond Tue, 13 Jan 2026 22:13:04 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=250545 Vedere la Triestina ridotta in questo modo fa venire veramente tutta la tristezza del mondo. Il girone di ritorno, in queste condizioni, sarà un’agonia senza fine in una stagione senza senso, visto l’esodo di gennaio che porterà i migliori giocatori ad accasarsi altrove. Giorni fa scrivemmo questo articolo: “Mercato Triestina, chi avrà richieste verrà lasciato […]

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Vedere la Triestina ridotta in questo modo fa venire veramente tutta la tristezza del mondo. Il girone di ritorno, in queste condizioni, sarà un’agonia senza fine in una stagione senza senso, visto l’esodo di gennaio che porterà i migliori giocatori ad accasarsi altrove. Giorni fa scrivemmo questo articolo: “Mercato Triestina, chi avrà richieste verrà lasciato andare: probabili gli addii di Ionita, Crnigoj e Gunduz”. Ricevemmo la stizzita reazione dirigenziale, come se avessimo raccontato una fantasia o come fossimo i cazzari di turno con tanto di intervista di smentita il giorno dopo su Il Piccolo. Siccome, però, tutti i nodi vengono al pettine, ecco che in rapida successione Ionita è passato all’Arezzo, Crnigoj al Südtirol e quando verrà trovata la soluzione giusta anche per Teoman Gündüz, se ne andrà pure lui. Manca solo il talento turco con passaporto tedesco e poi tutto quello che abbiamo scritto si avvererà. Certo, arriverà qualcuno, come Borna Knezovic in prestito dal Sassuolo, ma in questa situazione ben difficilmente ci potranno essere operazioni memorabili. La piazza meriterebbe chiarezza, meriterebbe dirigenti di spessore e non improvvisati carneadi senza arte né parte, meriterebbe già adesso che si programmasse la risalita dalla Serie D con uomini di comprovata esperienza e capacità di gestire anche le situazioni più difficili. In questo quadro abbiamo già scritto quello che pensiamo su Attilio Tesser: un tecnico così bravo e preparato meritava ben di meglio, avesse aspettato anche qualche settimana sarebbe finito al Brescia o altrove, non di certo in una sorta di girone infernale senza pubblico, senza certezze, con giocatori che se ne vanno tre mesi dopo essere arrivati e con uno smantellamento indegno. Una cosa è certa.  Trieste non può vivacchiare in Serie D, se l’attuale proprietà non è in grado di rilanciare, passi la mano a qualcun altro che lo possa fare.

A Vicenza regna una strana atmosfera secondo cui tutto quello che si sta facendo sarebbe scontato, come se la promozione fosse un atto dovuto, come se non ci fossero avversari. Per mettere le cose in chiaro gli avversari ci sono, il Brescia ad esempio ha pagato l’inizio in ritardo e una sfilza di infortuni, ma da quando è arrivato Corini ha vinto quattro volte su quattro e sta dimostrando tutto il suo valore. Non mollerà fino alla fine e appena lo scorso anno abbiamo visto i biancorossi recuperare 11 punti al Padova prima di perdere la volata promozione per cui è giusto non dare nulla per scontato. No, non è scontato guidare la classifica con 11 punti di vantaggio, non è scontato che Fabio Gallo non perda una partita di campionato da oltre un anno. Tutto va conquistato passo dopo passo e il Vicenza lo sta facendo per cui non bisogna sminuirne i meriti. Sul mercato ci saranno due ritocchi per completare la rosa dopo le partenze di Fantoni e Cester

Il Veneto che splende ha altre tre facce sorridenti oltre a quella del Vicenza. Quella del Treviso, che sta dominando il girone C in Serie D con risultati eccezionali e non scontati. Avrà pure un budget importante, avrà pure un presidente facoltoso come Alessandro Botter, un direttore sportivo giovane ed emergente come Pierfrancesco Strano, un allenatore garanzia come Edoardo Gorini, ma vincere un campionato non è facile per nessuno. Tutti aspettano il Treviso fra i professionisti, l’acquisto di Svidercoschi è mirato e intelligente e sembra che sia davvero la volta buona. Una buona notizia, se tutto andrà per il verso giusto, per tutto il movimento triveneto.

La terza faccia sorridente è quella del Venezia, che ha completato una lunga rincorsa vincendo la settima partita delle ultime otto e scavalcando il Monza al secondo posto, dietro soltanto la capolista Frosinone. Il Venezia scoppia di salute, è una meraviglia da vedere e da ammirare, oggi è la squadra che gioca il miglior calcio della B e ha giocatori in stato di grazia, come Svoboda, Busio, Doumbia, Yeboah. Ancora non si è fatto nulla, ma quanto visto negli ultimi due mesi è il miglior biglietto da visita al tavolo della promozione. Sul mercato si attende Ambrosino con gli accordi col Napoli e il giocatore già raggiunti per regalare altra imprevedibilità in attacco e soluzioni diverse con la possibilità di giocare anche col tridente e c’è grande curiosità per capire le potenzialità dell’iracheno Marko Farji, che potrebbe essere utilizzato come quinto di centrocampo.

La quarta faccia sorridente è quella del Padova, autore di un girone d’andata coi fiocchi e con 25 punti all’attivo. Non ho mai avuto particolari dubbi sulla salvezza biancoscudata, più che mai adesso che i punti di vantaggio sulla zona retrocessione sono ben otto. La variabile era Papu Gomez, con l’argentino almeno al 50% tutte le stime sarebbero dovute essere riviste al rialzo e così sta accadendo nelle ultime partite. Magari non dura 90 minuti, magari ha delle pause nel match, magari a volte esce dalla partita, ma quelle poche giocate che fa e come si muove sul campo sono una vera delizia anche per i palati più esigenti. Il vero valore aggiunto di questo club, però, alberga in panchina e si chiama Matteo Andreoletti, un allenatore che legge le partite come pochi altri, che è ben conscio dei limiti della rosa che gli è stata messa a disposizione, che riesce a tirare fuori il meglio da ogni singolo giocatore e che non ha paura a mettere in panchina nomi ingombranti (ogni riferimento non è puramente casuale) a favore di giocatori meno forti tecnicamente, ma più funzionali a quello che vuole proporre. Se poi la fortuna, come col Modena, è dalla sua parte, ecco che il quadro assume tonalità lucenti, barocche, abbaglianti.

Pillole dal resto del Triveneto. Il Trento perde a Brescia e manca almeno un rigore clamoroso. Ancora una volta Tabbiani ha dimostrato di avere una canovaccio tattico di primissimo livello, se la gioca alla pari anche con avversarie superiori, manca qualcosina ancora per competere per la promozione, ma se la strada sarà quella percorsa in questi anni prima o dopo arriverà. Per fare un vero salto di qualità servirebbe un altro centravanti che, a quanto pare, non arriverà. Il Verona è in difficoltà e, guardando i valori delle squadre nella zona bassa della classifica, la salvezza sembra un obiettivo davvero complesso da raggiungere, ma ogni volta che Zanetti scivola sul bordo del precipizio dovrà sempre il modo di evitare di cadere. Il recupero col Bologna sarà un passaggio fondamentale della stagione. L’Udinese non ha entusiasmato col Pisa e, cosa ben più grave, ha perso Zaniolo per un mese, una tegola non da poco perché era in forma smagliante e rappresentava la vera arma in più per Runjiaic.  Il  Südtirol torna alla vittoria dopo 105 giorni e sul mercato piazza un colpo interessante perché Crnigoj la categoria ha già dimostrato di reggerla alla grande. Per la Dolomiti Bellunesi arriva finalmente il ritorno allo Zugni Tauro, che vale come un acquisto sul calciomercato. Feltre non è Fontanafredda e tornare a respirare l’aria di casa vale in classifica 4-5 punti in più nella volata salvezza. Che brutto il Cittadella visto con l’Alcione Milano… Meglio pensare a una giornata storta perché altrimenti ci sarebbe davvero di che preoccuparsi…

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Il pagellone del Triveneto da 0 a 10 (senza eccezioni) https://www.trivenetogoal.it/2025/12/31/il-pagellone-del-triveneto-da-0-a-10-senza-eccezioni/249771/ https://www.trivenetogoal.it/2025/12/31/il-pagellone-del-triveneto-da-0-a-10-senza-eccezioni/249771/#respond Wed, 31 Dec 2025 16:30:11 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=249771 (d.c.) – Siamo arrivati alla fine del 2025 ed è tempo nuovamente di voti per il calcio triveneto. Ecco il nostro pagellone, da 0 a 10, senza eccezioni, perché c’è chi ha fatto bene e chi ha fatto male, chi merita elogi e chi proprio non ne merita 10 a Matteo Andreoletti e a Fabio […]

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(d.c.) – Siamo arrivati alla fine del 2025 ed è tempo nuovamente di voti per il calcio triveneto. Ecco il nostro pagellone, da 0 a 10, senza eccezioni, perché c’è chi ha fatto bene e chi ha fatto male, chi merita elogi e chi proprio non ne merita

10 a Matteo Andreoletti e a Fabio Gallo – Due allenatori in vetrina, due modi diversi di intendere calcio. Andreoletti, con il materiale che gli è stato messo in mano, ha fatto non uno, ma due miracoli. Avete presente Gasperini a Bergamo? Il valore di questo allenatore lo si capirà quando lascerà Padova. I numeri di Gallo fanno impallidire qualsiasi confronto. Promozione con la Virtus Entella, una sequenza interminabile di risultati utili per oltre un anno senza sconfitte, un girone intero a Vicenza senza perdere. Rosso ha trovato finalmente la chiave per svoltare?

9 a Matteo Lovisa e a Paolo De Cian – Un  dirigente bravissimo, che prima ha sfiorato la A e che anche nella seconda parte dell’anno continua a tenere la Juve Stabia ai piani altissimi pur con un budget risicatissimo e con i problemi societari che avrebbero potuto distruggere tutto. Anche nelle difficoltà si è dimostrato un gigante, nonostante la giovane età. Il presidente della Dolomiti Bellunesi ha vinto su tutto il fronte: in quattro anni ha portato i rosanero post fusione in Serie C e adesso vuole rimanerci. Auguri sinceri

8 a Giorgio Zamuner e a Sean Sogliano – Due direttori in vetrina, due modi diversi di intendere calcio. Uno (Zamuner) con una conoscenza innata dei talenti di casa propria, con la capacità di scegliere uomini e caporali, con la gestione di risorse sempre ottimale, dovunque è andato, quando lo hanno messo in condizione di lavorare, ha sempre fatto bene. L’altro (Sogliano) con un’attività di scouting estero straordinaria e con un fiuto che si era perso e che a Verona si è riscoperto adatto ai piani alti più che ai piani inferiori continua a sfornare giocatori deluxe: gli ultimi Belghali e Giovane, di cui sentiremo sicuramente parlare. E pensare che a Padova, con risorse in proporzione ampiamente superiori, le cose erano andate decisamente peggio…

7 a Giovanni Stroppa, a Mauro Giacca, Attilio Tesser e a Pierfrancesco Strano – Stroppa, reduce da una promozione con la Cremonese, meriterebbe anche di più, ma stiamo un gradino sotto perché se il campionato finisse oggi il Venezia sarebbe ai playoff e non sarebbe promosso direttamente in A. Ma è un signor allenatore che fa giocare divinamente la squadra e che, per ora, ha espresso il meglio sotto il profilo qualitativo dell’intera categoria. Il presidente del Trento continua nella sua brillante scalata, passo dopo passo, ai piani alti della categoria. In un futuro non molto lontano vediamo i gialloblù in Serie B: c’è tutto, ma davvero tutto, per progettare la scalata. Tesser compie un vero miracolo salvando la Triestina in condizioni tremende, ma sbaglia a tornare e la situazione complessiva gli presenta presto il conto. Nella Marca un giovane dirigente sta riuscendo nell’impresa dopo anni di tentativi non andati a buon fine. Ora manca l’ultimo sforzo, ma Treviso è lanciata verso il ritorno fra i professionisti e stavolta non vuole sbagliare.

6 a Stefano Vecchi – Compie una rimonta clamorosa sul Padova recuperando 11 punti, ma poi si sfalda sul più bello. Ha qualità, ma gli manca qualcosa per il definitivo salto. Alla guida dell’Inter galleggia sulla sufficienza.

5 a Stefano Marchetti – Anche i migliori sbagliano. Si assume in pieno la responsabilità della retrocessione, nell’anno più difficile da quando è direttore. Parte male pure in C, ma poi riesce a raddrizzare la barca. Il 2026 sarà l’anno della riscossa?

4 a Joseph Oughourlian – Perché mai un 4 a chi ha portato il Padova in Serie B? Perché  ha trattato il club con disprezzo, perché non ha rispettato i tifosi, perché ha messo la società in vendita senza dare un minimo di spiegazione, perché ha trattato il Biancoscudo come il brutto anatroccolo. Dal punto di vista comunicativo, poi, il voto è zero, con una totale mancanza di chiarezza in spregio a qualsiasi bon ton. Sarà pure ai vertici in Francia a Lens, ma Padova avrebbe meritato ben altro atteggiamento e considerazione. Se si litiga con tutti, rompendo prima o dopo con tutte le componenti ambientali, forse il problema non sono quelli con cui hai litigato, perlomeno non possono esserlo tutti…

3 ad Alex Menta – Questo voto per noi è stato sofferto, perché la nostra idea è che abbia qualità, ma purtroppo la realtà parla chiaro. Ha contribuito a una gestione schizofrenica, che ha portato il club a un millimetro e forse anche oltre dal default. Eppure siamo convinti che, se opportunamente guidato, fatto muovere entro certi confini e gestito da una figura di caratura superiore, potesse e possa essere ancora un valore aggiunto. Non lo è stato, perché a briglie sciolte si è smarrito e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

2 a Fabrizio Cacciatore e ad Alessandro Dal Canto – Esonerato dal Treviso, esonerato dal Chievo. Annata orribile, da dimenticare in fretta per il primo. Retrocessione senza scusanti per il secondo. Non avrebbe meritato di allenare il Cittadella in B, ma in certi casi, purtroppo, le amicizie contano più del curriculum e delle qualità oggettive.

1 a Sebastiano Stella – Uno dei volti della disfatta di Trieste, ha dimostrato di essere inadeguato al ruolo che ricopriva

0 a Ben Rosenzweig – Una gestione del genere tocca i punti più bassi della nostra esperienza nel settore da 30 anni a questa parte. Abbiamo visto faccendieri, avventurieri, disonesti, banditi in giacca e cravatta, ma almeno erano facilmente riconoscibili e censurabili. Qui c’è chi si era presentato promettendo mari e monti e pretendendo di insegnare calcio e ha sfasciato tutto. Non solo non è stato fatto nulla di quanto promesso, ma si è raso al suolo tutto, con uno spreco inimmaginabile di denaro andato in scena per mesi, fino al crac evitato non si sa bene come. Ma il destino, purtroppo per Trieste, è la Serie D, non si sa bene con quali prospettive

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Verona, Venezia, Padova, Vicenza, quattro successi e quattro storie da raccontare. Ma c’è del bello anche a Trieste, a Udine e a Treviso. Trento, ecco cosa serve a gennaio, Chievo: è allarme https://www.trivenetogoal.it/2025/12/14/verona-venezia-padova-vicenza-quattro-successi-e-quattro-storie-da-raccontare-ma-ce-del-bello-anche-a-trieste-a-udine-e-a-treviso-trento-ecco-cosa-serve-a-gennaio-chievo-e-allarme/248930/ https://www.trivenetogoal.it/2025/12/14/verona-venezia-padova-vicenza-quattro-successi-e-quattro-storie-da-raccontare-ma-ce-del-bello-anche-a-trieste-a-udine-e-a-treviso-trento-ecco-cosa-serve-a-gennaio-chievo-e-allarme/248930/#respond Sun, 14 Dec 2025 22:15:21 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=248930 Passano le giornate e la sensazione che qualcosa di bello stia succedendo aumenta e dilaga: Verona, Venezia, Padova, Vicenza, quattro storie, quattro sprazzi di cielo azzurro. Prendete l’Hellas. Sembrava spacciato, con le spalle al muro, come l’anno scorso Zanetti era sull’orlo dell’esonero, ma è stato difeso dal suo direttore sportivo. Una scelta rischiosa, difficile, persino […]

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Passano le giornate e la sensazione che qualcosa di bello stia succedendo aumenta e dilaga: Verona, Venezia, Padova, Vicenza, quattro storie, quattro sprazzi di cielo azzurro. Prendete l’Hellas. Sembrava spacciato, con le spalle al muro, come l’anno scorso Zanetti era sull’orlo dell’esonero, ma è stato difeso dal suo direttore sportivo. Una scelta rischiosa, difficile, persino azzardata. Eppure Sogliano ha visto che Zanetti aveva ancora qualcosa da dare al Verona. Perché, diciamo la verità, tante sconfitte gialloblù erano state immeritate, di chi stava dietro ad annaspare nella palude della zona calda l’Hellas era quella che giocava meglio e qualche barlume di speranza c’era ancora. In una settimana, sei punti. Pesantissimi, prima con l’Atalanta, battuta nettamente e con pieno merito, poi con la Fiorentina, ancor più pesanti in uno scontro diretto che ha affossato i viola. Sotto il segno di Giovane e Belghali prima, di Orban poi. Bene, anzi benissimo, anche se non è stato fatto ancora nulla perché ancora oggi il Verona sarebbe retrocesso. Eppure la squadra batte, pulsa, convince e lotta col coltello fra i denti. Insomma, ce la può fare, per l’ennesima impresa.

Venezia, quindi. Bello, anzi bellissimo. Abbagliante ad Avellino, dove ha preso a pallate un avversario che si è ritrovato in vantaggio senza neppure capire come, ha pareggiato, ha dominato, ma incredibilmente ha pareggiato. Ma il meglio doveva ancora venire. Col Monza la luce è stata purissima. Una prestazione magnifica, sontuosa, piena di “più” e con pochissimi meno. La vittoria certifica che per la promozione diretta il Venezia c’è ancora, nonostante un Frosinone straripante, che continua a vincere e a collezionare punti, a dimostrazione di quanto possa fare la differenza un allenatore, in questo caso Alvini. Ma anche in laguna c’è un cavallo di razza come Giovanni Stroppa. Che ci ha messo un po’ a ingranare, soprattutto fuori casa, dove la squadra ha stentato parecchio, non nel gioco, ma negli equilibri. Quell’impronta zemaniana sempre presente nonostante la metamorfosi tattica e la virata sul 3-5-2 avvenuta nel corso degli anni, ha portato il tecnico lodigiano a costruire la squadra più bella della B. Giocano tutti, corrono tutti, lottano tutti, a volte l’unico vero difetto è che il gruppo si sente troppo bravo. E tende a specchiarsi su se stesso. Ma passano le giornate gli spigoli si smussano, le ombre si dissipano e adesso la classifica autorizza di sognare in grande. Manca ancora qualcosa, come ha giustamente sottolineato Stroppa. Eppure quando vedi Hainaut fare le due fasi in modo egregio, Doumbia galoppare in mezzo, Kike Perez illuminare con lampi di classe, Adorante e Yeboah duettare e offrire certezze, Svoboda giganteggiare, Stankovic custodire, c’è molto di cui essere orgogliosi.

Padova, dunque. C’è un allenatore in vetrina: è Matteo Andreoletti, una bravura incredibile nonostante la giovane età. E’ il più giovane, ma legge le partite come pochi, indovina i cambi, ha coraggio, non si ferma neppure di fronte a mostri sacri dello spogliatoio, come quando a Pescara ha fatto scaldare Gomez senza metterlo in campo. O come quando tiene Baselli a minutaggio ultraridotto perché deve pensare al bene della squadra. E lo fa egregiamente. Il vero valore aggiunto di questo Padova è lui, perché le cose a queste latitudini sono cambiate quando è arrivato lui. Ha messo in fila una promozione e uno spicchio di campionato al di sopra di ogni sospetto. L’obiettivo resta la salvezza, ma quando galleggi in Serie B, basta poco, pochissimo, per arrampicarsi in alto, così come bastano un paio di onde anomale per sprofondare subito in acque agitate. Sinora ha tirato quasi sempre la vecchia guardia, ma ultimamente qualcosa sta cambiando. Sorrentino ha preso possesso della porta e merita in questo momento di giocare titolare. Sgarbi è una certezza, ma chi lo ha seguito negli anni non è certo sorpreso. Gomez sta mettendo minuti nelle gambe, se svolta lui svolta tutta la squadra e tutte le previsioni vanno riviste al rialzo. Crisetig, con gli opportuni accorgimenti, è ancora un signor regista e lo ha dimostrato anche a Reggio Emilia. Seghetti ha battuto un colpo, con un gol da rapace d’area. Insomma, c’è tanto di cui essere orgogliosi nella gestione di Andreoletti che, anche quando meriterebbe di perdere come contro il Cesena, è sempre lì, aggrappato alla partita e alla ricerca dell’episodio. Se poi la società gli desse, bontà sua, un po’ di chiarezza e qualche innesto a gennaio, tutto sarebbe estremamente più lineare e lucente allo stesso tempo.

Vicenza, in fondo a questo gruppo di elette, ma solo per una questione di categoria. Perché sul campo funziona tutto a meraviglia. Dodici punti di vantaggio sul Lecco, una squadra specchio del suo allenatore. Cattiva, sporca, determinata, si muove in simbiosi, soffre, segna, difende, si mette l’elmetto, poi improvvisamente colpisce. La rosa è profonda, con qualche difetto ben mascherato dalla bravura di Gallo, mentre Zamuner dietro la scrivania ancora una volta ha dimostrato di essere un signor dirigente. Dategli i mezzi e lui in questa categoria costruirà quanto necessario. A gennaio ecco gli ultimi ritocchi, per stare tranquilli, sicuri, al riparo da sorprese che oggi sembrano impossibili, o giù di lì. Un difensore e un vice Costa, mentre la crescita di Cavion, tornato su buoni livelli quando è stato impiegato, sembra escludere un intervento a centrocampo che era stato messo in cantiere a fine estate. In uscita ci sono sempre i soliti: Cester e Fantoni e un consiglio va dato, accettino un ridimensionamento, oppure la loro carriera imboccherà un vicolo cieco, se già non lo ha fatto. Tanti, per adesso, i promossi. Ne cito solo alcuni: Gagno, Cuomo, Leverbe, Pellizzari (futuro assicurato), Tribuzzi, Caferri, Stuckler, lo stesso Rauti nonostante la recente flessione. Siamo solo a dicembre, ma la strada verso la B pare spianata. Chi vivrà, vedrà.

Ma c’è del bello anche a Trieste, a Udine, a Treviso. A Trieste non ci si arrende, in settimana è arrivata finalmente l’incursione della proprietà, che ha provato a mettere ordine, a dare un futuro all’Alabarda. Quasi certamente il prossimo anno sarà Serie D, sinceramente del discorso di Rothstein non ho proprio capito la questione stadio. Se non al Rocco, dove altro giocare? Soluzioni estreme non ne vedo, neppure alla portata nelle vicinanze e quella ventilata di Muggia mi sembra un azzardo. Le promesse non ci sono state, del resto dopo quanto accaduto negli ultimi mesi nessuno ci avrebbe creduto. Si è scelto un profilo basso, rassicurando però sul fatto che il club non sparirà neppure in caso (assai probabile, diciamo un 98-99%) di retrocessione in D. Oggi la Triestina ha offerto il suo volto migliore con l’Albinoleffe, i punti di distacco dallo zero termico sono solo due. Ma la montagna da scalare è altissima, quasi impossibile. Salvarsi sarebbe come scalare l’Everest sotto una tormenta di neve e senza gli attrezzi giusti. Ci vorrebbe un miracolo sportivo, ben più eclatante di quello dello scorso anno, pure scintillante, gaudioso, da applaudire. Attilio Tesser ha rischiato seriamente di essere esonerato giusto poco tempo fa e lo sa anche lui, nonostante il veleno spruzzato in conferenza stampa. Del resto da che mondo è mondo se i risultati non arrivano a finire sulla graticola è l’allenatore. A guardare la classifica la conclusione non può che essere una, seguendo la logica, il buon senso, l’istinto. Se poi accadrà l’imponderabile, saremo qui a testimoniarlo con piacere, visto l’affetto che ci lega alla piazza.

A Udine oggi la prestazione contro il Napoli è stata forse la migliore stagionale. Di gol i bianconeri ne avevano segnati tre, a forza di insistere quello buono è stato quello di Ekkelenkamp, il resto è stata una fotografia di rara bellezza e pragmaticità. Udine ha rigenerato Zaniolo, ha scoperto Piotrowski, ha sganciato Atta, sta crescendo Davis, sta scoprendo un centrocampo coi fiocchi. Pozzo vive sotto perenne strisciante malcontento, se non proprio contestazione, ma a Udine ormai ci si è abituati bene e forse non si è ben consci di quello che si ha: basterebbe girarsi poco lontano per capire che l’oro scoperto da quelle parti è da custodire gelosamente.

Treviso, quindi. Un progetto perfetto, solido economicamente, con alle spalle una regia illuminata e un risultato che al momento non ammette obiezioni. Più dieci sul Cjarlins Muzane che non si arrende e prova a prendere un altro attaccante (Diaw), un Gorini ispiratissimo, un mercato che porterà ancora uno o due colpi per vivere tranquilli, una C che aspetta a braccia aperte una delle realtà che al Triveneto è mancata maggiormente negli ultimi anni. Non è ancora finita, ma la strada sembra tracciata e pensiamo che ben difficilmente si possa deragliare arrivati sin qui. Le idee sono chiare, la squadra è forte sia nei senatori, che nei giovani di serie. E può spingere ancora.

Pillole finali. Il Cittadella non molla mai, neppure quando è sotto di due gol e sembra spacciato. Oggi col Novara ha rischiato pure di vincere e sarebbe stato clamoroso. Il primo posto oggettivamente è andato, oggi ha segnato Falcinelli ed è una bella notizia, ci sono ancora i playoff come soluzione di riserva. Il Trento ha una squadra matura, che sta facendo un percorso molto interessante. A gennaio se arriva una punta tutto può essere rivisto al rialzo e, al di là della difesa d’ufficio di Pellegrini (che a Meda ha dato qualche piccolo segnale di risveglio) è del tutto evidente cosa manchi alla squadra per cambiare marcia. Nota e menzione di merito per l’ottimo Tommasi, che sabato aveva parato un rigore prima di arrendersi alla ribattuta. Merita il posto da titolare e il destino gli ha restituito quello che aveva perso lo scorso anno, quando il posto gli era stato soffiato dopo un infortunio, non esattamente il massimo della vita. Il Südtirol galleggia e sabato ha evitato l’affondamento nonostante l’ennesimo cartellino rosso. Attenzione perché sta succedendo troppe volte e questo non può essere un caso. Castori avanza a colpi di pareggi, ma la vittoria manca da troppo tempo. Salvarsi è più che possibile, ma quelle espulsioni che si ripetono sono un campanello d’allarme. La Dolomiti Bellunesi ha perso I casa col Brescia, ma Andrea Bonatti sta lavorando benissimo, riuscendo a ricavare il massimo dal gruppo nonostante infortuni pesantissimi. Le assenze sono state metabolizzate in modo eccellente e la squadra continua a esprimere un buon calcio in attesa di gennaio, dove c’è già la disponibilità del club a intervenire sul mercato e del ritorno allo Zugni Tauro, previsto per il 4 gennaio contro l’Albinoleffe. O al più tardi, con ulteriore ritardo rispetto alle previsioni, per la successiva partita casalinga col Lecco. Arzignano e Virtus Verona, alla fine, in un modo o nell’altro, probabilmente riusciranno a evitare la retrocessione, mentre in casa Chievo trema Cacciatore. Tre sconfitte consecutive ed esonero possibile. Occhio, perché si sta sprecando una grande occasione.

 

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Padova-Venezia, Brescia-Vicenza: la vittoria dei tifosi. Triestina-Tesser, si va avanti ma serve una svolta. Trento, gennaio è vicino e c’è un problema da risolvere. Treviso-Chievo: chi bussa dal piano di sotto https://www.trivenetogoal.it/2025/11/25/padova-venezia-brescia-vicenza-la-vittoria-dei-tifosi-triestina-tesser-si-va-avanti-ma-serve-una-svolta-trento-gennaio-e-vicino-e-ce-un-problema-da-risolvere-treviso-chievo-chi-bussa-dal-pia/247604/ https://www.trivenetogoal.it/2025/11/25/padova-venezia-brescia-vicenza-la-vittoria-dei-tifosi-triestina-tesser-si-va-avanti-ma-serve-una-svolta-trento-gennaio-e-vicino-e-ce-un-problema-da-risolvere-treviso-chievo-chi-bussa-dal-pia/247604/#respond Mon, 24 Nov 2025 23:36:00 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=247604 E’ stato il weekend di Padova-Venezia, un derby purtroppo senza tifosi arancioneroverdi, un derby monco, silenzioso per 23 minuti, quasi surreale e poi, una volta terminata la protesta degli ultras biancoscudati, senza il necessario pathos che questa partita avrebbe potuto portare. Lo dico chiaro e tondo: sono in totale disaccordo con la scelta di prefetto […]

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E’ stato il weekend di Padova-Venezia, un derby purtroppo senza tifosi arancioneroverdi, un derby monco, silenzioso per 23 minuti, quasi surreale e poi, una volta terminata la protesta degli ultras biancoscudati, senza il necessario pathos che questa partita avrebbe potuto portare. Lo dico chiaro e tondo: sono in totale disaccordo con la scelta di prefetto e questore di vietare la trasferta ai sostenitori veneziani, così come trovo inconcepibile il divieto di trasferta ai tifosi vicentini a Brescia, per non parlare di quello ai triestini a Verona. In questo panorama desolante, la decisione del Centro coordinamento Club Biancorossi e dell’avvocato Federico Pesavento di presentare ricorso al Tar, vincendolo, rappresenta un grande elemento di svolta. Contro i divieti di chi conosce solo una via per evitare di prendersi qualsiasi responsabilità, finalmente c’è stato un segnale in controtendenza. Un ricorso vincente, un contropiede lodato da tutte le altre tifoserie, quella bresciana compresa. Un applauso a Pesavento e chissà che questa scelta in futuro faccia proseliti. Ecco, il bello del calcio è vedere i padovani che solidarizzano con i veneziani e che stanno in silenzio per 23 minuti facendo capire cos’è un calcio senza tifo, il bello del calcio sono i bresciani che accolgono con favore l’arrivo dei vicentini allo stadio. o i veneziani che aspettano la squadra per festeggiarla come merita, non avendolo potuto fare all’Euganeo. Opposte fazioni, pronte a sfottersi allo stadio e magari a mandarsi a quel paese, ma sempre entro certi limiti. Poi ci sarà sempre chi si scontra in autogrill o in mezzo un campo, ma non si può obbligare i club a costosi lavori in nome della sicurezza e poi alla prima vera occasione alzare la paletta rossa. Se al calcio si toglie il sale, ossia il tifo, è come servire in  tavola un piatto insipido, insapore, inodore. Insomma, un piatto a cui manca l’essenza. 

Sul campo cos’hanno detto Padova-Venezia, Brescia-Vicenza e Virtus Verona-Triestina? All’Euganeo ho visto un Venezia dominante, bello da vedere, eppure con ancora troppa distanza fra i reparti per poter pensare di vincere il campionato. Sicuramente Stroppa condurrà la nave ai playoff, ma se si vuole puntare a uno dei primi due posti, serve di più. Lo dico nella settimana della prima vittoria in trasferta, una vittoria netta, pulita, senza zone d’ombra. Almeno apparentemente. Perché laddove non si è saputo infilare il Padova un po’ dimesso di queste ultime quattro uscite, un avversario in giornata migliore o più forte tecnicamente può fare male. Belle, anzi bellissime alcune azioni, alcuni fraseggi a centrocampo, sontuoso il palleggio di Doumbia, Busio e Kike Perez, ma poi i gol bisogna segnarli e non guardarsi troppo allo specchio, altrimenti la partita rimane aperta e il Padova avrebbe potuto persino pareggiare. Il rigore di Yeboah ha chiuso il conto, ma siccome ritengo Stroppa un ottimo allenatore sono sicuro che saprà cogliere i segnali in codice che il derby ha saputo offrire. Se il Venezia vuole davvero la promozione, manca ancora qualcosa per il definitivo salto di qualità. Dispiace che, nel primo vero momento di difficoltà della stagione, c’è chi non abbia perso tempo a mettere sotto accusa Andreoletti. Perché l’allenatore è l’anello più debole del sistema, ma bisognerebbe forse orientare il proprio mirino altrove: ad esempio ricordando che l’allenatore non ha praticamente mai avuto a disposizione Gomez, Jonathan Silva, Baselli e Pastina, mentre Lasagna ha inciso solo in minima parte e Ghiglione, per ora, ha confermato di essere quello dell’ultimo anno di Salerno e non quello degli anni precedenti. Per cui si bussi alla porta di chi ha messo a disposizione un budget a dir poco risicato o di chi ha costruito la squadra, anziché puntare il dito su Andreoletti, che con questo roster sta facendo ampiamente il suo dovere. 

Poi Brescia – Vicenza. Credo che alla vigilia Fabio Gallo avrebbe messo una firma per i risultati dell’incrocio fra le prime quattro del campionato. Al Rigamonti era Diana a doversi prendere la scena, anche con tanti infortuni, se voleva davvero nutrire speranze di rimonta. E’ rimasto a -10, Pasini nel dopogara ha schiumato rabbia, ma il Vicenza ha fatto esattamente la partita che doveva fare. Ha respinto l’assalto della rivale, ha segnato con Costa, si è fatto raggiungere da un ex padovano (Cisco), ma ha retto egregiamente, mostrando una solidità e una compattezza che lo portano oggi ad aver scavato un solco sulla concorrenza. Non è ancora finita, ci sarà tempo e modo di sottolineare adeguatamente i meriti di quello che sta succedendo, nel frattempo bisognerà alzare le antenne dopo le sette vittorie consecutive del Cittadella, che è riuscito a espugnare anche Lecco senza meritarlo. Una partita in cui ai padroni di casa sarebbe stato stretto anche un pari, ma oggi Iori ha trovato un assetto da battaglia dopo aver iniziato il campionato come peggio non avrebbe potuto. Oggi il dna granata si vede tutto e, se non fosse stato per quella partenza sciagurata, il Cittadella oggi sarebbe lassù, vicino al Vicenza a duellare per il primo posto. Oggi il ritardo è troppo ampio per immaginare clamorosi scossoni di terremoto, ma il campionato ha ritrovato una protagonista che si era perduta e che oggi torna a far parlare di sé. Il Vicenza deve guardare a gennaio con la voglia di sistemare gli ultimi ritocchi, di non lasciare a metà una grande cavalcata. Servono un difensore, un vice Costa e anche un centrocampista con un passo diverso per blindare un vantaggio già cospicuo. Due ritocchi sarebbero il minimo sindacale per chi vuole vincere, tre l’optimum.

Ecco Virtus Verona-Triestina. Un altro capitolo del ritorno di Attilio Tesser che sinora ha prodotto solo buone prestazioni ma pochissimi risultati. Due punti in cinque partite, troppo poco, tanto che in società si è pensato davvero di esonerarlo. Alla fine la decisione è stata quella di andare avanti, ma dovesse andare male con la Pro Patria, il ribaltone sarebbe quasi automatico e il ritorno di Marino più di un’ipotesi. La Triestina si oggi sembra portarsi dietro l’aura negativa che ha accompagnato la genesi estiva, gioca e pure bene, regala sprazzi di gioco ottimo, ma puntualmente non ha chi ne finalizzi la mole prodotta. Ecco perché Tesser, che ha un credo quasi dogmatico, che ha saputo e sa vincere con uno spartito definito, non si trova a suo agio con  un organico monco, messo insieme alla bene e meglio fra rimasugli estivi, svincolati e operazioni partorite in un giorno a fine mercato. Oggi la Triestina ha l’1% di probabilità di salvarsi, questo dice la logica, questo dice la realtà. Ma pensare che chi l’ha richiamato (Zelenovic e Santini), è stato a Trieste per appena una decina di giorni pienamente operativo, rende bene l’idea del caos che continua a regnare al quartier generale alabardato.

Una questione simile la affronta il Trento, che gioca bene, ma raccoglie decisamente meno di quanto meriterebbe. Il problema è sempre lo stesso: una volta te la possono risolvere i centrocampisti, un’altra volta una zuccata di un difensore su calcio da fermo, un’altra volta gli esterni, ma se il tuo centravanti non segna praticamente mai alla fine questo a lungo andare non può non diventare una spina. Pellegrini lotta, si sbatte, apre spazi, ma quando c’è da buttarla dentro, per ora ha fatto scena muta. Un gol su rigore a Lecco, nessuno su azione, il tempo oggettivamente sta per scadere e Pellegrini ha meno di un mese di tempo per riprendersi il Trento. Viceversa a gennaio l’epilogo sarebbe inevitabile, perché tutto il lavoro fatto dalla società e da Tabbiani viene annacquato e ridimensionato proprio da questo gap evidente che si evidenzia sempre più ogni settimana che passa. E’ stato giusto avere pazienza sinora, ma le settimane passano e di segnali in controtendenza non ne arrivano.

Pillole varie. Arzignano e Dolomiti Bellunesi, visto l’andazzo, dovranno lottare fino alla fine per evitare i playout. Le lacune, sia sull’uno che sull’altro fronte ci sono, aggravate nel caso dei rosanero da infortuni davvero pesanti con cui Bonatti deve fare i conti. Se ti mancano Toci, Masut e Mazzocco per due mesi, giusto per fare gli esempi più eclatanti, è chiaro che andrebbe in difficoltà anche Guardiola.  Il Südtirol pareggia troppo, gioca un buon calcio, a Modena ha strappato un ottimo punto, ma per salvarsi servono anche le vittorie e anche qui più di qualcosa da ritoccare c’è. Alla società il compito di sistemare, ricucire, rammendare gli strappi. Il Verona non vince, anzi perde, si fa male da solo, sta entrando in un loop da cui potrebbe essere difficile uscire. La disperazione di Giovane, passato dall’essere un potenziale match winner a finire dietro la lavagna per un retropassaggio sciagurato, è la fotografia di cos’è oggi l’Hellas. Riesce difficile immaginare una pronta risalita e oggi i gialloblù sono una delle principali candidate alla retrocessione. L’Udinese, nonostante un Okoye nell’inedita versione di pararigori, paga dazio con l’eccellente Bologna di questo inizio di stagione, che coinvolge un numero enorme di giocatori e che può permettersi in alcuni ruoli ben tre scelte diverse (esempi: terzini destri: Holm, Zortea, De Silvestri; centravanti: Immobile, Castro, Dallinga). Postilla finale per Chievo e Treviso: il calcio triveneto e anche quello italiano potrebbero ritrovare a fine stagione due grandi protagoniste che parevano perdute e che, finalmente, sembrano pronte a rialzare la testa. Se lo augurano in molti e, lo confessiamo, un po’ di tifo lo facciamo anche noi.

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Vicenza, +8 e tanti consensi: ma non è finita. Trieste, perché Tesser ha sbagliato a tornare. Trento, ora si può. Padova-Venezia, ecco come si arriva al derby. Treviso, con una proprietà così tutto è possibile https://www.trivenetogoal.it/2025/11/11/vicenza-8-e-tanti-consensi-ma-non-e-finita-trieste-perche-tesser-ha-sbagliato-a-tornare-trento-ora-si-puo-padova-venezia-ecco-come-si-arriva-al-derby-treviso-con-una-proprieta-cosi-tutto-e/246882/ https://www.trivenetogoal.it/2025/11/11/vicenza-8-e-tanti-consensi-ma-non-e-finita-trieste-perche-tesser-ha-sbagliato-a-tornare-trento-ora-si-puo-padova-venezia-ecco-come-si-arriva-al-derby-treviso-con-una-proprieta-cosi-tutto-e/246882/#respond Mon, 10 Nov 2025 23:29:51 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=246882 +8 sulla seconda, vittoria in dieci contro undici, applausi scroscianti. E’ davvero un bel momento per il Vicenza, che fugge veloce verso un traguardo che muore dalla voglia di tagliare. Trascinato dalla bravura di un allenatore che non sbaglia una mossa, sostituzioni comprese e da un direttore che, pur costretto a lasciare il lavoro parzialmente […]

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+8 sulla seconda, vittoria in dieci contro undici, applausi scroscianti. E’ davvero un bel momento per il Vicenza, che fugge veloce verso un traguardo che muore dalla voglia di tagliare. Trascinato dalla bravura di un allenatore che non sbaglia una mossa, sostituzioni comprese e da un direttore che, pur costretto a lasciare il lavoro parzialmente incompleto, ha dimostrato ancora una volta di saper costruire squadre vincenti e di saper scegliere la guida giusta. L’errore da non commettere, quando la classifica splende e tutto lascia pensare che l’epilogo possa essere quello sperato, è proprio quello di sentirsi al riparo dalle sorprese, per meriti propri, o perché gli altri sono falcidiati dagli infortuni (Brescia) o non sono all’altezza della prima della classe (Lecco), oppure lo sarebbero ma sono partiti talmente male che immaginare una rimonta è pura utopia (Cittadella). La prova di forza domenicale contro l’Inter, dopo che Leverbe aveva lasciato i suoi in dieci commettendo un’ingenuità colossale, è di quelle che impressionano. Che poi il gol decisivo lo abbia segnato un giocatore per cui stravedo (Stuckler) è la conferma di quanto felici siano state le intuizioni dirigenziali estive. Se non tutte, quasi tutte. 

Da Vicenza a Trieste. Con molta schiettezza e altrettanta stima per Attilio Tesser, trovo sbagliata la sua decisione di tornare alla guida della Triestina e gliel’ho detto anche di persona. Non lo scrivo perché sono arrivate tre sconfitte in tre partite, ma perché ne ero convinto sin dall’inizio, per svariati motivi che adesso elencherò: 1) la squadra è più debole dello scorso anno; 2) la squadra non ha fatto la preparazione; 3) la penalizzazione è mostruosa e azzera o quasi anche le fantasie più ardite; 4) a gennaio chi mai potrebbe decidere di scegliere Trieste se la situazione fosse disperata quanto o quantomeno in parte rispetto all’attuale?; 5)non c’è alcuna garanzia che la proprietà decida di spendere, per gli stessi motivi di cui al punto 3; 6) che fine ha fatto Santini, l’uomo che avrebbe dovuto sostituire Menta e che chiamò Tesser al capezzale della Triestina esonerando Geppino Marino? E’ lui il riferimento dirigenziale o , come pare, si è defilato? Perché Zelenovic si è dimesso? Tornando a Tesser, avrebbe potuto attendere qualche altra settimana e una panchina di medio-bassa B o di alta C si sarebbe liberata. Un allenatore bravo e preparato come lui (che cattiveria gratuita leggere che è bollito, quando basterebbe rinfrescarsi la memoria e riguardarsi tutti i capolavori fatti negli ultimi anni…) meritava uno scenario ben diverso rispetto alla desolazione della Trieste dei giorni nostri. Così facendo, si è messo in una situazione che potrebbe danneggiarlo e, ripeto, non lo merita. Così come Geppino Marino non meritava l’esonero per quanto aveva fatto vedere sino al momento del suo licenziamento.

Da Trieste a Trento, i gialloblù sono sbocciati. Undici punti in cinque partite, fermato il Vicenza, battute Pro Vercelli, Virtus Verona e Ospitaletto, settimo posto e prospettive di ulteriori rialzi nelle prossime settimane. Luca Tabbiani ha resistito nel momento di massima difficoltà e sta facendo un ottimo campionato anche senza un contributo delle sue punte centrali. Un gol su rigore Pellegrini, zero gol Ebone. Davvero niente male, con i soliti problemi legati agli infortuni che continuano a falcidiare la squadra. Ma gli esterni fanno meraviglie (Dalmonte è super, Capone non scende mai sotto la sufficienza), il terzetto di centrocampo Aucelli-Sangalli-Giannotti regala sicurezza, inserimenti e copertura, Corradi cresce con costanza ed è un piacere vederlo gonfiare la rete, mentre Tommasi ha azzerato i problemi per l’infortunio di Barlocco, facendo persino meglio del suo compagno di squadra.

Da Trento a Belluno, la Dolomiti Bellunesi è ancora troppo incostante per nutrire certezze della volata salvezza. Andrea Bonatti ha vinto due partite e ne ha perse tre. Ha corretto la squadra con mosse logiche, ma paga a mio parere tre carenze nell’organico. Servirebbero almeno un difensore, un quinto di destra e un attaccante per stare più tranquilli e, chissà, magari la società ci penserà per gennaio. Nel frattempo il ritorno di Toci (a proposito, come sta?) è un’ottima notizia, la sconfitta col Cittadella sta nella realtà delle cose, ma ci sono giocatori che hanno ancora margini di miglioramento importanti quantomeno per evitare i playout. Il ritorno a Feltre (manca circa un mese) dovrebbe regalare la spinta che manca per evitare di rimanere impantanati nella zona pericolosa.

Da Belluno a Cittadella, ora finalmente la squadra esprime il potenziale del suo organico, su cui onestamente c’erano pochi dubbi a inizio stagione, anche quando i risultati davano contro. Ho sempre avuto fiducia in Castelli ed ero ragionevolmente sicuro che avrebbe ricominciato a segnare. Su Falcinelli nutro qualche dubbio in più, di Diaw onestamente non sono convinto per motivi che esulano dall’aspetto tecnico nudo e crudo. Il centrocampo mi piace, così come la difesa. Come organico i granata a inizio anno avrebbero dovuto giocarsi la promozione diretta, adesso lo faranno probabilmente tramite i playoff perché 14 punti da recuperare a chi guida sono davvero troppi.

Da Cittadella ad Arzignano, il cambio di allenatore ha portato la scossa sperata. Chilese e Serafini sono andati sul sicuro andando a pescare chi, come Di Donato, conosceva bene ambiente e categoria, avendo già guidato in passato i giallocelesti. Da Arzignano a Verona, la Virtus continua ad avere difficoltà, ma di questi tempi anche l’anno scorso era in apnea e poi si è rialzata.

Da Verona a Venezia, con l’ennesima vittoria casalinga che permette di arrivare alla pausa di campionato con un minimo di serenità. Fosse stata fallita la partita con la Sampdoria, per Stroppa si sarebbe fatta dura, anche perché tutti continuano a guardare i primi due posti e la distanza resta di sei punti, importante, significativa, corposa. La squadra gioca bene e impone il proprio credo, copre gli spazi, sa attaccare la profondità, sa spingere sulle fasce. Il problema sono i cali di concentrazione e i passaggi a vuoto fuori casa, che preoccupano per la costanza con cui capitano. A Castellammare la follia di Haps, a Pescara la rimonta da 2-0 a 2-2 in un quarto d’ora, a Carrara l’incredibile harakiri dopo essere andati due volte in vantaggio, a Catanzaro gli inspiegabili black out della ripresa. Ora si va a Padova, c’è il derby, la partita in cui se ti distrai è meglio che cambi lavoro e che ti dedichi ad altro. Gianluca Busio ha spiegato che il derby arriva al momento giusto, il Venezia vuole vincere per dare una spallata alla concorrenza e anche ai suoi difetti emersi in questi mesi.

Da Venezia a Padova ci sono 45 chilometri ma c’è un abisso di differenza quanto a premesse e prospettive. I biancoscudati hanno costruito una rosa spendendo poco (6,9 milioni di monte ingaggi, un terzo rispetto al Venezia), hanno 14 punti e sono dodicesimi. Non sono al top della condizione, ma la pausa per il Padova arriva al momento giusto. Ci sarebbe da discutere su quale contributo hanno dato sinora i giocatori acquistati in estate: Baselli infortunato e mai determinante, almeno sinora, Barreca convincente e tonico, Sgarbi bene, Gomez ancora non pervenuto (dalle parole di Andreoletti, dubitiamo sulla sua presenza all’Euganeo), Pastina infortunato e per ora non pervenuto, Ghiglione bocciato dal tecnico che gli preferisce Capelli, Seghetti si è visto poco, Jonathan Silva è stato quasi sempre infortunato, Villa è andato a ondate, così come Harder e Di Maggio, Lasagna non ha certo incantato. Insomma, a tirare la carretta è la vecchia guardia (a Mantova 10/11 della formazione dello scorso anno) e il giudizio rimane inevitabilmente sospeso, anche se la squadra ha dimostrato di poterci stare in Serie B e di potersi salvare.

Da Padova a Bolzano, con il Südtirol che ancora una volta, come con l’Empoli, gioca quasi un’intera partita in inferiorità numerica. Eppure non perde, eppure va addirittura in vantaggio, eppure gioca come se non avesse l’uomo in meno. E porta a casa un punto prezioso. Con questo spirito ci si salva, questo è poco ma sicuro, ma non si può nemmeno pretendere la luna giocando con l’uomo in meno.

Da Bolzano a Treviso, con +4 sulla seconda (era successo anche lo scorso anno) e una squadra forte che verrà rinforzata ancora anche a gennaio, Gorini vuole tornare fra i professionisti. Un attacco Scotto-Petrovic ben figurerebbe anche in C, il resto della squadra non ha crepe, ma un paio di ritocchi a gennaio metterebbero al riparo da sgradite sorprese. Non verranno ripetuti gli errori dell’anno scorso. La strada è lunga, ma con una proprietà così tutto è possibile. 

Da Bolzano a Verona, sponda Hellas. Siamo alla terza pausa di campionato e la casella di vittorie è ancora a zero. Gira e rigira, guardando le varie concorrenti, i gialloblù restano una delle più autorevoli candidate alla retrocessione. Siccome, però, ogni volta che hanno le spalle al muro, hanno fatto come l’Araba Fenice, giusto capire e vedere che risorse tireranno fuori Zanetti e la società.

Da Verona a Udine, per chiudere questo lungo viaggio nel Triveneto del pallone. Partita più che onesta all’Olimpico, sconfitta all’inglese con un rigore che a norma di regolamento ci stava tutto e nella ripresa col bis di Celik al termine di una bellissima azione. I bianconeri avrebbero meritato almeno un gol, hanno colpito un legno, hanno gettato al vento un’occasione clamorosa con Zaniolo, che non ha sfruttato il regalo di Ndicka. La classifica resta buona, sul ponte di comando nessuno se l’è presa più di tanto. Alla prossima

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Venezia, un giorno storico dopo 50 anni di attesa. Vicenza, ecco perché sei primo (e puoi rimanerci fino alla fine). Padova, così ti salvi (e anche di più). Triestina, l’ennesimo reset e un futuro tutto da scrivere https://www.trivenetogoal.it/2025/10/21/venezia-un-giorno-storico-dopo-50-anni-di-attesa-vicenza-ecco-perche-sei-primo-e-puoi-rimanerci-fino-alla-fine-padova-cosi-ti-salvi-e-anche-di-piu-triestina-lennesimo-reset-e-un-futuro-tu/245667/ https://www.trivenetogoal.it/2025/10/21/venezia-un-giorno-storico-dopo-50-anni-di-attesa-vicenza-ecco-perche-sei-primo-e-puoi-rimanerci-fino-alla-fine-padova-cosi-ti-salvi-e-anche-di-piu-triestina-lennesimo-reset-e-un-futuro-tu/245667/#respond Tue, 21 Oct 2025 20:23:27 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=245667 Quella di oggi è una giornata storica per il calcio veneziano e per tutto il Triveneto. Perché quando si ha la certezza che, dopo 50 anni, verrà costruito finalmente un nuovo stadio da 18500 posti a Tessera in una posizione strategicamente perfetta per abbracciare un bacino d’utenza di quasi 900mila persone, si capisce bene che […]

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Quella di oggi è una giornata storica per il calcio veneziano e per tutto il Triveneto. Perché quando si ha la certezza che, dopo 50 anni, verrà costruito finalmente un nuovo stadio da 18500 posti a Tessera in una posizione strategicamente perfetta per abbracciare un bacino d’utenza di quasi 900mila persone, si capisce bene che si sia di fronte a una svolta epocale. Quello stadio che Maurizio Zamparini inseguì come una chimera e che fu alla base della sua uscita di scena, quello stadio inseguito per decenni, oggi è realtà. A prescindere dai tempi, la posa della prima pietra sotto una pioggia battente avvenuta stamattina è il segnale che tutti attendevano. D’ora in avanti la strada sarà in discesa e di fronte ci sono orizzonti rosei per tutti. Un momento straordinario, considerata la difficoltà tutta italiana di ammodernare strutture ormai statiche, vetuste, fuori tempo e di mettersi al passo con le altre nazioni. Oggi Venezia, il Venezia e probabilmente anche il Mestre, hanno una prospettiva completamente diversa. Il Bosco dello Sport sarà lo stadio di un’intera provincia e se a questo si aggiunge che finalmente il Baracca verrà omologato alla Serie C, è chiaro che siamo in presenza di qualcosa che potrebbe cambiare il presente e il futuro di tutto il movimento. Oggi, dopo Udine, Bolzano e Trieste, anche Venezia può sorridere, vedremo se a breve anche Verona potrà cambiare marcia.

Passano le settimane, ma la sostanza non cambia. Il Vicenza continua a vincere, per ora ha pareggiato solo a Ospitaletto e per il resto ha fatto il pieno di punti e di consensi. Le vittorie non sono casuali: a volte la qualità del gioco non è stata all’altezza del risultato, ma questa è la Serie C, dove vincere è l’unica cosa che conta e il pragmatismo di Fabio Gallo per ora è la carta vincente biancorossa. 28 punti sono tantissimi e sono lo specchio fedele di quanto visto sul campo. Una squadra che sa aspettare e che colpisce nei momenti chiave del match, sfruttando tutte le risorse a disposizione. A volte ha vinto grazie a chi è subentrato, a volte sono stati determinanti gli undici scelti di partenza. Altre volte  Gagno è stato semplice spettatore, altre volte ancora la squadra ha dato l’impressione di essere dominante e di avere qualcosa in più degli avversari. Certo, gli scontri diretti contro Union Brescia e Lecco non sono ancora arrivati, altre squadre pericolose (Trento, Triestina) sono nel mirino, ma nel complesso il cammino biancorosso è al di sopra di ogni critica. Al momento di valutare il mercato svolto in estate, qualche settimana lo promossi, sottolineando come, per stare davvero tranquilli, sarebbero bastati un altro paio di ritocchi. Eppure per ora il campo ha detto che quanto fatto in estate è sufficiente per veleggiare saldamente al primo posto. Il campionato non è certo concluso, ma c’è una tale varietà di soluzioni messe a disposizione di Gallo dal bravo direttore sportivo Zamuner che si può ragionevolmente sperare di restare in alto fino alla fine. E attenzione, perché vanno subito messi all’angolo i discorsi che cominciano a circolare che la concorrenza sarebbe modesta. Non è così e ogni campionato ha la sua dignità e le sue insidie, vincere la C è paradossalmente più difficile che farlo al piano superiore, visto che per avere certezze puoi solo arrivare primo e basta. Quello che mi sta piacendo davvero di questo Vicenza è la capacità di soffrire e di sfruttare al meglio tutte le forze a propria disposizione.

Domenica ci sarà Trento-Vicenza e di fronte ci saranno due squadre che si sono affrontate a viso aperto anche lo scorso anno. All’andata stravinse il Vicenza, al ritorno il Trento fece suo il match con pieno merito. Oggi arriva una partita molto diversa come connotati e caratteristiche. I gialloblù hanno perso un’altra grande occasione a Lumezzane per dare un seguito al successo con la Pro Vercelli. A questa squadra per ora sta mancando soprattutto un finalizzatore, com’era Samuel Di Carmine lo scorso anno. Luca Tabbiani continua ad aspettare Jacopo Pellegrini, uno degli ex della partita che per ora non ha convinto. Solo un gol su rigore e la conferma implicita di come renda meglio accanto a una prima punta rispetto al ruolo di centravanti puro in un tridente. Con i pareggi nell’era dei tre punti non si va troppo lontano, ma è pur vero che il Trento per ora ha perso solo due volte, con Brescia e Lecco, attuali seconde forze del campionato. Col Vicenza punterà sull’esercito di ex, Corradi, Capone, Pellegrini, Cappelletti, Dalmonte e dovrà dimostrare di poter duellare contro la prima della classe sfruttando le sue armi, a cominciare da un centrocampo che funziona bene e che ha trovato in Mattia Sangalli un insospettabile punto di forza. Avrebbe dovuto andarsene in estate, non ha trovato una soluzione ottimale ed è rimasto, pareva senza prospettive considerato che lo scorso anno Tabbiani lo aveva spesso e volentieri messo ai margini. E invece nel calcio a volte arriva una seconda opportunità, bravo il giocatore a prenderla e a farla sua.

Il Cittadella sembra essere uscito dall’incubo. Sei punti in due partite, via dalla zona calda e adesso può iniziare un altro campionato. L’arrivo di Falcinelli dopo una stagione largamente insufficiente a La Spezia dimostra che, evidentemente, la società non è soddisfatta dei suoi attaccanti. Avanti un altro, dunque, sperando che possa riprendersi la scena in una fase calante della sua carriera. Per adesso è giusto sottolineare che le due vittorie non sono casuali: sia per le correzioni tattiche volute da Iori, sia per l’atteggiamento della squadra, che dietro sta cominciando a difendere meglio, sia nei singoli, sia come reparto. Non è ancora tutto risolto, ma c’è adesso fiducia di potersi riportare su posizioni più consone al livello della rosa. Il primo posto, salvo cataclismi, ormai è andato, ora nel mirino ci sono i playoff.

A Trieste il terremoto è stato di quelli potenti. Via Stella e Menta e completo reset dirigenziale, forse l’unica via possibile per provare a ripartire. Evidentemente House of Doge ha ritenuto che l’azzeramento dei vertici del club fosse l’unico modo per recuperare il feeling con i tifosi, al punto più basso della storia del club, tanto che il Centro di Coordinamento, come noto, aveva ritirato qualche tempo fa l’uso del marchio. Non per caso i gruppi organizzati della Furlan, sia pure in numero ridotto, sono tornati in curva, a sostenere una squadra che sta facendo il massimo. Chi sperava in una riduzione della maxi penalizzazione solo sulla base del cambio di proprietà è rimasto deluso, ma la strettoia giuridica dopo quanto accaduto e vista la recidività non poteva portare ad altro epilogo. Non è tutto perché giovedì potrebbe arrivare un altro punto di penalità, che sarebbe un’altra zavorra pesantissima. La squadra sul campo sta facendo il massimo, ma in queste condizioni centrare la salvezza equivarrebbe a vincere la Champions League. Dopo un simile sfacelo, adesso tocca a House of Doge mettere sul ponte di comando figure credibili e capaci di interagire con istituzioni, ambiente e tifoseria anche in caso, assai probabile, di retrocessione in  Serie D. Trieste ha bisogno di chiarezza e di gestioni serie, di dirigenti credibili e di persone che abbiano a cuore la città oltre ad avere capacità gestionali sopra la media. La Dolomiti Bellunesi ha vissuto due partite in antitesi nelle prime due uscite della gestione Bonatti. Convincente il debutto con il Lumezzane, negativa la trasferta di Meda, dove sono riemersi vecchi difetti. La squadra vale la salvezza, ma secondo me ha bisogno di tre acquisti a gennaio. Un esterno destro e una punta di sicuro e poi anche un difensore per stare tranquilli. Brutto lo stop interno della Virtus Verona con la Pro Patria, così come quello dell’Arzignano, in evidente crisi, a Novara.

In Serie B è stata una giornata positiva per Venezia e Padova. Gli arancioneroverdi a Empoli hanno a tratti dominato, avrebbero potuto e dovuto vincere, hanno grandi risorse, ma ancora non sono decollati del tutto, soprattutto in trasferta. Tante le note positive a Empoli, anche se il gol subito da Shpendi era viziato da un fallo piuttosto evidente e stupisce che nessuno se ne sia accorto fra arbitro e Var. La buona notizia è il ritorno al gol su azione di Andrea Adorante, che ha sigillato il terzo centro stagionale, con un bel colpo di testa. Non è ancora l’Adorante straripante di Castellammare, ma è sulla buona strada per arrivarci presto. E per il Venezia una punta come lui è determinante sotto tutti gli aspetti. Ancora una volta domenica si è dimostrato come Kike Perez sia imprescindibile nel centrocampo veneziano e che la sua qualità trascini al rialzo tutti i compagni. Il Padova, ogni settimana che passa, stupisce sempre più. Anche a Bari avrebbe meritato ben altro risultato, ha perso immeritatamente, ma chi sa cogliere i segnali giusti ha visto una squadra sul pezzo, concentrata, corta, che sa soffrire. A Catanzaro è andata in scena una partita molto positiva, con una vittoria strameritata e due grandi protagonisti. Mattia Fortin, che ha spazzato via le critiche immotivate nei suoi confronti parando un rigore a sua maestà Iemmello e Marco Perrotta, ancora una volta decisivo con un inserimento dei suoi su palla inattiva. Anche domenica sul campo c’erano 7/11 della formazione dell’anno scorso, con i nuovi Ghiglione (prima buona prova da quando è arrivato), Lasagna, Sgarbi e Barreca a completare l’opera. Una volta in più va sottolineato il lavoro di Matteo Andreoletti, così come i meriti di chi lo ha scelto. Un allenatore bravissimo che, sono pronto a scommettere, farà molta strada. Giocando così il Padova si salverà e, se Gomez entrerà sulla scena come sperano tutti al quartier generale di Viale Rocco, non è da escludere che gli obiettivi stagionali possano essere rivisti al rialzo rispetto alla semplice permanenza in categoria.

Pillole finali di Serie A: il Verona a Pisa sbatte contro i soliti difetti e contro un attacco che continua a latitare, gli equilibri sono labili e anche quest’anno per salvarsi ci vorrà un’impresa vera. Da censura l’errore di Orban, ma anche Giovane avrebbe potuto fare decisamente meglio. Ora arriva il Cagliari al Bentegodi, se si vuole salvarsi una partita così la si deve vincere a mani basse, altrimenti la salita diventerà ripidissima. L’Udinese vista a Cremona è grigia, insapore, piena di spigoli e annacquata quanto a qualità. Di ritorno dalla sosta e con tanti nazionali in giro per il mondo può succedere, l’importante è che sia solo un passaggio infelice in un percorso di crescita che Runjaic ha sinora governato con grandi capacità e intelligenza

 

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Vicenza-Triestina-Padova-Venezia, quattro storie da raccontare. Trento, alle radici del problema: la vittoria che non arriva. Dolomiti Bellunesi: pronta la svolta, ecco Bonatti. Treviso, sarà la volta buona? https://www.trivenetogoal.it/2025/10/07/vicenza-triestina-padova-venezia-quattro-storie-da-raccontare-trento-alle-radici-del-problema-la-vittoria-che-non-arriva-dolomiti-bellunesi-pronta-la-svolta-ecco-bonatti-treviso-sara-la-volta/244916/ https://www.trivenetogoal.it/2025/10/07/vicenza-triestina-padova-venezia-quattro-storie-da-raccontare-trento-alle-radici-del-problema-la-vittoria-che-non-arriva-dolomiti-bellunesi-pronta-la-svolta-ecco-bonatti-treviso-sara-la-volta/244916/#respond Mon, 06 Oct 2025 22:42:13 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=244916 Vicenza-Triestina-Padova-Venezia, quattro storie da raccontare, quattro vette da scalare, quattro angolazioni diverse da cui osservare il panorma. Al quartier generale biancorosso si fanno gli scongiuri, ma per chi segue Renzo Rosso, calcisticamente parlando, c’è un parallelo che torna ossessivamente a mente ripensando ai tempi di Bassano. Anche lì, la costante era quella degli insuccessi, delle […]

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Vicenza-Triestina-Padova-Venezia, quattro storie da raccontare, quattro vette da scalare, quattro angolazioni diverse da cui osservare il panorma. Al quartier generale biancorosso si fanno gli scongiuri, ma per chi segue Renzo Rosso, calcisticamente parlando, c’è un parallelo che torna ossessivamente a mente ripensando ai tempi di Bassano. Anche lì, la costante era quella degli insuccessi, delle promozioni mancate, dei tentativi falliti per un soffio. Nel 2012-2013 il Bassano arrivò quarto in campionato, perdendo la semifinale playoff contro il Monza. Per Renzo Rosso la goccia che fece traboccare il vaso. Il patron comunicò la volontà di mollare tutto, voleva chiudere baracca e burattini, fu convinto dal dg Werner Seeber (sempre lui) a non mollare, riducendo drasticamente il budget  e spendendo il minimo possibile. Come finì? L’anno dopo i giallorossi vinsero il campionato con 12 punti di vantaggio sulla seconda. La storia potrebbe ripetersi. Rosso era fortemente intenzionato a mollare tutto, ha incaricato uno studio di Bassano di reperire sul mercato potenziali acquirenti per il club, qualche trattativa è stata imbastita ed è tuttora in corso (conosciamo anche i nomi, che faremo a tempo debito, se ci saranno sviluppi), ma nel frattempo, con un budget ridotto del 30% rispetto all’anno passato, la squadra va che è un piacere. Sono cambiati i dirigenti, è arrivato l’ottimo Giorgio Zamuner dietro la scrivania e in panchina si è seduto l’altrettanto bravo Fabio Gallo. Per gli amanti delle statistiche e dei corsi e ricorsi storici del mondo Rosso, un’affascinante parallelismo. Proprio nell’anno in cui i cordoni della borsa si stringono, ecco sette vittorie e un pareggio, il che non significa che si sia già vinto il campionato, ma certamente ci sono già le conferme che la strada sia quella giusta. Per ora giusto fermarsi qui, ma non è un caso che a Sesto San Giovanni il match winner sia Armand Rada, su queste colonne più volte invocato perché unico come caratteristiche nel centrocampo biancorosso e che in queste settimane ha dimostrato ampiamente tutto il suo potenziale. Il suo unico gap sono gli infortuni e la speranza per Gallo è che gli stop non siano troppo frequenti, come già avvenuto lo scorso anno a Trento. Senza guai, Rada finirà dritto in categorie superiori, con l’auspicio che tutti dalle parti di Largo Paolo Rossi si augurano che ci vada assieme alla squadra e ai compagni. La sfida è appena agli inizi, per il resoconto finale pregasi ripassare più avanti.

Da Vicenza a Trieste, un’altra storia da raccontare. Giuro che quando ho preso atto, come tutti, del -20 in classifica, ho pensato che la stagione sarebbe stata solo una lunga agonia. Il fatto che oggi la Triestina sia già risalita a -8 e che al netto della penalizzazione sarebbe sesta, fa ben capire che razza di impresa abbia già compiuto Geppino Marino. Con un mercato condotto solo l’ultimo giorno e con ricorso agli svincolati, ha già ottenuto il massimo e forse di più dal gruppo che sta guidando. Il fatto di essere vivi, di essere una squadra vera, di non aver fatto la preparazione eppure di tenere il campo con enorme abnegazione e senso di sacrificio, è un merito da consegnare ai posteri. Insomma, messaggio chiarissimo consegnato ai tanti che erano certi di assistere a un vero calvario sportivo. Forse potrà ancora diventarlo, perché nessuno ha la sfera di cristallo e sa cosa accadrà, ma la squadra merita applausi e meriterebbe anche di essere sostenuta dai tifosi. Comprendo lo scetticismo e la rabbia nei confronti di chi ha ridotto il club in queste condizioni, ma mi auguro che la nuova proprietà di House od Doge capisca che il passo fondamentale per riportare la gente allo stadio è fare passi concreti verso la propria gente. Senza chiarezza, senza un piano comunicativo trasparente, senza ruoli e competenze definite, nessuno può comprensibilmente fidarsi dopo quanto accaduto. Vedere il Rocco vuoto e sul campo una squadra che sputa sangue per conquistare ogni singolo punto, fa molto pensare. Perché i giocatori e la squadra sono gli ultimi colpevoli di quanto accaduto.

Ecco Padova. Un inizio di stagione più che dignitoso, in Serie B, forse anche oltre le attese. Perché oggi giocano 8/11 della squadra dell’anno scorso e i risultati sono comunque tutt’altro che disprezzabili. Perché è vero che oggi la campagna acquisti estiva ha inciso meno di quanto stiano facendo i soliti noti sul campo, ma è altrettanto vero che anche nella sconfitta, a Bari, si è visto un Padova ben messo in campo, ben allenato, ben gestito. Poi è chiaro che ad ogni sconfitta scatti come sempre la caccia al colpevole. L’ottimo Capelli  di sabato scivola sulla buccia di banana e commette una sciocchezza grossa, costata di fatto la partita. Il resto è tutta una conseguenza. Tutti gli occhi adesso sono puntati su due argentini. Papu Gomez, che dal 20 ottobre torna a disposizione dopo la squalifica di due anni per doping e che potrebbe far rivedere al rialzo tutte le previsioni sul campionato del Padova e su Marcelo Figoli, l’uomo che vorrebbe rilevare il club da Joseph Oughourlian. Entro fine mese sapremo. I fatti: è stato sottoscritto un preliminare di vendita, è stato fatto un deposito fiduciario con i soldi già pronti, l’intesa di massima è già sottoscritta e se i numeri verranno confermati la società passerà di mano. Con una postilla importante da considerare con attenzione: Joseph Oughourlian ha una exit strategy, pagando una penale può recedere dall’accordo e tenersi il club oppure venderlo a qualcun altro. L’ultima parola, dunque, spetterà a lui. Perché Figoli ha messo il Padova nel mirino? Voleva entrare nel calcio italiano, dopo essere già presente in quello spagnolo (Burgos) e in quello uruguaiano (Club Juventud). Gli era stato offerto da due intermediari il Brescia, ma è stato dirottato su Padova da un altro intermediario. Vuole investire sullo stadio, vuole trasformarlo in un modello di business e non in un costante bagno di sangue economico, ha un piano prestabilito ed entro una ventina di giorni si vedrà se potrà metterlo in pratica. 

Passiamo a Venezia. Due correttivi ed ecco che Giovanni Stroppa pare aver trovato la quadratura del cerchio. Gianluca Busio in regia al posto di Alfred Duncan (a proposito, a lui si erano interessati due club arabi), Kike Perez titolare ed ecco che magicamente sono arrivati sette punti. Tre con lo Spezia, uno a Palermo con un secondo tempo sontuoso, tre col Frosinone con una sinfonia straordinaria, al punto che diversi addetti ai lavori osservando la partita sono rimasti impressionati dalla qualità del gioco offerto. Al Venezia manca solo che decolli Adorante, per spiccare definitivamente il volo. Segnare i rigori di questi tempi è diventato un merito non da poco (ha sbagliato Yeboah, non parliamo di errori ai piani alti della Serie A visti e rivisti ultimamente, leggi Pulisic, Dovbyk e Pinamonti tanto per fare qualche esempio), ma al Venezia serve l’Adorante visto l’anno scorso a Castellammare di Stabia. Il resto sembra quasi perfettamente oliato e l’ingresso sulla scena di Sverko sembra aver dato alla difesa una solidità che non c’era (zero gol subiti in tre partite, in attesa di Svoboda). A Empoli, dopo la pausa, si va per marciare dritti verso le posizioni di testa.

Perché il Trento non vince da sette partite?  L’attacco segna, è il settimo di tutto il girone A con dieci gol all’attivo. Il rovescio della medaglia: la difesa fa acqua e imbarca decisamente troppi gol, 12. Peggio hanno fatto soltanto Lumezzane, Pro Patria, Dolomiti Bellunesi (15 gol subiti) e Pro Vercelli (13). Il Trento si interroga e si guarda allo specchio. Guardando giocare la squadra, non si può proprio dire che giochi male, il problema è che manca sempre qualcosa. Su cosa manchi, c’è convergenza di opinioni: l’anno scorso, soprattutto nel girone d’andata, davanti Samuel Di Carmine capitalizzava, oggi Jacopo Pellegrini non riesce a farlo. Sinora ha segnato un solo gol su rigore e non possono essere sempre centrocampisti o esterni a togliere le castagne dal fuoco a Luca Tabbiani. Perché, a ben guardare, sarebbe bastato che due dei cinque pareggi conquistati si fossero trasformati in vittorie (cosa assai realistica viste le partite) e quel modesto attuale tredicesimo posto sarebbe stato qualcosa di ben diverso. Lunedì con la Pro Vercelli, c’è una prova da portare a casa a tutti i costi. Viceversa potrebbe innescarsi un circolo vizioso pericoloso, anche perché la classifica, pur non drammatica, non è neppure rassicurante.

A Belluno ecco il primo terremoto stagionale. La sensazione è che quanto accaduto sia stato figlio delle decisioni estive. Si era pensato di cambiare Nicola Zanini dopo la promozione, non si aveva avuto il coraggio di farlo per una sorta di riconoscenza nei confronti del tecnico vicentino, poi sul campo si è capito che forse si voleva qualcosa di diverso. Si dice di uno scarso feeling con i due senatori Burrai e Mignanelli, ma probabilmente il tracollo di Vercelli è stato un segnale che in società stavano aspettando. Ora ecco Andrea Bonatti, non ci sono le firme, ma il tecnico avrà un’altra chance in un ambiente forse più adatto a lui di quanto non  fosse il marasma della Trieste di Giacomini. Poteva andare al Radomlje, allo Stabaek e all’Aek Atene B, ha rifiutato Foggia e Pro Vercelli e adesso è pronto a riprovarci. Con l’augurio che vada meglio rispetto alle ultime volte. L’ambiente sembra quello giusto per vedere il miglior Bonatti, la squadra può salvarsi senza grossi problemi e questo resta l’obiettivo stagionale

Pillole varie. Il Verona visto contro il Sassuolo è una squadra bella da vedere, che un Belghali sulla fascia destra che già è vicino a non far rimpiangere Tchatchoua, ha un Nelsson che cresce e un Montipò che resta un signor portiere. Deve migliorare in attacco, perché Giovane e Orban sono energia pura, ma di gol per adesso poco o niente. L’Udinese si dispera dopo un pomeriggio che ha visto la fiera delle occasioni fallite (terribili, ai limiti dell’inconcepibile, gli errori di Zaniolo e di Bayo). Il Cittadella continua a essere grigio, senz’anima, sbiadito, lontanissimo non solo dall’idea di calcio di Stefano Marchetti vista per anni, ma anche da quei concetti cari al nuovo tecnico Manuel Iori. La classifica è orribile, se si pensa che dopo otto giornate i punti di distacco dalla vetta sono sedici si capisce bene in che razza di vicolo cieco si siano ficcati i granata. Il Südtirol gioca una partita eroica con l’Empoli, finisce in dieci dopo cinque minuti, riesce addirittura ad andare in vantaggio, perde solo in pieno recupero, neppure con troppo merito. L’Arzignano sembra spento, dopo un inizio a razzo e involuto nei suoi giocatori chiave. La Virtus Verona è una squadra vera, battaglia su ogni campo, ferma avversari più forti e si prepara a bussare alla porta del Menti. Dopo l’anno scorso, Gigi Fresco da quelle parti è l’uomo nero, facile prevedere una bella corrida sul campo. Post scriptum per il Treviso: la squadra è una corazzata, gioca in campo con una cattiveria promettente, è pure aiutata da episodi favorevoli come quello col Brian Lignano. Sulla carta ha tutto per vincere il campionato. Sarà la volta buona?

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Vicenza, un acuto super a Cittadella. Triestina: l’oscuro mondo delle criptovalute e una penalizzazione spaventosa. Trento e gli infortuni: perché? Venezia e Padova, fra le pieghe di un weekend grigio. Udinese, che forza. Verona, la migliore di Zanetti https://www.trivenetogoal.it/2025/09/16/vicenza-un-acuto-super-a-cittadella-triestina-loscuro-mondo-delle-criptovalute-e-una-penalizzazione-spaventosa-trento-e-gli-infortuni-perche-venezia-e-padova-fra-le-pieghe-di-un-weekend-grigi/243501/ https://www.trivenetogoal.it/2025/09/16/vicenza-un-acuto-super-a-cittadella-triestina-loscuro-mondo-delle-criptovalute-e-una-penalizzazione-spaventosa-trento-e-gli-infortuni-perche-venezia-e-padova-fra-le-pieghe-di-un-weekend-grigi/243501/#respond Tue, 16 Sep 2025 21:40:51 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=243501 Il weekend calcistico del Triveneto si è chiuso con Cittadella-Vicenza, che ha dato un verdetto netto e tutt’altro che banale. Il segnale arriva forte e chiaro: il Lane vince e vola al primo posto a braccetto col Lecco, i granata affondano ancora e sono già in ritardo di sei punti dalla vetta, un gap pesante […]

The post Vicenza, un acuto super a Cittadella. Triestina: l’oscuro mondo delle criptovalute e una penalizzazione spaventosa. Trento e gli infortuni: perché? Venezia e Padova, fra le pieghe di un weekend grigio. Udinese, che forza. Verona, la migliore di Zanetti first appeared on Triveneto Goal.]]>
Il weekend calcistico del Triveneto si è chiuso con Cittadella-Vicenza, che ha dato un verdetto netto e tutt’altro che banale. Il segnale arriva forte e chiaro: il Lane vince e vola al primo posto a braccetto col Lecco, i granata affondano ancora e sono già in ritardo di sei punti dalla vetta, un gap pesante dopo appena quattro giornate di campionato. Ero al Tombolato e ho visto questa partita: buona partenza del Cittadella nei primi venti minuti ma senza occasioni da gol, Vicenza troppo lento a centrocampo e senza un uomo in grado di far cambiare passo alla squadra, quello che avrebbe dovuto essere il Careccia della situazione. Ripresa tutta biancorossa, con un’occasionissima per Pellizzari e la differenza tutta nei cambi. Gallo li indovina tutti, Iori non trae beneficio da nessuno dei subentrati. Rada ha cambiato la partita, più ancora di Rauti (gol molto bello) e di Capello (ottimo assist). Le caratteristiche dell’ex Trento non le ha nessuno dei presunti titolari e la differenza dal suo ingresso sulla scena si è vista tutta. Personalmente mi auguro trovi spazio, perché è un giocatore che mi piace molto e che penso possa essere nel posto giusto al momento giusto. Dall’altra parte Diaw è un fantasma, l’ombra del bell’attaccante visto all’opera fino a qualche anno fa ma non è certo una sorpresa, Desogus non si capisce perché sia stato preso e come si faccia a riproporlo ancora dopo non aver inciso neppure una volta dal suo arrivo in granata. La differenza, alla fine, è tutta qui e si aggiunga a tutto questo il fatto che Gagno non ha fatto una parata e l’unico voto coerente con quanto visto per il portiere biancorosso è senza voto. Come ho avuto modo di scrivere in un altro editoriale, al Vicenza sarebbe bastato poco di più sul mercato per essere davvero la squadra da battere, mentre così è forte, ma non così tanto rispetto alla concorrenza ad esempio del Brescia. La promozione se la dovrà sudare fino in fondo, ma vincere al Tombolato è un acuto super. Il Cittadella per ora non ha assimilato quasi per nulla il calcio di Iori, lontano da quello visto negli ultimi anni e le scorie della retrocessione sono ancora tutte lì. La chiave è sempre Stefano Marchetti: siccome il Cittadella esiste a questi livelli grazie soprattutto a lui, è lui  a dover trovare gli stimoli dentro di sé per fare la differenza come ha sempre fatto e per far rialzare la squadra. Poi, a fine stagione si tireranno le somme e si faranno altri ragionamenti su futuro e prospettive a tutti i livelli.

 

Riavvolgendo il nastro del weekend, le scosse telluriche di Trieste fanno tremare tutto, non solo i polsi. Non fai neppure in tempo a cercare di capire se la svolta societaria abbia basi solide, che arrivano in poche ore le seguenti novità: 1) la Triestina sta perdendo a Lumezzane dopo un primo tempo orribile, si rialza, pareggia e vince. Quel -2 era una speranza sul futuro, qualcosa a cui aggrapparsi ben sapendo che la mazzata vera sulla classifica doveva ancora arrivare, ma nessuno immaginava di una portata eguale a quella che si sarebbe materializzata di lì a poco; 2) un versamento di 1,75 milioni che porta a oltre 11,5 i milioni immessi da giugno da chi ha stanziato risorse poderose in Lbk Capital, il fondo che detiene la proprietà del club alabardato; 3) tredici (TREDICI) punti di penalizzazione (ne erano attesi 7-8, forse 10 nella peggiore delle ipotesi), una sorta di pietra tombale sulla stagione alabardata. Oggi la classifica dice -15 dopo i 5 punti conquistati sul campo. Come si fa a fare calcio in questa maniera? Che senso ha avuto in una situazione del genere l’ingresso sulla scena di House of Doge e delle criptovalute? Parliamo di un mondo oscuro, ho letto e riletto vari articoli, italiani e internazionali e ammetto di faticare a comprendere il senso di questa operazione. Altra domanda. Perché questi capitali nel calcio e proprio adesso in una situazione oggettivamente disperata? La retrocessione in D è praticamente certa e solo un’impresa da Guinness dei Primati potrebbe evitare il peggio. Capire e cercare di spiegare a chi legge cosa stia accadendo e cosa accadrà stavolta mi è pressoché impossibile. Certo è che, rispetto al fallimento pressoché certo di un paio di mesi fa, oggi la situazione è oggettivamente migliorata. Per lo meno la Triestina esiste e compete, avrà un nuovo presidente istriano (il nome di battesimo è Tom, il cognome non lo so),  potrebbe (condizionale d’obbligo) avere un futuro anziché sparire dal calcio, tanto che Alex Menta, che ha tantissimo da farsi perdonare, sarebbe il regista di questa operazione ai confini della realtà che ha portato all’uscita di scena del peggior presidente della storia della Triestina (Ben Rosenzweig) e presto, pare, anche di Sebastiano Stella. Se davvero è stato Menta a portare questi nuovi fondi, quantomeno ha evitato il crac dell’Alabarda. E questo gli andrebbe al di là di tutto riconosciuto. Magra consolazione? In un quadro simile lo è e molte cose dovranno essere fatte da chi comanda e da chi dirige adesso per riconquistare la fiducia dei tifosi, oggi comprensibilmente vicina allo zero. Che futuro per la Triestina? Si vedrà, anche se da quanto ho raccolto sembrerebbe (anche qui uso il condizionale) che le spalle di House od Doge siano larghe e che, dopo un anno di passione, potrebbe iniziare la risalita. Ma non me la sento in tutta sincerità di mettere la mano sul fuoco per nessuno, visti i precedenti e questo -20 da record con cui viaggia la stagione della Triestina è una zavorra tremenda.

 

Il Trento viaggia a marce basse e non ha ancora messo né la quarta né la quinta. Con l’Albinoleffe ha regalato un tempo, poi si è messo l’elmetto e ha regalato 45 minuti di livello altissimo, in cui avrebbe anche potuto vincere. Detto molto schiettamente, con i pareggi non si va troppo lontano e questo lo sa bene anche Luca Tabbiani. Forse sarebbe servito un ritorno sul mercato per sopperire all’infortunio di Cruz, ma la società ha deciso che le forze in gioco sono sufficienti almeno fino a gennaio. Non ci voleva, l’infortunio dell’argentino, in questo inizio travagliato. E si ripropone il tema dei troppi ko dei giocatori gialloblù che era già emerso lo scorso anno. Se qualcuno ha una spiegazione o ha capito il perché di tutti questi infortuni, sarebbe bello lo esponesse perché tracciando una linea continua dall’anno scorso a oggi emerge un quadro tutt’altro che rassicurante. Una postilla: complimenti a Dalmonte perché si è presentato con l’atteggiamento giusto e in condizioni smaglianti, determinato a cancellare l’ultima stagione di Salerno, che non era certo da ricordare. La Dolomiti Bellunesi è sempre a caccia della prima vittoria fra i professionisti e, a proposito di infortunio, quello di Toci è molto pesante, perché di fatto era il miglior rosanero a disposizione di Zanini, era entrato subito nel sistema di gioco e nel gruppo e viaggiava a mille. Peccato. Frena l’Arzignano, dopo una bella partenza, mentre la Virtus Verona parte sempre piano, ma a un certo punto improvvisamente sgasa. Lo ha fatto a Vercelli, vediamo se proseguirà su questa strada.

 

Il weekend si era aperto con la Serie B e con Venezia e Padova  che di certo non possono fare i salti di gioia per i propri risultati. Il Venezia butta letteralmente al vento una vittoria in cassaforte con un finale di partita scriteriato a Pescara. Era avanti 2-0, aveva la partita in pugno, ha sfiorato il terzo gol, ma poi incredibilmente ancora una volta si è allungato e ha perso le distanze fra i reparti. Era accaduto alla prima col Bari e Stankovic lo aveva salvato, era successo anche a Castellammare (e qui poteva esserci l’attenuante dell’inferiorità numerica, ancora Stankovic lo aveva salvato), è riaccaduto all’Adriatico. Tre indizi fanno una prova e sarà il caso di cambiare rotta in fretta, se si vuole puntare alla promozione diretta. Anche perché l’impressione è che sia rimasto qualche strascico dalla campagna acquisti estiva a causa del mancato arrivo di Felici fra Filippo Antonelli e la proprietà. Il ds ha annullato la tradizionale conferenza di fine mercato, un segnale non bello spiegabile con la mancata volontà della proprietà di investire per la squadra e per l’immediato ritorno in Serie A. Oggi la situazione finanziaria è decisamente migliorata, il club è fuori pericolo e ha una situazione debitoria sotto controllo, il saldo entrate e uscite è stato -800mila, una cifra che sarebbe potuta salire con un po’ di buona volontà. Perché come Vicenza, Verona e Padova, dispiace che ci si fermi proprio sul più bello. Ognuno ha la sua croce: Baldanzi per il Verona, Felici per il Venezia, Zuccon per il Padova, Careccia per il Vicenza. A volte uno sforzo (piccolo) in più verrebbe ripagato poi sul campo e invece si sceglie di rischiare. Venezia: la proprietà a mio avviso non capisce questo concetto, quanto sarebbe importante tornare in Serie A e rimanerci per fare davvero business. L’anno scorso sarebbe bastato poco, quest’anno pure. Oggi qualche dubbio emerge, se davvero il Venezia valga la promozione diretta. L’attenuante da concedere è che spesso le squadre di Stroppa non partono  bene e poi decollano più avanti, giusto concedere altro tempo e considerare che, dopotutto, cinque punti non sono un bottino da disprezzare.

 

Qui Padova. Inutile negarlo, la situazione è tutt’altro che rosea. In quattro impegni ufficiali la squadra è riuscita a segnare appena una rete, peraltro ininfluente. A centrocampo mancano centimetri (l’acquisto di Zuccon, poi sfumato, andava proprio in questa direzione), davanti si fatica tremendamente a concretizzare e i nuovi, fino a questo momento, non stanno dando quello che ci si poteva attendere. Baselli paga la lunga inattività e si è fermato di nuovo, Pastina è partito male, è ai box pure lui e fatica a entrare in condizione, Ghiglione è stato subito accantonato, Lasagna e Jonathan Silva hanno bisogno di tempo per recuperare smalto. Non è un caso che i migliori siano i rappresentanti della vecchia guardia, Capelli e Varas su tutti, mentre si attende fine ottobre per il rientro di Gomez, fondamentale per far compiere un salto di qualità alla squadra. In questo quadro c’è un direttore sportivo che non parla da mesi e che dovrebbe spiegare perché non sono stati reinvestiti i proventi delle plusvalenze, oppure perché c’è un posto libero in lista non occupato, oppure ancora perché c’è una riserva di denaro non utilizzata sul mercato ancora a disposizione. Domenica c’è la Virtus Entella all’Euganeo, una partita da non fallire, mentre dietro le quinte avanza Marcelo Figoli. Come già scritto, l’imprenditore argentino ha raggiunto un’intesa di massima con Joseph Oughourlian, il quale si è riservato l’ultima parola dopo il termine della due diligence. Solo che se anche stavolta il patron sceglierà di non vendere come accaduto con Primera Capital dopo essere andato a un passo dalla chiusura, dovrà pagare una penale presente nel preliminare di vendita firmato quasi un mese fa. Vedremo come finirà e, visti i precedenti, è impossibile nutrire certezze granitiche in merito.

 

Chiusura finale con Verona, Udinese e Südtirol. L’Hellas contro la Cremonese ha giocato a mio avviso la miglior partita della gestione Zanetti, da quando il tecnico vicentino si è seduto in panchina. Avrebbe meritato di vincere 3-0, è stata fermata solo da un super Audero e ha mostrato spunti e trame decisamente interessanti con Giovane e Orban che davanti promettono davvero bene. Pollice alto anche per l’Udinese che, come l’anno scorso, è partita a razzo. Bravo ha sfruttato al meglio l’infortunio di Bayo e ha scalato gerarchie nell’attacco bianconero, il resto a Pisa ha messo in vetrina una squadra intelligente e sorniona, che ha fatto il pieno: sei punti in due trasferte fra Inter e Pisa, quando vede nerazzurro Runjaic diventa un cecchino. Il Südtirol non mi è affatto dispiaciuto col Palermo, ma alla fine la differenza la fa chi segna e ancora una volta Joel Pohjanpalo ha dimostrato che in Serie B è un cavallo di razza da custodire gelosamente nella scuderia di famiglia

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Mercato finito, la pensiamo così: i nostri voti https://www.trivenetogoal.it/2025/09/03/mercato-finito-la-pensiamo-cosi-i-nostri-voti/242672/ https://www.trivenetogoal.it/2025/09/03/mercato-finito-la-pensiamo-cosi-i-nostri-voti/242672/#respond Wed, 03 Sep 2025 11:00:42 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=242672 E’ terminato il calciomercato estivo ed è tempo dei primi bilanci per le squadre trivenete. Nella settimana che porta alla prima pausa Nazionali, qualche considerazione può essere fatta su ognuna delle realtà che quotidianamente seguiamo L’Udinese (voto 5,5) ha fatto il solito mercato di scommesse a costi contenuti, lasciando partire protagonisti assoluti come Bijol, Thauvin […]

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E’ terminato il calciomercato estivo ed è tempo dei primi bilanci per le squadre trivenete. Nella settimana che porta alla prima pausa Nazionali, qualche considerazione può essere fatta su ognuna delle realtà che quotidianamente seguiamo

L’Udinese (voto 5,5) ha fatto il solito mercato di scommesse a costi contenuti, lasciando partire protagonisti assoluti come Bijol, Thauvin e Lucca, ma puntando su qualche giocatore che potrebbe esplodere (leggi Bertola, che in Serie B lo scorso anno ha fatto un figurone) e su altri chiamati al primo esame in Serie A come Buksa e Bayo. Zaniolo ha fallito tante occasioni ed è un’incognita e Zanoli è un buon esterno. Più in generale, il blitz di San Siro è la conferma che il vero cavallo di razza alberghi in panchina, visto che Kosta Runjaic è il miglior allenatore preso dai bianconeri da diversi anni a questa parte. Ha pragmatismo, capacità di leggere le partite in corsa, gestione del gruppo, rispetto dello spogliatoio. Averlo trattenuto è la miglior garanzia.

Il Verona (voto 6) vive sugli estri di Sean Sogliano, che ancora una volta con un budget contenuto ha portato a casa giocatori molto interessanti. Davanti mi convincono sia Giovane che Orban, che se ingrana può essere una delle sorprese del prossimo campionato. In mezzo Al Musrati porta centimetri e fisicità, dietro mi convince Nelsson e non mi convince Ebosse. Ma non si può fare sempre le nozze coi fichi secchi, finora Presidio Investors ha deluso e quest’anno ci vorrà un’impresa ancora più grande dello scorso anno per centrare la salvezza. 

Il Venezia (voto 7) ha compiuto un mercato molto buono, sporcato in minima parte solo nel finale dal mancato arrivo di Felici, che avrebbe davvero completato la squadra quanto a caratteristiche tecniche. Se ne sono andati protagonisti assoluti come Idzes, Candé, Oristanio e Nicolussi Caviglia, ma sono stati sostituiti adeguatamente tutti, eccetto appunto Oristanio, visto che non è stato preso un giocatore che potesse fare il vice Yeboah. Possono essere adattati altri giocatori (Busio o Kike Perez), ma non è proprio la stessa cosa. Per il resto da applausi i colpi Adorante, Franjic e Hainaut, buono l’innesto di Korac, molto bene aver trattenuto Kike Perez, Yeboah, Doumbia e Stankovic. Le potenzialità per giocarsi la promozione diretta (non per dominare) ci sono tutte

Il Padova (voto 6) Con un budget basso non si possono fare miracoli. Mirabelli ha condotto una sessione estiva all’insegna delle ristrettezze e delle scommesse. Se funziona quella sul Papu Gomez può arrivare la salvezza, per il resto ci sono dubbi in ogni reparto, ma anche qualche bella intuizione (Di Maggio e Harder sono due ottimi giovani, Sgarbi è un buon difensore di categoria, Lasagna pur non essendo più il Lasagna di qualche anno fa può funzionare). 

Il Vicenza (voto 6,5) dà la sensazione di una mezza incompiuta. Ottimi gli innesti offensivi di Stuckler e il ritorno di Rauti, in mezzo forse manca un po’ di velocità, quella che avrebbe dato Careccia. Ottimi Tribuzzi e Caferri, bene Vitale e buono anche Rada che tornerà utile. Può pesare l’assenza di un vice Costa e dietro l’organico è molto corto (sarebbe servito un difensore in più). La squadra è forte e se la giocherà per il primato, ma sulla carta non stacca né il Cittadella né il Brescia

Il Cittadella (voto 6,5) ha chiuso in crescendo un mercato più che discreto. Dubbi solo sulle corsie esterne dietro, mentre in mezzo Barberis se ingrana può fare la differenza, Castelli per la categoria è un ottimo attaccante e Anastasia e Gaddini hanno la verve giusta per essere due valori aggiunti. Da verificare con quale spirito sia rimasto Amatucci, mentre non abbiamo proprio capito l’acquisto di Bunino e le condizioni di Diaw sono sempre un mistero

La Triestina (voto ng) non è giudicabile, almeno al momento, lo sarà  probabilmente fra qualche giorno. In due giorni più gli svincolati è impossibile fare miracoli. Faggioli è comunque è buon attaccante e se ne arriva un altro la rosa è comunque discreta. Inevitabile la partenza di Correia, mentre si è riusciti a trattenere D’Urso e Moretti. Da verificare come sta Crnigoj (se arriverà e se sta bene in C è ovviamente un top). A pesare sono ovviamente le incertezze societarie

Il Trento (voto 7) ha condotto una campagna acquisti molto intelligente, riducendo al minimo le partenze e inserendo calciatori funzionali al modulo di Tabbiani. Davanti dipenderà da Cruz più ancora che da Pellegrini, Ebone è un buon prospetto ma è reduce da un grave infortunio e deve farsi le ossa, molto bene Dalmonte, Capone e Fossati, oltre alla conferma di Aucelli e all’arrivo di Miranda. Magari non sarà al livello delle prime tre, ma può comunque provare a dare l’assalto al quarto posto

La Dolomiti Bellunesi (voto 7) ha messo a segna una serie di operazioni decisamente di alto livello. Burrai su tutte, ma anche Toci ha tutte le carte in regola per essere un crac, mentre a sinistra Mignanelli è una certezza e dietro Milesi e Mondonico lasciano dormire sonni tranquilli. Anche in porta le qualità ci sono

L’Arzignano (voto 6,5) ha un’idea precisa di calcio e la porta avanti con grande coerenza. Manfrin è un buon portiere, Chiarello ha ancora qualche cartuccia da sparare, davanti Minesso e Mattioli dovrebbero garantire un buon numero di gol e Damiani regala gamba e inserimenti a centrocampo

La Virtus Verona (voto 6) ha investito su diversi giovani dalla D, inserendoli in un contesto già strutturato. Mancini può trovare il contesto ideale per esplodere, da seguire Muhameti e Bassi, che hanno le carte in regola per ben figurare

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Lo slalom di Stroppa fra le follie del mercato aperto a campionato iniziato, il mercato al risparmio del Padova, il Vicenza, Rosso e quel ricordo di Bassano, il Trento a mille all’ora e la Triestina verso il d-day https://www.trivenetogoal.it/2025/08/26/lo-slalom-di-stroppa-fra-le-follie-del-mercato-aperto-a-campionato-iniziato-il-mercato-al-risparmio-del-padova-il-vicenza-rosso-e-quel-ricordo-di-bassano-il-trento-a-mille-allora-e-la-triestina/241860/ https://www.trivenetogoal.it/2025/08/26/lo-slalom-di-stroppa-fra-le-follie-del-mercato-aperto-a-campionato-iniziato-il-mercato-al-risparmio-del-padova-il-vicenza-rosso-e-quel-ricordo-di-bassano-il-trento-a-mille-allora-e-la-triestina/241860/#respond Mon, 25 Aug 2025 22:41:55 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=241860 Lo scrivo un’altra volta, a costo di essere ridondante. Il calciomercato aperto a campionati iniziati è una follia e bene fanno gli allenatori a sottolinearlo con sempre maggiore forza, sia mai che qualcuno si faccia un esame di coscienza e torni indietro al 2018, quando si chiusero le trattative a Ferragosto, in coincidenza con l’inizio […]

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Lo scrivo un’altra volta, a costo di essere ridondante. Il calciomercato aperto a campionati iniziati è una follia e bene fanno gli allenatori a sottolinearlo con sempre maggiore forza, sia mai che qualcuno si faccia un esame di coscienza e torni indietro al 2018, quando si chiusero le trattative a Ferragosto, in coincidenza con l’inizio dei campionati. Perché poi finisce, come ha sottolineato Vincenzo Italiano, che i giocatori giocano con la cornetta in mano, hanno i consueti dolorini, puntano i piedi, fanno i capricci, non se la sentono di scendere in campo nonostante contratti firmati. Prendiamo due casi a Venezia: Hans Nicolussi Caviglia e Gaetano Oristanio. Entrambi hanno chiesto di andarsene, entrambi non scendono in campo perché temono di farsi male e che un eventuale infortunio pregiudichi il loro trasferimento in A. Ma siccome i contratti si firmano in due, o si trova la soluzione che vada bene a tutte le parti, oppure i giocatori si rassegnino. Fa bene il Venezia a chiedere 10 milioni per Nicolussi Caviglia? Certo che fa bene, ne rifiutò dieci a gennaio dal Milan e non si capisce perché, dopo un girone di ritorno eccellente, il valore debba essere diminuito. Se il Venezia ha la forza economica di tenerli, tenga duro fino alla fine e non vorremmo essere nei panni di Stroppa che deve pure pensare a quanto far giocare Kike Perez, che il club non vuole cedere e per il quale all’ora attuale non è ancora arrivata una proposta ufficiale dal Verona o da chissà quale altro club. Bravo Stroppa a tenere la barra dritta, perché battere il Bari non era uno scherzo e farlo dopo aver creato venti occasioni da gol, segnando solo due volte e rischiando di subire il pari a squadre allungate nel finale è una realtà con cui fare i conti. Il Venezia deve tener duro qualche altro giorno, ma se arrivasse Bohinen al posto di Nicolussi sarebbe comunque una buona operazione e davanti chissà come il ds Antonelli deciderà di sostituire Oristanio, se con Lambourde o con qualcun altro. Sperando che nel frattempo Andrea Adorante cambi marcia. E’ un attaccante fortissimo, ma tutti oggi lo aspettano al varco e sono pronti a montargli una guardia serrata. Non è più una sorpresa, i difensori lo conoscono e il giocatore deve ancora adattarsi alla nuova realtà. Gli va dato tempo ed è giusto dargliene, perché la stoffa c’è. Intanto il Venezia si gode un’ottima partenza, con l’intenzione di mantenere i galloni di favorita.

Il Padova ha cominciato perdendo a Empoli, una sconfitta che si poteva anche mettere in preventivo visto il valore avversario, anche se miglior momento per affrontare i toscani senza Haas e Pellegri e con una squadra nuova per 9/11 rispetto alla passata stagione non poteva esserci. Ottimo primo tempo, quello dei biancoscudati, schierati da Matteo Andreoletti con la miglior formazione possibile oggi. Ossia con tanti nuovi in panchina, con tanti reduci dallo scorso anno in campo: ben 7/11, con Villa, Baselli, Barreca e Di Maggio fra i nuovi. Risultato: negativo dopo i primi 45 minuti per due gol subiti su palla inattiva, poi nella ripresa il Padova è sparito, palesando un ritardo di condizione da gestire in modo intelligente. Certo, il budget risicato messo a disposizione di Oughourlian non aiuta e l’arrivo di un altro svincolato (Ferrari o Caldirola che sia) creerà un’altra situazione come tante altre: un giocatore senza preparazione, che andrà aspettato per alcune settimane, sperando che si rimetta presto a livello dei compagni. Con queste risorse oggi non si può chiedere di più, alcuni nomi convincono molto (Harder, Di Maggio), altri meno, altri ancora andranno aspettati. Eppure la salvezza, nonostante tutto, potrebbe arrivare. Dietro le quinte prosegue la trattativa per la cessione del club c0n Marcelo Figoli. A ben guardare, non un profilo così lontano da Oughourlian, con cui infatti sembra essere scoccata la scintilla ben più che con Tevarotto e Primera Capital. Se poi questo basterà per arrivare a dama, lo scopriremo più avanti, probabilmente non prima di ottobre. Nel frattempo Andreoletti punta già Carrara, una trasferta oggi, se possibile, forse egualmente complicata rispetto a Empoli. 

Ottimo il Südtirol visto a Catanzaro. Avrebbe meritato i tre punti, ne porta a casa uno perché dall’altra parte c’era un fenomeno di nome Iemmello. Uno che ti vince o pareggia le partite da solo ed è successo ancora. Per il resto la squadra è molto simile rispetto allo scorso anno, ha aggiunto Coulibaly, un ottimo centrocampista, mentre mi convince decisamente meno Pecorino. Negli ultimi giorni arriveranno probabilmente un centrocampista e un attaccante e vedremo se ci sarà qualche uscita a sorpresa.

In Serie C è partito a razzo il Vicenza, nonostante le voci che continuano a rimbalzare su un Renzo Rosso pronto a cedere il club se arriverà una proposta giudicata all’altezza delle ambizioni della piazza. Per Rosso mi viene in mente un ricordo piuttosto nitido del passato: a Bassano a un certo punto Mister Diesel si era stancato e voleva mollare tutto. Fu il dg Werner Seeber che lo convinse a rimanere in sella, riuscendo a strappargli la promessa che avrebbe mantenuto in vita il club con un budget ultraridotto. Ora, quell’anno alla fine il Bassano vinse il campionato e fu promosso, i tifosi del Vicenza sperano che nel 2025, proprio quello del budget ridotto del 30%, il ds Giorgio Zamuner riesca a ripetere l’impresa di Padova. La squadra secondo me è molto buona, perché Zamuner sa lavorare e il 5-0 al Lumezzane è solo la prima conferma. Va completata, di sicuro con un vice Costa e poi magari con un difensore o un centrocampista se andranno via Cester, Fantoni e vedremo cosa succederà a Cavion. Grandi applausi anche al Trento. Dopo un primo tempo in cui ha dato l’impressione di giocare frenato, nella ripresa ha mollato gli ormeggi, conquistando una vittoria sontuosa. 2-0 a Gorgonzola, applausi e abbracci per 45 minuti perfetti, in cui si è visto cosa possono dare Dalmonte e Capone, in attesa che uno dei tre centravanti in rosa sbocci definitivamente. Quando starà bene Miranda, poi, ho il fortissimo sospetto che una maglia da titolare sarà sua. Bene Triacca, buona nel complesso la prestazione di tutta la squadra, gli unici sottotono Pellegrini e Giannotti, ma siamo appena alla prima giornata e c’è tempo per risalire la corrente anche per chi oggi non brilla. 

A Trieste si vive una situazione surreale. Oggi la questione degli 80mila euro per il terreno di gioco del Rocco è stata risolta, c’è chi dice con un accordo di rateizzazione, chi invece con un pagamento completo. Mercoledì sarà il giorno del giudizio. Se verrà sbloccato l’indice di liquidità con una robusta iniezione di denaro, Alex Menta potrà operare sul mercato per alcuni giorni e cercare di salvare il salvabile. Altrimenti saranno dolori. Oggi, così come stanno le cose, l’unica soluzione possibile in attesa di tempi migliori, è che la guerra Menta – Rosenzweig venga vinta dal primo, l’unico ad avere le carte in mano per estromettere il presidente e rimediare ai danni da lui stesso creati. Rosenzweig, in tutta evidenza, non ha la forza di andare avanti e, in un clima tremendo con i tifosi schierati contro la dirigenza al completo, con la squadra senza il marchio e con uno stadio che rischia di essere vuoto, una soluzione ideale non c’è proprio. Stare un anno senza calcio è un’oscenità, andare avanti così pure. La speranza è che si trovi una via d’uscita temporanea in attesa di tempi migliori, quantomeno per non far sparire il calcio da Trieste. Una piazza maledetta, vittima di gestioni folli e reduce da anni di forche caudine. Vien da pensare a cosa sarebbe potuto accadere se nel 2019 quella finale col Pisa fosse stata vinta, ma il calcio è fatto di sliding doors e a volte la storia di un club vira verso il brutto per una singola partita. Crudele, spietato, ineludibile forse. O forse no.

La Virtus Verona ha fatto capire al Cittadella cosa sia la C, cosa significhi giocare in un campetto (con tutto il rispetto) come il Gavagnin e affrontare un gruppo di guerrieri col coltello fra i denti. Il Cittadella credeva di avere la partita in pugno, ha segnato proprio quando i rossoblù avevano riguadagnato la parità numerica, poi è arreso in 12 minuti di recupero dettati dal Var a chiamata (ottima invenzione, perfettibile, ma sicuramente più che utili per ridurre gli errori marchiani visti negli ultimi anni in terza serie) a una rete di Fabbro. Vincere sarebbe stata un’iniezione di fiducia formidabile, pareggiare è tutta un’altra cosa. Sabato sera da sogno per l’Arzignano, capace nientemeno che di espugnare il Rigamonti e di far capire al nuovo Brescia cosa lo attenda. E’ bastata una sconfitta per scatenare gli oppositori al trasferimento del titolo sportivo della Feralpisalò nel capoluogo della provincia. Con quella domanda che rimbalza: ne sarà valsa, ne varrà la pena? Ai posteri l’ardua sentenza. Gloria anche per la Dolomiti Bellunesi, ottima e coriacea a Zanica, tanto da sfiorare il successo pieno e da portare a casa un buon pari da casa Albinoleffe. Se adesso gli ultimi giorni porteranno un attaccante, un difensore e magari un quinto a destra, Zanini si potrà divertire.

Chiusura di sipario a Udine per il primo weekend della stagione con il derby triveneto Udinese-Verona. E’ finita pari e dopotutto rispecchia quanto si è visto in campo. Primo tempo soporifero, secondo sbloccato da una palla inattiva con Kristensen a colpire, poi altra palla inattiva e stavolta a fare centro è stato Serdar su assist. Oggi Runjaic e Zanetti hanno due squadre incomplete, all’Hellas servirebbero addirittura cinque calciatori per alzare il livello della squadra, ma anche i bianconeri non scherzano, perché per stare tranquilli servono rinforzi in tutti i reparti. Basteranno Buksa e, forse, Cheddira, oltre a due puntelli, uno per ogni altro reparto per mettersi al riparo da sorprese?

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Padova, avanza Figoli fra capriole e giravolte. Vicenza, un inizio boom. Trento, le ali volano. Venezia, un messaggio alla proprietà. Triestina, la resa dei conti e le mosse della Figc. Dolomiti, che colpo Burrai! https://www.trivenetogoal.it/2025/08/12/padova-avanza-figoli-fra-capriole-e-giravolte-vicenza-un-inizio-boom-trento-le-ali-volano-venezia-un-messaggio-alla-proprieta-triestina-la-resa-dei-conti-e-le-mosse-della-figc-dolomiti-che/240745/ Mon, 11 Aug 2025 22:51:57 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=240745 Dunque, dopo mesi di trattative e di voci stamattina, urlata ai quattro venti, udite udite, ci è stata raccontata una clamorosa novità: il Padova sarebbe in vendita e ci sarebbe una trattativa avanzata con Marcelo Figoli. Caspita che novità! Lo diciamo e lo raccontiamo da mesi e gli stessi che via etere ci sbeffeggiavano dicendo […]

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Dunque, dopo mesi di trattative e di voci stamattina, urlata ai quattro venti, udite udite, ci è stata raccontata una clamorosa novità: il Padova sarebbe in vendita e ci sarebbe una trattativa avanzata con Marcelo Figoli. Caspita che novità! Lo diciamo e lo raccontiamo da mesi e gli stessi che via etere ci sbeffeggiavano dicendo che raccontavamo “balle destabilizzanti per motivi politici (sic!)” oggi compiono una giravolta epocale. Hanno scritto testuale, dopo aver negato con tanto di editoriali e di attacchi andati avanti per mesi, in prima pagina che “Il Padova è in vendita”

Meglio tardi che mai, verrebbe da aggiungere. Il 18 luglio il Corriere del Veneto scriveva testuale: “Cessione Padova, no a Primera Capital. Rimane lo spiraglio per Figoli”. E dentro: “Se da un lato da mercoledi sera è stata scritta la parola fine sulla trattativa per la cessione del Calcio Padova al fondo americano Primera Capital, dall’altra non si può ancora escludere che, magari nei prossimi mesi, decolli la trattativa con l’imprenditore argentino Marcelo Figoli, a sua volta interessato ad acquisire la maggioranza di viale Rocco”. Per poi ribadire il 27 luglio: “Recentemente, dopo una trattativa durata mesi, il patron aveva respinto la proposta del fondo americano di Oakland Primera Capital, rappresentato dal padovano Sebastiano Tevarotto (offerta di 11 milioni, debiti compresi, contro una richiesta di 14), mentre proseguono i contatti anche con l’imprenditore argentino Marcelo Figoli”. Ci scuseranno i lettori se dobbiamo continuamente mettere i puntini sulle “i”, ma abbiamo deciso di rispondere ogni qualvolta verremo attaccati perché siamo stanchi di fare da punch ball alle frustrazioni altrui. Oggi addirittura ci si spinge a dire che se Oughourlian venderà la colpa sarà anche di quella stampa che non gli ha steso tappetini rossi, accogliendo le versioni di comodo fatte circolare per mesi! Sbalorditivo, poi, che si scriva testuale: “Va ricordato che di recente era circolata la voce dell’interesse di un fondo americano, Primera Capital. Oughourlian, però, non ha mai incontrato alcun rappresentante di quel fondo e non ha considerato la pista come percorribile, riducendo la questione a poco più di un rumor, cavalcato anche più del dovuto, ma privo di sostanza”. Come, come? Dobbiamo forse ricordare che lo stesso quotidiano scriveva il 5 giugno che “Il fondo americano Primera Capital ha fatto una offerta di acquisto del calcio Padova. La società biancoscudata, oggi in mano all’azionista di maggioranza franco armeno Joseph Oughourlian, ha avuto un primo incontro interlocutorio con un manager italiano del fondo americano”. Per poi aggiungere: “Con la conquista della promozione in serie B, il Padova ha ricevuto qualche interessamento esterno, ma il più concreto è quello del fondo Primera Capital, sede a San Francisco, gestito dai manager Ori Sasson e Dhiraj Shah. La proposta d’acquisto si aggira sui tre milioni, cifra alla quale vanno aggiunti i debiti societari, in particolare la passività Covid”.

Al signore che ci regala certe perle giornalistiche cercando di denigrare il lavoro altrui violando qualsiasi deontologia professionale suggeriamo di rivisitare quanto scritto da lui stesso su quelle colonne. Le stesse che titolarono pochi giorni dopo “Il Padova americano”, parlando della trattativa avanzata poi sfumata con Primera Capital e Sebastiano Tevarotto. Questo per dire che carta canta, che noi abbiamo una memoria di ferro e ci siamo permessi questo memorandum perché siamo stanchi di essere attaccati dagli specialisti in capriole. In molti vorrebbero tapparci la bocca od oscurare queste colonne. Ad esempio questa sera vi diciamo che sì, la trattativa con Figoli ha la possibilità di andare a buon fine, indicativamente fra fine settembre e i primi di ottobre, ma che oggi non c’è alcuna certezza che il Padova verrà ceduto all’imprenditore argentino che ha incontrato due volte Oughourlian, una a Madrid e l’altra a Londra. Questo perché non è ancora stata svolta la due diligence (cosa che Primera aveva svolto) e ci vorranno settimane per completare questo lavoro, oltre che per quantificare l’offerta vera e propria. Vi aggiungiamo anche che più volte i collaboratori di Oughourlian hanno cercato negli ultimi mesi di agganciare Alessandro Banzato di Acciaierie Venete, dialogando sulla cessione di un 40% di quote a un gruppo di imprenditori capeggiato dal patron di Acciaierie Venete e che comprendeva, fra gli altri, anche Massimo Poliero. Insomma, alla faccia che il Padova non era in vendita…

Tornando al campo, la prima partita ufficiale di Coppa Italia che ha visto di fronte Padova e Vicenza ha premiato meritatamente i biancorossi, che sono sembrati più sul pezzo, più tarati atleticamente e più squadra. Una partita non significa molto, quanto più quando il calendario segna l’11 agosto, ma qualcosa ha raccontato. Ad esempio che il mercato fatto sinora dal Padova è pieno di scommesse, alcune affascinanti e altre rischiose e che può dare frutti ottimi come fallire. Insomma, se il budget è ridotto, bisogna cercare di fare necessità virtù. C’è però ancora tempo per aggiustare la rosa con un attaccante di categoria per alzare il livello. Il tutto mentre Gallo a Vicenza ha cominciato alla grande. Zamuner gli ha regalato acquisti coi fiocchi (Stuckler e Rauti sono due certezze), Caferri è molto più di una riserva e Vitale ha le potenzialità per fare la differenza. Sul mercato a parere di chi scrive mancano un vice Costa, un centrocampista se partirà Cester, un difensore se partirà Fantoni. La squadra è competitiva, con un altro piccolo sforzo diventerà quella da battere.

Anche il Cittadella non scherza. In queste prime amichevoli sta andando a mille, mostrando quello che possono dare i nuovi e avendo ripreso la retta via puntando su Iori dopo i disastri di Dal Canto che nulla c’entrava con la città murata e con i suoi delicati equilibri costruiti con pazienza per anni. Arriverà ancora qualcuno, c’è da risolvere il problema del portiere, qualcuno potrebbe partire soprattutto in mezzo e altri potrebbero arrivare. Aspettiamoci altre sorprese.

È stata la settimana del colpaccio Burrai a Belluno. La Dolomiti, che rappresenta il meglio di una provincia che punta in alto, che sta operando benissimo e che sta spendendo più di quanto ci si potesse aspettare. Burrai sarà il faro della squadra, Mazzocco e Clemenza gli gireranno attorno, Mignanelli a sinistra è una garanzia, ora manca un attaccante per alzare il livello della prima linea e forse un quinto a destra, ma portare Burrai ai piedi delle Dolomiti vale tanto, anzi tantissimo. E complimenti al ds Jacopo Giugliarelli per la perseveranza e per aver centrato il colpo dell’anno per la categoria nonostante l’età.

Anche il Trento brilla e fa sognare, batte un Südtirol in netto ritardo di condizione e si prende la scena a pochi giorni dal debutto ufficiale. Capone e Dalmonte, le due ali che volano, dimostrano di poter essere due potenziali crac, Fossati ha già preso in mano le chiavi del centrocampo e sembra l’uomo giusto al posto giusto. Al momento mancano i gol di Pellegrini più ancora di quelli di Ebone e manca un po’ di spinta sulle fasce dietro , ma Tabbiani sembra aver preso le misure a un gruppo con tanti volti nuovi a cui manca soltanto un difensore e un centrocampista se partirà Sangalli.

Torniamo al piano di sopra, a Venezia. Sono stati i giorni delle cessioni attese di Candé e di Idzes, due perdite importanti ma che erano inevitabili. Dovrebbe arrivare Venturi e ci sono sempre Sverko e Svoboda che in B hanno dimostrato di essere due certezze. Ma un monito lo mando alla proprietà: non rovini quanto fatto sinora da Antonelli tirandosi indietro proprio sul più bello. La squadra ha bisogno di altri 2-3 aggiustamenti e fermarsi adesso sarebbe follia. Riguadagnare la Serie A, dopo tutti gli investimenti fatti, è l’unico modo per raggiungere la stabilità economica e auto sostenersi. Prima lo si capisce e meglio è, soprattutto adesso che a fine mercato mancano meno di 20 giorni

Mentre a Udine spirano venti tempestosi con la tifoseria sul piede di guerra e a Verona si fa i conti con una proprietà che non pare aver fatto compiere un salto di qualità rispetto all’epoca Setti, resta il capitolo più amaro, quello della Triestina. Si è superata all’ultimo istante la scadenza del 1 agosto, è andato in scena un raduno surreale, nessuno sa quello che succederà fra un mese, figuriamoci fra un anno. In società è in atto una resa dei conti. Alex Menta ha in mano le firme di investitori che estrometterebbero Ben Rosenzweig e la macchina potrebbe ripartire, ma il presidente si è messo di traverso perché vuole una buonuscita che nessuno gli può e gli vuole dare. Un’autentica follia. Tutto questo, indovinate a spese di chi? Sempre dell’Alabarda e dei poveri tifosi, costretti a subire le forche caudine con una squadra che non può fare mercato in entrata, che non può più usare il marchio di proprietà dei tifosi che giustamente ne hanno revocato l’utilizzo. E che non sa con quanti punti di penalizzazione inizierà la stagione. Che non ha più un settore giovanile, sfasciato sotto i colpi di quanto accaduto e che potrebbe essere estromessa da tutto molto presto dalla Figc. In via Allegri stanno cercando un escamotage per bloccare la gestione Rosenzweig, Perché Gravina non può permettersi un altro caso Taranto. Riuscirà nel suo intento, il presidente federale?

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Triestina, un’agonia che sfugge a ogni logica. Venezia, i botti e adesso l’attesa. Padova, le scommesse che hanno un senso e il caso Delli Carri da risolvere. Vicenza e Trento, ecco perché avere fiducia. Dolomiti Bellunesi a tutto gas e in Serie D…. https://www.trivenetogoal.it/2025/07/23/triestina-unagonia-che-sfugge-a-ogni-logica-venezia-i-botti-e-adesso-lattesa-padova-le-scommesse-che-hanno-un-senso-e-il-caso-delli-carri-da-risolvere-vicenza-e-trento-ecco-perche-avere-fid/239316/ https://www.trivenetogoal.it/2025/07/23/triestina-unagonia-che-sfugge-a-ogni-logica-venezia-i-botti-e-adesso-lattesa-padova-le-scommesse-che-hanno-un-senso-e-il-caso-delli-carri-da-risolvere-vicenza-e-trento-ecco-perche-avere-fid/239316/#respond Wed, 23 Jul 2025 21:30:20 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=239316 Ne farei volentieri a meno, più che altro nei termini che dovrò usare, ma sono costretto nuovamente ad aprire questo editoriale da Trieste e dal caos totale che vive in queste ore una città quasi rassegnata al peggio. Perché al peggio non c’è mai fine e nel totale disprezzo comunicativo nei confronti della piazza e […]

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Ne farei volentieri a meno, più che altro nei termini che dovrò usare, ma sono costretto nuovamente ad aprire questo editoriale da Trieste e dal caos totale che vive in queste ore una città quasi rassegnata al peggio. Perché al peggio non c’è mai fine e nel totale disprezzo comunicativo nei confronti della piazza e degli organi di informazione, le novità dell’Alabarda si vengono a sapere qua e là, ascoltando le parole dei vari protagonisti dietro le quinte senza uno straccio di trasparenza. Comunicazioni ufficiali non ce ne sono, i dirigenti parlano solo con chi li ha criticati poco o si è addirittura astenuto dal far notare che tutto quello che accade è privo di senso, come se sull’attuale situazione si potesse scrivere che va tutto bene, che la società non ha colpe che, anzi, tutto si risolverà presto. Auspichiamo un cambio di passo, ma siamo pressoché certi che questo non avverrà. Oggi si è saputo, fra silenzi e conferme a denti stretti, che la società ha pagato Omar Correia (e questo lo si poteva immaginare) e Francesco Borriello. Cosa mai avrà in mente la dirigenza con un portiere che non gioca da un anno onestamente ci sfugge, mentre è lapalissiano che per Correia si speri di incassare per proseguire la lenta agonia. E’ del tutto evidente che la proprietà oggi non abbia i mezzi per andare avanti e tiri a campare, con prospettive catastrofiche. Certo, ha incamerato le percentuali della vendita di Adorante al Venezia e di Gabriele Parlanti alla Carrarese, ma sono soldi che non saranno subito disponibili. Faccio, inoltre, una domanda. Se voi foste un dirigente di un altro club tirereste fuori 1,5 milioni di euro per Correia quando fra qualche settimana dell’attuale Triestina potrebbe non esserci traccia? La risposta potrebbe essere sì, se la volontà fosse quella di recuperare posizioni rispetto a chi in questo momento è in vantaggio, per il resto il no sarebbe a caratteri cubitali. Ci sfugge, onestamente, il senso logico di procedere in tal senso, non pagando Olivieri, Tonetto, Fiordilino e quasi sicuramente anche Frare, posticipando il raduno, non avendo un allenatore, senza un direttore sportivo e chi più ne ha più ne metta. Grida, inoltre, vendetta, il fatto che Rosenzweig voglia una buonuscita per cedere il club e sparire dalla circolazione dopo aver trascinato all’inferno un club, dopo aver perso l’appoggio dei tifosi, dopo che il centro coordinamento gli ha ritirato l’uso del marchio, dopo che l’epilogo di questa storia sembra scritto. Come ha spiegato nei giorni scorsi il legale Scalco, neppure se non arrivassero i soldi a inizio agosto, la Triestina verrebbe esclusa dal campionato. Ma la Figc non ha alcuna intenzione di veder ripetere un caso Taranto ed è pronta a decisioni clamorose.

Il resto del pastone calcistico di fine luglio parla di mercato, ma neppure poi così tanto, visto che dopo l’abbuffata di inizio mese le rotative virtuali si sono un po’ fermate. Normale e fisiologica fase calante dell’onda, in attesa del gran finale dal 15 agosto in poi. Prendete il Venezia. Ha messo a segno in sequenza cinque colpi importantissimi (Korac, Franjic, Compagnon, Adorante, Casas), ha due portieri fortissimi (Stankovic, Plizzari, anche se quest’ultimo vorrebbe andarsene per giocare con continuità e il Pescara è pronto a presentare una proposta per acquistarlo a titolo definitivo) e una squadra di primo livello. Un inizio di mercato sfavillante, poi lo stop. Si farà altro, ma non adesso, in attesa delle cessioni, perché ci sono 34 giocatori in rosa e svendere Oristanio, Nicolussi Caviglia, Idzes e Candé oggi non è un’opzione, a conferma che i conti sono sensibilmente migliorati nonostante la retrocessione. Oppure prendete il Padova. Ha sistemato in gran parte l’organico, ora deve prendere un esterno sinistro, un centravanti e un difensore se andrà via Delli Carri, forse un portiere da affiancare a Fortin. A proposito di Delli Carri, la rottura in questo caso è totale e fragorosa. Il difensore ha ricevuto una proposta di rinnovo che i suoi agenti hanno definito largamente insufficiente (per usare termini gentili), poi ecco il Monza che offre più del doppio al giocatore. La conclusione logica è che Delli Carri se ne andrà, ma per adesso è fuori dal gruppo, ai margini, con Andreoletti che gli lancia messaggi neppure troppo velati di accettare la proposta presentata dal ds Mirabelli. Una situazione sgradevole, che il Padova deve risolvere al più presto per evitare di minare la tranquillità del gruppo. Nei giorni scorsi è stata scritta la parola fine sulla trattativa fra Joseph Oughourlian e Primera Capital su cui presto vi diremo altro, ma dietro le quinte si continua a lavorare in altre direzioni. L’imprenditore argentino Marcelo Figoli, dopo aver incontrato almeno una volta il finanziere franco-armeno, ha messo un like galeotto al post Twitter del Padova che annunciava l’arrivo di Papu Gomez e vuole acquistare la società. I contatti dietro le quinte proseguono. Secondo quanto raccolto, la trattativa con il fondo rappresentato da Sebastiano Tevarotto è saltata per una mera questione di prezzo, per cui è lecito lasciare aperto il discorso in una prospettiva futura non lontana, perché l’eventuale vendita del club potrebbe orientarsi proprio verso Figoli. E attenzione, perché altre sorprese potrebbero esserci nei prossimi giorni, presto saremo più precisi. Nel frattempo la società va avanti e la volontà è, prima di tutto, quella di blindare la categoria. Per ora sono state fatte tante scommesse e non è detto che tutte vengano vinte. Quasi tutte, però, hanno un senso preciso. Vedremo.

Scendendo di un gradino il Vicenza naviga in acque non semplici, perché quando tiri il freno sul budget (-30%) è chiaro che non ci possono aspettare i grandi nomi del passato. Gli obiettivi, però, sono ambiziosi. Gagno è un signor portiere, Rada, Vitale e Tribuzzi sono ottimi rinforzi, in attacco si punta in alto: Stuckler, il ritorno di Rauti, qualche chiacchierata per Di Carmine il cui esito oggi non è noto. Il centravanti oggi ha ricondiviso su Instagram lo striscione dei tifosi del Trento (“Di Carmine non si tocca”), facendo capire chiaramente che la sua volontà fosse quella di rimanere. Ma l’accordo non s’è trovato, è arrivato nel frattempo un giovane promettente come Ebone che sembra escludere colpi di scena finali. La trattativa ha avuto diversi alti e bassi, prima sembrava impossibile, poi si è passati a un “ni”, poi a un “quasi sì”, infine a un “fatta al 99%” (parola di Luca Piazzi) per chiudere con quella che pare una fumata nera definitiva. Di Carmine vorrebbe una big di C per chiudere in bellezza la carriera e Vicenza lo stuzzica, bisogna capire se Zamuner vorrà andare su di lui dopo aver preso Rada con modalità analoghe. Per la storia di Zamuner è giusto dargli fiducia, perché ha saputo vincere a Padova con una situazione simile e Gallo assomiglia molto quanto a piglio deciso a Pierpaolo Bisoli, che centrò la promozione nella città del Santo. Quindi, fiducia, il mercato è ancora lungo e proprio il Padova ha dimostrato che si può vincere anche senza nomi roboanti. Quelli che a Vicenza c’erano già (Ronaldo, Della Morte, Ferrari) eppure non s’è vinto per due anni di fila. Il Trento è ancora un cantiere aperto e devono arrivare almeno tre esterni offensivi e un difensore centrale per dare a Tabbiani modo di proseguire il lavoro dello scorso anno. Anche qui c’è una garanzia, Moreno Zocchi. Sa come si lavora e sa come si costruiscono le squadre anche con budget non extralarge, tenendo fede a una precisa linea da seguire. Il Cittadella proverà a scalzare il Vicenza e il nuovo Brescia dal ruolo di favorite, è ripartito seguendo la traccia Iori (un ritorno alle origini per un club che vuole riprovare la scalata immediata dopo la retrocessione) Barberis è l’uomo attorno a cui costruire il centrocampo, per il resto bisognerà ancora attendere perché davanti arriverà qualcuno di importante. La Dolomiti Bellunesi ha le idee chiare e non ha lesinato di spendere, soprattutto per Mignanelli e Clemenza, costruendo una squadra che ha un senso preciso al debutto in terza serie. Per Burrai siamo vicini al no definitivo, ma sono in arrivo un altro attaccante, un difensore centrale e un quinto di destra e di sinistra.

Pillole finali. Il Verona di Presidio Investors non sembra aver modificato più di tanto le abitudini di Maurizio Setti, poggiando tutto sulle abilità di Sean Sogliano. Negli ultimi due anni il dirigente piemontese ha fatto meraviglie, gli va data carta bianca perché ha dimostrato di meritarla. Giovane è un attaccante molto interessante, Valentini mi piace moltissimo come senso dell’anticipo e della posizione e come dinamismo in marcatura, altre scommesse dall’estero arriveranno e la cessione di Ghilardi alla Roma per una cifra più che congrua sembra molto vicina. Con i soldi che poi, almeno in parte, verranno reinvestiti. Paolo Zanetti avrà il compito di mettere insieme in un gigantesco pentolone gli ingredienti a disposizione e anche per lui fiducia dopo quanto fatto l’anno scorso. L’Udinese sta cambiando con  criterio, ha tenuto Runjaic in panchina e non era scontato, ha perso Lucca ed era logico che finisse così, ben presto sferrerà 2-3 colpi a effetto che faranno rumore. In Serie D il girone C si annuncia quantomai esplosivo. Il Treviso sta costruendo uno squadrone e con Scotto e Bunino davanti fa paura, il Mestre vuole competere per il traguardo massimo, l’Union Clodiense spera ancora in un clamoroso ripescaggio, il Cjarlins Muzane ha messo ancora una volta i carichi pesanti, giusto per citare quelle che si sono mosse con maggior decisione, senza dimenticare che Luparense e Campodasergo restano sempre ossi duri da affrontare. Ci sarà da divertirsi.

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https://www.trivenetogoal.it/2025/07/23/triestina-unagonia-che-sfugge-a-ogni-logica-venezia-i-botti-e-adesso-lattesa-padova-le-scommesse-che-hanno-un-senso-e-il-caso-delli-carri-da-risolvere-vicenza-e-trento-ecco-perche-avere-fid/239316/feed/ 0
Triestina, al peggio non c’è fine (e si scava ancora). Closing Padova, non è finita. Vicenza, la settimana sprint. Venezia per la A. Dolomiti Bellunesi e Treviso, nuova vita e nuove ambizioni https://www.trivenetogoal.it/2025/07/06/triestina-al-peggio-non-ce-fine-e-si-scava-ancora-closing-padova-non-e-finita-vicenza-la-settimana-sprint-venezia-per-la-a-dolomiti-bellunesi-e-treviso-nuova-vita-e-nuove-ambizioni/237869/ https://www.trivenetogoal.it/2025/07/06/triestina-al-peggio-non-ce-fine-e-si-scava-ancora-closing-padova-non-e-finita-vicenza-la-settimana-sprint-venezia-per-la-a-dolomiti-bellunesi-e-treviso-nuova-vita-e-nuove-ambizioni/237869/#respond Sun, 06 Jul 2025 21:48:43 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=237869 Giuro, per descrivere la situazione che sta vivendo la Triestina non trovo le parole. Dire che sono allibito è poco, perché lo sfregio che la proprietà guidata da Ben Rosenzweig sta compiendo nei confronti della città e della tifoseria è a dir poco inaccettabile e la più recente intervista del presidente sembra quella di un […]

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Giuro, per descrivere la situazione che sta vivendo la Triestina non trovo le parole. Dire che sono allibito è poco, perché lo sfregio che la proprietà guidata da Ben Rosenzweig sta compiendo nei confronti della città e della tifoseria è a dir poco inaccettabile e la più recente intervista del presidente sembra quella di un uomo che vive in un’altra dimensione. Che finge di non capire che non si possono trovare i soldi quando si vuole ma ci sono scadenze e regole da rispettare, che gestire un club non è come giocare a Monopoli, che partire da -13 in classifica per giunta con un organico depurato di tutti i migliori significa al 95% aver già condannato il club alla retrocessione in D, che non poter fare mercato è il timbro della propria incapacità, che la condotta degli ultimi mesi è uno schiaffo a una tifoseria che pare quasi rassegnata a dover vivere periodicamente fallimenti e disastri. Caro presidente, i tifosi le hanno tolto l’uso del marchio per cui lei/voi oggi non rappresentate più la gloriosa Alabarda, questo lo ha capito? Rosenzweig è il primo, il secondo e il terzo colpevole, poi vengono Menta e Stella, autori di una gestione che definire disastrosa è poco. Il presidente non ha detto una parola dopo la salvezza, non ha detto una parola dopo che il Centro coordinamento ha tolto l’uso del  marchio, ha condannato la squadra prima a 9 punti di gap poi ridotti a 7 e che adesso diventeranno 13 nella migliore delle ipotesi, poi ha iscritto la squadra spiazzando tutti per, infine, fallire anche la scadenza d’inizio luglio e chissà cosa accadrà ad agosto. Come può un presidente permettere che un dirigente (Menta) spenda 27 milioni in due anni dopo averne stanziati 30 per tre come se nulla fosse? Come può avallare esoneri insensati, allenatori che saltano come birilli, gestioni scriteriate con palate di denaro buttate al vento, non pagare i dipendenti, minacciare neppure troppo velatamente che chi presenta decreti ingiuntivi è fuori dalla Triestina, presentarsi in video a una pagina Instagram anziché convocare una conferenza stampa e parlare alla tifoseria con una faccia di bronzo in vetrina come se questa situazione fosse normale? Rosenzweig, glielo scrivo a caratteri cubitali: lei e tutti i suoi uomini avete fallito e ve ne dovete andare il prima possibile. Se poi è vero che lei non ha ceduto a un gruppo sloveno che, con un po’ di pazienza, avrebbe sistemato le cose e così facendo ha trascinato tutti all’inferno le sue colpe, già evidentissime, triplicano o quadruplicano. Da questa città e da questa tifoseria non potrà più avere nulla se non sdegno e disprezzo. Il consiglio che mi sento di dare: Daniele Delli Carri non resti un minuto di più in questo marasma. Andare avanti significa solo prolungare un’agonia che presto avrà un epilogo scontato. Bisogna solo capire quando avverrà.

Il Padova ha assaggiato in settimana un primo jingle della Papu dance, un’operazione che potrebbe essere un colpo di genio così come fallire fragorosamente, perché a 37 anni due anni di inattività sono tanti e non è scontato che Gomez torni anche al 60-70% quello dei giorni d’oro. Se così fosse, ci sarebbe da divertirsi, se così non fosse lo scenario si capovolgerebbe, mentre Padova è pronta ad accogliere anche Baselli, che per prima cosa dovrà dimostrare di essersi messo alle spalle un anno senza giocare e i guai fisici che lo hanno accompagnato negli ultimi tempi. Se sta bene, è il miglior rinforzo possibile per il centrocampo biancoscudato, viceversa diventerebbe una zavorra e non una risorsa. Non resta che aspettare per capire dove porterà questa doppia scommessa che potrebbe accendere la campagna abbonamenti. Ma il vero focus continua ad essere il closing societario e l’impressione è che ci sarà ancora tanto da raccontare, nonostante Joseph Oughourlian a L’Equipe abbia apparentemente scritto la parola fine sulla trattativa con Primera Capital e Sebastiano Tevarotto: ci sono anche dichiarazioni tattiche, durante una trattativa così lunga e laboriosa spesso si dice “A” ma in mente si ha “B”. L’operazione Fortin col Lens (da noi scovata sul sito della Lega di Serie B e mai comunicata, questo è il modus operandi di questa proprietà) ha creato forti tensioni fra le parti, ma i colloqui non si sono mai interrotti e i rispettivi studi legali sono ancora in contatto. A proposito di avvocati, Primera e Tevarotto si appoggiano allo Studio Legale Spinazzi Azzarita di via Tommaseo a Padova, mentre Domenico Bordieri sta svolgendo un ruolo di mediatore per conto dello stesso Tevarotto e avrebbe un ruolo in società in caso di fumata bianca. Una fumata bianca a cui il fondo americano crede ancora fortemente. La vera domanda da farsi è la seguente: Marcelo Figoli, patron di Burgos e Club Juventud, l’altro potenziale acquirente forte del club che lavora a fari spenti per recuperare il gap nei confronti di Primera è davvero fuori dai giochi? Non escludiamo affatto colpi di scena. Difficile intercettare notizie chiare dietro le quinte visto che è calato il silenzio sulla trattativa da parte di tutti i protagonisti, ma la certezza è che qualcosa si muove ancora e lo scenario è tutt’altro che definito. Nei prossimi dieci giorni potrebbe ancora accadere qualcosa e, per una serie di motivi che solo in parte possono essere spiegati in questa sede, non è scontato al 100% che Oughourlian rimanga in sella.

Il Vicenza nella settimana entrante potrebbe sferrare una serie di colpi importantissimi per sistemare i ruoli nevralgici della squadra. In porta l’obiettivo numero uno è Riccardo Gagno, un portiere bravo con i piedi e con buoni fondamentali che risponde in tutto e per tutto alle richieste di Fabio Gallo, davanti la speranza è, grazie a un’offerta più alta rispetto a Empoli e Juve Stabia, di convincere Leonardo Candellone superando il gap di categoria, poi si valuteranno alternative fra cui ci sarebbe pure Anatriello. A centrocampo ecco Mattia Vitale, vecchio pallino di Giorgio Zamuner, mentre Balestrero resta  in cima alla lista per la linea mediana. Domani si può chiudere per Benassai, sulla sinistra Villa è più di un’idea, a destra Oukhadda piace parecchio, mentre Nuamah, se ci sarà un epilogo logico, andrà altrove per una questione di categoria. Insomma, il Vicenza ridimensiona, ma non molla la presa su tutti i fronti e punta in alto, scommettendo sulla bravura acclarata di Zamuner, che spera di bissare la promozione di Padova puntando più o meno sulle stesse caratteristiche e con budget non distanti.

Il Venezia accelera sul mercato. Si punta dritti alla Serie A, Adorante è un colpaccio, su Korac e Franjic garantisce Antonelli e soprattutto il croato è una grande operazione su cui sono pronto a scommettere personalmente. Antonelli sa di avere una grossa responsabilità sulle spalle e sta agendo in modo mirato per provare a garantire a Giovanni Stroppa un organico al completo almeno per l’80% per il ritiro di Falcade. La squadra ha una rosa già in gran parte coperta, ma in previsione delle partenze di Nicolussi Caviglia e Idzes, ci si è già attivati per non farsi trovare con le spalle scoperte. Con un monte ingaggi di 18 milioni la situazione debitoria è ampiamente sotto controllo dopo i paurosi scossoni del passato (non remoto), con un allenatore top si può progettare di provare l’immediato ritorno in A. Gli avversari non mancheranno, il Palermo con Inzaghi sembra candidato a un ruolo da protagonista, l’Empoli da anni lavora a cavallo fra le due categorie, il Monza è tutto da scoprire, lo Spezia ci riproverà e le altre non sembrano ostacoli insormontabili.

Pillole finali. Il Trento ha scelto di armarsi di pazienza, ha blindato Giannotti e domani quasi certamente farà lo stesso con Aucelli, ha scelto di rinunciare a Svidercoschi andato all’Albinoleffe per una decisione di Zocchi. Varie ed eventuali: la riapertura per Di Carmine secondo le nostre fonti ha poche chance di concretizzarsi, Rada si è decisamente allontanato, Meconi è in arrivo e altre operazioni, di cui presto vi daremo conto, andranno a segno in settimana. Dolomiti Bellunesi e Treviso scoprono due direttori sportivi nuovi di zecca ed emergenti che possono fare bene. Jacopo Giugliarelli è partito bene con tre giovani di sicuro avvenire e lo stesso ha fatto Pierfrancesco Strano, la cui scelta di Gorini in panchina mi trova pienamente d’accordo, sia per una questione di stimoli che di prospettive. Il Verona dovrà ragionare sulle idee e puntare ancora una volta sulla bravura di Sogliano, che nel suo habitat ha fatto meraviglie dimenticando la parentesi non certo felice di Padova. Si pesca ancora sui mercati esteri, puntando su giocatori di spessore e di qualità da scoprire e lanciare per poi rivenderli non appena se ne presenta l’occasione. L’Udinese è a un bivio: la cessione al fondo Guggenheim Partners guidato dal ceo Mark Walter ha subito una frenata perché i Pozzo vorrebbero continuare a mantenere un ruolo attivo in società sul modello Atalanta. E proprio qui, oltre che sulla valutazione del club dopo la cessione di Bijol e quella probabile di Lucca si stanno impantanando i colloqui finali del closing. Ma questa settimana potrebbe essere decisiva.

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Triestina, nuove nubi nere all’orizzonte. Padova, ecco il padovano. Vicenza, pulizia nello spogliatoio per tornare in B. Venezia-Stroppa, miglior scelta non avrebbe potuto esserci. Trento, una strada nuova. Caldiero Terme, l’ultimo scandalo di Cellino https://www.trivenetogoal.it/2025/07/01/triestina-nuove-nubi-nere-allorizzonte-padova-ecco-il-padovano-vicenza-pulizia-nello-spogliatoio-per-tornare-in-b-venezia-stroppa-miglior-scelta-non-avrebbe-potuto-esserci-trento-una-strada/237423/ https://www.trivenetogoal.it/2025/07/01/triestina-nuove-nubi-nere-allorizzonte-padova-ecco-il-padovano-vicenza-pulizia-nello-spogliatoio-per-tornare-in-b-venezia-stroppa-miglior-scelta-non-avrebbe-potuto-esserci-trento-una-strada/237423/#respond Mon, 30 Jun 2025 22:30:39 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=237423 Cominciamo questo editoriale, purtroppo, ancora una volta da Trieste, dove sono all’orizzonte altre nubi. Entro la giornata di oggi devono essere pagati 1,4 milioni, ma la situazione sembra tutt’altro che rosea e potrebbero accadere presto terremoti. Non si dovesse rispettare questa scadenza, tutto il resto diventerebbe inutile, compreso l’arrivo di Giorgio Gorgone, la stagione, la […]

The post Triestina, nuove nubi nere all’orizzonte. Padova, ecco il padovano. Vicenza, pulizia nello spogliatoio per tornare in B. Venezia-Stroppa, miglior scelta non avrebbe potuto esserci. Trento, una strada nuova. Caldiero Terme, l’ultimo scandalo di Cellino first appeared on Triveneto Goal.]]>
Cominciamo questo editoriale, purtroppo, ancora una volta da Trieste, dove sono all’orizzonte altre nubi. Entro la giornata di oggi devono essere pagati 1,4 milioni, ma la situazione sembra tutt’altro che rosea e potrebbero accadere presto terremoti. Non si dovesse rispettare questa scadenza, tutto il resto diventerebbe inutile, compreso l’arrivo di Giorgio Gorgone, la stagione, la risalita, tutto il resto. E’ assurdo che Trieste non riesca ad avere pace e che la sua storia sia costellata di proprietà che non riescono a mettere radici, che non riescono a mantenere ciò che promettono. Su questa proprietà abbiamo già espresso il nostro pensiero, siamo rimasti sorpresi dall’iscrizione della squadra perché tutto lasciava pensare al contrario, ma i guai potrebbero non essere finiti qui e il calvario potrebbe essere solo agli inizi. In tanti sognano un giorno in cui la Triestina, a cui lo ricordiamo, i tifosi hanno ritirato la concessione del marchio (con tutte le ragioni del mondo) possa avere un’esistenza serena, lottare per un traguardo importante, salire di categoria e lasciare la Serie C. Una piazza senza pace, invece, è costretta a boccheggiare, resistendo a tempeste una dopo l’altra, di quelle che possono spazzare via tutto.

In questi mesi vi abbiamo dato conto passo dopo passo della trattativa per la cessione societaria del Calcio Padova. Non ce n’è soltanto una, come abbiamo potuto vedere, visto che Marcelo Figoli, imprenditore argentino proprietario di Burgos e Club Juventud al Biancoscudo ci ha fatto più di un pensierino. Ma Figoli, rappresentato da un noto studio padovano, è decisamente più indietro rispetto a Sebastiano Tevarotto, un padovano trapiantato a San Francisco che ha deciso con Primera Capital di provare ad acquistare il Padova. Mi si chiedevano nomi e cognomi, ed ecco i nomi e i cognomi, ogni promessa è debito. Con una peculiarità importante, ossia di voler investire nella squadra di calcio della città in cui è nato. Dovrebbe bastare questo, per mettere al riparo da avventurieri o persone poco affidabili, eppure Joseph Oughourlian, dopo aver a lungo tentennato, non sembra oggi intenzionato a cedere il club. A meno che l’offerta non venga rialzata, arrivando a 14 milioni e allora, forse, a quel punto, potrebbe arrivare la fumata bianca. Nel frattempo Massimiliano Mirabelli è giustamente sconcertato. Aspetta segnali dalla sua proprietà per capire come muoversi. Ha avuto un via libera con un budget di 7,5 milioni (ne aveva chiesti 10) e sta navigando a vista. Sta mettendo gli occhi su diversi buoni giovani (Harder, Silva, Di Maggio), sogna un colpo a effetto con più di qualche rischio (Papu Gomez), spera di ritrovare un Daniele Baselli senza problemi fisici, è al lavoro per costruire una squadra all’altezza. Il problema, se così si vuol definire, è il patron, che continua a non considerare il Padova una priorità (lo dimostra il budget stanziato per la B) e che oscilla fra volontà di vendere e rilanci solo apparenti. Se non si appassiona neppure dopo una promozione, quando dovrebbe appassionarsi? Quantomeno non si sentirà più raccontare la solita storiella che nessuno aiuta, che nessuno vuole il Padova, che compralo tu il Padova perché se se ne va Oughourlian la società sparisce. Una storiella, appunto, in attesa di capire se Alessandro Banzato più avanti scenderà in campo non solo per una sponsorizzazione di maglia, ma per qualcosa di più.

Più o meno quello che succede a Vicenza, dove sembra che senza Rosso non si possa esistere. Eppure il Padova esisterà anche senza Oughourlian e il Vicenza senza Rosso. Logico, proprietà capienti, come ha detto Giorgio Zamuner nel giorno della sua presentazione, non vanno lasciate scappare. Tocca al dirigente veneziano riportare in alto Vicenza e riabilitare Rosso nel mondo del calcio. Se Zamuner verrà lasciato lavorare, se verrà sistemato lo spogliatoio, se Gallo potrà fare quello che ha fatto a Chiavari in piena sinergia con la dirigenza, i risultati arriveranno. Se invece ci saranno interferenze, cominceranno i problemi. Ho molta fiducia in Zamuner e ho molta fiducia in Gallo, un carattere roccioso, che però si sposa perfettamente con un gruppo armonico e ben costruito. Il Vicenza, sarà noioso ripeterlo, ma nella prossima stagione avrà ancora una volta i galloni di favorita. Il suo avversario più pericoloso forse sarà il Cittadella, ma sarebbe davvero un’impresa riuscire ancora a risalire al primo tentativo come accadde dieci anni fa dopo la retrocessione. Il nuovo Brescia è tutto da scoprire, le altre nel girone non sembrano attrezzate per scalfire i biancorossi. Logico che tutti a Vicenza faranno gli scongiuri. Ma questa è un’annata diversa e proprio quando il budget diminuisce potrebbe arrivare il traguardo tanto atteso.

A Trento si fatica fra un rinnovo e l’altro, ma finalmente il primo rintocco con Giannotti dovrebbe essere suonato. Rada forse andrà proprio a Vicenza, Di Cosmo chi lo sa, Aucelli deve solo decidersi a firmare. Poi ci saranno i nuovi arrivi, con una squadra da ricostruire e da forgiare. Bisogna fidarsi di Zocchi, che sta seguendo una linea precisa data dalla società e, in sinergia con Luca Piazzi, sta tentando di costruire un Trento diverso, che vuole stupire ancora.

Giovanni Stroppa è il nuovo allenatore del Venezia, sulla carta miglior scelta non avrebbe potuto esserci, soprattutto guardando il pedigree. Andrea Adorante può essere il primo colpo, il tutto mentre in uscita i gioielli di famiglia piacciono, a patto di andare incontro alle richieste societarie. Per Oristanio ci vogliono sei milioni, per Nicolussi Caviglia almeno 8-10 (a gennaio furono rifiutati 10 milioni dal Milan, per Idzes anche di più e l’Udinese ci sta pensando seriamente. A Verona è finita l’era Setti e la speranza è che Presidio Investors faccia vedere di aver preso l’Hellas non soltanto per galleggiare. La cessione di Coppola a 11 milioni è un altro capolavoro firmato Sogliano, che a Verona ha trovato il suo habitat infilando un successo gestionale dopo l’altro. Sono contento della conferma di Zanetti. Meritava un’altra chance e la salvezza ottenuta ha avuto anche molti suoi meriti. Chiudo con il vero scandalo del momento, ossia la mancata riammissione del Caldiero. Il Brescia di Cellino, che dopo aver mandato all’inferno un club storico, presenta domanda d’iscrizione, cancellando di fatto la riammissione veronese. Uno scandalo vero e proprio, favorito da un regolamento delirante. Che va cambiato al più presto.

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Vicenza-Zamuner e Trento-Zocchi, pollice alto. Triestina merita una proprietà seria, sono davvero finiti i guai? Padova, avanti a vista. Venezia, ora un allenatore top per programmare la risalita https://www.trivenetogoal.it/2025/06/11/vicenza-zamuner-e-trento-zocchi-pollice-alto-triestina-merita-una-proprieta-seria-sono-davvero-finiti-i-guai-padova-avanti-a-vista-venezia-ora-un-top-per-programmare-la-risalita/236564/ https://www.trivenetogoal.it/2025/06/11/vicenza-zamuner-e-trento-zocchi-pollice-alto-triestina-merita-una-proprieta-seria-sono-davvero-finiti-i-guai-padova-avanti-a-vista-venezia-ora-un-top-per-programmare-la-risalita/236564/#respond Tue, 10 Jun 2025 22:00:40 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=236564 Sono successe davvero tante cose nelle ultime due settimane. Due società del nostro territorio hanno cambiato direttore sportivo. Il Vicenza è affondato male in semifinale playoff con la Ternana, ha chiuso nel modo peggiore la stagione e ha confermato tutte le perplessità emerse lungo il percorso tortuoso di un campionato prima perso, poi ripreso con […]

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Sono successe davvero tante cose nelle ultime due settimane. Due società del nostro territorio hanno cambiato direttore sportivo. Il Vicenza è affondato male in semifinale playoff con la Ternana, ha chiuso nel modo peggiore la stagione e ha confermato tutte le perplessità emerse lungo il percorso tortuoso di un campionato prima perso, poi ripreso con un grande scatto e infine riperso per due volte. Il tallone d’Achille del gruppo è stata la personalità, mai dimostrata quando davvero contava: Padova, andata (e ritorno, con i tre punti buttati nel recupero), Trieste, Salò, Verona, Trento e infine Terni. In trasferta la squadra ha zoppicato, quando serviva l’ultimo colpo di reni, l’ha sempre fallito. Ecco perché era ed è giusto cambiare, fermo restando che il bilancio di Rosso nel mondo del calcio resta fortemente deficitario in relazione alle risorse investite. Un uomo che ha creato un impero straordinario mietendo successo dopo successo non riesce a ripetersi nello sport. Perché? Le ha tentate tutte, spendendo tanto, cambiando direttori e allenatori, ma evidentemente c’è qualcosa che non funziona nella sua gestione, se i successi delle sue squadre si contano sulle dita di una mano in 25 anni. Ora ricomincia da un dirigente per cui nutro enorme stima, Giorgio Zamuner, che Rosso avrebbe già voluto prendere prima dell’arrivo di Matteassi e che fu bloccato da Mauro Giacca. Visti i risultati ottenuti a Trento, con la squadra portata al settimo posto, si può ben comprendere perché Rosso abbia bussato alla sua porta. Zamuner vinse a Padova nel 2018, con Bisoli in panchina e un budget non tanto diverso da quello che gli verrà messo fra le mani quest’anno dalla proprietà. Può ripetersi anche a Vicenza, a patto che venga lasciato lavorare e mettere in pratica il suo modus operandi. Il primo step sarà l’allenatore. Se il budget sarà ridotto del 25-30%, è logico che ne risentirà anche quello per chi guiderà la squadra. Eppure resto fortemente convinto che per vincere a Vicenza serva uno come Attilio Tesser, uno che sa come si fa e l’ha rifatto più volte, uno che ha le spalle larghe e che anche quest’anno ha dimostrato di poter lavorare in tutte le condizioni, anche quelle più estreme. Insomma, serve andare sul sicuro, perché Vicenza ha bisogno di certezze e, giusto per fare un esempio, Zamuner a Padova vinse con una certezza in panchina, perché Bisoli potrà stare antipatico, ma in C sapeva come si vinceva. Non dovesse arrivare Tesser (fossi in Zamuner e in Rosso non avrei dubbi), Fabio Gallo sarebbe comunque una buona scelta, Ignazio Abate ha un profilo di alto livello, Massimo Donati meriterebbe una chance importante. Per quanto riguarda la scelta dietro la scrivania, per Zamuner è pollice alto. Così come è pollice alto per Moreno Zocchi a Trento. Professionista serio, Zocchi, che lavorò a Vicenza in condizioni estreme con grande competenza e dignità. Poi la sua carriera è proseguita, ha dimostrato di saper lavorare con i giovani, ha indovinato tante operazioni, le sue squadre (l’ultima il Pontedera) hanno sempre ottenuto buoni risultati. Scelta ottima, quella di Mauro Giacca, con un’indicazione importante: Zocchi conosce molto bene Luca Piazzi, con cui c’è buona sintonia e questa è una condizione importante per l’anno che verrà. Ora c’è da rifare una squadra con 17 giocatori in scadenza e altri che andranno via e con diversi rinnovi non semplici. Ma è giusto avere fiducia.

A Trieste si vivono giorni di passione. Sincerità per sincerità, sono rimasto sbalordito dall’iscrizione in extremis della squadra. Con un -9 nella prossima stagione, debiti su debiti in essere, una situazione catastrofica sotto tutti i punti di vista, all’improvviso la luce: i tesserati pagati, quel comunicato alle 19.18 del 6 giugno che rimarrà impresso nella memoria dei tifosi alabardati. Tutto risolto, dunque? No di certo, anche perché continua a sfuggirmi la logica di un simile comportamento. Ben Rosenzweig? Puff, sparito, volatilizzato. Lui che aveva promesso mari e monti e che ha tradito la fiducia di una città intera. Perché, a scanso di equivoci, non basta quanto fatto per riguadagnare quel credito perso. Ora bisogna aspettare la Covisoc, per dire che davvero il pericolo è scampato. Poi bisognerà costruire, spiegare quelle notizie arrivate oggi secondo cui sia stato un investitore norvegese a salvare il club dal fallimento (pronto a ricapitalizzare per un totale di 5 milioni), presentare un piano di guida serio, capire che per annullare gli effetti di un -9 in classifica bisognerà scalare l’Everest. Per chi scrive, questa proprietà non ha futuro a Trieste. Ha collezionato una tale serie di nefandezze che non può esistere il perdono. Rosenzweig faccia mea culpa e passi la mano, perché è stato sostenuto e ha avallato una gestione folle e fallimentare, che ha portato il club sull’orlo del precipizio prima dell’arrivo di due ottimi professionisti come Daniele Delli Carri e Attilio Tesser, che hanno compiuto una vera impresa. Trieste merita una proprietà seria, che sappia lavorare in sinergia con le istituzioni, che sia coscienziosa e rispettosa della tifoseria che rappresenta. Bene ha fatto il Centro coordinamento dei club alabardati a togliere l’uso del marchio a questa proprietà. Una decisione sacrosanta, che segna uno strappo forse irrecuperabile nell’ambiente alabardato.

A Padova si è vissuto un mese di standby perché la società è stata davvero a un passo dall’essere ceduta al fondo americano Primera Capital rappresentato da un investitore stanziato nella West Coast di origini padovane che ha incontrato per due volte il sindaco Sergio Giordani e l’assessore allo sport Diego Bonavina. Adesso sembra che Oughourlian abbia sbloccato lo stallo e abbia dato mandato al direttore sportivo Massimiliano Mirabelli di andare avanti. L’offerta americana, come scrivemmo su queste colonne in tempi non sospetti, è stata rifiutata, se ne potrebbe riparlare a dicembre, ma senza alcuna certezza. Che poi si siano riportate cifre totalmente sballate su gentile concessione di chi, il giorno dell’iscrizione,  evidentemente aveva interesse a far saltare l’affare (nel 2021 il fondo valeva 21 miliardi, può in quattro anni il valore essere sceso a 100 milioni? Neppure in un mondo parallelo o in un’altra galassia), questo non è un dettaglio di poco conto. Si riparte dall’ossatura della squadra della passata stagione e si riparte da  un giocatore reduce da una squalifica per calcioscommesse, Christian Pastina. Non discuto il valore del giocatore, peraltro fermo da tempo, ma sincerità per sincerità, dopo quanto accaduto con Michael Liguori e Carmine Cretella, avrei evitato un’operazione come questa, ma evidentemente bisogna prendere atto di un certo modus operandi di questa dirigenza, poi ognuno si farà la propria idea in totale libertà. Molto meglio, decisamente meglio, prendere atto dell’interesse per alcuni ottimi giovani, come Pagano, Vavassori, Bartesaghi, mentre il ventilato ritorno di Aljosa Vasic, per il quale al momento non ci sono le condizioni economiche, resta un’operazione dall’esito non scontato. La situazione però potrebbe cambiare e magari il Palermo accetterà di mandare in prestito il centrocampista dopo una stagione tribolata e un’esperienza in rosanero a dir poco negativa. Mirabelli aveva chiesto 10 milioni di budget a Oughourlian, che ne ha concessi meno, ma non poi più di tanto. Nei prossimi giorni saremo più precisi.

A Venezia è finita l’esperienza di Eusebio Di Francesco, che l’ha tirata per le lunghe e, si sa, quando i tempi si dilatano le possibilità di una rottura aumentano. Se il tecnico non era convinto anche per una questione di uno staff che sarebbe stato cambiato o per la categoria, meglio chiuderla qui, nel pieno rispetto reciproco. Del resto, anche qui onestà per onestà, dopotutto la stagione si è conclusa con una retrocessione (la seconda consecutiva per il tecnico pescarese) e tirare troppo la corda non era un’opzione. Ora Antonelli punti su un top, come Giovanni Stroppa o Fabio Pecchia: quattro promozioni per il primo (Foggia, Crotone, Monza e Cremonese), tre per il secondo (Verona, Cremona, Parma) e un pedigree di razza. Piace pure Francesco Modesto, ma questo club ha bisogno di certezze se vuole risalire subito. Il Verona ha confermato Paolo Zanetti, una scelta giusta e meritata. Ha lavorato in condizioni difficilissime e ha fatto centro. Questa salvezza con l’ultimo budget della A vale come uno scudetto. Ora tocca a Presidio Investors dimostrare di poter essere un valore aggiunto rispetto a Maurizio Setti e non un salto nel buio.

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Venezia, una retrocessione diversa (e l’obiettivo di risalire subito). Il capolavoro del Verona. Vicenza, a Terni la salita più dura. Trieste, i giorni della paura. Udinese-Padova: America sì, America no https://www.trivenetogoal.it/2025/05/27/venezia-una-retrocessione-diversa-e-lobiettivo-di-risalire-subito-il-capolavoro-del-verona-vicenza-a-terni-la-salita-piu-dura-trieste-i-giorni-della-paura-udinese-padova-america-si-americ/235911/ https://www.trivenetogoal.it/2025/05/27/venezia-una-retrocessione-diversa-e-lobiettivo-di-risalire-subito-il-capolavoro-del-verona-vicenza-a-terni-la-salita-piu-dura-trieste-i-giorni-della-paura-udinese-padova-america-si-americ/235911/#respond Mon, 26 May 2025 22:30:44 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=235911 Il Venezia, come purtroppo era  prevedibile, non ce l’ha fatta. Non ha battuto la Juventus e, anche se lo avesse fatto, non sarebbe bastato ugualmente per evitare la B, vista la vittoria del Lecce a Roma. Niente da fare, nonostante una lunga rincorsa, fatta di risultati di grande dignità (i pareggi con Atalanta e Napoli […]

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Il Venezia, come purtroppo era  prevedibile, non ce l’ha fatta. Non ha battuto la Juventus e, anche se lo avesse fatto, non sarebbe bastato ugualmente per evitare la B, vista la vittoria del Lecce a Roma. Niente da fare, nonostante una lunga rincorsa, fatta di risultati di grande dignità (i pareggi con Atalanta e Napoli su tutti), di illusioni abbaglianti (alla terzultima giornata la squadra era in salvo) e di grandi cadute (Cagliari su tutte). Il Venezia, detto con grande schiettezza, ha meritato di retrocedere. E’ mancato sempre qualcosa, non si è mai vinto in trasferta, spesso alla qualità del gioco offerto non si è accompagnata altrettanta concretezza. Eppure quanto accaduto domenica sera al Penzo è una lezione per tutti. Si può retrocedere senza sputare veleno contro tutti, si può retrocedere a testa alta, si può retrocedere fra gli applausi. La gente ha capito che Eusebio Di Francesco ha fatto il massimo, con quello che gli è stato messo a disposizione. Chi ha perso, in questa retrocessione, è stata soprattutto la proprietà, che non ha capito il valore di una salvezza che avrebbe fatto superare forse definitivamente i guai finanziari degli ultimi anni. Ha perso, chi detiene le azioni del club, perché non ha messo il direttore sportivo Filippo Antonelli nelle condizioni di dare in mano a Di Francesco quello che serviva. Antonelli a gennaio ha indovinato quasi tutto, chiudendo il mercato in attivo, ma fallendo l’operazione più importante, quella di sostituire Pohjanpalo. Il capitano, ceduto in un’operazione che dal punto di vista finanziario non fa una grinza, non è stato sostituito adeguatamente. Con Shomurodov, probabilmente, il Venezia si sarebbe salvato, con Yaremchuk anche. Con Fila no, anche se resto convinto che il prossimo anno in B il centravanti ceco si prenderà la scena. Kike Perez, Candé, Zerbin sono stati tre acquisti importanti, Radu pure. Ma senza chi trasforma in oro, ossia in gol, quello che si crea, non si va lontano. Il Venezia torna ancora in B, si prenderà i 10 milioni del paracadute, ma scenderà di categoria in condizioni molto diverse rispetto a quelle di tre anni fa. Allora c’erano contratti esorbitanti, giocatori con la pancia piena, un club che boccheggiava. Oggi quasi tutta la rosa è di proprietà, ci sono due o tre giocatori (Idzes e Nicolussi Caviglia su tutti) che verranno ceduti perché con la B non c’entrano nulla e si sistemeranno  definitivamente i conti potendo reinvestire la cifra per tornare subito in A. L’unica zavorra rimasta, quantomeno economicamente, si chiama Ridgeciano Haps, prigioniero di un contratto folle che ha messo in difficoltà l’intera struttura, il simbolo di una gestione che ha fatto tanti danni e che fortunatamente non tornerà più.

Complimenti al Verona, complimenti a Zanetti, complimenti a Sogliano. Salvarsi con l’ultimo monte ingaggi continuando a valorizzare giocatori (Coppola in Nazionale l’ultimo esempio) è stata un’impresa vera. Riesce davvero difficile comprendere le critiche a Zanetti, l’ingratitudine verso un club che ancora una volta rimane in Serie A, anche facendo le nozze coi fichi secchi. L’ultimo blitz di Empoli ha confermato che, quando si è al dentro o fuori, il Verona difficilmente tradisce. La capacità di smarcarsi quando non ci sono più vie d’uscita è stata una costante durata per tutta la stagione. Ad ogni bivio, ad ogni strettoia, il Verona è sempre uscito in piedi. Ha ondeggiato, ha tremato, ha traballato, ma alla fine quando davvero contava, non ha mai tradito. Ora tocca a Presidio Investors dimostrare di essere un valore aggiunto e di essere venuti a Verona per portare un miglioramento e non un peggioramento rispetto a Maurizio Setti. Serve un segnale forte, probabilmente con gli uomini della nuova proprietà, perché è nella realtà delle cose che quando un club cambia padrone prima o dopo cambino anche gli interpreti sul ponte di comando. Pochi giorni e si capiranno molte cose.

Prima dei playoff, su queste colonne, ho pronosticato il Pescara favorito per la promozione. Baldini è quasi in finale, sta facendo un altro capolavoro dopo Palermo, perché dentro di sé ha la stimmate del vincente. Non sarei sorpreso se alla fine fosse proprio lui ad alzare le braccia al cielo, anche se faccio il tifo per la promozione del Vicenza, perché mi piacerebbe molto una Serie B con Padova, Venezia e Vicenza. Acquisirebbe valore la categoria, i derby li adoro e più in alto sono e più bello è. Oggi il Vicenza è al dentro o fuori e ha di fronte a sé la salita più dura. Ero certo che avrebbe passato i quarti, mentre quando è capitata la Ternana, mi aspettavo che sarebbe stata durissima. E dopo lo 0-0 dell’andata lo è ancora di più. Domenica la fatica si è fatta sentire, segnare ai rossoverdi è davvero difficile, l’assenza di Ferrari come prevedibile ha pesato moltissimo sugli equilibri della squadra. El Loco mi pare arrivato nella sua versione migliore a questi spareggi. Ha segnato all’andata e al ritorno al Crotone, può essere l’arma in più al Liberati, anche perché per espugnare Terni serve il miglior Vicenza della stagione. Cosa ha raccontato la partita d’andata? Che le occasioni complessive si contano sulle dita di una mano, a dimostrazione del grande equilibrio e della forza difensiva di entrambe. Che la Ternana è davvero forte e ha poco da invidiare al Vicenza, che anche le virgole faranno le differenza e che la partita la si vincerà a centrocampo, dove transitano i migliori interpreti delle due squadre.

A Trieste si vivono i giorni della paura. La proprietà ha tradito tutte le promesse durante l’anno e, nonostante tutte le rassicurazioni, non tira certo una buona aria. Servono 6,5 milioni per chiudere le pendenze e ricominciare, ne servono almeno 3 per ripartire riducendo drasticamente il budget rispetto agli ultimi campionati e con lo spettro del -6 in classifica che compromette già in partenza l’anno che verrà. Il pessimismo dilaga e non potrebbe essere altrimenti. Ben Rosenzweig è sparito, non ha speso una parola per la salvezza ottenuta, ha dimostrato ancora una volta tutta la sua inadeguatezza. La logica suggerisce già l’epilogo finale, ma siccome in questa storia di logico non c’è proprio nulla, c’è sempre la speranza di un colpo di coda. Se davvero Trieste dovesse ripartire dall’Eccellenza, se mai dovesse riuscirci perché i tempi sarebbero strettissimi, sarebbe una mazzata tremenda. Anche qui, sarà sufficiente aspettare qualche giorno, poi si saprà tutto.

Chiusura con le vicende societarie e con l’America. Quell’America già presente a Venezia, a Verona e a Trieste e che ha ottenuto due diverse risposte a Udine e a Padova. La famiglia Pozzo sta per cedere il controllo del club, si parla di una cifra compresa fra i 150 e i 170 milioni di euro e siamo di fronte a una svolta epocale. A breve si conosceranno i nomi dei compratori a stelle e strisce, con Pozzo che rimarrebbe nella gestione del club, un po’ come accade a Bergamo con l’Atalanta. A Padova, invece, Joseph Oughourlian ha detto no. Ha rifiutato una maxi offerta americana e andrà avanti. Chi sta seguendo la trattativa (coinvolto uno dei più importanti studi legali di Padova e del Veneto) sostiene che si potrebbe fare più avanti, diciamo a dicembre. In questa sede, del resto, basterà ricordare che Oughourlian entrò in scena a suo tempo proprio a dicembre con una quota di minoranza, per poi progressivamente scalare fino a diventare azionista di maggioranza. Oggi che ha conquistato la B e nonostante una proposta davvero importante, ha deciso di andare avanti. A tempo debito faremo nomi e cognomi, ma ancora una volta viene confermato che il Padova ha un appeal importante e che gli acquirenti non mancano proprio. Ora tocca al finanziere franco armeno dimostrare di aver imparato la lezione dell’ultima volta. Nel 2018-2019 si poteva salvare la categoria, ma il patron (allora in minoranza) non aprì i cordoni della borsa. Se si vuole consolidare la B servono investimenti e servono idee chiare, serve dare la possibilità al ds Mirabelli di costruire una squadra di livello. Tirare a campare non è un’opzione, perché dopo tutta la fatica che si è fatta per salire al piano di sopra, ora quella categoria va difesa ad ogni costo.

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Venezia, 180 minuti per decidere una stagione. Cittadella, ecco le scelte sbagliate di Marchetti (ma se i granata esistono e sono quello che sono è grazie a lui). Triestina, la D proprio no. Vicenza, prendi la più forte ai quarti https://www.trivenetogoal.it/2025/05/14/venezia-180-minuti-per-decidere-una-stagione-cittadella-ecco-le-scelte-sbagliate-di-marchetti-ma-se-i-granata-esistono-e-sono-quello-che-sono-e-grazie-a-lui-triestina-la-d-proprio-no-vicenza/235191/ https://www.trivenetogoal.it/2025/05/14/venezia-180-minuti-per-decidere-una-stagione-cittadella-ecco-le-scelte-sbagliate-di-marchetti-ma-se-i-granata-esistono-e-sono-quello-che-sono-e-grazie-a-lui-triestina-la-d-proprio-no-vicenza/235191/#respond Wed, 14 May 2025 21:41:39 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=235191 Centottanta minuti per conoscere il proprio destino. Ci fosse una giustizia calcistica superiore, Eusebio Di Francesco dovrebbe completare l’impresa che ad oggi sta conducendo alla guida del Venezia. Due mesi fa il Venezia sembrava pressoché spacciato, a -6 dal quartultimo posto, senza vittorie, senza certezze. Eppure oggi, a due giornate dalla fine, per la prima […]

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Centottanta minuti per conoscere il proprio destino. Ci fosse una giustizia calcistica superiore, Eusebio Di Francesco dovrebbe completare l’impresa che ad oggi sta conducendo alla guida del Venezia. Due mesi fa il Venezia sembrava pressoché spacciato, a -6 dal quartultimo posto, senza vittorie, senza certezze. Eppure oggi, a due giornate dalla fine, per la prima volta dall’inizio dell’anno, si è messo dietro tre squadre. Non è adesso il momento di celebrare Di Francesco, non è adesso il momento di ricordare che, se da un lato Antonelli è rimasto costantemente sottotiro per non aver sostituito adeguatamente Pohjanpalo dimenticando che ha dovuto operare addirittura chiudendo in attivo il mercato di gennaio, dall’altro il ds è quello che ha portato a Venezia Candé, Zerbin e Kike Perez, tre giocatori che hanno alzato e non di poco il livello qualitativo di difesa e centrocampo. E che hanno aiutato il tecnico a rimanere a galla. Non è questo il momento perché i ragionamenti e le somme finali si faranno dopo Cagliari e Juventus e chissà se magari ci sarà bisogno di una coda per stabilire il nome della terza retrocessa. Per ora è caduto solo il Monza, se il Venezia ce la facesse sarebbe quasi un miracolo, considerate le premesse. Con la Fiorentina, la partita perfetta o quasi. Un piano gara eccellente, l’attacco leggero con Oristanio e Yeboah (divenuto imprescindibile anche al di là degli errori che commette) un centrocampo tutta sostanza e una difesa che ha svolto egregiamente il suo compito: il tutto ha prodotto un 2-1 che ha un valore assoluto incalcolabile. Ora Cagliari, un crocevia cruciale. A 33 punti forse ci si salva, ma nessuno può sentirsi troppo tranquillo. Di certo sembra che il destino abbia apparecchiato la tavola per la prima vittoria stagionale esterna del Venezia, che arriva all’Unipol Domus con nuove consapevolezze e una forza di squadra ritrovata. Celebrazioni, elogi, considerazioni, meglio rimandare tutto, perché fra una retrocessione e una salvezza c’è tutta la differenza del mondo. E pure il Verona lo sa: con l’ultimo budget della categoria, con una squadra che costantemente nei momenti chiave ha perso i pezzi migliori, si è arrampicato alla stessa quota del Cagliari. Chi mugugna, chi insulta Zanetti, chi sputa sopra una salvezza che avrebbe un valore enorme, non ha la minima consapevolezza di quello che sta facendo questo allenatore e della bravura di chi ha allestito una squadra con pochi euro in grado di competere con chi di soldi ne ha spesi molti di più. Col Lecce si è badato alla sostanza, più che alla forma. E pazienza se l’attacco non segna e serve un difensore per evitare il ko, a fine anno si ricorderà soltanto il risultato finale e non se si è giocato bene o male.

La settimana ha portato con sé una retrocessione bruciante e molto pesante, quella del Cittadella. Non è bastato il guizzo col Bari, è stata la Salernitana, oggettivamente superiore in tutto, a infliggere l’ultima mazzata ai granata. In sala stampa si è presentato con grande dignità Stefano Marchetti, che si è assunto la responsabilità di quanto accaduto: “Ho scelto io e ho scelto male”. Vero, ma trovo assolutamente ingeneroso scaricare su di lui la frustrazione per la caduta in C. Marchetti ha un credito tendente all’infinito accumulato in 17 anni di B, quando viaggi sempre con uno dei budget più bassi della stagione (meno hanno speso solo Juve Stabia, Cosenza e Mantova) non puoi pensare sempre di sfangarla. Può capitare l’anno nero, non per caso quello dove il Cittadella ha sconfessato se stesso, esonerando Edoardo Gorini dopo aver avuto tre allenatori in 15 anni. Il problema, a proposito di scelte, è stata per esempio la scelta di Alessandro Dal Canto. Dispiace doverlo scrivere ancora, ma non c’è stata alcuna meritocrazia in questa investitura. Quali meriti, lo scrissi al momento del suo arrivo, aveva Dal Canto per allenare il Cittadella? Pochi, se non nulli, guardando il curriculum. Una carriera senza grossi guizzi in Serie C, un po’ pochino per essere l’uomo della provvidenza per mantenere la categoria. Scelte, si diceva. Un’altra infelice è stata quella di Davide Diaw. Non perché il valore del giocatore non sia degno di menzione, ma perché tutti sapevano che Diaw non stava bene, che era reduce da una sequenza di problemi fisici impressionante. Puntarci è stato un azzardo vero, che non ha pagato, una mossa non da Marchetti, a dirla tutta. E anche su Okwonkwo nutrivo seri dubbi. Quando uscì la notizia del suo trasferimento nella città murata, da Reggio Emilia mi chiamarono due colleghi per dirmi che stavano stappando champagne per la sua partenza. Insomma, di scelte sbagliate ce ne sono state più di una, ma non getto la croce addosso a Marchetti, perché non dimentico che se il Cittadella è ciò che è, in gran parte lo si deve a lui.  Sulla salvezza del  Südtirol abbiamo detto molto, se non tutto, e c’è un grande vincitore in questa stagione. Si chiama Fabrizio Castori, che ha preso una squadra agonizzante e, nonostante un’età molto avanzata, ha dimostrato di avere ancora molto da dare. Per questo rinnoverà il contratto e andrà avanti e a Bolzano sono in molti a ringraziarlo perché ha salvato un club che stava affondando dopo una serie di scelte sbagliate e che invece farà ancora la B.

Pillole dalla Serie C. La Triestina ha fatto la partita che doveva fare a Caldiero. Un po’ timorosa, sicuramente, ma anche qui vale il ragionamento fatto sopra. Fra un anno o due nessuno si ricorderà se la Triestina ha giocato bene o male, ma ci si ricorderà se si è salvata o è retrocessa in D. Sul futuro ci sono nuvole nere, se anche dovesse arrivare alla salvezza la proprietà ha esaurito tutto il credito a disposizione e servirebbe aria nuova. Già, ma come puoi avere aria nuova se parti con 6-8 punti di penalizzazione? In attesa di rispondere a questi quesiti, c’è da giocare la partita di ritorno. Il Caldiero dovrà scoprirsi e stavolta ci sarà più spazio per contropiedisti come Udoh, che ha molto da farsi perdonare visto che in tre momenti topici della stagione ha fallito gol pesanti. Sull’andata, non ho molto da dire. Una partita chiusa, non bella, ma che la Triestina ha dato l’impressione di voler gestire. Ha chiuso in 10 per una sciocchezza di Silvestri, al ritorno avrà due risultati e dovrà giocare con i nervi saldi, senza frenesia. Sulla carta non c’è storia, ma le partite bisogna giocarle e vincerle. A Padova si attende la decisione finale di Joseph Oughourlian sulla cessione societaria, perché un’offerta importante è arrivata e il patron dovrà scegliere se rifiutare e andare avanti rilanciando per la B oppure se chiuderla qui. I suoi uomini giurano che andrà avanti e c’è la possibilità che sia davvero così, poi siccome non accettiamo di passare per i cazzari di turno da parte di chi parla senza sapere nulla o da parte di chi fa della menzogna il suo credo di vita, al momento opportuno faremo nomi e cognomi e diremo tutto quello che è successo in questi mesi, giusto per mettere i puntini sulle “i”. Il Vicenza domani conoscerà il suo avversario ai quarti dei playoff ed è difficile esprimere preferenze perché ai playoff è un terno al lotto: mi verrebbe da dire, visto il vantaggio nel doppio confronto ai quarti con qualsiasi avversario, che varrebbe la pena sperare di pescare la più forte (Atalanta? Crotone?) per provare a eliminarla forti di questo vantaggio. Il Trento valuta Morris Donati come nuovo direttore sportivo, ma ci sono stati contatti anche con Jacopo Giugliarelli, un profilo giovane e interessante che ha già fatto parlare di sé

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Venezia salvo: perché sì e perché no. Verona, hai gli anticorpi per evitare la B. Cittadella, due partite per evitare la C. Trento: e adesso? Padova, la voce di Oughourlian. Benvenuta Dolomiti Bellunesi (con il solito problema stadio) https://www.trivenetogoal.it/2025/05/06/venezia-salvo-perche-si-e-perche-no-verona-hai-gli-anticorpi-per-evitare-la-b-cittadella-due-partite-per-evitare-la-c-trento-e-adesso-padova-la-voce-di-oughourlian-benvenuta-dolomiti-bellune/234737/ https://www.trivenetogoal.it/2025/05/06/venezia-salvo-perche-si-e-perche-no-verona-hai-gli-anticorpi-per-evitare-la-b-cittadella-due-partite-per-evitare-la-c-trento-e-adesso-padova-la-voce-di-oughourlian-benvenuta-dolomiti-bellune/234737/#respond Tue, 06 May 2025 20:57:10 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=234737 Mancano tre giornate alla fine del campionato di Serie A e il Venezia è a un solo punto dal quartultimo posto, che varrebbe lo spareggio salvezza (in caso di arrivo a pari punti fra due squadre non si conteggiano né gli scontri diretti né la differenza reti). Nonostante nell’ultimo turno gli arancioneroverdi abbiano recuperato un […]

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Mancano tre giornate alla fine del campionato di Serie A e il Venezia è a un solo punto dal quartultimo posto, che varrebbe lo spareggio salvezza (in caso di arrivo a pari punti fra due squadre non si conteggiano né gli scontri diretti né la differenza reti). Nonostante nell’ultimo turno gli arancioneroverdi abbiano recuperato un punto a Lecce ed Empoli, prevalgono i rimpianti. Perché quella di Torino era sulla carta la partita più agevole delle ultime quattro, perché il calendario mette i brividi (Fiorentina e Juve in casa, Cagliari in trasferta) e perché riesce difficile pensare alla salvezza senza aver vinto una sola volta fuori casa nel corso della stagione. La squadra è viva e su questo ci sono pochi dubbi. Esce sempre dal campo fra gli applausi, ma c’è sempre una sensazione di incompiutezza nel vedere il Venezia. Gioca bene, a volte segna, ma poi si dimentica di giocare, come accaduto nel secondo tempo di Torino dopo una prima frazione sontuosa. A volte i cambi non danno quello che il tecnico si aspettava, altre volte il Var fa arrabbiare, altre ancora una punta di uno scarpino toglie un gol che sarebbe stato strameritato per lo sviluppo di quell’azione, di certo non si può dire che il Venezia sia a credito con la fortuna. Dunque, Venezia salvo, perché sì: perché, appunto, è vivo, ha un’idea di gioco, sa sempre quello che deve fare, sfrutta le qualità che ha, ha centrocampisti che adesso segnano (prima Nicolussi Caviglia, adesso Busio e Kike Perez), perché (centravanti escluso) ha una squadra che ha un senso e che non ha nulla da invidiare altre altre concorrenti. Venezia salvo, perché no: perché gli manca un centravanti che la butti dentro, cosa che per esempio ha il Lecce (Kristovic), perché appunto non ha mai vinto in trasferta, perché ha un calendario più duro rispetto alle rivali, perché la sensazione è che abbia sprecato due grandi occasioni a Empoli e a Torino. Se riuscisse a centrare la permanenza in Serie A, Eusebio Di Francesco avrebbe compiuto un autentico miracolo. 

Poi c’è il Verona, che ultimamente perde colpi e che, pur essendo a distanza di sicurezza dal terzultimo posto, teme di incartarsi da solo e un eventuale ko col Lecce aprirebbe ufficialmente la crisi. Ma l’Hellas ha dimostrato più volte nel corso della stagione di avere gli anticorpi per evitare il contagio retrocessione. Ha una difesa, salvo alcune giornate nere, che rispetto ai disastri dell’andata, si è registrata eccome grazie all’arrivo di Valentini (qualche alto e basso, ma ha portato un deciso miglioramento) e alla crescita di Coppola e Ghilardi, ha un centrocampo che poggia su Duda e prima o poi si ricorderanno delle proprie qualità anche Suslov e Serdar e magari Sarr, oltre che giocare partite di buon livello, riuscirà a colpire con una rete pesante. Non credo che il Verona, anche guardando il calendario, avrà grossi problemi, un eventuale tracollo sarebbe appunto tale e difficilmente prevedibile.

Mentre l’Udinese dimostra di non essere andata in vacanza, raccogliendo l’appello dei suoi tifosi, in Serie si stanno consumando gli ultimi fuochi della regular season. Avevo più volte scritto che il Südtirol si sarebbe salvato e il pronostico è stato azzeccato, visto che adesso c’è pure una piccola speranza di fare i playoff. Non credo succederà, ma è comunque una notizia, visto che fino a tre settimane fa l’aria che tirava era davvero pesante. Ero convinto della salvezza perché il valore dell’organico è superiore a quello di altre concorrenti e perché ha gente abituata a lottare, a partire dal suo allenatore. Castori ha compiuto una vera impresa, rivitalizzando una squadra che pareva inerme e che è tornata ad esprimere i valori che ha al suo interno. Continuo a non considerare spacciato neppure il Cittadella, nonostante i numeri e le cifre siano impietosi e che sia stato commesso lungo il percorso più di qualche errore. Il calendario dice Bari e Salernitana alle ultime due giornate, per andare almeno ai playout servono almeno quattro punti (e non è detto neppure che bastino), ma per invertire la rotta i granata dovrebbero fare il pieno alle ultime due della regular season. Il tempo dei processi va rinviato e, se anche sarà retrocessione, nella città murata non sarebbe un dramma, considerato che non si può sempre sperare di sfangarla con l’ultimo budget della categoria e di indovinare una raffica di scommesse. 

In Serie C sono cominciati i playoff e per il Triveneto il primo turno è stato un autentico massacro. Fuori Arzignano, Virtus Verona e Trento. Ad essere onesto, non sono sorpreso dell’eliminazione delle  prime due, mentre non mi aspettavo il ko gialloblù, che lascia un po’ di amaro in bocca in questo finale di stagione. Il Trento con l’Atalanta ha lottato ad armi pari, non si è tirato indietro nonostante diversi uomini non al top della condizione, fra cui alcuni primattori. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare e ha applaudito lo stesso. Ora è tempo di capire che ne sarà dell’attuale progetto. Giorgio Zamuner uscirà di scena. E’ in scadenza di contratto ed è stato il principale protagonista di questi anni, non ci sono stati colloqui per il rinnovo ed è ragionevole pensare che stiano scorrendo i titoli di coda. Devo anche rettificare una mia precedente notizia: avevo scritto che Luca Tabbiani aveva il rinnovo automatico solo in caso di sesto posto e invece scatterà ugualmente perché la clausola inserita era un risultato superiore alla decima piazza. Ma le parole del tecnico a molti sono parse quelle di un addio. In realtà Tabbiani a Trento sta bene, ma aveva (ha) un rapporto eccellente con Zamuner e l’addio del ds può essere un freno alla prosecuzione del rapporto con il club. A Tabbiani piacerebbe restare, ma solo se venisse confermato il blocco di quest’anno, cosa che per molti motivi non è semplice. Poi bisognerà capire se Zamuner verrà sostituito da  un ds giovane oppure se Piazzi sarà plenipotenziario in una sorta di one man show.

Una volta tanto si parla meno di Padova, Vicenza e Triestina, ma non significa che non ci sia carne al fuoco. I biancoscudati hanno dimostrato ad Avellino nella prima delle tre partite del triangolare di Supercoppa di avere ancora fame e di voler concludere in bellezza una stagione straordinaria. Tutti gli occhi sono però puntati su Joseph Oughourlian, atteso in città nel weekend del 17 e 18 maggio. Dovrò fare chiarezza sui programmi e spiegare come e se andrà avanti. Ad oggi, a dar retta alle dichiarazioni di Alessandra Bianchi e Francesco Peghin, non ci dovrebbero essere dubbi, in realtà il finanziere franco armeno ha ricevuto un’importante offerta di un facoltoso imprenditore americano (con un patrimonio miliardario). E dovrà decidere cosa fare. Se, come pare, rilanciare e puntare addirittura alla Serie A, oppure uscire di scena dopo aver riportato il club in Serie B al sesto tentativo. Sullo sfondo continua a rimbalzare il nome di Alessandro Banzato, patron di Acciaierie Venete, che Francesco Peghin sta cercando di convincere a entrare nel pacchetto azionario biancoscudato. Vedremo. A Vicenza ovviamente è un momento di standby in attesa dei playoff. Quanto al tema Stefano Vecchi e del suo futuro, sinceramente se dovesse essere promosso dopo i playoff mi sembrerebbe un controsenso andare a guidare l’Inter Under 23 dopo essere salito di categoria (sarebbe a tutti gli effetti un downgrade), mentre diverso sarebbe il caso se i biancorossi fallissero l’assalto alla B. Tutti scenari futuribili, compresi quelli che coinvolgono i dirigenti Seeber e Matteassi, il cui futuro resta tutto da scrivere. Settimana di attesa anche a Trieste, dov’è arrivato l’atteso deferimento per il mancato pagamento di Irpef e Inps relativi alla mensilità di febbraio. Uno scenario inquietante, per quanto atteso, che porterà nel prossimo campionato, se la squadra si salverà ai playout con il Caldiero Terme e si iscriverà, a una penalizzazione fra i sei e gli otto punti. Un macigno che, di fatto, compromette già in partenza anche il prossimo campionato. Non certo un bel biglietto da visita per una proprietà che ha esaurito da tempo tutto il credito che si era guadagnata.

Dulcis in fundo, benvenuta fra i professionisti alla Dolomiti Bellunesi che, a quattro anni dalla sua fondazione, rispetta alla perfezione il programma che aveva stilato. Non sono un grande amante delle fusioni, ma il progetto di creare una squadra della provincia anziché disperdere le forze in tre realtà di tono minore (Union Feltre, Belluno e San Giorgio Sedico), in questo caso è riuscito a meraviglia. Congratulazioni al presidente Paolo De Cian, perfetto mediatore con l’anima da tifoso fra le varie esigenze del territorio e a Nicola Zanini, che si è rimesso in discussione dopo l’esperienza di Vicenza e, dopo una lunga gavetta in Serie D, porta a casa un grandissimo risultato, riuscendo a staccare la corazzata Treviso proprio sul rettilineo finale. Ora, come spesso accade, si apre il problema stadio: la provincia non ne ha uno a norma per la C (il Polisportivo lo sarà dalla Primavera 2026 grazie a un investimento di 10 milioni di euro, lo Zugni Tauro dovrebbe beneficiare di un massiccio restyling per rispondere ai criteri del professionismo) e il trasloco, fino a quando non si sa, a Fontanafredda sembra un’ipotesi molto concreta. Con una domanda: ipotizzando una tempistica simile a quella avvenuta a Chioggia (prima partita al Ballarin a dicembre) avrebbe senso, per il Comune di Feltre, investire sullo Zugni Tauro se poi dopo 3-4 mesi terminerebbero i lavori al Polisportivo? A queste domanda dovranno rispondere le istituzioni, prima di chiunque altro. Perché Belluno merita strutture all’altezza, nell’eterna lotta italica (e il Triveneto non fa eccezione) a recuperare il gap sempre più imbarazzante sul fronte stadi rispetto a quasi tutti gli altri Paesi europei di prima fascia.

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Padova, il capolavoro è compiuto. Vicenza, i pro e i contro in vista dei playoff. Triestina, l’ultimo sforzo ma poi c’è un baratro da evitare. Trento, ora divertiti. Venezia, si fa sempre più dura (ma quel rigore non dato…) https://www.trivenetogoal.it/2025/04/27/padova-il-capolavoro-e-compiuto-vicenza-i-pro-e-i-contro-in-vista-dei-playoff-triestina-lultimo-sforzo-ma-poi-ce-un-baratro-da-evitare-trento-ora-divertiti-venezia-si-fa-sempre-piu-dura/234158/ https://www.trivenetogoal.it/2025/04/27/padova-il-capolavoro-e-compiuto-vicenza-i-pro-e-i-contro-in-vista-dei-playoff-triestina-lultimo-sforzo-ma-poi-ce-un-baratro-da-evitare-trento-ora-divertiti-venezia-si-fa-sempre-piu-dura/234158/#respond Sun, 27 Apr 2025 21:14:51 +0000 https://www.trivenetogoal.it/?p=234158 Se c’è un simbolo della straordinaria cavalcata che ha portato il Padova in B, questo non può che essere Matteo Andreoletti. Un tecnico arrivato nell’indifferenza e fra lo scetticismo generale, che ha messo insieme 86 punti e che è riuscito anche a raddrizzare la barca mentre stava affondando. Aveva perso 10 punti di vantaggio sul […]

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Se c’è un simbolo della straordinaria cavalcata che ha portato il Padova in B, questo non può che essere Matteo Andreoletti. Un tecnico arrivato nell’indifferenza e fra lo scetticismo generale, che ha messo insieme 86 punti e che è riuscito anche a raddrizzare la barca mentre stava affondando. Aveva perso 10 punti di vantaggio sul Vicenza, aveva subito lo smacco del sorpasso della rivale più fiera, quella che non ha mai mollato, quella che ha tenuto viva la volata fino a pochi minuti dalla fine dell’ultima partita e quella che ci riproverà ai playoff, con la speranza di affollare di squadre del territorio la cadetteria. Sembrava sul punto di disunirsi, invece è stato capace di rimettere la squadra sul binario giusto, fino all’arrivo a destinazione in mezzo a quasi 4mila tifosi in trasferta, un record per il girone di cui essere orgogliosi. Il Padova vola in Serie B e la promozione l’ha meritata, perché ha avuto qualcosa in più della rivale. Non tanto, ma un piccolo gap che alla fine ha fotografato alla perfezione quello che si è visto sul campo, quanto è bastato per firmare un vero capolavoro. Il Padova è stato quasi sempre in testa, tranne per due giornate che sono sembrate un’eternità soprattutto ai suoi tifosi, molti dei quali in preda allo sconforto dopo anni di schiaffi e di delusioni ne avevano già decretato il deragliamento. Invece no, bastava dare un’occhiata al calendario per immaginare che non fosse tutto così scontato, perché vincere a Verona non è facile per nessuno e perché in trasferta il Vicenza aveva perso troppi punti, creando le premesse per l’epilogo che poi si è concretizzato a Lumezzane. Andreoletti ha commesso pochissimi errori, si contano sulle dita di una mano, si è caricato sulle spalle un ambiente in ebollizione, sfidando anche la matematica del calcio perché era oggettivamente davvero complesso vincere un campionato in un clima simile. Con la tifoseria spaccata a disertare l’Euganeo (si era partiti con 1600 spettatori, all’ultima casalinga con l’Union Clodiense c’erano richieste doppie rispetto alla capienza di 5500 posti per i sostenitori di casa), con un patron che era sbarcato in città attaccando tutti (Comune, tifosi, amministratori di Teolo, varie ed eventuali), con un clima di eterno duello interno. A dispetto delle apparenze e anche della logica, è come se questo ambiente senza certezze e senza cabine ovattate in cui accomodarsi, abbia sorprendentemente giovato alla squadra. Che si è chiusa a riccio, che ha saputo isolarsi e che ha trovato dentro se stessa le armi per arrivare a destinazione. Nonostante fuori infuriasse la tempesta, con un tutti contro tutti alimentato a più riprese, Andreoletti ha tenuto la barra dritta. Una felice intuizione del direttore sportivo Massimiliano Mirabelli, che ha scommesso su di lui prendendosi un bel rischio con un tecnico così giovane, ma vincendo la scommessa su tutto il fronte. I meriti di Mirabelli sono sostanzialmente due: il primo è, appunto, la scelta del tecnico, il secondo è l’acquisto di Buonaiuto, un giocatore che con la Serie C non c’entra nulla e che si è rivelato la vera arma in più del girone di ritorno. Ora che il passo è stato compiuto, bisognerà capire le intenzioni di Oughourlian. Chi gli sta vicino dice che sarebbe pronto a rilanciare e tentare di costruire una squadra per tentare la doppia scalata verso la A, una volta liberatosi della zavorra più ingombrante, quella Serie C che rappresenta l’inferno per tanti club blasonati. Ci ha messo il doppio del tempo previsto (aveva progettato nel 2019 una scalata in tre anni, ce l’ha fatta in sei). C’è, invece, chi continua a parlare di una trattativa confermata da più parti e di almeno un’offerta già recapitata: una di un imprenditore americano, di cui abbiamo un’identikit preciso e un nome da sganciare al momento opportuno, e poi un’altra strada, il cosiddetto piano B. L’ultima parola spetta ovviamente a lui e, da come hanno parlato l’ad Bianchi e il presidente Peghin, la sensazione è che il finanziere franco -armeno andrà avanti. Magari ci sarà qualche rimpasto all’interno del pacchetto azionario del club e resta da capire se la presenza di Alessandro Banzato di Acciaierie Venete allo stadio nelle ultime quattro partite sia soltanto legata al tifo per i colori biancoscudati o se potrebbe esserci qualche sorpresa in serbo in tal senso. A giorni Oughourlian sarà a Padova e tutto probabilmente sarà più chiaro.

Dal Padova al Vicenza, la delusione di questi giorni per i biancorossi, inutile negarlo, è stata cocente. A Trento è arrivata un’altra sconfitta in trasferta, che ha confermato il motivo principale per cui la squadra di Stefano Vecchi non è riuscita a scalzare il Padova dallo scranno del girone A. Il rendimento in trasferta non è stato all’altezza di quello in casa: troppi punti persi e troppe sconfitte pesanti (Padova, Salò, Trieste, Verona e Trento) e, come ha detto recentemente l’ex presidente Pieraldo Dalle Carbonare, probabilmente è mancata la personalità nei momenti chiave. 83 punti sono comunque tanti, ma i paragoni con gli altri gironi non hanno secondo me molto senso, perché la competizione è stata sensibilmente diversa per tante ragioni. Nel girone A ci sono state due squadre (Padova e Vicenza, appunto) nettamente superiori alle altre e la volata è stata ristretta a due soli club. Il Vicenza, dopo il terzo posto dello scorso anno e la finale playoff persa a Carrara, quest’anno è arrivato secondo e, fino a quando la formula del campionato sarà questa, purtroppo chi si piazza secondo è il primo degli sconfitti anche se ha fatto tanti punti. Ci sono i playoff, certo, ma sono un terno al lotto per tanti motivi: 1) la condizione fisica, tutta da verificare; 2) la tenuta mentale dopo una volata così lunga e logorante persa sul rettilineo finale; 3) il ricordo della finale persa, che inevitabilmente, peserà (a Padova ne hanno perse due e ne sanno qualcosa). Ma ci sono anche dei punti a favore da cui ripartire: 1) il valore della squadra è molto buono e non teme confronti con tutte le altre 26 avversarie; 2) il vantaggio del doppio risultato ai quarti pesa e potrà essere sfruttato; 3) il gruppo ha molte carte da giocarsi per arrivare in fondo, tecniche e gestionali. Lo stop di oltre 20 giorni può essere un vantaggio, perché la squadra nelle ultime partite arrancava e si potrà studiare un programma ad hoc per affrontare le sei partite che separano la squadra dalla promozione. Chi mi conosce sa quanto ami le sfide fra squadre dello stesso territorio, quanto adori i derby e quanto vorrei vederli nelle categorie più alte, per cui spero che anche il Vicenza raggiunga il Padova in  Serie B dopo i playoff.

Alla Triestina non è bastato travolgere il Novara addirittura per 6-0 per evitare i playout. Va agli spareggi in una situazione societaria che definire caotica è poco, ma sulla carta ha forza, mezzi e tenuta per battere il Caldiero Terme e salvarsi, potendo contare anche sul doppio risultato. Oggi il futuro per tante ragioni fa paura e, ben che vada, la penalizzazione con cui si ripartirà il prossimo anno sarà pesantissima. Al punto che viene da chiedersi chi mai potrebbe rilevare un club penalizzato ben che vada di 5 punti, mal che vada di 8: lo si capirà soltanto quando arriverà il deferimento per i mancati pagamenti di Irpef e Inps relativi alla mensilità di febbraio, con l’aggravante della recidività. Se la squadra si salverà sul campo, avrà compiuto un mezzo miracolo, considerato che quando fu rimesso al volante Attilio Tesser e in cabina di regia Daniele Delli Carri, di punti la Triestina ne aveva appena 6 ed era nel marasma più totale. Poi, il futuro resta un’incognita enorme per tante ragioni. Tornando alla stretta attualità, l’infortunio alla caviglia di Olivieri potrebbe pesare, per il resto sulla carta ai playout, se la Triestina giocherà come sa, non dovrebbe avere problemi. Il Trento, invece, ha chiuso alla grande la regular season, battendo il Vicenza in modo chiaro e riscattando il netto ko dell’andata, è arrivato settimo e proverà a passare un paio di turni per arrivare alla fase nazionale. Se la vedrà con l’Atalanta U23 in una sfida apertissima e oggi vorrei menzionare la forza di una panchina importante, perché per esempio Tomi Petrovic ha segnato sei gol giocando pochissimo, dimostrando quanto gli possa stare stretto il ruolo di riserva in questa squadra. Ai playoff anche Virtus Verona e Arzignano: i giallocelesti, da quando è tornato Bianchini in panchina, hanno compiuto un’impresa analoga a quella della Triestina, centrando la qualificazione per gli spareggi e dimostrando di avere un’idea di calcio bella e precisa, destinata a regalare tante soddisfazioni. Retrocedono in D Legnago e Union Clodiense, mentre al piano di sotto andranno al fotofinish Dolomiti Bellunesi e Treviso, con la squadra di Zanini che oggi ha sprecato un’occasione incredibile spedendo sulla traversa il rigore della promozione. All’ultima giornata due partite casalinghe (Dolomiti-Brian Lignano e Treviso-Este) e l’ipotesi dello spareggio in caso di arrivo a pari punti che non è campata per aria.

A quattro giornate dalla fine il Venezia, sconfitto dal Milan al Penzo nonostante un’ottima prestazione, è più lontano dalla salvezza, che oggi dista due punti e non più uno dopo il pari ottenuto dal Lecce a Bergamo in serata. C’era un rigore solare su Yeboah non dato e la mancata concessione del penalty ha fatto giustamente infuriare Di Francesco. Già a Empoli c’erano diversi dubbi su un contatto sospetto in area su Haps, oggi quei sospetti sono raddoppiati. Fra gol annullati per una questione di centimetri e decisioni controverse, il Venezia non sta ottenendo i punti che meriterebbe e oggi si arrabbia. Sono i risultati che fanno la differenza, anche se oggi Di Francesco era riuscito a impostare un piano partita che aveva un senso preciso, demolito dopo appena cinque minuti da Pulisic. A lungo in controllo del gioco con Condé titolare per dare più fisicità al centrocampo, gli arancioneroverdi non sono riusciti a segnare, subendo in pieno recupero anche il 2-0. Peccato, perché sul campo il risultato più giusto sarebbe stato un pareggio. La missione salvezza si fa sempre più complicata e per forza di cose passa per almeno una vittoria eclatante fra Torino, Fiorentina, Cagliari e Juventus. Le possibilità oggi sono ridotte davvero al lumicino e l’ipotesi più probabile resta purtroppo la retrocessione. Ma il Venezia se la giocherà fino alla fine, come ha saputo dimostrare in queste difficili settimane.

In Serie B è stata la giornata del Südtirol, che ha saputo conquistare una vittoria che pesa come un macigno con la Juve Stabia. Successo solare e senza discussioni, con Odogwu che si è ricordato di saper segnare gol determinanti al momento giusto. Oggi i playout sono più lontani, mentre il Cittadella crollando a Reggio Emilia si è messo nei guai. Ma io testardamente scommetto sulla salvezza di entrambe. Fra tutte le concorrenti in ballo, per motivi diversi, Cittadella e Südtirol hanno i mezzi per riuscire a evitare la retrocessione in C.

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