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  • Editoriale

Pentola a pressione: il weekend senza vittorie

lunedì 16 aprile 2018 - Ore 14:30 - Autore: Dimitri Canello

Undici squadre: tre in A, due in B, sei in C (una deve ancora giocare, il Bassano di scena questa sera a Reggio Emilia). E il weekend nero che non t’aspetti, come una pentola a pressione. Fischia e sbuffa, ma non vince nessuno, pareggiano o perdono tutte. E alcuni risultati lasciano il segno: come il ko dell’Udinese a Cagliari, la certificazione ufficiale di una crisi senza fine, che ha portato Massimo Oddo a incassare nove sconfitte consecutive quasi senza riuscire a reagire. Tutto, però, ha una spiegazione. L’assenza della società è sotto gli occhi di tutti, Giampaolo Pozzo sembra avere la testa e gli interessi altrove e tutto va di conseguenza. Il Chievo annaspa, pareggia col Torino, salvato dal palo e da Sorrentino. Si può mettere al riparo dalla tempesta, ma qualcosa si è rotto e un ciclo, come già si sapeva in estate, è alla fine. E Rolando Maran, quando è sotto pressione, mostra i limiti che ne hanno impedito il decollo definitivo nel calcio che conta. Di pressione ce n’è in abbondanza a Verona, dove il sibilo del pentolone è sempre lo stesso: quando si è chiamati a fare un passo in più, regolarmente si perde. Quando lo si dà per spacciato, più di una volta si è rialzato. Resta il fatto che così non ci ci salva, vedremo col Sassuolo cosa accadrà, ma siamo alla resa dei conti. E presto sarà o bianco, o nero, non ci sarà spazio per grigio.

Scendiamo di un gradino. Il Venezia non vince in trasferta da cinque mesi: si spiega perfettamente perché, una volta arrivato in alto, ha cominciato a perdere colpi. In un contesto simile, se quando giochi lontano da casa non riesci mai  a dare quello che potresti, andare ai playoff diventa molto più difficile. C’era un momento in  cui c’erano le condizioni per fare qualcosa di grande, da quel momento in poi la squadra ha frenato, perdendo in casa pure col Brescia. Analoga situazione a Cittadella: il pari di Parma è forse uno dei migliori risultati del weekend a tinte scure del calcio triveneto. Ma s’inserisce in una parentesi di decadenza dopo un campionato eccellente: sei partite, tre pareggi, tre sconfitte, la vittoria che diventa improvvisamente un’illustre sconosciuta. Le pressioni ci sono ovunque, in provincia ce ne sono meno, ma nell’epoca di social e web che dominano la scena anche le piccole piazza scoprono che avere qualche fucile virtuale puntato contro annebbia le idee e fa rendere peggio di quanto si potrebbe.

Neppure in C vince qualcuno. Perde il Mestre a Fano, una partita che in tutta onestà mi sarei aspettato proprio così, perché il campo è piccolo, perché Mauro Zironelli ha un solo difetto evidente in questo momento di autentico splendore tecnico, personale e di squadra. Il 4-0 di Reggio Emilia è un capolavoro da copertina, lo 0-1 di domenica è la conferma che contro le squadre chiuse per ora Zirolandia s’inceppa. Va trovata una soluzione, soprattutto se l’allenatore arancionero il prossimo anno avrà una chance importante. Come merita. Pareggiano Vicenza e Pordenone, in una partita da cuori palpitanti, con De Giorgio che spreca un rigore, con le solite polemiche arbitrali che abbondano ad ogni dove. Di obiettività, quasi ovunque, neppure l’ombra. Ognuno vede quello che vuole vedere, nella settimana di Real – Juventus ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori ed è meglio che mi fermi qui. Vorrei scrivere tante cose anche sul Vicenza che adesso è ultimo in classifica, ma preferisco aspettare l’asta del 27 aprile e dico soltanto che, prima o dopo, tutti i nodi vengono al pettine. Per cui ancora un po’ di pazienza e poi sapremo che futuro è stato riservato alla nobile provinciale del calcio italiano, se l’esercizio provvisorio del curatore Nerio De Bortoli sarà stato efficace o meno, se le parole che ascoltiamo da un anno a questa parte avranno riscontro nei fatti oppure se evaporeranno come tante bolle di sapone. Una volta ancora, arriva un punto in cui non si può più dire “grigio”: o è bianco, o è nero, ormai ci siamo.

Pareggia il Padova, che da qualche tempo annaspa: sei vittorie nelle ultime 17 partite, quattro pareggi, una vittoria e una sconfitta nelle ultime 6. Non esattamente una marcia trionfale da capolista, ma il traguardo resta vicino e dilapidare un simile vantaggio dopo un anno intero vissuto al comando sarebbe assurdo. Pareggia la Triestina a Gubbio, una partita sbiadita, senza lo spirito che aveva portato in dote il successo con la capolista appena sette giorni prima. In uno stadio desolatamente vuoto: con neppure 4500 spettatori per un derby che un tempo ne avrebbe portati quasi il triplo, di spettatori. E’ il segnale, purtroppo, della disgregazione del tifo post-fallimento, un’accetta che colpisce duramente e i cui effetti non si vedono subito. Ma tempo dopo. Molto tempo dopo.  Resta il Bassano, che nel girone di ritorno sarebbe primo in classifica, che sta giocando bene e che raramente ha tradito. La Reggiana è all’ultima chiamata per il primo posto, se vince va a -5 dal Padova a tre giornate dalla fine, con uno scontro diretto da giocare al Mapei Stadium. Insomma, la parola “fine” nel girone B non è ancora stata scritta. E la pentola a pressione continua a fischiare.

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